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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi per la categoria 'Dipendenti pubblici'

mer, giu 28, 2017  Valentina
Cloudify NoiPA. Il nuovo portale della PA
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: scuolainforma.it

È stato presentato il progetto Cloudify NoiPA al forum PA dello scorso aprile da Roberta Lotti e Andrea Iudica, dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi (DAG) del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Cloudify NoiPA, il portale che mira a divenire vetrina interattiva che documenta lo stato di avanzamento del progetto di trasformazione digitale del sistema NoiPA, finanziato nell’ambito del Programma azione coesione complementare al PON Governance e capacità istituzionale 2014-2020, gestito dall’Agenzia per la Coesione Territoriale.

 

 

 

Cloudify NOIPA tecnologia per il futuro

 


 

 

 

L’ambizione maggiore di questo portale è quella di diventare un servizio a 360 gradi per il personale della pubblica amministrazione, al di là del pagamento delle retribuzioni .

 

Il progetto Cloudify NoiPA si sviluppa su 3 differenti linee guida:  la prima è quella della tecnologia; a seguire l’approccio organizzativo, quindi lavorare affinché l’utente sia il centro della progettazione del nuovo Noipa, modernizzando i processi di pubblica amministrazione e potenziarne di conseguenza l’efficienza. La terza linea guida è quella della conoscenza che prevede la valorizzazione del patrimonio informativo di NoiPa attraverso dati aggiornati e completi all’interno dei processi decisionali.

 

Parliamo di circa 3,3 milioni di dipendenti distribuiti su oltre 10.000 amministrazioni. Questo progetto verrà realizzato attraverso una serie di step progressivi di servizi multimediali, il primo dei quali è previsto subito entro giugno 2018.

 

 

 

 

Pubblica Amministrazione. Cosa Si Otterrà

 

 

 

 

Lo scopo nel progetto è stato esplicitato fin dal comunicato stampa ufficiale che ne annunciava la nascita: “ha l’obiettivo di semplificare i servizi e le modalità di interazione con la pubblica amministrazione, offrendo all’utente finale, sia esso amministrazione pubblica, operatore del servizio o cliente finale, servizi sempre più evoluti e integrati”.

 

Questo è chiaramente l’obiettivo del lungo periodo, nel breve però le migliorie dovrebbero essere evidenti: niente più problemi di visualizzazione del cedolino, nessun ritardo di pubblicazione o altri problemi tecnici ogni volta che si affronta il tema della pubblicazione delle proprie retribuzioni.

 

 

 

 

 

 

Fonte: noipa / newsandcofee /corrierecomunicazioni

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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ven, giu 23, 2017  Patrizia Caroli
Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? 3 cose da sapere in proposito
3.4 (68.75%) 16 Vota Questo Articolo

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Una domanda che oscilla ormai costante nella testa di coloro che lavorano nel pubblico impiego e sono tentati, viste le difficoltà economiche del periodo (con blocchi degli scatti di anzianità ed altri provvedimenti che non permettono l’adeguamento dello stipendio all’aumento del costo della vita) di svolgere un secondo lavoro. Ma vediamo come si delinea la normativa in materia nel nostro ordinamento con il doppio lavoro dei dipendenti pubblici.
Fonte: osct.com[/caption]

dipendente pubblico può svolgere altri lavori

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Ecco cosa accade in Italia

Spesso vige, da parte delle pubbliche amministrazioni, una sorta di implicito oscurantismo nei confronti degli aspetti normativi che regolano le possibilità che legano il dipendente pubblico e il secondo lavoro. Di solito si tende a non pubblicizzare con troppo entusiasmo la modalità inerente alla possibilità di regolarizzare certe posizioni da parte del dipendente pubblico. Oggi la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione inerente al dipendente pubblico e il secondo lavoro: infatti tra i principi che reggono il nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, bene primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Tale tipologia di interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è quindi tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (tutelata appunto dall’art. 97 della Costituzione della Repubblica) dedicandosi in maniera totale alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie lavorative verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione pubblica.

 

Limiti ed eccezioni

 

Per rispondere alla domanda che apre l’articolo non si può non citare il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 il quale disciplina in maniera puntuale e senza tentennamenti di alcun tipo, il generale divieto per i dipendenti statali di svolgere un secondo lavoro. Con il doppio lavoro cosa rischio? Insomma, al netto di alcune deroghe previste dalla normativa e dalle leggi in essa espressamente richiamate (part-time, alcune tipologie di collaborazione ad esempio a giornali, riviste, enciclopedie e simili), è tassativamente escluso che i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica con contratto a tempo pieno possano esercitare un secondo lavoro concernente attività professionali libere, anche nel caso in cui non esista un conflitto di interessi “strictu sensu”.

 

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? La cruda realtà

 

Ma nella realtà concreta delle cose, il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? L’attuale stato dell’arte della materia sembrerebbe propendere per una risposta negativa. Tuttavia nella pratica e nella contingenza di un presente condizionato gravemente da una crisi economica che non accenna ad alleggerirsi, il dipendente pubblico spesso si confronta con una seconda occupazione. Quest’ultima si configura senza dubbio al di fuori dei confini normativi posti dalla legge italiana. A questo riguardo c’è un dato che fa molto riflettere: nel corso del 2012 la Guardia di Finanza ha puntato la sua lente di ingrandimento su 879 casi nei quali il dipendente pubblico e il secondo lavoro si vanno a combinare nell’inevitabile categoria del lavoro nero.

 

Patrizia Caroli

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ven, giu 16, 2017  Valentina
Legge 104. Cos’è e come funziona?
4.2 (83.1%) 84 Vota Questo Articolo

La legge 104 del 5 febbraio 1992, successivamente modificata e integrata nel 2000, nel 2001 e nel più recente 2010 è una normativa che disciplina l’assistenza da parte di un lavoratore dipendente a un proprio familiare portatore di handicap.

 

Per portatore di handicap, secondo quanto stabilito all’art. 3 della legge 104 si identifica “colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che causa difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione” e con una riduzione dell’ autonomia personale “in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità”.

 

Le agevolazioni previste dalla legge 104/92 riguardano in concreto un serie di permessi lavorativi che il dipendente può richiedere e che sono finalizzati alla cura del familiare disabile.

 

legge-104

 

Esistono poi una serie di agevolazioni fiscali stabilite dalla questa legge in merito ad esempio all’acquisto di un auto da parte di un disabile, il quale potrà usufruire, in questo caso di:

-      detrazione fiscale del 19% della spesa sostenuta

-      L’IVA agevolata al 4%

-      L’esenzione dal bollo auto

-      L’esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà

Tali benefici però possono essere utilizzati solo una volta ogni 4 anni salvo casi eccezionali previsti dalla stessa legge.

 

Legge 104. Chi può utilizzarla?

 

Tutti i dipendenti con particolare attenzione per quelli pubblici e statali possono usufruire dei permessi previsti dalla legge 104. Prima ancora dei familiari però gli stessi lavoratori disabili possono usufruire di quanto stabilito nella legge, siano essi nel settore pubblico che privato.

 

I benefici possono essere poi estesi ai familiari affini entro il 2^ grado di parentela con possibile estensione al 3^ per casi specifici.

 

Coloro invece che non possono accedere ai benefici della legge 104 sono i lavoratori a domicilio, gli addetti ai lavoro domestici, i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata, i lavoratori autonomi e i lavoratori parasubordinati.

 

Requisiti e Modalità

 

Requisito indispensabile affinché si possa usufruire dei permessi previsti da questa legge  è che la persona disabile non sia in regime di ricovero a tempo pieno.

 

Il lavoratore disabile in base a quanto stabilito dalla legge 104 può usufruire alternativamente dei permessi di tre giorni mensili o di sole ore giornaliere di permesso suddivise  così: due ore al giorno per un orario giornaliero di sei ore; un’ora al giorno per un orario giornaliero inferiore alle sei ore.

 

I parenti invece, come sancito da questa normativa, possono usufruire dei permessi di tre giorni mensili. I genitori che assistono figli di età inferiore ai tre anni in situazione di disabilità grave possono fruire alternativamente del prolungamento del congedo parentale retribuito fino al terzo anno di vita del bambino o nel caso in cui questo sia già stato esaurito, di due ore di permesso giornaliero o di tre giorni di permesso al mese. I giorni di permesso non utilizzati non vanno persi ma si accumulano nel mese successivo.

 

La legge poi prevede la possibilità di poter scegliere la sede di lavoro più vicina alla persona che necessità assistenza.

Con l’integrazione del 2010 alla legge 104 è stato tolto il requisito della convivenza, della continuità e dell’esclusività dell’assistenza.

 

Come Fare Domanda?

 

Coloro che intendono usufruire di questa  legge devono prima di tutto rivolgersi a un medico specialista che rilasci un certificato attestante la presenza dell’inabilità. Successivamente va presentata domanda all’ente INPS.

 

Le domande per usufruire dal 2010 possono pervenire all’INPS solamente in via telematica, attraverso il portale dell’ente previdenziale, nell’apposita sezione e dopo il rilascio del Pin identificativo. Coloro che non siano in grado di accedere autonomamente al servizio telematico, possono rivolgersi al CAAF di zona.

 

La domanda di accesso alla legge 104 scade con l’anno solare e dovrà quindi essere annualmente rinnovata. Nel caso in cui si verifichino cambiamenti prima della scadenza solare, il dipendente è obbligato a comunicarli all’INPS entro 30 giorni.

 

 

Fonte: nursind / coopleali / giacinto

 

Valentina Stipa

 

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lun, giu 12, 2017  Patrizia Caroli
Dipendenti Pubblici Categoria B: Le Qualificazioni Professionali
4.8 (95%) 4 Vota Questo Articolo

Come si configura il ruolo dei dipendenti pubblici categoria b all’interno del corpo complessivo della Pubblica Amministrazione italiana? Vediamo i punti più importanti:

 Innanzitutto va affermato che, all’interno dei profili professionali inerenti all’impiego pubblico nel nostro paese, la categoria b riveste un ruolo di non esigua importanza. Infatti appartengono a questa categoria i lavoratori dipendenti pubblici che rivestono posizioni di lavoro per le quali sono richieste conoscenze teoriche di base inerenti allo svolgimento dei compiti assegnati, oltre a capacità manuali e tecniche specifiche riferite alle proprie qualificazioni e specializzazioni professionali, oltre ovviamente ai requisiti dell’autonomia e della responsabilità nell’ambito delle funzioni di rilievo amministrativo.

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dipendenti pubblici categoria b

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Dipendenti pubblici categoria b, radiografia della Pubblica Amministrazione

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In questo senso è possibile eseguire una scansione (a mo’ di radiografia) delle categorie di impiegati afferenti alla Pubblica Amministrazione, effettuando una pratica suddivisione sulla base del comparto amministrativo di appartenenza. Per ciò che riguarda le amministrazioni centrali dello Stato, il contratto collettivo di comparto per i Ministeri e gli Enti pubblici non economici prevede tre aree (denominate a, b e c) fornite di declaratorie che descrivono l’insieme di requisiti indispensabili per l’inquadramento nell’area, corrispondenti a livelli omogenei di competenze. Ovviamente la descrizione degli appartenenti all’area fa anche riferimenti ad attività rimesse all’ambito operativo e gestionale del dipendente. Ogni settore ed area riunisce molteplici posizioni economiche, prevalentemente coincidenti con le ex qualifiche funzionali, in una prospettiva di nuovo inquadramento del personale già in servizio. La scansione di profili (compresi quelli afferenti ai dipendenti pubblici categoria b) sono elencati esaustivamente dal contratto collettivo, in modo tale da impedire ad ogni singola Amministrazione di intervenire effettuando integrazioni o modifiche sull’elencazione tassativa.

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Requisiti ed esperienza necessari

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Fra i dipendenti pubblici categoria b sono presenti coloro che sono in possesso del requisito basilare della scuola dell’obbligo, tendenzialmente cumulato con la frequenza di corsi di formazione specialistici uniti ad una buona esperienza nelle attività caratterizzanti la categoria. Sempre per ciò che riguarda i requisiti per la categoria b, vanno menzionate alcune specifiche abilitazioni: mentre le relazioni interne sono contraddistinte dal carattere di una forma diretta.

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Dipendenti pubblici categoria b: quali lavoratori vi appartengono?

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Il contenuto di stampo operativo della attività eseguita dai dipendenti pubblici categoria b si delinea in questioni di discreta complessità ed ampiezza delle soluzioni da sviluppare. Effettuando qualche esemplificazione relativa al profilo di dipendente di categoria b si può menzionare la figura di riferimento del lavoratore che, nel settore amministrativo, provvede alla redazione di atti e provvedimenti utilizzando software grafici, fogli elettronici e sistemi di videoscrittura, collaborando alla gestione degli archivi e degli schedari e all’organizzazione di viaggi e riunioni. Sempre afferente al settore dei dipendenti pubblici di categoria b è la figura del lavoratore che compie interventi di tipo risolutivo sull’intera gamma di apparecchiature degli impianti, elaborando diagnosi, impostazione, preparazione dei lavori in fattispecie di discreta complessità.

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Sono inoltre inseriti all’interno della cornice di questa categoria, ad esempio, i profili inerenti al lavoratore addetto alla cucina, all’addetto all’archivio, operaio professionale o conduttore di macchine complesse (ovvero scuolabus o macchine operatrici che richiedono particolari licenze).

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Patrizia Caroli

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mer, mag 31, 2017  Roberta Buscherini
Maternità Dipendenti Pubblici: La Guida
4 (80%) 20 Vota Questo Articolo

Maternità Dipendenti Pubblici: permessi, congedi e diritti.

Per le lavoratrici appartenenti alla pubblica amministrazione, la legge contempla il diritto a non fare certi lavori che possano mettere a rischio la propria salute o quella del bambino. Nel caso in cui, il lavoro svolto o la propria gravidanza siano a rischio, è possibile richiedere l’astensione anticipata dal lavoro per maternità dipendenti pubblici e quindi, assentarsi dal lavoro mantenendo il 100 % della retribuzione.

 

Astensione Obbligatoria per Maternità Dipendenti Pubblici

 

maternità-dipendenti-pubbliciLa legge prevede un’astensione obbligatoria dal lavoro di cinque mesi per maternità dipendenti pubblici. Nello specifico quest’assenza è prevista al compimento del settimo mese di gravidanza fino a che il bambino non avrà tre mesi.  Nel caso di mansioni che non rappresentino nessun rischio, è possibile posticipare l’astensione obbligatoria all’ottavo mese (presentando un certificato medico di supporto). In questo modo il rientro sarà previsto al compimento del quarto mese del bambino (5 mesi in tutto).

Durante questo periodo, di maternità dipendenti pubblici, non è possibile realizzare nessuna attività lavorativa.

Prima dell’astensione obbligatoria per maternità dipendenti pubblici è necessario presentare un certificato medico per attestare la data presunta della nascita. Inoltre, entro il primo mese del parto bisogna presentare all’amministrazione di appartenenza il certificato di nascita. Se si tratta di un parto prematuro, la lavoratrice ha il diritto a recuperare i giorni non goduti e sommarli al periodo di congedo obbligatorio per maternità dipendenti pubblici.

 

Astensione Facoltativa Maternità Dipendenti Pubblici

 

L’astensione facoltativa è il diritto dei dipendenti pubblici ad altri sei mesi di permesso per maternità. Questi devono essere utilizzati entro gli otto anni del bambino, in modo continuativo oppure frazionato. Per utilizzare l’astensione facoltativa è necessario presentare il modulo corrispondente indicando la durata del periodo di assenza, all’amministrazione di appartenenza, 15 giorni prima.

 

Scarica e compila QUI il modulo per l’astenzione facoltativa

 

Trattamento Economico per Maternità Dipendenti Pubblici

 

Diritti durante l’astensione obbligatoria:

-          100% dello stipendio

-          Mantenimento del posto di lavoro

-          Maturazione delle ferie

-          Tredicesima

-          Anzianità

Per quel che riguarda le ferie corrispondenti all’anno in questione, non possono essere usufruite durante l’astensione obbligatoria. Normalmente vengono attaccate subito dopo i permessi.

 

Diritti durante l’astensione facoltativa

 

-          100 % della retribuzione durante i primi 30 giorni se viene utilizzata entro i tre primi anni del bambino

-          30% della retribuzione i restanti 5 mesi, se viene utilizzata entro i tre primi anni del bambino

-          Nel caso di astensione facoltativa dopo il terzo anno del bambino, è necessario consultare le condizioni economiche con la propria amministrazione di appartenenza perché anche se, esiste il diritto all’astensione, il diritto all’indennizzo è previsto solo in determinate condizioni.

-          L’astensione facoltativa vale alla fine della maturazione di anzianità

-          No alle ferie

-          No alla tredicesima

 

Maternità Dipendenti PA: Permessi

 

Allattamento

La legge prevede il diritto di due ore al giorno di riposo (su un full time di 8 ore) per allattamento entro il primo anno di vita del bambino. Se si tratta di gemelli, la legge contempla quattro ore.

 

 Malattia del Figlio

Le legge contempla 30 giorni di astensione retribuita all’anno fino ai tre anni di età del bambino. Dal terzo al ottavo anno, è previsto il diritto a cinque giorni non retribuiti.

 

 

Maternità Dipendenti Pubblici: Altri Diritti

 

 

-          E’ vietato destinare la lavoratrice a turni notturni fino a che il bambino non avrà almeno un anno.  Dopodiché, può essere destinata ma non obbligata. In ogni caso, ha il diritto di rifiutarsi fino che il bambino non avrà almeno 3 anni.

-          E’ vietato il contatto con sostanze chimiche, pericolose o dannose fino al termine del periodo di allattamento.

 

Fonte: Ggilfo / Cgil

 

Roberta Buscherini

 

Per scaricare on line il tuo cedolino segue questo link: Stipendi Pa

 

 

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