Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Dipendenti pubblici'

mer, dic 9, 2015  Patrizia Caroli
Articolo 18: Addio al diritto di reintegrazione anche per gli statali? 4.50/5 (90.00%) 2 Vota Questo Articolo

Addio al “mitologico” articolo 18 anche per i dipendenti pubblici: anche per questa categoria sarà possibile il licenziamento senza possibilità di reintegrazione. Dimenticate le rassicurazioni del Governo, che aveva promesso che le novità del Jobs Act si sarebbero limitate al settore privato.

 

Articolo 18

Articolo 18: cosa afferma la Cassazione?

 

La Corte di Cassazione, infatti, mediante la sentenza n. 24157 del 25 novembre 2015, ha dichiarato che l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300), così come modificato, è applicabile anche per i dipendenti pubblici. I giudici della Cassazione hanno rilevato infatti che l’inequivocabile tenore dell’art. 51 comma 2 del d.lgs. 165/2001 prevede l’applicazione anche al pubblico impiego cd. contrattualizzato della suddetta legge 300/1970 e “successive modificazioni ed integrazioni” indipendentemente dal numero dei dipendenti. I giudici hanno chiarito che lo Statuto dei lavoratori, così come riformato dalla legge Fornero, si applica anche al pubblico impiego contrattualizzato, cioè ai dipendenti statali e locali esclusi professori, magistrati e militari.

 

Addio reintegrazione? L’opinione del giuslavorista

 

Come afferma al Fatto Quotidiano Umberto Romagnoli, professore emerito di diritto del lavoro all’Università di Bologna “è sempre stato ovvio che l’articolo 18 vale anche ai dipendenti pubblici. Politicamente è una materia scottante, ma giuridicamente non c’è mai stato alcun dubbio”. La sentenza, però, parla solo della riforma dell’articolo 18 introdotta dalla legge Fornero. Il discorso vale anche per il Jobs Act? “Assolutamente sì – spiega il giuslavorista –, nella riforma manca un’esclusione esplicita dei lavoratori pubblici dalla nuova disciplina dei licenziamenti. E nel silenzio della legge, l’abolizione dell’articolo 18 si applica anche agli statali”. In soldoni, tutti i dipendenti pubblici assunti dopo il 7 marzo 2015 potranno essere licenziati senza possibilità di reintegrazione.
C’è chi ha affermato “l’avevo detto”, come Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e sottosegretario all’economia, e Pietro Ichino, giuslavorista di rilievo nel panorama italiano, che da un anno continuavano a insistere: il Jobs Act giuridicamente vale anche per i dipendenti statali, esclusi professori, magistrati e forze dell’ordine.

 

Jobs Act e dipendenti pubblici: la questione dell’articolo 18

 

Il caso si specie (analizzato dalla sentenza della Cassazione) riguardava il licenziamento disciplinare di un dirigente di un consorzio pubblico siciliano: qui il ricorrente poneva la questione dell’estensione dell’art. 18 al pubblico impiego, chiedendo, in caso di risposta negativa, di promuovere la questione di legittimità costituzionale del suddetto articolo. I giudici della Suprema Corte, affermando l’applicabilità del nuovo testo dell’art. 18 al pubblico impiego, non hanno nemmeno ritenuto necessario porre la questione di legittimità costituzionale richiesta dal ricorrente. Una decisione che fa riflettere sulla chiarezza del dettato normativo.
In merito alla dibattuta (almeno sul piano politico) questione dell’applicabilità o meno della tutela reintegratoria ex articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, la Cassazione ne ha rilevato l’applicabilità della in caso di licenziamento intimato al pubblico impiegato in violazione di norme imperative (quali l’art. 55-bis, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001, trattandosi di nullità prevista dalla legge).
A questo punto la riforma della Pubblica Amministrazione (e del pubblico impiego) dovrà precisare se le norme del settore privato si applicano anche al pubblico.

 

Fonti: ilfattoquotidiano.it, giurdanella.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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mer, ott 21, 2015  Roberta Buscherini
Legge di Stabilità 2016: gli effetti sui dipendenti del settore sanità 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

Tempi di tagli ufficiali alla sanità italiana: ma l’azione delle forbici del Governo per rientrare all’interno dei margini (risicati) della manovra 2016 (con la Legge di Stabilità varata da pochi giorni) andrà toccare anche i dipendenti impiegati nel settore? La domanda è d’obbligo. Per dare una risposta occorre capire gli effetti che la manovra provocherà sul comparto.

 

Legge di Stabilità 2016

Legge di Stabilità 2016: cosa accade con la sanità pubblica?

 

La cifra ufficiale era stata annunciata già da diverso tempo: il fondo sanitario per il 2016 sarà dunque di 111 miliardi. Dopo due anni senza incrementi, con lo stanziamento destinato a pagare l’assistenza ai cittadini da parte delle Regioni rimasto intorno a 110 miliardi sia nel 2014 che nel 2015, arriva una crescita inferiore a quanto pattuito in precedenza. Un vero e proprio taglio al fondo rispetto alle programmazioni degli scorsi anni. Per il premier Matteo Renzi è tuttavia una crescita: “Ci sono più soldi in sanità rispetto all’anno scorso”. Non dello stesso avviso i presidenti delle Regioni, che non cascano nel trabocchetto “relativista” di Renzi: questa settimana, ha annunciato il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, i governatori si riuniranno, leggeranno il testo della manovra e diranno la loro. Difficile però che il premier Renzi cambi idea alla luce di tali pareri.

 

Fondo sanitario 2016: come incide sui dipendenti statali del settore?

 

Il rissultato di questa “spending review”? Le Regioni avranno poco denaro in più, con inoltre 800 milioni di fondo vincolati per coprire in nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza che devono essere assicurati su tutto il territorio nazionale). L’unico punto su cui le Regioni possono respirare è quello relativo al rinnovo dei contratti dei lavoratori della sanità, un rinnovo che non andrà a gravare sul fondo: una buona notizia, quindi, anche per i dipendenti impiegati nel settore sanità.

 

Tagli e recupero delle risorse: punti di vista e previsioni

 

I tagli operati tramite la Legge di Stabilità si vanno a sommare con le recenti sforbiciate derivanti dall’approvazione del decreto sugli Enti locali al Senato: 2,3 miliardi “sfoltiti” all’interno del settore sanità. Il ministro della Salute Lorenzin indora la pillola parlando di “risparmi” che verranno dallo stop a visite e analisi considerate inutili e dall’avvio della centrale unica di acquisti. Ma le polemiche non si attenuano: “Sono oltre 2 miliardi da recuperare in pochi mesi – affermano i parlamentari del Movimento 5 Stelle – con la necessità di rinegoziare i contratti in essere che darà vita a contenziosi. Ci aspettiamo quindi inevitabilmente dei tagli ai servizi”.
Come si è potuto chiaramente capire in questi giorni, la stretta riguarderà le prestazioni specialistiche considerate non necessarie. Ulteriori risorse dovranno essere recuperate mediante la rinegoziazione dei contratti di acquisto di beni e servizi e in particolare dei dispositivi medici.
Ma tali risorse recuperate dal comparto sanità saranno reinvestite sul servizio sanitario (come auspicano gli enti regionali) o verranno destinate anche al taglio delle tasse a livello generale e spalmate a beneficio di altri comparti? La risposta definitva per adesso non c’è. Non resta che attendere.

 

Fonte: Sole 24 Ore, Repubblica

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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mer, ott 7, 2015  Patrizia Caroli
Dipendenti province, mobilità passaggio in 6 mesi: attenzione, lo stipendio cala! 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

Sono passate oltre 80 settimane dall’entrata in vigore della Riforma delle Province (correva l’aprile 2014) ma ancora non si comprende in maniera nitida in quale modo andranno a disgregarsi e riconfigurarsi questi “famigerati” (almeno nel dibattito pubblico) enti.  Cerchiamo di comprendere quali sono le certezze maturate sinora.

 

Dipendenti province

 

Riforma province mobilità: cosa c’è di sicuro

 

La settimana scorsa è stato bollinato il decreto che delinea i criteri generali per la mobilità dei dipendenti pubblici: è poi finalmente giunta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sarà certamente questo un provvedimento fondamentale per l’effettiva definizione della riforma, soprattutto per quel che riguarda i dipendenti pubblici impiegati nelle ex province.
Cosa manca per il completamento di un percorso di riforma “rallentato da incertezze, polemiche e dai tempi lunghi dell’iter burocratico”, (come afferma Gianni Trovati sul Sole 24 Ore)? Mancano all’appello ben nove Regioni ordinarie che non hanno ancora approvato le leggi di redistribuzione delle funzioni provinciali, e che dovrebbero procedere entro fine ottobre se non vogliono incorrere nelle sanzioni (non esattamente semplici da attuare) previste nel Decreto Enti Locali.

 

I tempi per il passaggio del personale in mobilità

 

Si inaugura tuttavia ora il conto alla rovescia per attuare la mobilità dei dipendenti in cosiddetto “soprannumero” negli enti di area vasta. Il primo “step” è quello relativo al consenso del personale in comando o in distacco ad essere inquadrato nell’ente in cui già si trova. Entro la fine del mese di ottobre Province e Città saranno tenute ad inserire nel portale nazionale della mobilità gli elenchi degli esuberi, e nei 30 giorni successivi (pertanto entro l’inizio del mese di dicembre) Regioni, enti locali, sanità e pubbliche amministrazioni statali dovranno pubblicare i posti disponibili nei loro organici per l’assorbimento degli ex dipendenti provinciali. Il censimento dovrà essere pubblicato dalla Funzione pubblica nei 30 giorni successivi. A quel punto i diretti interessati avranno 30 giorni per esprimere la propria preferenza sulla tiplogia di ricollocazione. Presumibilmente entro la fine del mese di marzo (è quello che si auspica, ma dubitare è lecito) la Funzione pubblica assegnerà ai nuovi datori di lavoro i dipendenti pubblici interessati. Questi ultimi entreranno pertanto in servizio (secondo un rapido calcolo cronologico) entro il mese di maggio 2016.

 

Stipendio dipendenti destinato a calare: un grande problema

 

Il decreto relativo ai criteri generali per la mobilità dei dipendenti pubblici si occupa anche di un tema delicato come quello dell’adeguamento degli stipendi di coloro che sono in procinto di essere assorbiti: a tal riguardo è prevista la salvaguardia del trattamento fondamentale e di quello accessorio solo per le voci “con carattere di generalità e natura fissa e continuativa” (da finanziare con una sezione specifica dei fondi decentrati). Il rischio concreto è quello di ritrovare, la prossima primavera, buste paga più leggere (e non di poco), causa “allineamento stipendi e inquadramenti”. Un aspetto “bollente” che ha già messo sul “chi va là” i sindacati di categoria: si prevedono ricorsi in arrivo, con i dipendenti preoccupati di non mantenere lo stesso stipendio e gli uffici di destinazione costretti a farsi carico di tutti i costi relativi al lavoro. Un problema di non lieve importanza. Si attendono rassicurazioni concrete dagli organi di governo.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Patrizia Caroli

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mar, set 22, 2015  Valentina
Mobilità Dipendenti Provinciali. Sarà Ora Di Dare Certezze…O Almeno Informazioni 4.83/5 (96.67%) 6 Vota Questo Articolo

Fonte: ilsole24ore.it

Fonte: ilsole24ore.it

La riforma è stata approvata. Le discussioni sono state molte. I punti da chiarire sono ancora di più. Ma dalle istituzioni arriva l’invito alla tranquillità: “il Governo conferma l’impegno a tutela dei lavoratori delle Province ed è una buona notizia, anche se tante rimangono le incognite rispetto ai tempi di riallocazione dei dipendenti, ma soprattutto rispetto alle risorse necessarie per evitare il dissesto delle province e  permettere quindi lo svolgimento di competenze proprie, come la manutenzione stradale e delle scuole. Per questa ragione ho chiesto certezze sulle risorse e maggiore vigilanza affinché, come previsto, le Regioni procedano a normare su trasferimento di deleghe e personale”.

 

Questa in ordine di tempo l’ultima rassicurazione governativa sul destino dei dipendenti provinciali fatta dall’l’onorevole Susanna Cenni, parlamentare senese del Partito democratico a seguito di un’interpellanza avanzata da 40 deputati, per chiedere la salvaguardia dei diritti e delle professionalità dei lavoratori delle province.

 

 

Dipendenti Province. Il Decreto Sulla Mobilità

 

 

Al di là di queste rassicurazioni che rimangono aleatorie, un passo avanti in questa storia infinita sul destino dei dipendenti provinciali a seguito dell’approvazione della legge Madia c’è. Ed è proprio per ora dello stesso ministro.

 

Si tratta del primo decreto sulla mobilità del personale delle province, approvato pochi giorni fa e ora al vaglio della corte dei conti prima della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.

Si tratta in realtà di una tabella di marcia già nota, che aveva bisogno solo dell’ufficialità. Ma vale la pane ricordarne i punti salienti.

Entro 20 giorni dalla data di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, le province dovranno rendere noti gli elenchi con i nomi dei dipendenti in esubero nel portale mobilità.gov.

Nei successivi 40 giorni gli enti locali e le regioni inseriranno i posti disponibili che saranno poi divulgati entro i 60 giorni. Da questo momento ogni dipendente provinciale avrà 30 giorni di tempo per avanzare la propria richiesta di mobilità, compilando il modulo previsto sul portale mobilità.gov.

 

 

Dipendenti Provinciali. I Criteri Di Mobilità

 

 

Affinché il sistema funzioni in maniera corretta ci sarà bisogno di avere una corrispondenza tra domanda e offerta. Tale corrispondenza avverrà se verranno rispettati alcuni criteri di base.

 

L’assegnazione dei dipendenti in esubero a regioni ed enti locali vedrà la priorità di assegnazione alle amministrazioni in cui si presta servizio. Secondo questo principio ad esempio la polizia provinciale verrà principalmente impiegata nei comuni.

 

La legge 104/1992 permetterà a chi ne usufruisce di essere favorito rispetto ai colleghi. Lo steso principio si applica ha chi un figlio sotto i tre anni di età. A questo punto si è chiuso nuovamente il cerchio.

La palla è tornata in mano alle province e sarà compito dei sindacati quello di fare pressione per il rispetto delle tempistiche di pubblicazione, da cui poi partirà il processo di vera e propria mobilità.

 

 

 

 

 

Fonte: gonews / firenzepost

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, giu 25, 2015  Marco Brezza
Esuberi province: come avverrà la ricollocazione di questi dipendenti? 4.67/5 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Affiorano novità di rilievo per i dipendenti pubblici che rientrano all’interno della categoria degli esuberi delle province: la Legge di Stabilità pone infatti come priorità il loro ricollocamento, con la Corte dei conti che ha contestualmente deciso per la prevalenza del vincolo delle riassunzioni in chiave nazionale e non territoriale. Ma cosa significa ciò in concreto?

 

Esuberi province

Esuberi province: la scelta della Corte dei conti

 

I magistrati della Corte dei conti optano per il percorso più rigoroso nell’applicazione della corsia preferenziale per gli ex dipendenti delle province aperta dal comma 424 della legge 190/2014: si tratta di una scelta coerente con l’obiettivo sotteso a una norma nata per evitare che il personale “di troppo” negli enti di area vasta possa restare senza posto mentre gli enti locali bandiscono nuovi concorsi. Ma nell’odierno momento vengono a crearsi evidenti problemi applicativi. Primo fra tutti quello relativo alla complessità di una procedura che, ad esempio, costringe un amministrazione comunale ad indirizzare la lettera di assunzione al vincitore del concorso di un ente non confinante (come sarebbe più agile) bensì ad un “soprannumerario” di una Provincia non vicina. La conseguenza chiara di tale farraginosa procedura non farà altro che innescare, per molti enti, un blocco sostanziale delle assunzioni.

 

Ricollocamento: la procedura da seguire

 

In pratica, prima che un Comune possa bandire nuovi concorsi o oppure scegliere dalle graduatorie di un ente vicino, sarà necessario che tutti gli esuberi delle Province italiane siano stati ricollocati. L’unica deroga è prevista per quelli che vengono definiti profili “infungibili”, cioè per quelle professionalità che sono necessarie al’amministrazione comunale ma che in Provincia non si trovano perché estranee alle funzioni dell’ente di area vasta.
Il piano generale di ricollocamento degli esuberi delle province era stato scandito e reso di pubblico dominio poche settimane fa, con il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia che aveva ricordato come all’interno della Legge di Stabilità fossero “state bloccate tutte le assunzioni”, con l’accantonamento delle risorse necessarie per ricollocare i dipendenti delle Province”. La Madia aveva, inoltre, evidenziato “la complessità delle operazioni di mobilità, che coinvolge circa 20mila persone, ed è la più importante della storia italiana”. “Abbiamo le risorse e anche gli strumenti visto che abbiamo anche aperto il portale per gestire la mobilità”: insomma la Madia aveva tracciato un affresco assolutamente rassicurante per gli esuberi delle province. Con un obiettivo ben chiaro: “Garantire tutti le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Province italiane, assicurando stipendio e lavoro”.

 

L’assunzione del personale in esubero dalle province: Decreto Enti Locali

 

In tale direzione non bisogna dimenticare che il recente Decreto “Enti Locali” permetterà ai comuni di assumere il personale in esubero dalle province anche nel caso di mancato rispetto dei tempi di pagamento e violazione dei termini per l’invio della connessa certificazione. In ulteriore istanza viene data la possibilità ai dipendenti provinciali in comando o distacco presso altre pubbliche amministrazioni di trasferirsi definitivamente presso di esse, qualora lo consentano i limiti di spesa e di dotazione organica.

 

Fonte: sole24ore.com

 

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