Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Dipendenti pubblici'

mar, giu 21, 2016  Roberta Buscherini
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Furbetti del cartellino, ora non si scherza più: il Consiglio dei ministri di mercoledì scorso ha infatti approvato in via definitiva il decreto che reca importanti modifiche in materia di licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici. Il decreto interviene sulla disciplina prevista per la fattispecie di illecito disciplinare denominata “falsa attestazione della presenza in servizio”. L’ufficialità è sancita nel merito dalla seguente disposizione tratta dal comunicato stampa di Palazzo Chigi: “Al dipendente colto in flagrante sarà applicata la sospensione cautelare entro 48 ore e attivato il procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro 30 giorni. È prevista la responsabilità disciplinare del dirigente (o del responsabile del servizio) che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento”. Insomma, come afferma il presidente Renzi, “per chi viene beccato a timbrare il cartellino e andarsene la pacchia è finita”.

 

Assenteismo PA

Furbetti del cartellino: il decreto assenteismo del Governo

 

Una rivoluzione “copernicana” in ambito di Pubblico Impiego che mette fine a quella che si configurava, probabilmente, come una ingiusta disparità di trattamento tra impiego pubblico e privato. In Consiglio dei Ministri sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza unificata e dal Consiglio di Stato. La settimana scorsa si è chiusa la discussione in materia: non ci sono più alibi ora, la materia è disciplinata in maniera molto più stretta.

 

Licenziamenti disciplinari PA: cosa cambia ora con il decreto assenteismo?

 

Ma come si definisce nello specifico la misura che sancisce il “pugno di ferro” nei confronti dei dipendenti pubblici che timbrano e poi non si recano sul luogo di lavoro? Si precisa nel testo licenziato dal Consiglio dei Ministri che la fattispecie di falsa attestazione della presenza in servizio comprende anche quella realizzata mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento. Inoltre viene garantito al dipendente il diritto alla percezione di un assegno alimentare nel corso del periodo di sospensione cautelare dal lavoro. Permangono, seppur in maniera modificata, le congrue tutele per il dipendente pubblico colto in fragrante: al fine di garantire un’opportuna scansione temporale delle diverse fasi del procedimento e per assicurare idonee garanzie di contraddittorio a difesa del dipendente, è stato previsto che con il provvedimento di sospensione si procederà alla contestuale contestazione dell’addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari. Il dipendente verrà convocato per il contraddittorio con preavviso di almeno 15 giorni e potrà farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale. Le sanzioni saranno comminate anche al vertice dirigenziale: è importante sottolineare, infatti, che nei casi in cui il dirigente abbia avuto notizia dell’illecito e non si sia attivato senza giustificato motivo viene prevista la responsabilità per omessa attivazione del procedimento disciplinare e omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare con conseguente comunicazione dell’accaduto all’Autorità giudiziaria.

 

Assenteismo dipendenti pubblici

 

Un tema bollente quello dei “furbetti del cartellino”, messo in evidenza dall’ultimo gravissimo caso di cronaca caratterizzato dall’arresto di 9 dipendenti della ASL di Caserta in servizio nel Distretto 13 di Maddaloni. Questi ultimi lasciavano il posto di lavoro subito dopo aver timbrato il badge o timbravano il badge dei colleghi assenti. L’ennesimo caso che getta cattiva luce su tutta la categoria dei dipendenti statali, compresa purtroppo quella “maggioranza silenziosa” di impiegati pubblici che fanno il loro lavoro correttamente e si comportano eticamente. E mentre i dati sull’assenteismo sono in aumento nel Pubblico Impiego, ci si interroga operativamente sui tempi per varare i decreti attuativi della riforma PA che dovranno sistemare le cose anche in materia di controllo sulle assenze per malattia nella Pubblica Amministrazione. I termini per il varo degli ulteriori decreti scadono nei primi mesi del 2017, ma il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha detto di voler provvedere entro questo mese di luglio.

 

Fonti: Sole24Ore, Repubblica

 

Roberta Buscherini

 

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gio, giu 16, 2016  Patrizia Caroli
Dipendenti pubblici: 3 temi critici da evidenziare per il 2016
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Dipendenti pubblici, una categoria posta in questo 2016 di fronte ad una situazione che ha un sapore epocale, sotto differenti profili tematici: il primo che balza all’attenzione è quello delle pensioni, ma non bisogna dimenticare situazioni critiche come il “crepuscolo” delle provincie e la difficile “alba” delle neonate Città metropolitane. Tre profili critici attualissimi che disegnano l’affresco del Pubblico Impiego ai tempi della “ripresina” post-crisi economica. Analizziamoli in rapida sintesi.

 

Dipendenti pubblici

Pensioni dipendenti pubblici: i nuovi dati INPS

 

Sono stati pubblicati pochi giorni fa gli aggiornamenti degli Osservatori sugli assegni erogati dalla Gestione Dipendenti Pubblici e dalla Gestione ex Enpals, con i dati sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2016 e liquidate nell’anno 2015: i dati parlano di circa 2,8 milioni di assegni staccati per un importo totale annuo di 66 milioni di euro corrispondente ad un importo medio mensile pari a 1.795 euro.
L’INPS registra che rispetto all’anno precedente si è percepito un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.818.300) e degli importi annui in pagamento a inizio anno, cresciuti del 2,1% rispetto ai 64.955 milioni del 2015. Analizzando la distribuzione delle pensioni degli ex dipendenti pubblici per categoria e classi di importo mensile, dai dati INPS affiora che circa il 18,2% delle pensioni pubbliche ha un importo mensile inferiore ai mille euro, il 51,3% tra mille e 2mila, il 22,8% di importo tra 2mila e 3mila mentre il 7,8% ha un importo superiore ai 3mila euro mensili lordi in su. Osservando l’area geografica, circa il 38,8% della spesa pensionistica complessiva della Gestione Dipendenti Pubblici viene erogata nell’Italia settentrionale, contro il 36,3% del Mezzogiorno e delle e il 24,8% dell’Italia centrale. Il 58,6% del totale dei trattamenti pensionistici, conclude l’INPS, è erogato alle femmine, contro il 41,4% erogato ai maschi. Dati che fotografano una situazione per ora stabile, ma che non deve essere trascurata nella sua transizione per gli anni a venire, con il numero dei pensionati in aumento esponenziale e le risorse non più illimitate.

 

Città metropolitane: tagli e personale impiegato

 

Altro tema delicato è per i dipendenti statali quello relativo alle Città metropolitane: tali nuovi enti hanno di fatto sostituito le province nei centri più grandi: i tagli ingenti imposti in vista dell’alleggerimento dei costi in tale circostanza sono tuttavia giunti molto prima rispetto agli spostamenti effettivi di personale, che avrebbe dovuto traslare le spese dei nuovi enti di destinazione degli “esuberi”. Inoltre 8 Città metropolitane sulle 10 complessive esistenti nelle Regioni a statuto ordinario hanno sforato nel corso del 2015 il Patto di Stabilità. Ciò significa che quest’anno dovranno pagare una sanzione in ossequio alla legge: sanzione che corrisponde ad un conseguente taglio di risorse, equivalente alla distanza che ha separato gli obiettivi di finanza pubblica del 2015 e i risultati reali scritti nei bilanci. Solo Bologna e Reggio Calabria hanno la possibilità di ignorare tale problema, poiché sono le uniche Città metropolitane ad aver pienamente rispettato i vincoli di finanza pubblica. Elementi critici che ripercuotono i loro effetti sui dipendenti pubblici impiegati presso le Città metropolitane stesse: ci si augura che il taglio di risorse non metta e repentaglio stipendi e posti di lavoro in questi nuovi enti.

 

Il ricollocamento nelle province

 

Contemporaneamente a ciò si sta provvedendo al ricollocamento di migliaia di dipendenti delle Province all’interno di amministrazioni dove hanno bisogno di personale (come ad esempio cancellerie e tribunali). Un’operazione delicata che si sta tuttavia svolgendo secondo le modalità attese e auspicate dai dipendenti pubblici.

 

Fonte: Sole 24 Ore

Patrizia Caroli

 

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ven, mag 20, 2016  Patrizia Caroli
Pensionamenti d’ufficio Pubblico Impiego: i requisiti
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Un paio di novità rilevanti sono affiorate in questi ultimi giorni con specifico riferimento al tema delle pensioni dei dipendenti pubblici. Un tema che solleva sempre importanti conseguenze su un settore in cui le risorse umane possiedono un’età media piuttosto elevata. D’altronde, quello della progressiva uscita dal mondo del lavoro di un cospicuo numero di dipendenti pubblici che hanno maturato il diritto ad andare in pensione, costituisce una grande sfida a livello di gestione della complessa macchina previdenziale e pensionistica dello Stato. Ma andiamo ad analizzare queste due novità in sintesi.

 

Pensionamenti d'ufficio Pubblico Impiego

 

Ricezione pensione dipendenti pubblici: cambiano le date?

 

Pensioni dipendenti pubblici: novità in merito alla ricezione della pensione da parte di coloro che la pienamente hanno maturata. A delineare la novità è la circolare n. 1763/2016 dell’INPS, nel quale si afferma che a partire da questo mese di maggio anche per le pensioni liquidate nell’ambito delle gestioni prima amministrate dall’INPDAP, il primo pagamento potrà essere effettuato, oltre che il giorno 1, anche il giorno 7 del mese, o il giorno “bancabile” immediatamente successivo, nel caso in cui l’1 o il 7 sia festivo o non bancabile. Il calendario risulta identico indipendentemente dal mezzo di pagamento prescelto dall’avente diritto alla prestazione.
Queste scadenze fino ad ora erano state attivate per le sole pensioni delle gestioni private, mentre per le pensioni della gestione pubblica risultava operativa la sola scadenza del giorno 1 per la liquidazione della pensione. Pertanto, in sintesi, a partire da questo mese di maggio, nelle gestioni pubbliche, il primo pagamento relativo alla pensione potrà essere effettuato, oltre che il giorno 1, anche il giorno 7 del mese.

 

Pensionamenti d’ufficio per i dipendenti pubblici

 

L’altra novità giunta in questi giorni riguarda i dipendenti pubblici rimasti incagliati nelle secche della Riforma Fornero datata 2011: entro la fine di quest’anno infatti, tutti i dipendenti pubblici che avevano maturato un diritto alla pensione entro il fatidico anno 2011 (quello che ha partorito il “monstrum” giuridico dei Quota 96) verranno collocati in pensione d’ufficio per raggiungimento del limite ordinamentale. Ad ufficializzarlo è l’ufficio parlamentare di Bilancio della Camera dei deputati che la scorsa settimana ha emesso un interessante report sul trend quantitativo dei pensionamenti d’ufficio all’interno del Pubblico Impiego (ovverosia, dentro le varie amministrazioni dello Stato).

 

Pensione d’ufficio: i requisiti di età e contributi

 

Ma cosa viene sancito con precisione? Il seguente concetto: gli statali che avevano raggiunto la cosiddetta Quota 96 entro il mese di dicembre 2011 (ovvero 60 anni e 36 di contributi oppure 61 e 36 di contributi) entro la fine di quest’anno raggiungeranno l’età ordinamentale massima per restare in servizio (65 anni), valicando conseguentemente i confini oltre i quali scatta il meccanismo automatico di collocamento a riposo d’ufficio (da parte dell’amministrazione statale di appartenenza). Nel report si conferma che nel corso del 2015 sono stati già collocati in pensione d’ufficio 5.201 dipendenti pubblici che avevano validamente raggiunto un diritto a pensione al compimento del limite ordinamentale per la permanenza in servizio. Per l’anno in corso si prevede un andamento numerico simile nell’uscita dal servizio, con circa ulteriori 5mila uscite di scena tra coloro che sono impiegati nel Pubblico Impiego.

 

Fonte: pensionioggi.it

Patrizia Caroli

 

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mar, mag 10, 2016  Valentina
Dipendenti Pubblici. Tutte le novità contrattuali
1 (20%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: businessonline.it

Fonte: businessonline.it

Dopo 7 anni di attesa e ben 4 ore di riunione si è finalmente arrivati a un accordo tra sindacati e Aran – Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni – che rappresenta la PA come datore di lavoro, in tema di contratti.

 

Si tratta semplicemente dell’attuazione de decreto legislativo 150/2009 che prevede la riduzione dei comparti dei dipendenti pubblici da undici a quattro, fermo restando il comparto previsto per la presidenza del consiglio che rimane a sé e che conta 1900 dipendenti e 300 dirigenti.

 

Questo accordo in realtà dovrebbe gettare le basi per il rinnovo dei contratti dell’intero mondo dei dipendenti pubblici, del quale fanno parte qualcosa come 3 milioni di italiani.

Il rinnovo sarà possibile grazie alla sentenza nym.178 della corte costituzionale che lo scorso luglio ha dichiarato ufficialmente illegittima la sospensione della contrattazione collettiva.

 

A giorni quindi inizierà il confronto con il ministro Madia e le alleanze sindacali per arrivare poi all’estate con una bozza di rinnovo che soddisfi entrambe le parti.

 

 

Dipendenti Pubblici. Da dove si parte

 

 

Il punto di partenza per redigere un nuovo contratto di lavoro per i dipendenti pubblici passa dunque dall’accordo di cui abbiamo parlato in apertura.

Ma cosa prevede esattamente questo accordo? Iniziamo con il sottolineare che la riduzione dei comparto era già prevista della Legge Brunetta del 2009, dunque da questo punto di vista nessuna novità.  I 4 comparti definiti con l’accordo di qualche settimana fa sono:

 

1. Sanità

 

2. Enti locali

 

3. Funzioni centrali – tra cui ministeri, enti pubblici non economici e agenzie fiscali

 

4. Istruzione

 

A questi, come già anticipato, si aggiunge il comparto della presidenza del consiglio che, sempre sulla base della riforma Brunetta, viene escluso da questo meccanismo di razionalizzazione.

 

Stanno ora per scadere i 30 giorni di tempo per i sindacati che, a fronte dell’accordo raggiunto con l’ARAN, devono trovare un’intesa da formalizzare in sede di contrattazione.

 

 

 

Dipendenti Pubblici. Cosa cambierà davvero

 

 

L’ultima legge di stabilità ha già previsto uno stanziamento di circa 300 milioni di euro con lo scopo di coprire gli aumenti stipendiali che certamente ci saranno a seguito dello sblocco.

 

La cifra è già stata definita inadeguata, in qualche caso ridicola e in effetti facendo un rapido e semplice calcolo con quei soldi si arriverebbe a un aumento di 8 euro mensili.

Il calcolo, come detto, è semplice e non reale, perché non tiene conto delle fasce di reddito e della produttività, variabili che per qualcuno incideranno negativamente in termini economici.

 

Non rimane dunque che attendere per capire quale accordo i sindacati raggiungeranno e andranno a discutere sul tavolo del ministero e quanto quest’ultimo voglia giocare al ribasso.

 

 

 

 

Fonte: ibtimes

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, apr 11, 2016  Patrizia Caroli
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Ricollocamento dipendenti pubblici impiegati nelle province? Un compito più difficile del previsto, almeno a quanto emerge dalle ultime indiscrezioni giunte da diversi territori provinciali. L’operazione mobilità conseguente alla riforma dell’architettura amministrativa del Paese (la quale ha trasformato le province in enti di area vasta, con numerose funzioni transitate in capo alle Regioni) palesa infatti il suo obiettivo nel riassorbimento del personale in esubero a seguito del progetto targato Delrio. I numeri affiorati nelle ultime settimane a riguardo sono i seguenti: 1644 dipendenti in piena fascia di ricollocamento (praticamente assicurato), 274 a serio rischio “uscita”. Andrà così a concludersi il cosiddetto processo di svuotamento delle province.

 

trasferimento dipendenti province

Trasferimenti dipendenti province: la situazione

 

Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia getta la sua aura rassicurante affermando: “Stiamo ricollocando migliaia di dipendenti delle Province nelle amministrazioni dove hanno bisogno di loro, come le cancellerie e i tribunali”. Insomma la complessiva operazione ricollocamento sembrerebbe starsi sviluppando secondo modalità corrette. Tuttavia incrociando eccedenze di personale e posti liberi il saldo negativo si riscontra in 13 province su 67. E tra le entità regionali “in rosso” i casi più complessi sono più o meno la metà. Insomma, si palesa un secondo “problema”: quello dei trasferimenti geografici dei dipendenti. Al fine di evitare ai dipendenti inseriti nelle liste di mobilità spostamenti da una provincia ad un’altra il Governo continuerà a ricercare posti vacanti all’interno delle diverse amministrazioni, in maniera tale da restringere il più possibile la platea dei trasferimenti a lungo raggio. A tal riguardo il Ministero della Pubblica Amministrazione ha aperto un portale “dedicato” attraverso cui gestire mediante via digitale i trasferimenti dei dipendenti in esubero. Uno strumento digitale che contribuisce ad aprire ad una prospettiva di innovazione anche tali peculiari processi della Pubblica Amministrazione italiana.

 

Le province in cui il ricollocamento è più difficile

 

Una cosa certa emerge analizzando la situazione a livello geografico: il problema degli esuberi colpisce in maniera quasi esclusiva il Sud. Secondo una rilevazione effettuata dal Fatto Quotidiano le situazioni più complesse si trovano a Caserta (-70 nel saldo dei posti disponibili) e Potenza (-58). A seguire Salerno (-28), Vibo Valentia (-24), Avellino (-23), Perugia (-22), Isernia (-16) e Catanzaro (-10). Margine di manovra più ampio e rassicurante per soluzioni risolutive invece a Brindisi (-9), Benevento (-7), Campobasso (-5), Teramo (-1), Cuneo (-1). Nessun problema nelle province lombarde di Milano, Como, Brescia, e Monza Brianza dove le posizioni che aspettano di essere coperte sono nell’ordine delle centinaia.

 

Trasferimenti dipendenti province e la mobilità: un portale per scegliere

 

A confermare i numeri, intervenendo nell’ambito della scuola di formazione politica del Partito Democratico, è stata sempre il Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, la quale ha affermato che per fine mese sarà attivata sul sito mobilità.gov.it del Governo una funzione che permetterà la scelta della posizione più idonea. Ci sarà a disposizione un mese di tempo per esprimersi a riguardo e i trasferimenti diventeranno operativi ad inizio giugno. Va ricordato a tal riguardo che nel complesso, nel nostro Paese ci sono 3205 posti liberi e 1644 esuberi da ricollocare (come affermato in apertura).

 

Fonti: ilfattoquotidiano.it, trmtv.it, quotidianodipuglia.it

 

Patrizia Caroli

 

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