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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mer, lug 23, 2014  Roberta Buscherini
Diritti E Doveri Dei Dipendenti Pubblici: Cosa dovresti sapere 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici

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quifinanza.it

quifinanza.it

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono titolari di diritti e di doveri nello svolgimento del loro lavoro. Per quanto riguarda i doveri, questi sono regolamentati dal cosiddetto codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Si tratta di un provvedimento, entrato in vigore il 19 giugno del 2013, in attuazione della legge anti-corruzione del 2012 in materia di integrità ed etica pubblica. “I princìpi e i contenuti del presente codice costituiscono specificazioni esemplificative degli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità, che qualificano il corretto adempimento della  prestazione lavorativa. I dipendenti pubblici – escluso il personale militare, quello della polizia  di Stato ed il Corpo di polizia penitenziaria, nonché i componenti delle magistrature e dell’Avvocatura dello Stato – si impegnano ad osservarli all’atto dell’assunzione in servizio”.;

La violazione del codice determina una serie di sanzioni disciplinari.

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Tra i doveri del lavoratore, ampiamente descritti nel  codice di comportamento dei dipendenti pubblici, ricordiamo i seguenti:

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  • Il dipendente deve dimostrarsi diligente, leale, imparziale e osservare una buona condotta.
  • Il dipendente non deve chiedere o accettare compensi, regali  o altre utilità di valore superiore a 150 euro.
  • Il dipendente  ha il dovere di comunicare la propria eventuale  adesione o appartenenza ad associazioni e organizzazioni (esclusi partiti politici e sindacati) i cui ambiti di interesse possano interferire con lo svolgimento del proprio lavoro.
  • Il dipendente, quando viene assunto, deve comunicare se nei tre anni precedenti ha avuto rapporti di lavoro con soggetti privati e se tali rapporti sussistano ancora o coinvolgano il coniuge, il convivente o i parenti e gli affini entro il secondo grado.
  •  Il dipendente ha l’obbligo di segnalare al proprio superiore eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza.
  • Il dipendente deve rendere tracciabili e trasparenti i processi decisionali adottati presentando appropriata documentazione.
  • Il dipendente deve rispettare i limiti stabiliti dalla direzione nell’utilizzo di materiali, attrezzature e linee telematiche e telefoniche dell’ufficio.
  • I  dirigenti devono comunicare all’amministrazione gli interessi finanziari che potrebbero porli in conflitto d’interesse con le funzioni che svolgono
  • I dirigenti hanno l’obbligo di fornire informazioni sulla propria situazione patrimoniale
  • I dirigenti hanno il dovere, nei limiti delle loro possibilità, di evitare che si diffondano notizie private e false sull’organizzazione, sull’attività e sugli altri dipendenti.
  • I dirigenti devono attivare procedimenti disciplinari o, ove necessario, denunciare alle autorità giudiziarie attività illecite. I dirigenti, inoltre, hanno il dovere di tutelare i dipendenti che segnalano condizioni di irregolarità.
  •  I dirigenti devono difendere pubblicamente l’immagine della pubblica amministrazione.

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: I diritti patrimoniali

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Si parla, però, di diritti e doveri dei dipendenti pubblici. Il dipendente pubblico, infatti, oltre a dover seguire un determinato codice comportamentale, è titolare anche di diritti; quelli basilari sono, prima di tutto, i diritti patrimoniali (stipendio e pensione).

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Oltre allo stipendio ordinario, il dipendente ha diritto a compensi per lavoro straordinario e a indennità in caso di lavori svolti in condizioni di particolare responsabilità o di disagio o, ancora, di pericolo.

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Il dipendente può, inoltre, progredire all’interno della stessa categoria di inquadramento acquisendo aumenti retributivi fissi (progressione orizzontale) o progredendo verso la qualifica superiore (progressione verticale).

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: I diritti non patrimoniali

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Tra i diritti e doveri dei dipendenti pubblici ci sono, poi, i diritti non patrimoniali come il diritto all’Ufficio, vale a dire il diritto a mantenere il proprio posto di lavoro o, nel caso in cui il dipendente risulti in esubero, la conclusione del rapporto di lavoro nel rispetto delle garanzie fissate dalla legge.

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Per quanto riguarda il diritto al riposo settimanale,  questo non può essere inferiore alle 24 ore e deve corrispondere, se possibile, con la domenica.  Il dipendente ha diritto, per ogni anno di servizio, ad un periodo di ferie retribuito (32 giorni lavorativi +  4 giornate di riposo).

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I diritti e doveri dei dipendenti pubblici contemplano anche il diritto a dei permessi retribuiti in determinate circostanze:

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  • Otto giorni all’anno per partecipare a concorsi od esami
  • Tre giorni consecutivi la nascita dei figli, per lutto o grave infermità  del coniuge o di parenti entro il secondo grado ed affini entro il primo grado.
  • Quindici giorni consecutivi in occasione del matrimonio.
  • Previa domanda, 36 ore annue per l’assistenza ai portatori di handicap.

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: Infortunio, malattia o morte sul posto di lavoro

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Il dipendente ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi in caso di infortunio o malattia. Successivamente, se non sarà più in grado di svolgere il proprio lavoro, avrà diritto ad essere impiegato in mansioni diverse da quella precedente. Solo se non risulterà più idoneo a svolgere qualsiasi lavoro utile all’Amministrazione, si potrà procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro.  Se il dipendente si assenta in seguito ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia causata dalla sua attività ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 18 mesi prorogabili per altri 18 mesi in casi particolarmente gravi. In questo lasso di tempo  provvede l’INAIL  a pagare al lavoratore una somma giornaliera di  denaro, chiamata “Indennità di temporanea”, che sostituisce, in parte, lo stipendio.  Se l’infortunio sul lavoro dovesse determinare invalidità permanente al dipendente, l’INAIL provvede alla valutazione del  danno psicofisico ed alla corresponsione di un indennizzo economico per il lavoratore.  In caso di morte determinata da infortunio o malattia professionale i parenti del deceduto avranno diritto ad una rendita e ad un  Assegno funerario.

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: Maternità, adozione e affidamento

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I diritti e doveri dei dipendenti pubblici disciplinano anche le regole da seguire prima, durante e dopo la gravidanza della dipendente. Le donne non devono essere impiegate al lavoro durante i 2 mesi precedenti la data del parto ed i successivi 3 mesi. La dipendente ha diritto di assentarsi dal lavoro a partire dal mese precedente e nei quattro mesi successivi al parto. Durante il periodo di gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino, le lavoratrici non possono essere licenziate; le stesse norme valgono per  le dipendenti che abbiano adottato o preso in affidamento bambini minori di sei anni.

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: Congedi parentali, familiari e formativi

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Tra i diritti e doveri dei dipendenti pubblici rientrano anche i congedi parentali che, con la Legge 8.03.2000 – n.53,  sono stati estesi anche ai padri lavoratori e valgono per i primi otto anni di vita del bambino. In caso di gravi problemi familiari, i dipendenti pubblici possono assentarsi dal posto di lavoro per un periodo non superiore ai 2 anni. In questo periodo non avranno diritto ad alcuna retribuzione. Rispetto ai congedi formativi,  i dipendenti pubblici che hanno maturato almeno cinque anni di servizio possono chiedere congedi per la formazione senza retribuzione per un periodo che non superi gli 11 mesi.

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: Aspettativa

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Il dipendente pubblico con contratto di lavoro a tempo indeterminato ha diritto, su richiesta, a un periodo di aspettativa per  un periodo massimo di dodici mesi in un triennio. L’Aspettativa può essere richiesta per diversi motivi: problemi personali o familiari, servizio militare, dottorati di ricerca, avvicinamento al coniuge che lavori all’estero etc. Il periodo di aspettativa non è retribuito e non è conteggiato nel calcolo dell’anzianità di servizio.

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Diritti e doveri dei dipendenti pubblici: I diritti sindacali 

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I diritti e doveri dei dipendenti pubblici contemplano anche la possibilità di esercitare attività sindacale e  scioperare; il lavoratore ha diritto ad essere informato e a consultare i sindacati relativamente alle dinamiche aziendali aventi conseguenze sul rapporto di lavoro. Il diritto di sciopero deve essere comunicato all’Ente interessato con un preavviso non inferiore ai dieci giorni e deve essere disciplinato da norme specifiche.

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Roberta Buscherini

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mer, lug 16, 2014  Roberta Buscherini
Dipendente pubblico e libera professione: quando sono compatibili le due posizioni? 4.00/5 (80.00%) 6 Vota Questo Articolo

Una questione che emerge periodicamente in seno a coloro che lavorano nella Pubblica Amministrazione italiana concerne l’eterno rovello afferente la tematica che mette in relazione dipendente pubblico e libera professione: quali sono le attività concernenti la libera professione che si configurano come compatibili con un impiego presso la Pubblica Amministrazione? Infatti, oggi vorrei parlarvi dell’argomento dipendente pubblico e libera professione.

 

dipendente pubblico e libera professione

Fonte: spa.sdsu.edu

Dipendente pubblico e libera professione: il principio di generale incompatibilità

 

La questione galleggia giuridicamente sul Decreto Legislativo n.165 del 2001 (il Testo Unico sul Pubblico Impiego): il punto fondante che si appresta a dirimere e dissipare i dubbi relativi alla questione dipendente pubblico e libera professione giace nel principio generale dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico. Nel testo di legge sono collocati e disciplinati il conferimento e le autorizzazioni degli incarichi retribuiti ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato. Ovviamente l’aspettativa per motivi di famiglia o di studio non fa venire meno il dovere di esclusività che caratterizza il lavoro alle dipendenza della pubblica amministrazione. Sono esclusi da questi stringenti vincoli i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time) con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno. Per questi ultimi esiste la possibilità di svolgere altre eventuali attività lavorative.

 

I requisiti per poter praticare un ulteriore lavoro

 

In pratica al dipendente pubblico è fatto divieto di prestare il proprio lavoro per altri datori di lavoro in quello che si configura come un obbligo di esclusiva nei confronti dell’Amministrazione da cui dipende. Ma esistono eccezioni a questo perentorio principio? Pare di sì. Come già affermato in precedenza coloro i quali sono impiegati presso la Amministrazione Pubblica a tempo parziale con prestazione lavorativa che non oltrepassa la quota del 50% di quella a tempo pieno possono svolgere anche un’altra differente professione. Questi ultimi possono quindi effettuare una attività lavorativa di tipo subordinato oppure, e qui risiede la parte più interessante del discorso, di tipo autonomo, qualora ovviamente non vi sia conflitto di interessi con le funzioni esercitate per conto della Pubblica Amministrazione.
Sempre con riferimento alla annosa questione della connessione tra dipendente pubblico e libera professione va sottolineato l’importante aspetto della temporaneità e dell’occasionalità dell’incarico: in questo senso sono autorizzabili le attività esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, solo nella misura in cui, per aspetti quantitativi e previa mancanza di abitualità, non diano luogo a possibili interferenze con l’impiego presso la PA.

 

Dipendente pubblico e libera professione: l’esempio dell’avvocato

 

Citando un esempio evidente di libera professione (ovvero la professione di avvocato) osserviamo cosa ha statuito la Corte di Cassazione in merito alla vicenda di un dipendente del Ministero dei Trasporti a tempo parziale che era iscritto dal 1997 nell’albo degli avvocati. Dopo l’entrata in vigore della Legge n. 339 del 25 novembre 2003 (che modificava il provvedimento, la Legge 662/1996, che consentiva in precedenza al pubblico dipendente di praticare anche la libera professione) il ricorrente manifestava la sua intenzione di continuare a mantenere il rapporto di pubblico impiego, esercitando nel contempo anche la professione di avvocato. La Suprema Corte, con sentenza del dicembre del 2013 (la numero 27266), ha sancito la legittimità della normativa nazionale che prevede l’impossibilità per i dipendenti pubblici che prestano il loro lavoro a tempo parziale di svolgere contemporaneamente la professione forense. La decisione è stata motivata attraverso uno dei principi che sovrintendono a questa tematica: l’esigenza specifica di interesse pubblico connessa al ruolo che si riveste. L’obiettivo della disciplina è evitare il contrasto che si verrebbe a concretizzare tra interesse privato del dipendente ed interesse della Amministrazione, oltre a garantire l’indipendenza del difensore rispetto ad interessi che contrastino in qualsiasi modo con quelli del cliente.  Insomma, dipendente pubblico e libera professione sono compatibili sono a  precise e determinate condizioni.

 

Fonti: flcgil.it, altalex.com

 

Roberta Buscherini

 

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mer, lug 2, 2014  Marco Brezza
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Chi possiede una occupazione all’interno del pubblico impiego può relazionarsi con altre forme di lavoro di diversa tipologia? Quali ulteriori contratti di lavoro può stipulare? Ma soprattutto può questo soggetto effettuare altre prestazioni lavorative in presenza di un accordo contrattuale di impiego subordinato con la Pubblica Amministrazione? Per fare ciò può essere utile esplorare con attenzione la questione relativa al dipendente pubblico prestazione occasionale.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: è possibile?

Dipendente pubblico prestazione occasionale: ecco 2 cose da sapere

 

In via introduttiva va detto che in Italia vige il principio dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico: il dipendente statale è tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (un principio di rilievo costituzionale) dedicandosi completamente alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza distrarre le proprie energie lavorative verso attività diverse e non inerenti a quelle che hanno che fare con le sue precipue mansioni presso la Pubblica Amministrazione.
Entrando nello specifico della questione inerente al dipendente pubblico prestazione occasionale, bisogna in primo luogo definire che cos’è una prestazione occasionale: questa è una forma di rapporto di lavoro spesso utilizzata da giovani e lavoratori dipendenti che hanno una possibilità di guadagno extra sfruttando le proprie competenze in altri ambiti.

 

Prestazione occasionale: la disciplina normativa

 

Attraverso la prestazione occasionale si ha la possibilità di lavorare in modo indipendente senza aprire partita IVA. Ecco i requisiti normativi che la contraddistinguono: si tratta di una collaborazione non subordinata, quindi il collaboratore occasionale lavora in autonomia (senza dover iscriversi ad esempio ad un albo professionale), non presenta obblighi contributivi verso l’INPS: il contratto può essere utilizzata come forma per qualsiasi tipo di lavoro. Prevede un rapporto di lavoro caratterizzato dalla saltuarietà ed infatti non può superare la durata di 30 giorni di lavoro all’anno, pena la trasformazione automatica in contratto di collaborazione a progetto (e con un guadagno fino ai 5mila euro netti all’anno non vi sono obblighi contributivi). Ciò che più interessa ai fini di questo articolo è che questa tipologia di prestazione lavorativa non può però essere utilizzata da talune categorie di lavoratori: tra queste vi sono i dipendenti pubblici.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: l’eccezione

 

Tra le altre categorie di lavoratori esclusi dalla possibilità di effettuare la prestazione occasionale vi sono gli iscritti agli albi, coloro che appartengono a commissioni e ad organi di amministrazione e coloro che lavorano presso enti sportivi legalmente riconosciuti.
Ecco pertanto chiarita la questione relativa al tema del dipendente pubblico prestazione occasionale. È confermato quindi quel principio direttivo centrale nell’ordinamento italiano che citavamo in apertura. L’obiettivo sotteso a questo assunto è chiaramente legato al tentativo di evitare esiziali conflitti di interessi fra Amministrazione Pubblica e dipendenti statali. Viene certamente da chiedersi se ha ancora senso oggi, nel momento di massima recrudescenza della crisi economica, il perdurare di questo divieto. È comunque evidente che vale la regola per cui il dipendente pubblico che lavora part-time può effettuare delle prestazioni occasionali: a patto però che le stesse non cagionino un pregiudizio al corretto espletamento dei compiti che il dipendente è chiamato a svolgere all’interno dell’Amministrazione: insomma per quanto riguarda la questione dipendente pubblico prestazione occasionale, quest’ultima non deve in alcun modo contrastare con gli obblighi e i doveri istituzionali, o comunque riferibili a settori coincidenti con quelli demandati per legge alla propria amministrazione.

 

Fonte: arealavoro.org

Marco Brezza

 

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mar, lug 1, 2014  Patrizia Caroli
Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? 3 cose da sapere in proposito 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Una domanda che oscilla ormai costante nella testa di coloro che lavorano nel pubblico impiego e sono tentati, viste le difficoltà economiche del periodo (con blocchi degli scatti di anzianità ed altri provvedimenti che non permettono l’adeguamento dello stipendio all’aumento del costo della vita) di svolgere un secondo lavoro. Ma vediamo come si delinea la normativa in materia nel nostro ordinamento.

 

Fonte: osct.com

Fonte: osct.com

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Ecco cosa accade in Italia

 

Spesso vige, da parte delle pubbliche amministrazioni, una sorta di implicito oscurantismo nei confronti degli aspetti normativi che regolano le possibilità che legano il dipendente pubblico e il secondo lavoro. Di solito si tende a non pubblicizzare con troppo entusiasmo la modalità inerente alla possibilità di regolarizzare certe posizioni da parte del dipendente pubblico. Oggi la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione inerente al dipendente pubblico e il secondo lavoro: infatti tra i principi che reggono il nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, bene primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Tale tipologia di interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è quindi tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (tutelata appunto dall’art. 97 della Costituzione della Repubblica) dedicandosi in maniera totale alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie lavorative verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione pubblica.

 

Limiti ed eccezioni

 

Per rispondere alla domanda che apre l’articolo non si può non citare il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 il quale disciplina in maniera puntuale e senza tentennamenti di alcun tipo, il generale divieto per i dipendenti statali di svolgere un secondo lavoro. Insomma, al netto di alcune deroghe previste dalla normativa e dalle leggi in essa espressamente richiamate (part-time, alcune tipologie di collaborazione ad esempio a giornali, riviste, enciclopedie e simili), è tassativamente escluso che i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica con contratto a tempo pieno possano esercitare un secondo lavoro concernente attività professionali libere, anche nel caso in cui non esista un conflitto di interessi “strictu sensu”.

 

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? La cruda realtà

 

Ma nella realtà concreta delle cose, il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? L’attuale stato dell’arte della materia sembrerebbe propendere per una risposta negativa. Tuttavia nella pratica e nella contingenza di un presente condizionato gravemente da una crisi economica che non accenna ad alleggerirsi, il dipendente pubblico spesso si confronta con una seconda occupazione. Quest’ultima si configura senza dubbio al di fuori dei confini normativi posti dalla legge italiana. A questo riguardo c’è un dato che fa molto riflettere: nel corso del 2012 la Guardia di Finanza ha puntato la sua lente di ingrandimento su 879 casi nei quali il dipendente pubblico e il secondo lavoro si vanno a combinare nell’inevitabile categoria del lavoro nero.

 

Fonti: atlasorbis.com

 

Patrizia Caroli

 

 

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lun, giu 30, 2014  Roberta Buscherini
Frazionabilità Ad Ore Di Assenza Malattia Pubblico Impiego: Cosa c’è da sapere? 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Il tema della scansione del lavoro e dei permessi per malattia nella pubblica amministrazione italiana rivestono notevole importanza in un’ottica di complessivo corretto allineamento dell’attività amministrativa. A questo riguardo particolare interesse suscita la tematica della frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego.

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frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego

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Frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego: i contatti collettivi

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È la legge, in combinato disposto con le varie declinazioni dei contratti collettivi nazionali a disciplinare la complessa materia delle assenze per malattia dei lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione del nostro paese. In questo senso va preliminarmente affermato che il periodo massimo di assenza per un dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato è equivalente a 36 mesi di cui 18 con diritto alla conservazione del posto di lavoro e retribuiti (nel range temporale di 3 anni), mentre gli ulteriori 18 mesi non sono soggetti a retribuzione. È qui che entra in gioco una prima accezione del concetto di frazionabilità: a parere dell’ARAN (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) gli ulteriori 18 mesi, non retribuiti, non sono frazionabili. Questo non sta a significare, però, che il lavoratore, qualora la guarigione sia giunta prima del diciottesimo mese, non possa riprendere servizio previo accertamento delle sue condizioni di salute: nell’ipotesi, infatti, in cui il dipendente, dopo aver ripreso servizio, si assenti nuovamente per malattia, si torneranno ad applicare le regole generali.

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L’orientamento applicativo dell’ARAN

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Il tema sopra analizzato conferisce al discorso l’abbrivio per giungere alla vessata questione della frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego. In questa direzione giunge in soccorso un orientamento applicativo emanato sempre dall’ARAN (l’istituto che, come già si poteva intuire precedentemente, rappresenta la controparte pubblica in sede negoziale, gestendo la contrattazione con le rappresentanze sindacali) nel quale si afferma che, utilizzando come parametro disciplinare il contratto collettivo di categoria, non è in alcun modo prevista la possibilità di frazionare ad ore l’assenza per malattia nell’arco della giornata. Perlustrando nelle pieghe del parere ARAN si scova infatti che nell’ambito della disciplina del rapporto di lavoro del personale del Comparto Regioni-Autonomie Locali, i permessi brevi sono quei permessi che possono essere fruiti ad ore nel rispetto dei limiti e delle modalità stabilite nel contratto collettivo nazionale del 1995: tali permessi possono essere utilizzati dal dipendente pubblico anche per sottoporsi a visite specialistiche o ad esami diagnostici. In questo caso, secondo il suddetto parere ARAN del 11 febbraio 2014, parrebbe evidente che, poiché trattasi di permessi ad ore ammessi espressamente dalla disciplina negoziale,  gli stessi non possono in nessun modo essere sovrapposti o ricondotti alla regolamentazione delle assenze per malattia.

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Cenni conclusivi sulla frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego

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La frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego si inserisce pertanto nella complessiva disciplina generale della pubblica amministrazione del nostro paese: la quale si estende dalla definizione del trattamento economico nei primi dieci giorni di malattia fino alle modifiche inerenti ai giorni in surplus. La frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego pertanto deve essere ricondotta necessariamente ad una norma di legge per poter estendere i suoi effetti ed essere utilizzata nella pubblica amministrazione.

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Fonti: fpcgil.it, ilpersonale.it

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Roberta Buscherini

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