Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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gio, lug 14, 2016  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata.
4.42 (88.41%) 69 Vota Questo Articolo

Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2015 e di €3 (tre).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

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lun, mag 16, 2016  Roberta Buscherini
Bonus merito stipendio statali: cambia il salario accessorio?
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La riforma della Pubblica Amministrazione portata avanti dal Governo Renzi negli ultimi 16 mesi sta per giungere a compimento con i primi decreti attuativi in rampa di lancio. Tra le novità più interessanti che riguardano da vicino il Pubblico Impiego è necessario sottolineare le rinnovate procedure che implementeranno una valutazione del personale della Pubblica Amministrazione sulla base del merito e della produttività. Gli stipendi di coloro che sono impiegati presso la PA saranno infatti modulati sulla base di pagelle che valuteranno l’operato di ogni singolo dipendente.

 

Bonus merito stipendio statali

Stipendi statali: le pagelle e il bonus merito

 

Questa valutazione si concretizzerà mediante una struttura molto pratica, andando ad incidere in maniera puntuale sugli stipendi dei dipendenti pubblici stessi. Ecco come dovrebbe strutturarsi tale processo valutativo. Saranno definite delle pagelle: le retribuzioni degli impiegati presso la Pubblica Amministrazione saranno calcolate sulla base del punteggio raggiunto dal singolo lavoratore. Ma come andranno a modificarsi, seguendo tale percorso, gli stipendi di coloro che operano presso la PA italiana? In caso di pagella positiva le retribuzioni cresceranno mediante un bonus, che potrà tuttavia essere concesso solo al 25% dei dipendenti pubblici. In caso di pagella negativa lo stipendio potrebbe subire una decurtazione che potrebbe raggiungere anche il 40% dello stipendio. Una cifra importante, su cui tuttavia deve essere ancora fatta chiarezza. Ciò che è certo è che i tagli andranno a toccare solo quella quota di stipendio definita come “salario accessorio”.

 

Stipendi Pubblica Amministrazione: come cambieranno

 

Strumento fondamentale per aumentare l’efficienza e la produttività nel Pubblico Impiego o mannaia che potrebbe tagliare in maniera talora discriminata lo stipendio di chi è occupato nella PA? La risposta, almeno in prima battuta, non sembra facile. Quello che si sa per ora (analizzando le indiscrezioni fuoriuscite fino ad ora) è che ogni anno un quarto dei dipendenti pubblici dovrà accontentarsi del solo stipendio base senza premi legati alla produttività. Tali premi verranno destinati soltanto al 25% dei dipendenti pubblici considerati più meritevoli secondo le procedure di valutazione.
Si tratta di una misura che potrebbe condurre al compimento uno degli obiettivi custoditi dal Piano industriale della PA presentato ormai 8 anni fa: ovverosia la necessità di “un passaggio dalla cultura del procedimento a quella del provvedimento, in cui parole chiave sono risultato e responsabilità, nonché l’importanza cruciale della risorsa umana, delle sue competenze professionali”. Alla base di di tale riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche viene collocata l’introduzione di “innovativi sistemi di valutazione e gestione del personale ispirati al merito e alla trasparenza, al fine di premiare chi lavora e sanzionare chi, invece, non fa il proprio dovere”.

 

I tagli incideranno sul salario accessorio

 

Ma quale sarà il primo “step” verso l’introduzione di un criterio di valutazione per i dipendenti pubblici? In tale direzione il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sulla “valutazione delle performance” degli uffici pubblici. Sulla base di questo decreto gli uffici per essere giudicati produttivi dovranno dimostrare con i fatti di raggiungere gli obiettivi economici e organizzativi stabiliti dal Governo.
Entro la fine dell’estate, inoltre, il Governo dovrebbe approvare anche le regole che prevedono non solo la valutazione dell’ente, ma anche dei suoi dipendenti e vertici in maniera tale da individuare tra questi i più efficienti. Verranno stilate delle graduatorie interne su andranno a conformarsi i bonus relativi allo stipendio (che andranno ad incidere ovviamente solo sul salario accessorio) e gli scatti di carriera.

 

Fonti: forexinfo.it, laleggepertutti.it

 

Roberta Buscherini

 

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ven, mar 25, 2016  Roberta Buscherini
Doppio lavoro cosa rischio?: tutti i limiti del doppio lavoro
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

Cosa si rischia con un doppio lavoro?; ecco gli ambiti di divieto per il secondo lavoro esercitato dai dipendenti pubblici o statali: il conflitto di interessi, l’abitualità e la professionalità

 

doppio-lavoro-cosa-rischioDoppio lavoro e dipendente pubblico/statale sono  due concetti che se accostati possono creare non poche controversie. La possibilità, per un dipendente pubblico, di organizzare e portare avanti, implementandolo, un secondo lavoro in piena compatibilità con le regole dell’ordinamento italiano si configura certamente come una interessante opportunità. Ma in quale modo è possibile fare ciò?

L’interrogativo in merito alla legittimità del doppio lavoro per il dipendente pubblico reca con sé risposte non immediatamente chiare “Doppio lavoro cosa rischio?”: è infatti questo uno dei maggiori dubbi che attanaglia il dipendente che desidera intraprendere un doppio lavoro (parallelo a quello statale).

 

Insomma, un dipendente pubblico o statale può avere un doppio lavoro?, per esempio presso un privato, come libero professionista o come imprenditore con partita IVA? Ed eventualmente quali sono i limiti che definiscono questa possibilità? “Vige il principio di esclusività” affermano i giudici della Corte dei Conti: avere un secondo lavoro se si è dipendenti pubblici è possibile, ma occorre rispettare il quadro normativo e i regolamenti dei singoli enti per non rischiare con un doppio lavoro. Ma tale affermazione va chiarita facendo un piccolo passo indietro ed analizzando i principi che sorreggono il tema in ambito italiano.

 

Doppio lavoro cosa rischio? Dipendenti dello stato e doppio lavoro: i principi fondamentali

 

Per chiarire il tema è necessario fare riferimento ai testi normativi fondamentali dell’ordinamento nazionale: concentrandosi pertanto sul combinato disposto formato dalla Costituzione e dalla legge italiana, attraverso i quali vengono delineati i margini applicativi della disciplina.

 

In tale direzione assume rilievo il documento redatto dal Dipartimento della Funzione Pubblica ed intitolato “Criteri generali in materia di incarichi vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche”: quest’ultimo delinea gli ambiti di divieto per il doppio lavoro esercitato dai dipendenti pubblici. I criteri indicati in questo documento contribuiscono ad esemplificare una serie di situazioni di incarichi vietati per i pubblici dipendenti tratti dalla normativa vigente, dagli indirizzi generali e dalla prassi applicativa.

 

Le situazioni contemplate non esauriscono i casi di preclusione: rimangono infatti salve eventuali disposizioni normative che stabiliscono ulteriori situazioni di preclusione o fattispecie di attività in deroga al regime di esclusività.

Va detto che la tematica assume discreto rilievo in tempi come questi caratterizzati dalla spending review e dai blocchi (per ora difficili da scalfire) degli scatti di anzianità. In questa direzione svolgere un secondo lavoro in ossequio ed entro i confini tracciati dalla legge può essere una azione corretta per tutti i dipendenti pubblici che necessitino una integrazione dello stipendio. Per chiarire la situazione va in primo luogo affermato che esiste un dovere costituzionalmente tutelato di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è pertanto tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (at. 97 della Costituzione) facendo convergere le proprie energie in maniera univoca verso la prestazione lavorativa al servizio dello Stato.

 

Doppio lavoro cosa rischio? I divieti (punti per punto)

 

 

doppio-lavoro-cosa-si-rischiaSecondo il documento sopra menzionato sono “da considerare vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche a tempo pieno e con percentuale di tempo parziale superiore al 50% (con prestazione lavorativa superiore al 50%) gli incarichi che presentano le caratteristiche della abitualità e professionalità e del conflitto di interessi”.

 

Doppio lavoro cosa rischio? Per quanto concerne invece i dipendenti pubblici con percentuale di tempo parziale pari o inferiore al 50% sono invece vietati gli incarichi che presentano solo le caratteristiche del conflitto di interessi. Esistono poi incarichi vietati a prescindere dal regime di orario tenuto dal dipendente: che interferiscono con l’attività ordinaria svolta dal dipendente pubblico in relazione al tempo, alla durata, all’impegno richiestogli, tenendo presenti gli istituti del rapporto di impiego o di lavoro concretamente fruibili per lo svolgimento dell’attività.

 

Ecco una rassegna minima ma esaustiva degli incarichi assolutamente vietati: – gli incarichi che si svolgono durante l’orario di ufficio o che possono far presumere un impegno o una disponibilità in ragione dell’incarico assunto anche durante l’orario di servizio; – gli incarichi che evidenziano il pericolo di compromissione dell’attività di servizio; – gli incarichi che si svolgono utilizzando mezzi, beni ed attrezzature di proprietà dell’amministrazione; Tutti questi incarichi devono essere egualmente considerati sia nel caso siano retribuiti che effettuati a titolo gratuito.

Doppio lavoro cosa si rischia: Le sanzioni

 

Le sanzioni previste per i dipendenti pubblici con un secondo lavoro non autorizzato, variano in primo luogo in base all’ordinamento interno di ogni singola amministrazione. Il regime disciplinare e il codice di comportamento del dipendente statale può essere talvolta difforme anche in considerazione dello status istituzionale del singolo dipendente in contrapposizione alla tipologia di infrazione commessa.

 

A livello base, l’impiegato che contravvenga ai divieti posti dal vecchio statuto degli impiegati civili viene diffidato dal Ministro o dal direttore generale competente, a cessare dalla situazione di incompatibilità entro 15 giorni. La circostanza che l’impiegato abbia obbedito alla diffida non preclude l’eventuale azione disciplinare che consiste solitamente in una pena spesso pecuniaria.

 

Roberta Buscherini

 

 

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ven, gen 9, 2015  Marco Brezza
Visita fiscale per malattia dipendenti statali: ecco le giustificazioni
2.93 (58.67%) 15 Vota Questo Articolo

La curiosa “epidemia” di massa che ha colpito i vigili del Comune di Roma nella notte di Capodanno ha spalancato polemiche ed interrogativi: 83 % di dipendenti a casa per malattia, donazione sangue o legge 104 proprio durante la notte di San Silvestro.

 

Visita fiscale malattia

Assenze per malattia: lo scandalo di Capodanno

 

Sugli oltre mille agenti che inizialmente avevano dato la disponibilità a lavorare, soltanto 165 erano effettivamente reperibili. All’origine delle assenze si delineano questioni contrattuali, soprattutto la mancata equiparazione alle altre forze dell’ordine. Ma la riflessione coinvolge la Pubblica Amministrazione nel suo complesso: che sia giunto il momento di ripensare alla disciplina che sovrintende al tema delle assenze per malattia nel pubblico impiego? La domanda è legittima. Dal Ministro della PA Madia al premier Renzi, sono diverse le voci che spingono verso una cambiamento della disciplina nel lavoro pubblico.
A tal proposito pare interessante effettuare un rapido approfondimento tematico, affrontando una sintetica esplorazione della disciplina delle giustificazioni utilizzabili nel settore dell’impiego pubblico per le assenze durante le ore visite fiscali per malattia.

 

Visite fiscali: le giustificazioni per le assenze

 

I dipendenti pubblici devono garantire la disponibilità ai fini della visita fiscale per malattia 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (anche i weekend) nelle fasce che vanno al mattino dalle 9 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18: in tali orari i lavoratori statali sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica di malattia.
In linea generale l’assenza durante le fasce di reperibilità inerenti alle visite fiscali per malattia potrebbe essere considerata giustificata in presenza di situazioni, documentate in maniera congrua, che abbiano reso imprescindibile e indifferibile la presenza del lavoratore altrove, al fine di evitare gravi conseguenze per sé o per gli altri membri della famiglia. In tal senso un ampliamento del raggio di possibilità di giustificazione a vantaggio del dipendente ospedaliero è fornito dalla sentenza della Cassazione n. 5718 del 9 marzo 2010: nelle motivazioni della pronuncia dei giudici si afferma che il dipendente assente dal lavoro per malattia, qualora deduca un giustificato motivo per la non reperibilità alla visita fiscale domiciliare di controllo, ha l’onere di provare che la causa del suo allontanamento dall’abitazione durante le previste fasce orarie, pur senza necessariamente integrare una causa di forza maggiore, costituisce, al fine del contemperamento con altri interessi di pari grado, una necessità determinata da situazioni comportanti adempimenti non effettuabili in orari diversi da quelli di reperibilità.

 

Visite fiscali malattia, la legittima giustificazione secondo la Cassazione

 

Le sanzioni per la mancata presenza belle fasce di reperibilità oscillano tra la decurtazione dello stipendio e la sanzione disciplinare vera e propria che viene comminata in alcuni casi. In linea teorica la legge prevederebbe anche il licenziamento in caso di reiterazione continuativa della violazione di tali doveri, ma nell’applicazione reale ciò non accade praticamente mai.
Ma la questione della legittima giustificazione all’assenza alle visite fiscali per malattia si scinde in molteplici rivoli: la casistica normativa e giurisprudenziale inerente alla materia delle giustificazioni da parte del dipendente è quanto mai ampia. Per esempio è legittimo considerare giustificato motivo di assenza non solo lo stato di necessità o di forza maggiore, bensì anche una “seria e valida ragione socialmente apprezzabile”, afferma sempre la Cassazione (6 aprile 2006 n. 8012): l’onere della dimostrazione di questa ragione grava sempre sul lavoratore dipendente.

 

Marco Brezza

 

 

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gio, nov 20, 2014  Marco Brezza
Retribuzione dipendenti statali: come sono le prospettive per il 2015?
3.18 (63.53%) 17 Vota Questo Articolo

Come si configura in questa fine di 2014 la questione della retribuzione dei dipendenti statali? E quali sono le prospettive per il 2015? In primo luogo va citata la circolare n. 3 del 18 marzo (la cui rubrica reca la dicitura “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”.

 

Retribuzione dipendenti statali:

Retribuzione dipendenti statali: il tetto salariale

 

Questa circolare indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico. Questa azione è volta a verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale. Il tetto salariale che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro.
Tra le novità in materia di retribuzioni dei dipendenti statali contenute all’interno della Legge di Stabilità sono confermate le promozioni e gli scatti di stipendio legati all’anzianità di servizio per militari e Forze di Polizia. Rimane tuttavia confermato il blocco di stipendi e contratti per tutti gli altri dipendenti del pubblico impiego, per cui, però, dovrebbe ripartire la dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di aumentare qualora siano previsti scatti automatici o nel casi di promozioni di carriera. Inoltre viene rinviato anche il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2018.

 

Il blocco stipendi permane

 

Nel frattempo, nonostante le proteste e le manifestazioni, il presidente del governo Matteo Renzi ha appena confermato il blocco degli stipendi per ciò che riguarda la Pubblica Amministrazione per tutto il 2015, aprendo alla possibilità di un eventuale sblocco a partire 2016 ma solo se l’Italia uscirà della recessione e le condizioni economiche lo consentiranno. Di primo acchito, contemplando i chiari di luna del periodo e rielaborando le parole del premier, le sensazioni non sono buonissime.
Dall’altro lato il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia spiega: “Stiamo chiudendo le tabelle di equiparazione che serviranno per capire come inquadrare il lavoratore e la retribuzione da corrispondere in base all’inquadramento”. Le tabelle sono in via di progressiva definizione e sono riportate in un decreto già pronto e per cui si aspettano solo le ultime sistemazioni.

 

Prospettive 2015: focus sulle Forze di Polizia

 

Per ciò che concerne il discorso mobilità, il ministro Madia chiarisce che, qualora spostato, “il lavoratore guadagnerà quanto guadagnava” rimanendo confermata la possibilità di spostamento obbligatorio del dipendente nel raggio dei 50 chilometri.
In ultima istanza, tra le altre novità contenute nella bozza della Legge di Stabilità c’è anche la previsione di revisione dell’Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile, che partirà nel mese di aprile 2015. Tramite tale previsione la compagine governativa si propone l’obiettivo concreto di rinnovare l’accordo (risalente al 2009) mediante il quale sono definiti orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

 

Fonte: businessonline.it

 

Marco Brezza

 

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