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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mer, ott 18, 2017  Roberta Buscherini
Pensione Reversibilità INPS – INPS: Diritti, Domande e Calcolo Online
4.4 (88.25%) 63 Vota Questo Articolo

La pensione reversibilità Inpdap INPS è una formula previdenziale, nata negli anni 30 per tutelare i familiari dei dipendenti pubblici senza diritto ad una pensione propria e con un reddito inferiore al limite di povertà. Nello specifico, la pensione reversibilità è l’importo della pensione che ricevono, per diritto, i superstiti di un dipendente pubblico Inpdap, ora Inps, nel momento della sua scomparsa.

Detto in altre parole, i familiari superstiti di un pensionato iscritto presso una delle gestioni inps (quindi anche ex inpdap) hanno diritto a una pensione a fronte della verifica di alcuni requisiti ben definiti.

 

 

Precisiamo infatti che si accede di diritto alla pensione reversibilità Inpdap Inps se il deceduto era titolare di una pensione diretta oppure se sia in corso una liquidazione della stessa.

L’altra condizione nella quale i familiari hanno diritto alla pensione di reversibilità si verifica quando il titolare della pensione ha maturato 15 anni di assicurazione e contribuzione, oppure 5 anni di assicurazione e contribuzione, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente alla data del decesso. In questo caso la pensione alla quale avranno accesso i familiari si chiamerà pensione indiretta.

 

Chi ha diritto alla pensione reversibilità INPDAP – INPS

 

I superstiti che hanno diritto alla pensione reversibilità INPS, gestita ora dall’Inps sono:

-       Il coniuge del dipendente pubblico scomparso. Anche se si tratta di un coniuge separato che abbia diritto agli alimenti o di un coniuge divorziato che non si sia risposato

-       I figli (legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge) sempre che nel momento della scomparsa del dipendente Inpdap siano minorenni, siano a carico del genitori, siano studenti di meno di 26 anni senza un lavoro o siano inabili indipendentemente dell’età.

Se il deceduto non ha né moglie e né figli, il diritto alla pensione passa direttamente ai genitori che, al momento della morte devono però già aver compiuto il 65esimo anno di età e che risultino a carico del lavoratore deceduto.

 

 

In assenza anche dei genitori, il diritto passa ai fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato che al momento del decesso risultino inabili al lavoro, non siano titolari di pensione e siano a carico del lavoratore deceduto.

 

Calcolo Pensione Reversibilità INPDAP – INPS

 

 

 

 

 

Il beneficiario della pensione reversibilità  ha il diritto ad un 60 % della pensione complessiva del dipendente pubblico scomparso; se si tratta di coniuge con un figlio, la percentuale è dell’80 % e dell’100 % nel caso di coniuge con due figli.

Questa formula previdenziale ha una durata vitalizia e viene allegata all’eventuale pensione che il coniuge, o familiare in questione, già percepisce.

La pensione reversibilità Inpdap ha una decorrenza dal mese successivo al decesso del dipendente pubblico o pensionato INPDAP.

Ora è possibile realizzare online una simulazione del calcolo pensione reversibilità, ora Inps. Per effettuare il calcolo, è necessario compilare il modulo con l’importo annuale della pensione già corrisposta al dipendente o pensionato scomparso e il numero di parenti a carico.

 

Domanda Pensione Reversibilità

 

Per ottenere la pensione reversibilità INPS, è necessario compilare il modulo apposito e presentarlo agli Uffici Centrali dell’Inps personalmente oppure tramite Internet, attraverso i servizi online dell’ente.

Alla domanda di pensione reversibilità  è necessario allegare:

-       Certificato di morte del dipendente

-       Certificato di matrimonio

-       Stato di famiglia

-       Dichiarazione di non separazione o divorzio

-       Dichiarazione di non avvenuto nuovo matrimonio

-       Dichiarazione sul diritto alle detrazione d’imposta

-       Dichiarazione dei reddito

-       Modalità di pagamento

 

Scarica il Modulo di Domanda per Pensione Reversibilità: Domanda Pensione Reversibilità

 

Fonte: Inps / Inpdap

 

Roberta Buscherini

 

 

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mar, ott 17, 2017  Valentina
Richiedere Pin INPS
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Quando si parla di PIN si intende quel codice personale che consente di accedere ai servizi telematizzati dell’INPS. La procedura prevista per richiedere pin Inps è esclusivamente telematica, come ormai la maggior parte delle procedure in ambito di pubblica amministrazione che è possibile eseguire comodamente da casa propria. In questa breve guida vedremo come fare passo a passo.

Per ottenerlo bisogna entrare nel sito dell’Inps e seguire dei semplici passi, vediamo ora tutte le schermate del sito del INPS e le indicazioni da seguire:

Per prima cosa accedi al sito del INPS

 

 

 

1) Cliccare sul pulsante “Il PIN online” contraddistinto da un lucchetto, situato nella parte bassa della pagina;

 

Il pin online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2) Cliccare sul pulsante “Accedi al Servizio”

 

 

 

accedi al servizio pin inps

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) Cliccare sul pulsante “Richiedi pin online”

 

 

richiesta pin online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4) Cliccare sul pulsante in blu “Richiedi PIN“;

 

richiedi pin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta entrati nella pagina, bisgona inserire nell’apposito modulo i propri dati anagrafici, il codice fiscale, l’indirizzo di residenza, un numero di telefono. Tutte queste informazioni servono al contact center per due ragioni diverse.

Richiedi il tuo pin

 

 

Nell’immediato perché si utilizzeranno per l’invio del vero e proprio pin. In secondo luogo saranno i recapiti a cui fare riferimento in caso di richiesta assistenza da parte dell’utente.

Per questo motivo è consigliato l’inserimento di almeno due recapiti telefonici diversi e due indirizzi mail, di cui uno in posta certificata; in questo modo sarà possibile sfruttare quell’indirizzo in caso di smarrimento del pin per eseguire la procedura telematica per il ripristino.

 

Una volta inseriti tutti i dati, il sistema elabora il controllo degli stessi e una volta accertata l’esattezza dei dati raccolti, inizia l’invio del vero e proprio pin. Se dalla verifica emerge che i dati inseriti non sono esatti, il contact center provvede a chiamare direttamente l’utente per verificare l’accaduto e fornire immeditata assistenza.

 

 

 

Attivazione Pin INPS

 

 

 

 

Il pin altro non è che un codice segreto che permette l’accesso al portale Inps per l’accesso ad alcuni dati personali e riservati. Si tratta di un codice composto inizialmente da 16 caratteri, dei quali 8 vengono inviati via sms, via mail o tramite posta elettronica, mentre gli ultimi otto vengono recapitati tramite posta ordinaria all’indirizzo di residenza del richiedente.

I 16 caratteri, a fronte del primo utilizzo, diventano 8, dando così vita al vero e proprio codice pin che rimane valido per i successivi accessi.

Precisiamo che per accedere ai servizi Inps, dal 16 marco 2016, non è necessario richiedere pin Inps, ma è sufficiente anche essere in possesso delle credenziali SPID.

 

 

L’inps si rende spesso protagonista negli ultimi anni di campagne di pubblicità del proprio ente, durante le quali provvede all’invio per posta ordinaria di parte del pin ai cittadini. Si tratta in sintesi della prima fase della procedura per richiedere pin inps appena descritta.

 

 

 

Converti Pin INPS

 

 

 

Come abbiamo già scritto richiedere pin Inps è utile perché permette di avere accesso ad alcune informazioni personali, il pin ordinario però non permette l’evasione di pratiche di carattere amministrativo. Le notizie a cui si ha accesso attraverso il pin riguardano la propria posizione previdenziale, ma è possibile anche accedere a tutta una serie di servizi online, con un risparmio di tempo e fila agli sportelli Inps, per buona pace di tutti.

Per poter accedere a prestazioni e benefici è necessario convertire il pin ordinari in quello che viene chiamato pin dispositivo.

 

Come fare per richieder pin inps dispositivo? Bisogna recarsi in una sede Inps e compilare il modulo MV35 – Richiesta assegnazione codice PIN dispositivo per il cittadino. Oppure si può utilizzare la procedura on line. In questo caso tramite il sito, si inserisce il pin ordinario, l’utente poi stampa e firma il modulo di richiesta, scansiona i documenti insieme a un documento di riconoscimento e li carica on line.

Se non si può eseguire la scansione dei documenti firmati, si possono anche consegnare presso il Contact center con posta ordinario, via fax al numero 800 803 164 o brevi manu in una qualunque delle sedi Inps dislocate sul territorio.

 

Una volta che il contact center verifica i documenti ricevuti, in automatico trasforma il pin ordinario in un pin dispositivo, dando di fatto al possibilità all’utente di eseguire procedure e prestazioni direttamente dal sito.

 

 

 

Revoca Pin INPS

 

 

 

Del pin Inps si può anche richiedere la revoca, sempre utilizzando la procedura telematica dal sito internet. Per effettuare la revoca serve il codice fiscale, i dati della tessera sanitaria e un indirizzo email o PEC.

Per chi non è molto pratico con le procedure on line, esiste anche la possibilità di avanzare richiesta di revoca tramite il contact center chiamando il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164164 da rete mobile (a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico).

 

 

Una delle motivazioni principali per la quale si avanza richiesta di revoca del pin Inps è il suo smarrimento. Prima di arrivare all’estrema decisione dei revocarlo per poi chiedere l’emissione di uno nuovo, è possibile anche eseguire la procedura di ripristino.

Per farlo sono necessari il codice fiscale e almeno due dei contatti inseriti al momento della registrazione tra cellulare, email e PEC; quest’ultima richiesta trova giustificazione solamente nella sicurezza del processo e nella tutela dei dati personali.

L’utente riceverà quindi una comunicazione con un link da cliccare; il nuovo pin seguirà la procedura della prima emissione: metà verrà comunicato tramite il numero di cellulare e le ultime 8 cifre invece tramite l’indirizzo pec. Anche dalla semplice procedura di ripristino si capisce l’importanza di tenere sempre aggiornati i propri recapiti personali.

 

 

 

 

 

Fonte: inps / lavoroediritti

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, ott 12, 2017  Valentina
Indennità Temporanea Inail Dipendente Pubblico
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

inail-Il datore di lavoro senza distinzione se pubblico o privato, è obbligato ad assicurare i propri dipendenti contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, compresi i dipendenti che hanno un regime di collaborazione coordinata e continuativa. Questa tendenza si è estesa sempre di più grazie anche alle decisioni giurisprudenziali, che hanno di fatto ampliato questa tutela alla quasi totalità dei lavoratori dipendenti.

 

L’assicurazione viene stipulata tramite l’ente Inail, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro, il quale nasce e garantisce per conto dello stato, il dipendente contro infortuni e malattie professionali.

In altre parole, se un dipendente, nell’esercizio delle proprie funzioni e non solo – anche in caso di evento legato all’imprudenza del lavoratore stesso purché non sfoci in un rischio gratuito – si ferisce, questo è tutelato dall’assicurazione Inail.

 

 

Cosa si intende esattamente per infortunio? Secondo quanto stabilito dall’inail, l’infortunio è un “evento occorso al lavoratore per causa violenta in occasione di lavoro e da cui sia derivata una inabilità temporanea che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni, una inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, la morte”.

 

 

 

Che cos’è l’Indennità Temporanea Inail

 

 

 

 

Dopo questo breve cappello introduttivo, andiamo a vedere insieme in cosa consiste nel concreto l’assicurazione inail in caso di infortunio.

Quando un dipendente subisce un infortunio si parla di indennità temporanea Inail dipendente pubblico. Con questo termine di indica l’importo che l’ente appena citato eroga a partire dal quarto giorno e fino alla fine del periodo di infortunio al posto del datore di lavoro, il quale copre i primi 3 giorni. In questo modo il lavoratore riceve comunque la sua retribuzione, pur non essendo presente sul posto di lavoro.

 

 

L’indennità temporanea inail dipendente pubblico viene erogata per tutti i giorni compresi i festivi e può essere anticipata al dipendente direttamente dal datore di lavoro; inoltre precisiamo che si tratta di un importo che non può essere cumulabile con la malattia, maternità, cassa integrazione guadagni.

Nel caso peggiore di indennità temporanea inail dipendente pubblico, che ha come conseguenza la morte del lavoratore, la liquidazione verrà erogata agli eredi, in relazione al grado di parentela con il defunto.

In termini numerici l’indennità temporanea INAIL, dal quarto fino al novantesimo giorno ha un importo pari al 60% della retribuzione media giornaliera; dal novantunesimo giorno fino alla fine del periodo di infortunio, questa percentuale scende al 75%.

Anche per il datore di lavoro, in capo al quale c’è la liquidazione dei primi 3 giorni di infortunio, la percentuale da erogare non è sempre la stessa. Il giorno dell’accaduto, il datore di lavoro deve erogare il 100% della retribuzione, mentre per i giorni rimanenti solo il 60%, fatta eccezione per eventuali particolarità contrattuali previste nel CCNL di appartenenza.

 

 

 

Quando si parla di indennità temporanea inail pubblico impiego, non si può non affrontare il tema del danno biologico. Fino all’estate del 2000,  in realtà, si parlava di  l’indennità per danno permanente. Oggi invece con danno biologico si intende una lesione di carattere psichico o fisico, sottoposta a valutazione del medico legale. In questo caso, a differenza di quanto avviene per l’indennità temporanea Inail pubblico impiego, l’erogazione della liquidazione non va di pari passo con la retribuzione mensile e si basa invece su due parametri differenti:

 

-          Se la menomazione rientra tra il 6 e il 16% l’erogazione sarà in termini di capitale;

 

 

-          Se la menomazione invece supera il 16% si parla di rendita.

 

 

 

 

I Dipendenti Pubblici Hanno Diritto?

 

 

 

Anche nel caso di infortunio per un dipendente pubblico si parla di indennità temporanea inail e si prevede anche il diritto alla conservazione del posto di lavoro fino a un massimo di 36 mesi sia nel caso di infortunio che anche nel caso di malattia riconosciuta come dipendente da causa di servizio.

 

 

 

Per il periodo di assenza per infortunio, al dipendente pubblico spetta l’intero stipendio comprensivo del trattamento accessorio come determinato nelle tabelle allegate ai contratti collettivi nazionali.

Ciò significa che di fatto, il dipendente pubblico non ha diritto all’indennità temporanea inail, in quanto percepisce l’intera retribuzione.

 

 

 

Cosa accade se, passati i 36 mesi per la conservazione del posto di lavoro, il dipendente non sia più idoneo per lo svolgimento della sua mansione, ma sia comunque idoneo per essere reintegrato nell’ambito lavorativo? In questo caso l‘amministrazione pubblica, compatibilmente con la sua struttura interna, può inserirlo in altri contesti, purché con mansioni equivalenti, quindi o nell’ambito della stessa qualifica oppure, con il consenso dell’interessato, anche in mansioni di profilo professionale inferiore.

In questo ultimo caso, il lavoratore percepirà la retribuzione prevista per la nuova qualifica senza alcun adeguamento rispetto a quanto percepito in precedenza.

 

 

 

Esiste poi un obbligo in capo al datore di lavoro di garantire la conservazione del posto per quei lavoratori che al momento dell’assunzione non posseggono alcun tipo di disabilità, ma che l’abbiano acquisita per infortunio o malattia professionale.

 

 

 

 

 

 

Fonte: fpcgil / laleggepertutti

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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gio, ott 12, 2017  Roberta Buscherini
Aspettativa Dipendenti Pubblici. Diritti dei lavoratori
2.8 (56.41%) 39 Vota Questo Articolo

Aspettativa Dipendenti pubblici. Si tratta della possibilità che hanno i dipendenti statali di assentarsi dal lavoro, in casi precisi e per periodi di tempo più o meno lunghi. Una sorta di anno sabbatico dei dipendenti pubblici insomma.

 

aspettativa-dipendenti-pubbliciL’aspettativa prevede il congelamento del rapporto di lavoro, in questo modo anche la retribuzione viene sospesa. Questa opportunità è prevista e regolamentata dal contratto collettivo nazionale, il quale prevede diverse tipologie di aspettativa, in base alle motivazioni o alle necessità per cui viene richiesta. ma quali sono i principali motivi che spingono un dipendente pubblico a chiedere un periodo di aspettativa dal proprio lavoro? Vediamo insieme i casi più frequenti.

 

 

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Motivi Familiari

 

 

 

 

 

I dipendenti pubblici, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, hanno il diritto ad accedere all’aspettativa per motivi personali o di famiglia. Durante il periodo di aspettativa non è prevista nessuna retribuzione e questi mesi non vengono calcolati per l’anzianità di servizio.

Va precisato che l’amministrazione si riserva di accordare la sospensione del periodo di aspettativa, nel caso questa sia compatibile con l’organizzazione e le esigenze di servizio. La richiesta deve essere quindi accompagnata da giustificazioni “meritevoli di apprezzamento e tutela secondo il comune consenso, in quanto attinenti al benessere, allo sviluppo ed al progresso del dipendente, come singolo o come membro di una famiglia”. La gravità della giustificazione dunque non è un parametro rilevante ai fini della richiesta di aspettativa per motivi familiari, e soprattutto non vincola il datore di lavoro all’obbligo di concederla, se questa va a incidere sull’operatività dell’amministrazione.

In altre parole, se il datore di lavoro ritiene che l’assenza prolungata del dipendente potrebbe avere ripercussioni sull’efficienza dei servizi, può negare l’aspettativa.

 

 

Altro diritto del datore di lavoro è quello di poter richiamare il dipendente pubblico in aspettativa, qualora le ragioni per le quali è stata concessa non siano più valide. Allo stesso modo, anche il dipendente può riprendere volontariamente il lavoro, senza attendere la scadenza dell’aspettativa richiesta.

Il mancato rientro in servizio comporta per il dipendente pubblico la risoluzione del rapporto di lavoro.

 

 

Se si tratta di aspettativa dipendenti pubblici per assistenza a figli minori di 6 anni, il periodo di aspettativa (fino a 170 giorni) è utile, ai fini della pensione, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lett. a) della legge 335/95.

Nel caso di dipendenti statali o parastatali, il periodo massimo di aspettativa dipendenti pubblici per motivi personali è di 12 mesi nell’arco di tre anni. Se invece parliamo di dipendenti di enti locali, il periodo massimo è di 12 mesi in un triennio da utilizzare al massimo in due momenti.

 

 

I dipendenti pubblici non possono sfruttare due periodi di aspettativa, anche per motivi diversi, in modo continuativo ma devono aspettare almeno:

-          4 mesi se dipendenti statali e parastatali

-          6 mesi se dipendenti comunali

La normativa vigente vieta la possibilità di usufruire, in modo contemporaneo, di periodi di aspettativa per motivi di famiglia, per la cooperazione in paesi in via di sviluppo, per i corsi di dottorato e per quelle estere.

Tra una richiesta di aspettativa e l’altra deve trascorrere un periodo di tempo di almeno 6 mesi, nei quali il dipendente deve aver svolto servizio attivo in modo continuativo.

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Vincitori di Concorso

 

 

 

 

I dipendenti pubblici hanno il diritto a varie tipologie di aspettativa per vincere un concorso in amministrazioni, enti o aziende, diverse dalla propria sede di lavoro. Si tratta di assenze per sostenere il periodo di prova nel nuovo lavoro.

L’aspettativa per vincitori di concorso prevede un periodo massimo di 6 mesi.

In questo tipo di aspettative ci sono alcune eccezioni. Infatti, alcuni contratti prevedono che i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato che abbiano vinto un concorso possano accedere ad un’aspettativa per tutta la durata del contratto di lavoro a termine.

 

 

 

Aspettativa per corsi di dottorato

 

 

 

 

Coloro che vengono ammessi a corsi di dottorato possono richiedere un’aspettativa dipendenti pubblici per motivi di studio, senza retribuzione, per l’intera durata del corso. Questo periodo è utile ai fini dell’anzianità di servizio e ai fini pensionistici.

Questa possibilità vale non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per quelli privati, che abbiano maturato 5 anni di servizio continuativi presso la medesima azienda o ente.

 

 

 

Aspettativa per Avviare un’attività

 

 

 

 

 

La legge prevede la possibilità, per dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, di assentarsi dal lavoro, senza retribuzioni e per un massimo di 12 mesi, per avviare un’attività imprenditoriale. Questo periodo non è utile per l’anzianità di servizio.

L’aspettativa per avviare un’attività non è un diritto, ma è la propria amministrazione a decidere se accettare le richieste oppure no. In caso di diniego però, deve motivare la decisione.

L’assenza massima che può essere richiesta in questo caso è di 12 mesi nell’intera vita lavorativa. Questo tipo di aspettativa è frazionabile e supera i limiti previsti per i pubblici dipendenti allo svolgimento di una seconda attività, poiché il dipendente rinuncia al suo stipendio per l’intero periodo.

 

 

 

Aspettativa per coniuge o convivente all’estero

 

 

I dipendenti pubblici con un coniuge che lavora all’estero possono chiedere un’aspettativa non retribuita per una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento dal datore di lavoro per imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con preavviso di almeno quindici giorni.

Questa è una possibilità prevista solo per i dipendenti pubblici ed è vincolata all’impossibilità dell’amministrazione di trasferire il proprio dipendente nella stessa località di residenza del coniuge.

 

 

 

Aspettativa per cooperazione o attività solidarie

 

 

 

La legge prevede periodi superiori a 4 mesi  e inferiori a 4 anni per  progetti di  Cooperazione allo sviluppi; durante questo periodo di aspettativa, i dipendenti pubblici percepiscono gli assegni fissi e continuativi, ad eccezione delle quote di aggiunta di famiglia, della indennità integrativa speciale, delle indennità inerenti a specifiche funzioni ed incarichi ovvero connesse a determinate condizioni ambientali, e comunque degli emolumenti legati all’effettiva prestazione del servizio in Italia.

Anche questa possibilità non riguarda in via esclusiva i dipendenti pubblici, ma può essere estesa anche ai privati.

I dipendenti volontari possono richiedere:

– fino a 30 giorni di assenza di seguito per un totale massimo di 90 giorni all’anno, da investire in attività di soccorso e assistenza in catastrofi e calamità; il limite dei 90 giorni può essere aumentato fino a 180, qualora venga dichiarato uno stato di emergenza nazionale;

– fino a un massimo di 10 giorni di seguito e 30 giorni all’anno, per le attività formative, di pianificazione e di simulazione delle emergenze.

 

 

 

Aspettative per Dipendenti con condizioni psicofisiche particolari

 

 

 

E’ una tipologia di aspettativa riservata a dipendenti con problemi di droghe, alcol cronico o debilitazioni. Inoltre, i dipendenti pubblici con familiari, entro il terzo grado ovvero conviventi stabili, che hanno iniziato il progetto di riabilitazione, hanno diritto ad un’aspettativa non retribuita (per motivi di famiglia) per tutta la durata del progetto. Il rientro in servizio deve avvenire entro 15 giorni dalla conclusione del progetto.

 

 

 

 

 

Fonti: FpcGil / Diritti Sindacali / mobilitapubblicoimpiego

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, ott 11, 2017  Valentina
Dimissione dipendente pubblico e TFR
5 (100%) 3 Vota Questo Articolo

dimissioni-dipendenti-pubblici-tfrUn aspetto accomuna tutti i posti di lavoro, sia nel settore privato che in quello pubblico. È la possibilità di porre fine al rapporto di lavoro per precisa scelta del dipendente o del datore di lavoro, previa comunicazione del preavviso all’altro attore.

 

Questa possibilità è stata regolamentata e prevista nella Legge 28 giugno 2012, n. 92, conosciuta come Riforma del mercato del lavoro. Con l’entrata in vigore del famoso Job’s Act, effettivo dal 12 marzo 2016, è stato sancito che sia le dimissioni che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vanno effettuate “esclusivamente con modalità telematiche”, compilando i moduli che si trovano sul sito www.lavoro.gov.it del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

 

Il TFR trattamento di fine rapporto dipendenti pubblici è un’indennità che spetta ai lavoratori della pubblica amministrazione assunti dal 31 maggio 2000 se dipendenti a tempo determinato e a partire dal 31 dicembre 2000 per quelli a tempo indeterminato.

 

Come si calcola l’importo del TFS?

 

Come pubblicato sul sito INPS la somma finale prevista in caso di erogazione del TFR è determinata in base dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio o frazione di anno. Se l’anno non è completo, l’importo viene ridotto in proporzione, tenendo presente che si considera mese intero la frazione uguale o superiori ai 15 giorni.

 

 

La tempistica di preavviso varia in base alla tipologia di contratto in caso di dimissione dipendente pubblico e tfr. Chiaramente anche l’anzianità di servizio ha un suo peso e viene però intesa come prestazione di servizio presso il medesimo datore di lavoro in modo continuativo, Cosa succede se il preavviso non viene rispettato? Se a sbagliare è il datore di lavoro, lo stesso dovrà corrispondere al dipendente un’indennità pari ai giorni di preavviso non comunicati. Se è invece il dipendente a non aver rispettati i termini del preavviso previsti dal contratto l’importo che gli sarebbe spettato in tale periodo verrà trattenuto dalla sua liquidazione.

 

 

 

 

Dimissione del dipendente pubblico e TFR. Tempi di erogazione

 

 

 

 

Il preavviso, come abbiamo visto, è certamente uno dei perni che definiscono il rapporto tra dimissione dipendente pubblico e tfr. L’altro perno fondamentali in questo contestato è il trattamento di fine rapporto, il TFR. Dimissioni dipendente pubblico e TFR sono temi delicati, in quanto, a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro e dalla sua natura, il dipendente ha sempre diritto a una liquidazione.

 

 

I tipi di indennità previsti per i dipendenti pubblici sono trattamento di fine rapporto, TFR e trattamento di fine servizio, TFS e vengono sempre riconosciuti, a prescindere dalla natura della cessazione del rapporto di lavoro.  Quello che cambia nella sostanza è la tempistica di liquidazione, la quale va invece di pari passo con la tipologia del contratto di lavoro.

 

 

In generale possiamo dire che il TFR viene liquidato in un arco di tempo che va dai 105 giorni ai 24 mesi e ha un importo che è pari al 6,91% dell’imponibile annuo. A tale importo però, fatta eccezione per quello relativo all’anno in corso, va applicata la rivalutazione Istat, quindi viene applicato un tasso pari all’1,5% e una variabile pari al 75% dell’aumento rispetto al mese di dicembre precedente, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertato dall’ISTAT.

 

Vale la pena sottolineare che per la categoria degli insegnanti, la data di cessazione del servizio è sempre il 31 agosto a prescindere dalla data di inoltro della domanda.

 

 

La circolare INPS n. 154 del 17 settembre 2017 detta le modalità di erogazione in tema di dimissioni dipendente pubblico e TFR, nel caso si sia raggiunto il requisito della pensione, fino al 31 dicembre 2017:

 

• Unica soluzione se il TFR non supera i 50.000 euro.

 

• 2 rate annuali se m’importo è tra i 50.000 e i 100 mila euro.

 

• 3 rate annuali, di cui le prime due da 50 mila euro, se il TFR totale supera i 100.000 euro. Tra l’erogazione della prima e della seconda rata passano 6 mesi. La terza rata sarà pari all’importo residuo.

 

 

I casi di dimissione dipendente pubblico e TFR prevedono la liquidazione dell’importo tramite accredito bancario o postale o con altre modalità di pagamento, purché di carattere elettronico.

Per coloro che volessero calcolare in caso di dimissione dipendente pubblico e TFR, l’importo della loro ipotetica liquidazione, devono fare riferimento all’art. 2120 del codice civile, il quale identifica come variabili utili ai fini del calcolo del TFR stipendio tabellare, indennità integrativa speciale, retribuzione individuale di anzianità, altri emolumenti e voci previsti dalla contrattazione di comparto.

 

 

 

 

TFS Dipendenti Pubblici Pagamento

 

 

 

Il TFS si distingue dal trf per la sua natura. Mentre il TFR ha natura contributiva, il TFS, come sancito dal D.P.R. 29 dicembre 1973, n.1032 ha anche una natura previdenziale, oltre che contributiva.

Il TFS spetta, a prescindere dalla natura della fine del rapporto di lavoro, a tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione con contratto a tempo indeterminato al 31 dicembre 2000 e coloro sono risultati inquadrati sempre con contratto a tempo indeterminato per almeno un anno se hanno versato contributi al fondo di previdenza INPDAP, ente ora defunto.

 

A differenza del TFR, il TFS può essere liquidato anche dopo due anni dal pensionamento del dipendente, come sancito dall’ultima normativa emanata di recente sul tema.

Più nel dettaglio, i tempi di pagamento del TFS possono esser scaglionati così:

 

-  105 giorni, in caso di cessazione dal servizio per decesso o sopravvenuta inabilità del dipendente;

 

-  12 mesi, in caso di conseguimento dei seguenti trattamenti

 

- 24 mesi, in caso di dimissioni volontarie senza diritto a pensione, o di dimissioni volontarie per raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. Dopo il 2017, il termine di 24 mesi sarà valido per tutti i casi di raggiungimento della pensione anticipata con penalizzazioni, anche se il lavoratore non presenterà dimissioni volontarie

 

 

 

L’importo da corrispondere varia sulla base dell’ultimo stipendio percepito; è infatti pare a un dodicesimo dell’80% della retribuzione annuale lorda alla cessazione dal servizio, compresa la tredicesima, moltiplicata per il numero di anni utili, dove per anni utili si includono anche i periodi riscattati ai fini del servizio, come quelli del percorso accademico di laurea.

 

 

L’erogazione dl TFS può avvenire in diversi modi. Il datore di lavoro può decidere di liquidare in un’unica soluzione se l’importo non supera, al lordo della tassazione, i 90 mila euro. Se l’importo invece non supera i 150 mila euro, verrà erogata una prima rata di 90 mila e una seconda rata del rimanente. Se invece il TFS ha un totale che va oltre i 150 mila euro, le rate diventano 3, la prima di 90, la seconda di 60 e la terza del rimanente importo.

 

 

In generale, la liquidazione non ha alcuna necessità di essere richiesta, ma viene erogata d’ufficio al termine del contratto di lavoro, sia esso per pensionamento, sia esso per dimissioni. Quindi il dipendente non deve presentare alcuna domanda, ma deve solamente firmare la dichiarazione quadro G modello Tfr1 INPS compilato a cura dell’ente o amministrazione di appartenenza.

 

 

 

 

 

Fonte: inps / laleggepertutti

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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