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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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ven, gen 9, 2015  Marco Brezza
Visita fiscale per malattia dipendenti statali: ecco le giustificazioni 2.17/5 (43.33%) 6 Vota Questo Articolo

La curiosa “epidemia” di massa che ha colpito i vigili del Comune di Roma nella notte di Capodanno ha spalancato polemiche ed interrogativi: 83 % di dipendenti a casa per malattia, donazione sangue o legge 104 proprio durante la notte di San Silvestro.

 

Visita fiscale malattia

Assenze per malattia: lo scandalo di Capodanno

 

Sugli oltre mille agenti che inizialmente avevano dato la disponibilità a lavorare, soltanto 165 erano effettivamente reperibili. All’origine delle assenze si delineano questioni contrattuali, soprattutto la mancata equiparazione alle altre forze dell’ordine. Ma la riflessione coinvolge la Pubblica Amministrazione nel suo complesso: che sia giunto il momento di ripensare alla disciplina che sovrintende al tema delle assenze per malattia nel pubblico impiego? La domanda è legittima. Dal Ministro della PA Madia al premier Renzi, sono diverse le voci che spingono verso una cambiamento della disciplina nel lavoro pubblico.
A tal proposito pare interessante effettuare un rapido approfondimento tematico, affrontando una sintetica esplorazione della disciplina delle giustificazioni utilizzabili nel settore dell’impiego pubblico per le assenze durante le ore visite fiscali per malattia.

 

Visite fiscali: le giustificazioni per le assenze

 

I dipendenti pubblici devono garantire la disponibilità ai fini della visita fiscale per malattia 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (anche i weekend) nelle fasce che vanno al mattino dalle 9 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18: in tali orari i lavoratori statali sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica di malattia.
In linea generale l’assenza durante le fasce di reperibilità inerenti alle visite fiscali per malattia potrebbe essere considerata giustificata in presenza di situazioni, documentate in maniera congrua, che abbiano reso imprescindibile e indifferibile la presenza del lavoratore altrove, al fine di evitare gravi conseguenze per sé o per gli altri membri della famiglia. In tal senso un ampliamento del raggio di possibilità di giustificazione a vantaggio del dipendente ospedaliero è fornito dalla sentenza della Cassazione n. 5718 del 9 marzo 2010: nelle motivazioni della pronuncia dei giudici si afferma che il dipendente assente dal lavoro per malattia, qualora deduca un giustificato motivo per la non reperibilità alla visita fiscale domiciliare di controllo, ha l’onere di provare che la causa del suo allontanamento dall’abitazione durante le previste fasce orarie, pur senza necessariamente integrare una causa di forza maggiore, costituisce, al fine del contemperamento con altri interessi di pari grado, una necessità determinata da situazioni comportanti adempimenti non effettuabili in orari diversi da quelli di reperibilità.

 

Visite fiscali malattia, la legittima giustificazione secondo la Cassazione

 

Le sanzioni per la mancata presenza belle fasce di reperibilità oscillano tra la decurtazione dello stipendio e la sanzione disciplinare vera e propria che viene comminata in alcuni casi. In linea teorica la legge prevederebbe anche il licenziamento in caso di reiterazione continuativa della violazione di tali doveri, ma nell’applicazione reale ciò non accade praticamente mai.
Ma la questione della legittima giustificazione all’assenza alle visite fiscali per malattia si scinde in molteplici rivoli: la casistica normativa e giurisprudenziale inerente alla materia delle giustificazioni da parte del dipendente è quanto mai ampia. Per esempio è legittimo considerare giustificato motivo di assenza non solo lo stato di necessità o di forza maggiore, bensì anche una “seria e valida ragione socialmente apprezzabile”, afferma sempre la Cassazione (6 aprile 2006 n. 8012): l’onere della dimostrazione di questa ragione grava sempre sul lavoratore dipendente.

 

Marco Brezza

 

 

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gio, nov 20, 2014  Marco Brezza
Retribuzione dipendenti statali: come sono le prospettive per il 2015? 3.23/5 (64.62%) 13 Vota Questo Articolo

Come si configura in questa fine di 2014 la questione della retribuzione dei dipendenti statali? E quali sono le prospettive per il 2015? In primo luogo va citata la circolare n. 3 del 18 marzo (la cui rubrica reca la dicitura “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”.

 

Retribuzione dipendenti statali:

Retribuzione dipendenti statali: il tetto salariale

 

Questa circolare indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico. Questa azione è volta a verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale. Il tetto salariale che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro.
Tra le novità in materia di retribuzioni dei dipendenti statali contenute all’interno della Legge di Stabilità sono confermate le promozioni e gli scatti di stipendio legati all’anzianità di servizio per militari e Forze di Polizia. Rimane tuttavia confermato il blocco di stipendi e contratti per tutti gli altri dipendenti del pubblico impiego, per cui, però, dovrebbe ripartire la dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di aumentare qualora siano previsti scatti automatici o nel casi di promozioni di carriera. Inoltre viene rinviato anche il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2018.

 

Il blocco stipendi permane

 

Nel frattempo, nonostante le proteste e le manifestazioni, il presidente del governo Matteo Renzi ha appena confermato il blocco degli stipendi per ciò che riguarda la Pubblica Amministrazione per tutto il 2015, aprendo alla possibilità di un eventuale sblocco a partire 2016 ma solo se l’Italia uscirà della recessione e le condizioni economiche lo consentiranno. Di primo acchito, contemplando i chiari di luna del periodo e rielaborando le parole del premier, le sensazioni non sono buonissime.
Dall’altro lato il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia spiega: “Stiamo chiudendo le tabelle di equiparazione che serviranno per capire come inquadrare il lavoratore e la retribuzione da corrispondere in base all’inquadramento”. Le tabelle sono in via di progressiva definizione e sono riportate in un decreto già pronto e per cui si aspettano solo le ultime sistemazioni.

 

Prospettive 2015: focus sulle Forze di Polizia

 

Per ciò che concerne il discorso mobilità, il ministro Madia chiarisce che, qualora spostato, “il lavoratore guadagnerà quanto guadagnava” rimanendo confermata la possibilità di spostamento obbligatorio del dipendente nel raggio dei 50 chilometri.
In ultima istanza, tra le altre novità contenute nella bozza della Legge di Stabilità c’è anche la previsione di revisione dell’Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile, che partirà nel mese di aprile 2015. Tramite tale previsione la compagine governativa si propone l’obiettivo concreto di rinnovare l’accordo (risalente al 2009) mediante il quale sono definiti orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

 

Fonte: businessonline.it

 

Marco Brezza

 

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gio, ago 14, 2014  Roberta Buscherini
Province, il 2014 è l’anno dell’addio: ecco tutte le insidie che emergono 2.57/5 (51.43%) 7 Vota Questo Articolo

Le province scompaiono? La risposta è meno semplice di quello che si può pensare. Un “sì” esclamato a pieni polmoni sembra un’opzione troppo ottimista (o pessimista, a seconda dei punti di vista) un “no” farebbe pensare ad un disfattismo di base che non sembra essere il contegno giusto da tenere in questi giorni di lavoro del Governo Renzi.

 

Fonte: vanityfair.it

Fonte: vanityfair.it

Riordino province: ecco come avviene la transizione

 

La legge 56 è entrata in vigore prima delle vacanze di Pasqua: è proprio attraverso questo provvedimento che si potrà effettuare quella procedura di riordino delle amministrazioni provinciali, con la trasformazione di 10 di esse nella nuova circoscrizione delle città metropolitane (Bari, Bologna, Firenze, Milano, Genova, Torino, Napoli, Roma, Reggio Calabria, Venezia) e con la transizione delle restanti 97 in enti territoriali di area vasta, con al vertice un presidente ed un consiglio designati tra sindaci e consiglieri comunali dei comuni che fanno parte dell’attuale scansione delle singole province.

 

Anatomia di un cambiamento

 

Spariscono le province così come le conoscevamo, i consigli provinciali si trasformano, ma non vengono certamente meno i debiti, i dipendenti degli enti stessi e le società partecipare collegate. Le stime del Sole24Ore parlano di 10 miliardi di debiti in capo alle vecchie istituzioni provinciali: questa cifra dovrà ora essere spalmata sui restanti enti locali già alle prese con la riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato e con i vincoli del Patto di stabilità.
Si prospetta pertanto una situazione di non facile gestione per la compagine governativa dal momento che i Comuni in difficoltà finanziarie sono tanti, (lo testimonia il fatto che un centinaio  di municipi hanno già presentato un piano di riequilibrio finanziario alla Corte dei Conti). Il tutto va considerato tenendo anche conto che le istituzioni provinciali in procinto di essere “sepolte”  possiedono partecipazioni dirette in ben 850 aziende che impiegano circa 57mila persone, senza dimenticare tutti i dipendenti pubblici provinciali da ricollocare nella Amministrazione pubblica.

 

Gioco di prestigio o cambiamento epocale?

 

Comunque il Governo ha impartito il fischio d’inizio ad un processo che in un modo o nell’altro dovrà essere condotto innanzi, tenendo conto di tutte le conseguenze che potranno concretizzarsi: entro la fine del 2014 la nuova scansione organizzativa dell’apparato delle province dovrà essere completamente attivata, almeno in quei 64 enti i cui consigli saranno “scaduti” per fine dei mandati (le elezioni che avrebbero dovuto nominare 45 nuovi consigli provinciali in maggio, come si sa, sono state neutralizzate dal nuovo Governo con un provvedimento di legge).  Le competenze lasciate ai rinnovati enti provinciali saranno ambiente, trasporti, scuola e pari opportunità.
Il Governo sta lavorando sodo cercando di ragionare sul difficile compito dell’individuazione di beni strumentali e finanziari optando per la specificazione  per cui “l’ente che subentra nella funzione” – spiega al comma 96 dell’articolo unico della legge 56 – “succede anche nei rapporti attivi e passivi in corso, compreso il contenzioso”. Semplice travaso di funzioni ed oneri economici o efficace riorganizzazione che tenderà (si suppone nel tempo) a neutralizzare una tipologia di enti idonei forse solo a creare sovrapposizioni di competenze e “doppioni” amministrativi? La risposta per ora non è data, le critiche piovono pesanti su quello che molti definiscono solo un gioco di prestigio di Matteo Renzi per rafforzare la campagna elettorale in vista delle europee. Rimane comunque sul tavolo il tema relativo al ricollocamento di parte del personale dipendente pubblico impiegato in tali enti.

 

Fonte: IlSole24ore

 

Roberta Buscherini

 

 

 

 

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ven, giu 13, 2014  Roberta Buscherini
Riforma Delle Pensioni Comparto Scuola: Ecco cosa cambia nel 2014 2.89/5 (57.78%) 9 Vota Questo Articolo

Le difficoltà dell’attuale momento congiunturale nel nostro paese rendono la riforma delle pensioni comparto scuola un tema di eminente rilevanza: e contemporaneamente una materia da manovrare con i guanti, dal momento che trovare la “quadra” del sistema appare un compito molto arduo.

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riforma delle pensioni comparto scuola

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Riforma delle pensioni comparto scuola: il Governo Renzi cosa fa?

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C’è sicuramente grande attesa per le azioni che l’attuale Governo Renzi cercherà di implementare per il sistema pensioni

del comparto scolastico: intanto le novità non paiono giungere per le pensioni inerenti ai cosiddetti “Quota 96”. Le “news” governative si occupano per ora dell’importanza della scuola, del piano per l’edilizia scolastica e del via a tagli Irpef importanti per buste paga anche per gli insegnanti (a patto di percepire meno di 1500 euro al mese): ma per ciò che inerisce alle pensioni dei “Quota 96” ed al ringiovanimento del corpo docente italiano, le novità ancora devono giungere. La riforma delle pensioni comparto scuola è ancora lungi dall’essere completata.

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I requisiti per raggiungere la pensione docenti

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Intanto pare doveroso dare un’occhiata ai requisiti contributivi e di anzianità per raggiungere la pensione a partire dal settembre 2014. Per chi li ha raggiunti entro il 31 dicembre 2011 i requisiti per la pensione di anzianità sono: età non inferiore a 60 anni con almeno 36 anni di contributi, oppure 61 anni e 35 di anzianità contributiva, o infine almeno 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età. Al fine di raggiungere la famigerata “Quota 96” è possibile aggiungere diverse frazioni tra anzianità contributiva ed età anagrafica.

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Per ciò che riguarda la pensione di vecchiaia è necessario per gli uomini avere un’età anagrafica di 65 anni e le donne almeno 61 con un’anzianità contributiva di almeno 20 anni (oppure aver conseguito un’anzianità contributiva di almeno 40 anni).

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Riforma delle pensioni comparto scuola, si torna ai requisiti pre-Fornero?

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Gettando un’occhiata alla riforma delle pensioni comparto scuola, ci si accorge che i requisiti cambiano al passaggio della Riforma Fornero: in questo caso la pensione di vecchiaia si configura con il compimento dei 66 anni e 3 mesi entro l’agosto 2012. In tal caso il collocamento avviene d’ufficio, mentre va fatta la richiesta qualora si concretizzi la maturazione di almeno 20 anni di contribuzione. La pensione anticipata sviluppa invece i suoi effetti per gli uomini con 42 anni e 6 mesi di contribuzione alla fine del 2014 e per le donne con almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione alla medesima data.

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Intanto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sta lavorando alacremente insieme al Ministro del Lavoro Giuliano Paoletti ed al responsabile del dicastero economico Pier Paolo Padoan al fine di rintracciare la soluzione più corretta ed efficiente per risolvere l’annosa questione ed implementare definitivamente una riforma delle pensioni comparto scuola: si profilano importanti modifiche in un percorso che dovrà attraversare anche la temuta Commissione Bilancio del Governo. Intanto la bozza del disegno di legge Ghizzoni-Marzana è in procinto di essere completata: parrebbe prospettarsi per la scuola la reintroduzione dei requisiti pensionistici esistenti prima della approvazione della riforma Fornero.

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Fonti: Blasting news, pensioniblog.it

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Roberta Buscherini

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lun, giu 2, 2014  Roberta Buscherini
Mobilità Scuola 2014, E’ Giunto Il Momento Di Effettuare Le Richieste 2.00/5 (40.00%) 4 Vota Questo Articolo

È un momento di grande movimento quello che si inaugura in questo crepuscolo d’inverno nella scuola pubblica italiana: ci si trova infatti in pieno periodo di mobilità scuola 2014. Proprio pochi giorni fa è stata pubblicata infatti l’Ordinanza Ministeriale, la nota di accompagnamento e tutto il materiale utile per usufruire ed adempiere alla possibilità della mobilità per personale docente e Ata. Un cospicuo numero di professori e membri del personale ATA sono già in fibrillazione nell’attesa di adempiere a tutti gli obblighi procedurali per effettuare eventuali passaggi di ruolo (trasferimenti da un grado di scuola ad uno differente) o passaggi di cattedra (ovvero la transizione dall’insegnamento in una classe di concorso ad un’altra). Vediamo quali sono i principali adempimenti al fine di effettuare correttamente la procedura.

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mobilità scuola 2014Mobilità scuola 2014: le istanze on line

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Anche per quel che riguarda l’anno scolastico in corso il cosiddetto inoltro delle domande di mobilità scuola 2014 da parte dei docenti per e all’interno dell’ambito della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria (di primo e secondo grado) e da parte del personale ATA impiegato, avverrà solo ed esclusivamente attraverso l’accesso a rete informatica: utilizzando pertanto il sistema POLIS, ovvero la Presentazione On Line Istanze. La presentazione delle suddette domande va fatta obbligatoriamente attraverso l’agile strumento del web, utilizzando appunto l’applicazione del MIUR. I termini per la presentazione delle domande sono circoscritti dalle seguenti date: per ciò che riguarda il personale docente ed educativo il periodo per effettuare la richiesta va dal 28 febbraio al 29 marzo 2014; mentre per ciò che inerisce al personale ATA la domanda va fatta dall’11 marzo al 9 aprile 2014.

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L’Ordinanza Ministeriale n. 32: personale docente, educativo e ATA

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In questo senso pare interessante osservare la lettera del provvedimento che tratteggia i lineamenti salienti ed il senso ultimo della procedura afferente alla mobilità scuola 2014: l’Ordinanza Ministeriale n. 32 dello scorso 28 febbraio impartisce l’avvio alla mole complessiva delle procedure di mobilità professori e personale ATA. L’Ordinanza recita così in apertura: “Il personale docente, educativo ed ATA deve indirizzare le domande di trasferimento e di passaggio, redatte in conformità degli appositi modelli riportati negli allegati alla presente Ordinanza e corredate dalla relativa documentazione, all’Ufficio scolastico Regionale – Ufficio territorialmente competente rispetto alla provincia di titolarità e presentarle al dirigente scolastico dell’istituto o dell’ufficio presso cui presta servizio. Si fa presente che per le scuole di ogni ordine e grado, le domande di trasferimento, di passaggio di cattedra e di passaggio di ruolo del personale docente, per e nell’ambito della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado, e le domande di mobilità del personale ATA, devono essere compilate on line e trasmesse alla scuola via web”.

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Altre informazioni su mobilità scuola 2014

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Particolarmente interessante risulta poi la scadenza dei termini per l’effettuazione delle richieste: infatti questo tipo di procedura è permessa soltanto per le domande presentate entro i perentori termini di scadenza: le domande presentate dal personale soprannumerario dopo le rispettive scadenze o dal personale destinatario di nomina giuridica a tempo indeterminato successivamente al termine di presentazione delle domande di mobilità, debbono perentoriamente essere presentate attraverso modello cartaceo. Ovviamente il personale docente che chiede il passaggio per mobilità scuola 2014 deve obbligatoriamente dichiarare di possedere l’abilitazione per quell’insegnamento.

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Fonti: flcgil.it, orizzontescuola.it

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Roberta Buscherini

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