Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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gio, nov 20, 2014  Marco Brezza
Retribuzione dipendenti statali: come sono le prospettive per il 2015? 4.22/5 (84.44%) 9 Vota Questo Articolo

Come si configura in questa fine di 2014 la questione della retribuzione dei dipendenti statali? E quali sono le prospettive per il 2015? In primo luogo va citata la circolare n. 3 del 18 marzo (la cui rubrica reca la dicitura “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”.

 

Retribuzione dipendenti statali:

Retribuzione dipendenti statali: il tetto salariale

 

Questa circolare indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico. Questa azione è volta a verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale. Il tetto salariale che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro.
Tra le novità in materia di retribuzioni dei dipendenti statali contenute all’interno della Legge di Stabilità sono confermate le promozioni e gli scatti di stipendio legati all’anzianità di servizio per militari e Forze di Polizia. Rimane tuttavia confermato il blocco di stipendi e contratti per tutti gli altri dipendenti del pubblico impiego, per cui, però, dovrebbe ripartire la dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di aumentare qualora siano previsti scatti automatici o nel casi di promozioni di carriera. Inoltre viene rinviato anche il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2018.

 

Il blocco stipendi permane

 

Nel frattempo, nonostante le proteste e le manifestazioni, il presidente del governo Matteo Renzi ha appena confermato il blocco degli stipendi per ciò che riguarda la Pubblica Amministrazione per tutto il 2015, aprendo alla possibilità di un eventuale sblocco a partire 2016 ma solo se l’Italia uscirà della recessione e le condizioni economiche lo consentiranno. Di primo acchito, contemplando i chiari di luna del periodo e rielaborando le parole del premier, le sensazioni non sono buonissime.
Dall’altro lato il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia spiega: “Stiamo chiudendo le tabelle di equiparazione che serviranno per capire come inquadrare il lavoratore e la retribuzione da corrispondere in base all’inquadramento”. Le tabelle sono in via di progressiva definizione e sono riportate in un decreto già pronto e per cui si aspettano solo le ultime sistemazioni.

 

Prospettive 2015: focus sulle Forze di Polizia

 

Per ciò che concerne il discorso mobilità, il ministro Madia chiarisce che, qualora spostato, “il lavoratore guadagnerà quanto guadagnava” rimanendo confermata la possibilità di spostamento obbligatorio del dipendente nel raggio dei 50 chilometri.
In ultima istanza, tra le altre novità contenute nella bozza della Legge di Stabilità c’è anche la previsione di revisione dell’Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile, che partirà nel mese di aprile 2015. Tramite tale previsione la compagine governativa si propone l’obiettivo concreto di rinnovare l’accordo (risalente al 2009) mediante il quale sono definiti orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

 

Fonte: businessonline.it

 

Marco Brezza

 

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gio, ago 14, 2014  Roberta Buscherini
Province, il 2014 è l’anno dell’addio: ecco tutte le insidie che emergono 4.67/5 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Le province scompaiono? La risposta è meno semplice di quello che si può pensare. Un “sì” esclamato a pieni polmoni sembra un’opzione troppo ottimista (o pessimista, a seconda dei punti di vista) un “no” farebbe pensare ad un disfattismo di base che non sembra essere il contegno giusto da tenere in questi giorni di lavoro del Governo Renzi.

 

Fonte: vanityfair.it

Fonte: vanityfair.it

Riordino province: ecco come avviene la transizione

 

La legge 56 è entrata in vigore prima delle vacanze di Pasqua: è proprio attraverso questo provvedimento che si potrà effettuare quella procedura di riordino delle amministrazioni provinciali, con la trasformazione di 10 di esse nella nuova circoscrizione delle città metropolitane (Bari, Bologna, Firenze, Milano, Genova, Torino, Napoli, Roma, Reggio Calabria, Venezia) e con la transizione delle restanti 97 in enti territoriali di area vasta, con al vertice un presidente ed un consiglio designati tra sindaci e consiglieri comunali dei comuni che fanno parte dell’attuale scansione delle singole province.

 

Anatomia di un cambiamento

 

Spariscono le province così come le conoscevamo, i consigli provinciali si trasformano, ma non vengono certamente meno i debiti, i dipendenti degli enti stessi e le società partecipare collegate. Le stime del Sole24Ore parlano di 10 miliardi di debiti in capo alle vecchie istituzioni provinciali: questa cifra dovrà ora essere spalmata sui restanti enti locali già alle prese con la riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato e con i vincoli del Patto di stabilità.
Si prospetta pertanto una situazione di non facile gestione per la compagine governativa dal momento che i Comuni in difficoltà finanziarie sono tanti, (lo testimonia il fatto che un centinaio  di municipi hanno già presentato un piano di riequilibrio finanziario alla Corte dei Conti). Il tutto va considerato tenendo anche conto che le istituzioni provinciali in procinto di essere “sepolte”  possiedono partecipazioni dirette in ben 850 aziende che impiegano circa 57mila persone, senza dimenticare tutti i dipendenti pubblici provinciali da ricollocare nella Amministrazione pubblica.

 

Gioco di prestigio o cambiamento epocale?

 

Comunque il Governo ha impartito il fischio d’inizio ad un processo che in un modo o nell’altro dovrà essere condotto innanzi, tenendo conto di tutte le conseguenze che potranno concretizzarsi: entro la fine del 2014 la nuova scansione organizzativa dell’apparato delle province dovrà essere completamente attivata, almeno in quei 64 enti i cui consigli saranno “scaduti” per fine dei mandati (le elezioni che avrebbero dovuto nominare 45 nuovi consigli provinciali in maggio, come si sa, sono state neutralizzate dal nuovo Governo con un provvedimento di legge).  Le competenze lasciate ai rinnovati enti provinciali saranno ambiente, trasporti, scuola e pari opportunità.
Il Governo sta lavorando sodo cercando di ragionare sul difficile compito dell’individuazione di beni strumentali e finanziari optando per la specificazione  per cui “l’ente che subentra nella funzione” – spiega al comma 96 dell’articolo unico della legge 56 – “succede anche nei rapporti attivi e passivi in corso, compreso il contenzioso”. Semplice travaso di funzioni ed oneri economici o efficace riorganizzazione che tenderà (si suppone nel tempo) a neutralizzare una tipologia di enti idonei forse solo a creare sovrapposizioni di competenze e “doppioni” amministrativi? La risposta per ora non è data, le critiche piovono pesanti su quello che molti definiscono solo un gioco di prestigio di Matteo Renzi per rafforzare la campagna elettorale in vista delle europee. Rimane comunque sul tavolo il tema relativo al ricollocamento di parte del personale dipendente pubblico impiegato in tali enti.

 

Fonte: IlSole24ore

 

Roberta Buscherini

 

 

 

 

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ven, giu 13, 2014  Roberta Buscherini
Riforma Delle Pensioni Comparto Scuola: Ecco cosa cambia nel 2014 3.83/5 (76.67%) 6 Vota Questo Articolo

Le difficoltà dell’attuale momento congiunturale nel nostro paese rendono la riforma delle pensioni comparto scuola un tema di eminente rilevanza: e contemporaneamente una materia da manovrare con i guanti, dal momento che trovare la “quadra” del sistema appare un compito molto arduo.

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riforma delle pensioni comparto scuola

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Riforma delle pensioni comparto scuola: il Governo Renzi cosa fa?

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C’è sicuramente grande attesa per le azioni che l’attuale Governo Renzi cercherà di implementare per il sistema pensioni

del comparto scolastico: intanto le novità non paiono giungere per le pensioni inerenti ai cosiddetti “Quota 96”. Le “news” governative si occupano per ora dell’importanza della scuola, del piano per l’edilizia scolastica e del via a tagli Irpef importanti per buste paga anche per gli insegnanti (a patto di percepire meno di 1500 euro al mese): ma per ciò che inerisce alle pensioni dei “Quota 96” ed al ringiovanimento del corpo docente italiano, le novità ancora devono giungere. La riforma delle pensioni comparto scuola è ancora lungi dall’essere completata.

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I requisiti per raggiungere la pensione docenti

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Intanto pare doveroso dare un’occhiata ai requisiti contributivi e di anzianità per raggiungere la pensione a partire dal settembre 2014. Per chi li ha raggiunti entro il 31 dicembre 2011 i requisiti per la pensione di anzianità sono: età non inferiore a 60 anni con almeno 36 anni di contributi, oppure 61 anni e 35 di anzianità contributiva, o infine almeno 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età. Al fine di raggiungere la famigerata “Quota 96” è possibile aggiungere diverse frazioni tra anzianità contributiva ed età anagrafica.

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Per ciò che riguarda la pensione di vecchiaia è necessario per gli uomini avere un’età anagrafica di 65 anni e le donne almeno 61 con un’anzianità contributiva di almeno 20 anni (oppure aver conseguito un’anzianità contributiva di almeno 40 anni).

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Riforma delle pensioni comparto scuola, si torna ai requisiti pre-Fornero?

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Gettando un’occhiata alla riforma delle pensioni comparto scuola, ci si accorge che i requisiti cambiano al passaggio della Riforma Fornero: in questo caso la pensione di vecchiaia si configura con il compimento dei 66 anni e 3 mesi entro l’agosto 2012. In tal caso il collocamento avviene d’ufficio, mentre va fatta la richiesta qualora si concretizzi la maturazione di almeno 20 anni di contribuzione. La pensione anticipata sviluppa invece i suoi effetti per gli uomini con 42 anni e 6 mesi di contribuzione alla fine del 2014 e per le donne con almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione alla medesima data.

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Intanto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sta lavorando alacremente insieme al Ministro del Lavoro Giuliano Paoletti ed al responsabile del dicastero economico Pier Paolo Padoan al fine di rintracciare la soluzione più corretta ed efficiente per risolvere l’annosa questione ed implementare definitivamente una riforma delle pensioni comparto scuola: si profilano importanti modifiche in un percorso che dovrà attraversare anche la temuta Commissione Bilancio del Governo. Intanto la bozza del disegno di legge Ghizzoni-Marzana è in procinto di essere completata: parrebbe prospettarsi per la scuola la reintroduzione dei requisiti pensionistici esistenti prima della approvazione della riforma Fornero.

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Fonti: Blasting news, pensioniblog.it

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Roberta Buscherini

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lun, giu 2, 2014  Roberta Buscherini
Mobilità Scuola 2014, E’ Giunto Il Momento Di Effettuare Le Richieste 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

È un momento di grande movimento quello che si inaugura in questo crepuscolo d’inverno nella scuola pubblica italiana: ci si trova infatti in pieno periodo di mobilità scuola 2014. Proprio pochi giorni fa è stata pubblicata infatti l’Ordinanza Ministeriale, la nota di accompagnamento e tutto il materiale utile per usufruire ed adempiere alla possibilità della mobilità per personale docente e Ata. Un cospicuo numero di professori e membri del personale ATA sono già in fibrillazione nell’attesa di adempiere a tutti gli obblighi procedurali per effettuare eventuali passaggi di ruolo (trasferimenti da un grado di scuola ad uno differente) o passaggi di cattedra (ovvero la transizione dall’insegnamento in una classe di concorso ad un’altra). Vediamo quali sono i principali adempimenti al fine di effettuare correttamente la procedura.

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mobilità scuola 2014Mobilità scuola 2014: le istanze on line

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Anche per quel che riguarda l’anno scolastico in corso il cosiddetto inoltro delle domande di mobilità scuola 2014 da parte dei docenti per e all’interno dell’ambito della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria (di primo e secondo grado) e da parte del personale ATA impiegato, avverrà solo ed esclusivamente attraverso l’accesso a rete informatica: utilizzando pertanto il sistema POLIS, ovvero la Presentazione On Line Istanze. La presentazione delle suddette domande va fatta obbligatoriamente attraverso l’agile strumento del web, utilizzando appunto l’applicazione del MIUR. I termini per la presentazione delle domande sono circoscritti dalle seguenti date: per ciò che riguarda il personale docente ed educativo il periodo per effettuare la richiesta va dal 28 febbraio al 29 marzo 2014; mentre per ciò che inerisce al personale ATA la domanda va fatta dall’11 marzo al 9 aprile 2014.

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L’Ordinanza Ministeriale n. 32: personale docente, educativo e ATA

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In questo senso pare interessante osservare la lettera del provvedimento che tratteggia i lineamenti salienti ed il senso ultimo della procedura afferente alla mobilità scuola 2014: l’Ordinanza Ministeriale n. 32 dello scorso 28 febbraio impartisce l’avvio alla mole complessiva delle procedure di mobilità professori e personale ATA. L’Ordinanza recita così in apertura: “Il personale docente, educativo ed ATA deve indirizzare le domande di trasferimento e di passaggio, redatte in conformità degli appositi modelli riportati negli allegati alla presente Ordinanza e corredate dalla relativa documentazione, all’Ufficio scolastico Regionale – Ufficio territorialmente competente rispetto alla provincia di titolarità e presentarle al dirigente scolastico dell’istituto o dell’ufficio presso cui presta servizio. Si fa presente che per le scuole di ogni ordine e grado, le domande di trasferimento, di passaggio di cattedra e di passaggio di ruolo del personale docente, per e nell’ambito della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado, e le domande di mobilità del personale ATA, devono essere compilate on line e trasmesse alla scuola via web”.

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Altre informazioni su mobilità scuola 2014

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Particolarmente interessante risulta poi la scadenza dei termini per l’effettuazione delle richieste: infatti questo tipo di procedura è permessa soltanto per le domande presentate entro i perentori termini di scadenza: le domande presentate dal personale soprannumerario dopo le rispettive scadenze o dal personale destinatario di nomina giuridica a tempo indeterminato successivamente al termine di presentazione delle domande di mobilità, debbono perentoriamente essere presentate attraverso modello cartaceo. Ovviamente il personale docente che chiede il passaggio per mobilità scuola 2014 deve obbligatoriamente dichiarare di possedere l’abilitazione per quell’insegnamento.

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Fonti: flcgil.it, orizzontescuola.it

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Roberta Buscherini

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lun, mag 26, 2014  Patrizia Caroli
Recupero ore riposo compensativo: diritti ed aspetti retributivi 3.60/5 (72.00%) 5 Vota Questo Articolo

Come si configura la scansione e la gestione del recupero ore riposo compensativo per ciò che riguarda i dipendenti pubblici? A tal proposito va immediatamente premesso che il riposo compensativo si sostanzia alla stregua di un importante istituto per ciò che riguarda la gestione degli orari e delle retribuzioni inerenti a tutti i dipendenti statali (con particolare riferimento alle forze dell’ordine).

 

Fontre: www.lametino.it

Fontre: www.lametino.it

Recupero ore riposo compensativo: la disciplina

 

Il riposo compensativo è una sorta di intervallo lavorativo utile a creare una compensazione nei confronti di una prestazione lavorativa che in termini quantitativi abbia superato i limiti della prestazione ordinaria prevista e retribuita come tale dal contratto esistente. È il Decreto Legislativo n. 66 del 2003 (recante rubrica “Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”) a disciplinare tale situazione, statuendo che i contratti collettivi possono consentire che, in alternativa o in aggiunta alle eventuali maggiorazioni retributive previste, i lavoratori usufruiscano di tali riposi compensativi. Il riposo compensativo si concretizza in tutti i casi in cui il dipendente pubblico non abbia utilizzato della giornata di riposo settimanale ordinario, cioè di un intervallo di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni. In questo senso è la Costituzione a sancire questo insindacabile diritto: infatti l’art. 36 della medesima (norma cardine per i diritti del lavoratore) sancisce un irrinunciabile diritto al riposo settimanale per il lavoratore dipendente ( e non soltanto).

 

Riposo compensativo passivo: un caso concreto

 

In tale direzione è interessante riportare alla luce una pronuncia della Corte di Cassazione, che chiarisce la questione del recupero ore riposo compensativo: la sentenza 15740/2011 afferma che il dipendente che si trovi in servizio di reperibilità passiva in giornate festive e non abbia in quel frangente reso alcuna prestazione lavorativa, ha diritto al riposo compensativo, ma non anche alla riduzione dell’orario di lavoro settimanale. Pertanto il dipendente deve effettuare il recupero ore riposo compensativo ridistribuendole nell’arco temporale della settimana. Il caso concreto riguardava in questo caso un dipendente dell’Asl che ha condotto in giudizio il datore di lavoro chiedendone la condanna al risarcimento del danno da usura psico-fisica subito a causa del servizio di reperibilità passiva prestato in giorni festivi per tre anni, senza la possibilità di fruire del riposo compensativo.

 

Recupero ore riposo compensativo, cosa dice la Cassazione

 

L’importanza dell’istituto e la necessità del recupero ore riposo compensativo si è riverberata nell’ordinamento della Pubblica Amministrazione anche attraverso una pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione di fine anni ’80: l’indirizzo solidificatosi grazie alla sentenza 1607 del 1989 si sostanzia infatti nella visione per cui in caso di lavoro prestato nel settimo giorno senza riposo compensativo al lavoratore spetta sia la retribuzione (con eventuali maggiorazioni) che un eventuale risarcimento del danno subito causa, spiega letteralmente la Corte, “usura psico-fisica che il lavoro del settimo giorno comporta”. Pertanto il recupero ore riposo compensativo si inserisce all’interno di una materia che le pronunce giurisprudenziali hanno scolpito negli anni con attenzione.
È chiaro come l’utilizzo del riposo compensativo debba comunque essere effettuato in ossequio ad un’ottica informata a criteri di correttezza: sbilanciamenti e sperequazioni nell’utilizzo dell’istituto sono sempre in agguato e vanno pertanto evitati con attenzione.

 

Fonti: wikilabour.it, simpveneto.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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