Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Archivi per la categoria 'Dipendenti Statali'

lun, lug 3, 2017  Valentina
Calcolo Indennità Malattia
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

indennità-malattia-inpsForse non tutti sanno che esiste in Italia un risarcimento in denaro riconosciuto ai lavoratori che a causa di una malattia riconosciuta non possono svolgere la propria professione. Si chiama indennità di malattia. Oggi vederemo come eseguire il calcolo indennità malattia. Innanzi tutto è opportuno precisare che questa indennità viene erogata dall’INPS o in alcuni casi dal datore di lavoro e non è prerogativa di tutti i lavoratori.

Vengono infatti esclusi i lavoratori autonomi e alcune categorie come dirigenti, collaboratori domestici, portieri.

 

 

L’indennità di malattia è disciplinata dal codice civile all’articolo 2110 che dispone alcuni obblighi per il datore di lavoro ì, tra i quali, vale la pena di ricordarne due:

 

1- Conservare il posto di lavoro per un periodo determinato, chiamato periodo di comporto. Allo scadere di questo periodo il lavoratore che non rientra può incorrere nel licenziamento. Tale periodo è previsto dai singoli contratti collettivi nazioni e dipende anche dall’anzianità di servizio che si è raggiunta.

 

 

2- Corrispondere al prestatore d’opera un particolare trattamento economico, secondo le previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro. L’assenza da lavoro per malattia, affinché venga riconosciuta, deve avere delle caratteristiche precise che dipendono dal tipo di mansione che si svolge.

 

 

L’assenza per malattia non può protrarsi oltre i 180 giorni. Se la malattia si protrae senza interruzione su due anni – cioè inizia in un anno e finisce nell’anno successivo – il limite dei 180 giorni si calcola sui singoli anni solari, quindi dal primo gennaio si riparte dal giorno 1 e si può arrivare ai 180.

 

Per il calcolo dell’indennità invece lo scatto all’anno successivo viene considerato prosecuzione della malattia, quindi se è già stato superato il ventesimo giorno, si avrà diritto al 66,66% della retribuzione media giornaliera.

Più in generale l’importo previsto dall’indennità di malattia non è stabilito per legge, ma dipende da una serie di variabili. Tuttavia è possibile calcolare la propria indennità di malattia e capire quanto ci spetta.

 

 

Come fare il calcolo indennità malattia

 

 

 

Ecco quindi le cose importanti da sapere per il calcolo indennità malattia; la prima grande spaccatura per calcolare qual è l’ammontare della propria indennità di malattia riguarda l’ente che la eroga. Se a pagamento è il proprio datore di lavoro, l’importo dovuto è pari a quello previsto dal proprio stipendio per i giorni di malattia.

 

 

Se l’ente erogatore dell’indennità di malattia è l’INPS invece la formula da applicare per il calcolo di quanto ci spetta è la percentuale di retribuzione media giornaliera moltiplicato le giornate indennizzabili. Va precisato che l’indennità a carico dell’INPS è esente da contribuzione, quindi lo stipendio di coloro che usufruiscono di questa possibilità può essere anche maggiore di quello di percepito da un lavoratore attivo.

Per evitare però che questo accada si ricorre alla cosiddetta lordizzazione, cioè si considera l’incidenza della retribuzione in relazione all’indennità.

 

 

 

L’indennità di malattia non è legata necessariamente a una retribuzione mensile. Anche il lavoratore pagato a ore o con un reddito settimanale può usufruirne. Semplicemente il calcolo dell’importo finale dovrà prendere in considerazione, non il mese precedente, come per coloro che percepiscono stipendi mensili, ma un periodo di tempo più lungo, che sia rappresentativo della retribuzione.

 

 

 

Come Richiede l’indennità

 

 

 

asssenze malattie PAPer poter usufruire dell’indennità di malattia è chiaramente necessaria la presentazione di un certificato medico, chiamato attestato di malattia, che attesti appunto lo stato di patologia persistente, la prognosi e la durata prevista.

Tale attestato dovrà pervenire anche all’inps, il quale, oltre alle informazioni date al datore di lavoro, verrà informato sulla diagnosi; questo documento prende il nome di certificato di diagnosi di malattia.

I certificati di ricovero ospedaliero hanno la stessa valenza dell’attestato di malattia. sia il documento per il datore di lavoro che quello per l’inps devono essere trasmessi tramite raccomandata con avviso di ricevimento entro due giorni dall’emissione e riporteranno la stessa matrice a ricalco.

Se invece l’invio del certificato avviene per via telematica, non è necessaria alcuna raccomandata.

 

 

È bene precisare che l’INPS non paga le domeniche né i giorni festivi eventualmente cadenti nel periodo di malattia che sono a carico del datore di lavoro. Stesso discorso anche per il periodo di carenza, cioè per i primi 3 giorni di assenza.

Chiaramente l’erogazione dell’indennità è legata alla reperibilità a domicilio indicato sul certificato durante le fasce orarie previste dalla legge, cioè dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 tutti i giorni, domeniche e festivi compresi.

L’assenza dal domicilio non giustificata comporta l’applicazione di sanzioni che bloccano l’erogazione dell’indennità nei seguenti modi:

 

- fino a 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di prima assenza alla visita di controllo non giustificata;

 

 

- il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza alla visita di controllo non giustificata;

 

 

 

- il totale dell’indennità, dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata

 

 

 

 

 

 

Fonte: lavoroefinanza / mc2elearning / inps

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, giu 29, 2017  Valentina
Malattia Dipendenti Statali
4.7 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Che l’assenteismo nel settore del pubblico impiego sia una piaga ancora lontana dall’essere debellata, lo sappiamo bene. la faccenda dei “permessi” per malattia dipendenti statali, vicende di cronaca, trasmissioni televisive e perfino servizi tg non mancano di ricordarci come esista purtroppo una fetta di dipendenti statali che approfittano dei loro privilegi e del loro posto sicuro a loro uso e consumo e non per il regolare svolgimento della loro professione.

 

malattia-dipendenti-paChe servissero azioni forti da parte dello stato per arginare questo vergognoso fenomeno è altrettanto risaputo. Ma colpire indistintamente il settore forse non è la mossa corretta.
Ci riferiamo all’atto di indirizzo generale predisposto dal ministro della di indirizzo generale predisposto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, il quale prevede un tetto massimo di assenze fruibili per malattia nell’arco dell’anno, anche per gravi patologie che richiedano una terapia salvavita.

È doveroso anche precisare che i cosiddetti fannulloni sono, se non il frutto, certamente una conseguenza indiretta, della situazione di stagno del pubblico impiego, che vede stipendi fermi, precari senza garanzie, riduzioni di organico indiscriminate.

 

 

 

Malattia Dipendenti Statali. Inps e Aran organi di controllo

Il compito di controllare permessi assenze e malattie sarà dell’INPS, come previsto dal nuovo testo unico del pubblico impiego; ma la conta dei giorni di terapia spetterà all’Aran, l’agenzia governativa che si occupa della contrattazione per il pubblico impiego, la quale effettuerà la negoziazione sulla base appunto delle terapie salvavita, si legge, “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”.
Se non fosse abbastanza chiaro, precisiamo che il decreto trova applicazione anche “in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita quali chemioterapia ed emodialisi”.
Detto in maniera più chiara. Se sei un malato di tumore sottoposto a cicli di chemioterapia – decisi peraltro dall’ospedale che ti ha in cura – se superi il tetto dei giorni stabilita dall’Aran, sei passibile di licenziamento. Cornuto e mazziato.
Ve lo riuscite a immaginare? Sindacati e funzionari riuniti intorno a un tavolo per decidere quanto pesa la malattia e quanto pesa il risparmio statale. Fa abbastanza pena soltanto pensare a questo quadretto. Come è possibile pensare che un tema strettamente medico possa essere delegato a sindacati e governo? Farebbe ridere, se non ci fossero in ballo vite di persone malate.

 

 

 

 

 Un atto a discapito di troppi

 

 

La parte che abbiamo appena trattato è certamente la più grave dell’intero atto di indirizzo del ministro Madia. Ma non è l’unica purtroppo. C’è un capitolo infatti dedicato a permessi brevi a recupero o per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione di una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.
Come specificato in precedenza il controllo su i permessi per malattia dipendenti statali questo fronte sarà dell’Inps, il quale si troverà a dover far fronte a un numero spropositato di visite fiscali, ben oltre quanto possibile con gli attuali medici in essere. Ogni assenza dovrà essere giustificata con la presentazione di un certificato medico, privato o pubblico e trasmesso all’amministrazione.
Insomma per chi si è preso la briga di leggere attentamente questo atto di indirizzo ha capito fin dalle prime righe che si tratta di un’esagerazione su tutti fronti, che non andrà a colpire solo i furbetti, ma che penalizzerà chi seriamente lavora e nei momenti di maggiore necessità.

 

 

 

Fonte: adnkronos / contropiano
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, giu 26, 2017  Valentina
Rientro anticipato dalla malattia
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Non si può stare mai tranquilli. E anche quando, in caso di malattia, invece di usufruire di tutti i giorni del certificato medico, si decide di rientrare prima sul proprio luogo di lavoro, bisogna fare le cose per bene per non incorrere in sanzioni.

rietro-malattia-inps

Avete capito bene: il dipendente pubblico o privato che non rispetta le regole, potrà essere sanzionato. A dirlo è l’Inps in una apposita circolare, la 79/2017, nella quale si ribadiscono le regole e si inaspriscono le sanzioni per i trasgressori.

 

 

 

 

Rientro anticipato dalla malattia; cosa succede se rientro prima dalla malattia?

 

 

 

 

Se si vuole rientrare nel proprio posto di lavoro prima della data riportata sul certificato del medico che ha attestato la malattia, sarà indispensabile far rettificare il certificato di malattia dal proprio medico e trasmetterlo in via telematica al datore di lavoro e all’Inps. Nulla di nuovo in realtà questo obbligo esisteva già, ma di fatto veniva spesso ignorato, ecco perché si è deciso di tornare sull’argomento, inasprendo le pene per i trasgressori.

 

 

E proprio l’Inps spiega in modo chiaro le motivazioni di questa circolare: “la rettifica della data di fine prognosi, a fronte di una guarigione anticipata, rappresenta un adempimento obbligatorio da parte del lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, ai fini della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, sia nei confronti dell’Inps, considerato che, mediante la presentazione del certificato di malattia, viene avviata l’istruttoria per il riconoscimento della prestazione previdenziale senza necessità di presentare alcuna specifica domanda”.

 

 

Il motivo di questa decisione è intuitivo; all’Inps la mancata rettifica costa. Costa in termini di spese vive per un potenziale controllo domiciliare che avrebbe esito negativo. E costa perché si corre anche il rischio di riconoscere al dipendente prestazioni non dovute, proprio perché già rientrato nel suo posto di lavoro.

Per ovviare a qualunque problema, se si ha intenzione di rientrare prima della scadenza del proprio certificato medico, basta andare dal proprio medico e chiedere la rettifica del documento alla data di effettivo rientro e trasmetterlo poi al proprio datore di lavoro e all’Inps.

 

 

 

Le sanzioni previste in caso di inadempimento

 

 

 

 

093485790324859Le sanzioni che verranno applicate nel caso di irregolarità in tema di rientro anticipato dalla malattia sono le medesime previste in caso di assenza ingiustificata in occasione di una visita di controllo domiciliare: il 100% dell’indennità di malattia per i primi 10 giorni; se l’assenza si ripete il 50% dell’indennità di malattia per i giorni di malattia rimanenti; se si raggiunge il 3 caso di assenza si perde il 100% dell’indennità.

Alla luce di quanto esposto prima, consigliamo tutti i lavoratori dipendenti che intendessero di fare un rientro anticipato dalla malattia di rispettare scrupolosamente la normativa onde evitare le sanzioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, giu 21, 2017  Valentina
Rinnovo Contratti Statali
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Il parto sembra ormai vicino. Questa riforma del pubblico impiego, che ha visto la sua approvazione definitiva poche settimane fa, ha riacceso un lumino di speranza per la spinosa questione del rinnovo dei contratti, fermi da 8 anni. Manca ancora la direttiva della Funzione pubblica all’Aran che sancirà l’inizio delle trattative, ma possiamo sbilanciarci e dire che oramai la strada, per quanto ancora lunga e complessa è senza dubbio stata imboccata nella direzione del cambiamento.

contratti-PA

 

Proprio il ministro madia ha  comunicato che “l’incontro con i comitati di settore è stato positivo e, visto che siamo già a un ottimo punto, ho invitato il presidente dell’Aran a iniziare formalmente la sessione dei contratti”.

 

 

 

Rinnovo contratti statali; percorso a ostacoli?

 

 

Seppure si è intrapreso la giusta direzione, agognata da anni su più fronti, il percorso per il rinnovo contratti statali è decisamente a ostacoli. Come sempre accade quando si ha a che fare con lo stato e le sue risorse. E il primo ostacolo sono proprio loro, le risorse.

 

 

Servono infatti altri 1.2 miliardi per far fronte a tutti i cambiamenti in scadenza. A partire dagli 85 euro promessi nel lontano novembre, questione che sarà oggetto della autunnale. Questo aspetto non è quello davvero preoccupante. Quello che davvero crea ansia è il miliardo aggiuntivo che dovrà saltare fuori dal del fondo sanitario e dai bilanci locali. Ma a quanto pare per il momento nessun sindaco è preoccupato. Forse lo sarà quando usciranno i decreti con l’obbligatorietà di stanziamento…

 

 

Sul tema economico esiste poi anche l’aspetto delle distribuzione delle risorse che negli intenti ministeriali dovrà essere piramidale, cioè considerare prima di tutto alle fasce di reddito più basse. Anche questa sfida è piuttosto ambiziosa, in quanto valutare una situazione piramidale su settori completamente diversi è un lavoro di massima complessità. Insieme alla questione economica anche quella della tempistica rappresenta una sfida ambiziosa e direttamente collegata a quella delle finanze. Ci spieghiamo meglio. Il rinnovo comprende il triennio 2016/2018, ma solo nel prossimo anno si dovrebbe avere la totale copertura economica di questa operazione. Dunque è davvero difficile studiare una direttiva e farla approvare dalla ragioneria generale, senza avere una certezza della copertura economica.

 

 

 

Rinnovo contratti PA. La vera sfida è la riprogettazione

 

 

 

Insieme alle questioni tecniche per il rinnovo dei contratti statali di cui abbiamo parlato fino ad ora, c’è anche un’ulteriore sfida per questo rinnovo contrattuale, che riguarda la riprogettazione vera e propria della pubblica amministrazione. In termini teorici, gli 11 comparti nei quali era divisa la pubblica amministrazione devono diventare 4 più uno – Palazzo Chigi rimane autonomo. Sanità ed enti territoriali non subiranno grandi rivoluzioni. Diverso invece è per l’ambito istruzione, nel quale dovranno confluire molte realtà completamente differenti tra loro, dai docenti a non docenti alle agenzie fiscali agli enti pubblici.

 

 

L’obiettivo comune è quello di armonizzare anche le retribuzioni. Come era già nell’intento della Riforma brunetta del 2009. La fretta è tema comune di tutte e parti in causa che non siano politiche. Perché proprio la politica potrebbe trasformarsi in un nuovo freno per questo progetto. Si parla infatti in modo piuttosto insistente di elezioni anticipate e di riforma elettorale, eventi entrambi che provocherebbero la fine della legislatura e un nuovo drammatico slittamento del rinnovo dei contratti.

 

 

 

 

 

 

Fonte: ilsole24ore / ildubbio

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, giu 19, 2017  Valentina
Licenziamenti Pubblico Impiego. Tutte le novità
5 (100%) 3 Vota Questo Articolo

licenziamenti-PAManca poco ormai all’entrata in vigore del nuovo codice disciplinare che regola i licenziamenti pubblico impiego. Dal 22 giugno prossimo infatti la Riforma madia diventa realtà anche su questo fronte. Quindi falsa attestazione della presenza, scarso rendimento, assenteismo saranno tutte legittime motivazioni di licenziamento.

 

Nel decreto 75/2017 infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 130 del 7 giugno scorso, si parla chiaramente di norme “in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare e rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l’esercizio dell’azione disciplinare“.

 

 

 

Licenziamenti Pubblico Impiego. Si ritorna ai 120 giorni

 

 

Nella bozza iniziale del decreto Madia, il tempo massimo per definire l’azione disciplinare, che poteva concludersi nella peggiore delle ipotesi con il licenziamento del pubblico dipendente, era previsto a 90 giorni; si è invece tornati ai 120 giorni di sempre.

 

 

Questa scadenza però non solo è perentoria e non prorogabile, ma si riduce a 30 giorni nel caso che l’azione disciplinare riguardi i famosi furbetti del cartellino.

 

 

Quali sono i macro casi per i quali si incorre nel licenziamento?

 

Riassumiamoli:

 

1.       false timbrature

 

2.       assenze ingiustificate

 

3.       false dichiarazioni per ottenere posti o promozioni

 

4.       a chi viola in modo «grave e reiterato» i codici di comportamento

 

5.       a chi mostra uno «scarso rendimento

6.       a chi colleziona valutazioni negative; in questo caso però per arrivare al licenziamento vero e proprio la valutazione negativa dovrà ripetersi per tutti e tre gli anni coperti da ogni             contrattazione.

 

 

A questo si aggiunge una regola davvero nuova sempre in termini di licenziamenti, ovvero che i vizi formali non annulleranno la sanzione; quindi se un dipendente ha sbagliato e la notifica della valutazione negativa non avviene nei modi corretti, nella sostanza rimane valida.

 

 

Con l’approvazione della riforma di fatto troverà applicazione anche l’articolo 18, debitamente rinnovato rispetto all’originale, che quini limita a 24 mensilità l’indennizzo nel caso in cui il giudice decida di concedere al lavoratore il reintegro nel posto di lavoro.

 

 

 

 

Licenziamenti nella pubblica amministrazione. Si aprono le porte alle assunzioni?

 

 

 

I due decreti approvati mi consentiranno di dare la direttiva all’Aran e riaprire una normale stagione contrattuale la legislazione ereditata non ci consentiva lo sblocco” dice orgogliosa il ministro della P.A, Marianna Madia. “Abbiamo bisogno di riaprire le assunzioni nel pubblico impiego, far entrare i giovani ma non di qualunque professionalità, di quelle che servono, per far arrivare servizi ai cittadini”.

 

 

Le prospettive sono chiare. Almeno per il dicastero. Non rimane che metterle in pratica.

 

 

 

 

 

 

Fonte: ilsole24ore

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest