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Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi per la categoria 'Dipendenti Statali'

gio, ott 12, 2017  Roberta Buscherini
Aspettativa Dipendenti Pubblici. Diritti dei lavoratori
3 (60.85%) 47 Vota Questo Articolo

Aspettativa Dipendenti pubblici. Si tratta della possibilità che hanno i dipendenti statali di assentarsi dal lavoro, in casi precisi e per periodi di tempo più o meno lunghi. Una sorta di anno sabbatico dei dipendenti pubblici insomma.

 

aspettativa-dipendenti-pubbliciL’aspettativa prevede il congelamento del rapporto di lavoro, in questo modo anche la retribuzione viene sospesa. Questa opportunità è prevista e regolamentata dal contratto collettivo nazionale, il quale prevede diverse tipologie di aspettativa, in base alle motivazioni o alle necessità per cui viene richiesta. ma quali sono i principali motivi che spingono un dipendente pubblico a chiedere un periodo di aspettativa dal proprio lavoro? Vediamo insieme i casi più frequenti.

 

 

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Motivi Familiari

 

 

 

 

 

I dipendenti pubblici, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, hanno il diritto ad accedere all’aspettativa per motivi personali o di famiglia. Durante il periodo di aspettativa non è prevista nessuna retribuzione e questi mesi non vengono calcolati per l’anzianità di servizio.

Va precisato che l’amministrazione si riserva di accordare la sospensione del periodo di aspettativa, nel caso questa sia compatibile con l’organizzazione e le esigenze di servizio. La richiesta deve essere quindi accompagnata da giustificazioni “meritevoli di apprezzamento e tutela secondo il comune consenso, in quanto attinenti al benessere, allo sviluppo ed al progresso del dipendente, come singolo o come membro di una famiglia”. La gravità della giustificazione dunque non è un parametro rilevante ai fini della richiesta di aspettativa per motivi familiari, e soprattutto non vincola il datore di lavoro all’obbligo di concederla, se questa va a incidere sull’operatività dell’amministrazione.

In altre parole, se il datore di lavoro ritiene che l’assenza prolungata del dipendente potrebbe avere ripercussioni sull’efficienza dei servizi, può negare l’aspettativa.

 

 

Altro diritto del datore di lavoro è quello di poter richiamare il dipendente pubblico in aspettativa, qualora le ragioni per le quali è stata concessa non siano più valide. Allo stesso modo, anche il dipendente può riprendere volontariamente il lavoro, senza attendere la scadenza dell’aspettativa richiesta.

Il mancato rientro in servizio comporta per il dipendente pubblico la risoluzione del rapporto di lavoro.

 

 

Se si tratta di aspettativa dipendenti pubblici per assistenza a figli minori di 6 anni, il periodo di aspettativa (fino a 170 giorni) è utile, ai fini della pensione, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lett. a) della legge 335/95.

Nel caso di dipendenti statali o parastatali, il periodo massimo di aspettativa dipendenti pubblici per motivi personali è di 12 mesi nell’arco di tre anni. Se invece parliamo di dipendenti di enti locali, il periodo massimo è di 12 mesi in un triennio da utilizzare al massimo in due momenti.

 

 

I dipendenti pubblici non possono sfruttare due periodi di aspettativa, anche per motivi diversi, in modo continuativo ma devono aspettare almeno:

-          4 mesi se dipendenti statali e parastatali

-          6 mesi se dipendenti comunali

La normativa vigente vieta la possibilità di usufruire, in modo contemporaneo, di periodi di aspettativa per motivi di famiglia, per la cooperazione in paesi in via di sviluppo, per i corsi di dottorato e per quelle estere.

Tra una richiesta di aspettativa e l’altra deve trascorrere un periodo di tempo di almeno 6 mesi, nei quali il dipendente deve aver svolto servizio attivo in modo continuativo.

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Vincitori di Concorso

 

 

 

 

I dipendenti pubblici hanno il diritto a varie tipologie di aspettativa per vincere un concorso in amministrazioni, enti o aziende, diverse dalla propria sede di lavoro. Si tratta di assenze per sostenere il periodo di prova nel nuovo lavoro.

L’aspettativa per vincitori di concorso prevede un periodo massimo di 6 mesi.

In questo tipo di aspettative ci sono alcune eccezioni. Infatti, alcuni contratti prevedono che i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato che abbiano vinto un concorso possano accedere ad un’aspettativa per tutta la durata del contratto di lavoro a termine.

 

 

 

Aspettativa per corsi di dottorato

 

 

 

 

Coloro che vengono ammessi a corsi di dottorato possono richiedere un’aspettativa dipendenti pubblici per motivi di studio, senza retribuzione, per l’intera durata del corso. Questo periodo è utile ai fini dell’anzianità di servizio e ai fini pensionistici.

Questa possibilità vale non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per quelli privati, che abbiano maturato 5 anni di servizio continuativi presso la medesima azienda o ente.

 

 

 

Aspettativa per Avviare un’attività

 

 

 

 

 

La legge prevede la possibilità, per dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, di assentarsi dal lavoro, senza retribuzioni e per un massimo di 12 mesi, per avviare un’attività imprenditoriale. Questo periodo non è utile per l’anzianità di servizio.

L’aspettativa per avviare un’attività non è un diritto, ma è la propria amministrazione a decidere se accettare le richieste oppure no. In caso di diniego però, deve motivare la decisione.

L’assenza massima che può essere richiesta in questo caso è di 12 mesi nell’intera vita lavorativa. Questo tipo di aspettativa è frazionabile e supera i limiti previsti per i pubblici dipendenti allo svolgimento di una seconda attività, poiché il dipendente rinuncia al suo stipendio per l’intero periodo.

 

 

 

Aspettativa per coniuge o convivente all’estero

 

 

I dipendenti pubblici con un coniuge che lavora all’estero possono chiedere un’aspettativa non retribuita per una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento dal datore di lavoro per imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con preavviso di almeno quindici giorni.

Questa è una possibilità prevista solo per i dipendenti pubblici ed è vincolata all’impossibilità dell’amministrazione di trasferire il proprio dipendente nella stessa località di residenza del coniuge.

 

 

 

Aspettativa per cooperazione o attività solidarie

 

 

 

La legge prevede periodi superiori a 4 mesi  e inferiori a 4 anni per  progetti di  Cooperazione allo sviluppi; durante questo periodo di aspettativa, i dipendenti pubblici percepiscono gli assegni fissi e continuativi, ad eccezione delle quote di aggiunta di famiglia, della indennità integrativa speciale, delle indennità inerenti a specifiche funzioni ed incarichi ovvero connesse a determinate condizioni ambientali, e comunque degli emolumenti legati all’effettiva prestazione del servizio in Italia.

Anche questa possibilità non riguarda in via esclusiva i dipendenti pubblici, ma può essere estesa anche ai privati.

I dipendenti volontari possono richiedere:

– fino a 30 giorni di assenza di seguito per un totale massimo di 90 giorni all’anno, da investire in attività di soccorso e assistenza in catastrofi e calamità; il limite dei 90 giorni può essere aumentato fino a 180, qualora venga dichiarato uno stato di emergenza nazionale;

– fino a un massimo di 10 giorni di seguito e 30 giorni all’anno, per le attività formative, di pianificazione e di simulazione delle emergenze.

 

 

 

Aspettative per Dipendenti con condizioni psicofisiche particolari

 

 

 

E’ una tipologia di aspettativa riservata a dipendenti con problemi di droghe, alcol cronico o debilitazioni. Inoltre, i dipendenti pubblici con familiari, entro il terzo grado ovvero conviventi stabili, che hanno iniziato il progetto di riabilitazione, hanno diritto ad un’aspettativa non retribuita (per motivi di famiglia) per tutta la durata del progetto. Il rientro in servizio deve avvenire entro 15 giorni dalla conclusione del progetto.

 

 

 

 

 

Fonti: FpcGil / Diritti Sindacali / mobilitapubblicoimpiego

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, ott 11, 2017  Valentina
Dimissione dipendente pubblico e TFR
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

dimissioni-dipendenti-pubblici-tfrUn aspetto accomuna tutti i posti di lavoro, sia nel settore privato che in quello pubblico. È la possibilità di porre fine al rapporto di lavoro per precisa scelta del dipendente o del datore di lavoro, previa comunicazione del preavviso all’altro attore.

 

Questa possibilità è stata regolamentata e prevista nella Legge 28 giugno 2012, n. 92, conosciuta come Riforma del mercato del lavoro. Con l’entrata in vigore del famoso Job’s Act, effettivo dal 12 marzo 2016, è stato sancito che sia le dimissioni che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vanno effettuate “esclusivamente con modalità telematiche”, compilando i moduli che si trovano sul sito www.lavoro.gov.it del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

 

Il TFR trattamento di fine rapporto dipendenti pubblici è un’indennità che spetta ai lavoratori della pubblica amministrazione assunti dal 31 maggio 2000 se dipendenti a tempo determinato e a partire dal 31 dicembre 2000 per quelli a tempo indeterminato.

 

Come si calcola l’importo del TFS?

 

Come pubblicato sul sito INPS la somma finale prevista in caso di erogazione del TFR è determinata in base dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio o frazione di anno. Se l’anno non è completo, l’importo viene ridotto in proporzione, tenendo presente che si considera mese intero la frazione uguale o superiori ai 15 giorni.

 

 

La tempistica di preavviso varia in base alla tipologia di contratto in caso di dimissione dipendente pubblico e tfr. Chiaramente anche l’anzianità di servizio ha un suo peso e viene però intesa come prestazione di servizio presso il medesimo datore di lavoro in modo continuativo, Cosa succede se il preavviso non viene rispettato? Se a sbagliare è il datore di lavoro, lo stesso dovrà corrispondere al dipendente un’indennità pari ai giorni di preavviso non comunicati. Se è invece il dipendente a non aver rispettati i termini del preavviso previsti dal contratto l’importo che gli sarebbe spettato in tale periodo verrà trattenuto dalla sua liquidazione.

 

 

 

 

Dimissione del dipendente pubblico e TFR. Tempi di erogazione

 

 

 

 

Il preavviso, come abbiamo visto, è certamente uno dei perni che definiscono il rapporto tra dimissione dipendente pubblico e tfr. L’altro perno fondamentali in questo contestato è il trattamento di fine rapporto, il TFR. Dimissioni dipendente pubblico e TFR sono temi delicati, in quanto, a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro e dalla sua natura, il dipendente ha sempre diritto a una liquidazione.

 

 

I tipi di indennità previsti per i dipendenti pubblici sono trattamento di fine rapporto, TFR e trattamento di fine servizio, TFS e vengono sempre riconosciuti, a prescindere dalla natura della cessazione del rapporto di lavoro.  Quello che cambia nella sostanza è la tempistica di liquidazione, la quale va invece di pari passo con la tipologia del contratto di lavoro.

 

 

In generale possiamo dire che il TFR viene liquidato in un arco di tempo che va dai 105 giorni ai 24 mesi e ha un importo che è pari al 6,91% dell’imponibile annuo. A tale importo però, fatta eccezione per quello relativo all’anno in corso, va applicata la rivalutazione Istat, quindi viene applicato un tasso pari all’1,5% e una variabile pari al 75% dell’aumento rispetto al mese di dicembre precedente, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertato dall’ISTAT.

 

Vale la pena sottolineare che per la categoria degli insegnanti, la data di cessazione del servizio è sempre il 31 agosto a prescindere dalla data di inoltro della domanda.

 

 

La circolare INPS n. 154 del 17 settembre 2017 detta le modalità di erogazione in tema di dimissioni dipendente pubblico e TFR, nel caso si sia raggiunto il requisito della pensione, fino al 31 dicembre 2017:

 

• Unica soluzione se il TFR non supera i 50.000 euro.

 

• 2 rate annuali se m’importo è tra i 50.000 e i 100 mila euro.

 

• 3 rate annuali, di cui le prime due da 50 mila euro, se il TFR totale supera i 100.000 euro. Tra l’erogazione della prima e della seconda rata passano 6 mesi. La terza rata sarà pari all’importo residuo.

 

 

I casi di dimissione dipendente pubblico e TFR prevedono la liquidazione dell’importo tramite accredito bancario o postale o con altre modalità di pagamento, purché di carattere elettronico.

Per coloro che volessero calcolare in caso di dimissione dipendente pubblico e TFR, l’importo della loro ipotetica liquidazione, devono fare riferimento all’art. 2120 del codice civile, il quale identifica come variabili utili ai fini del calcolo del TFR stipendio tabellare, indennità integrativa speciale, retribuzione individuale di anzianità, altri emolumenti e voci previsti dalla contrattazione di comparto.

 

 

 

 

TFS Dipendenti Pubblici Pagamento

 

 

 

Il TFS si distingue dal trf per la sua natura. Mentre il TFR ha natura contributiva, il TFS, come sancito dal D.P.R. 29 dicembre 1973, n.1032 ha anche una natura previdenziale, oltre che contributiva.

Il TFS spetta, a prescindere dalla natura della fine del rapporto di lavoro, a tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione con contratto a tempo indeterminato al 31 dicembre 2000 e coloro sono risultati inquadrati sempre con contratto a tempo indeterminato per almeno un anno se hanno versato contributi al fondo di previdenza INPDAP, ente ora defunto.

 

A differenza del TFR, il TFS può essere liquidato anche dopo due anni dal pensionamento del dipendente, come sancito dall’ultima normativa emanata di recente sul tema.

Più nel dettaglio, i tempi di pagamento del TFS possono esser scaglionati così:

 

-  105 giorni, in caso di cessazione dal servizio per decesso o sopravvenuta inabilità del dipendente;

 

-  12 mesi, in caso di conseguimento dei seguenti trattamenti

 

- 24 mesi, in caso di dimissioni volontarie senza diritto a pensione, o di dimissioni volontarie per raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. Dopo il 2017, il termine di 24 mesi sarà valido per tutti i casi di raggiungimento della pensione anticipata con penalizzazioni, anche se il lavoratore non presenterà dimissioni volontarie

 

 

 

L’importo da corrispondere varia sulla base dell’ultimo stipendio percepito; è infatti pare a un dodicesimo dell’80% della retribuzione annuale lorda alla cessazione dal servizio, compresa la tredicesima, moltiplicata per il numero di anni utili, dove per anni utili si includono anche i periodi riscattati ai fini del servizio, come quelli del percorso accademico di laurea.

 

 

L’erogazione dl TFS può avvenire in diversi modi. Il datore di lavoro può decidere di liquidare in un’unica soluzione se l’importo non supera, al lordo della tassazione, i 90 mila euro. Se l’importo invece non supera i 150 mila euro, verrà erogata una prima rata di 90 mila e una seconda rata del rimanente. Se invece il TFS ha un totale che va oltre i 150 mila euro, le rate diventano 3, la prima di 90, la seconda di 60 e la terza del rimanente importo.

 

 

In generale, la liquidazione non ha alcuna necessità di essere richiesta, ma viene erogata d’ufficio al termine del contratto di lavoro, sia esso per pensionamento, sia esso per dimissioni. Quindi il dipendente non deve presentare alcuna domanda, ma deve solamente firmare la dichiarazione quadro G modello Tfr1 INPS compilato a cura dell’ente o amministrazione di appartenenza.

 

 

 

 

 

Fonte: inps / laleggepertutti

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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gio, ott 5, 2017  Ranalli
Vacanze Studio INPDAP – INPSieme – Tutto quello che ti serve sapere
4.5 (90.82%) 196 Vota Questo Articolo

Fonte: inpdap.biz

Fonte: inpdap.biz

Le vacanze studio INPDAP rappresentano una possibilità per quanti sono iscritti a questa gestione previdenziale. A fronte della cancellazione dell’Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica, applicata dal primo gennaio 2012, questo servizio viene ora gestito dall’Inps e prende il nome di INPSieme  

 

 

La vacanza studio INPSieme nasce come una possibilità per premiare i figli dei dipendenti statali. Ovviamente l’iscrizione a detta forma di previdenza è elemento fondamentale ma non garantisce assolutamente la concessione del beneficio.  Infatti i posti messi a disposizione per le vacanze studio  in Italia che all’Estero sono a numero limitato e come ogni concorso si stila una graduatoria.

 

 

Queste borse di studio sono finanziate tramite il Fondo Credito e hanno lo scopo di rimborsare in modo parziale o totale le spese dei soggiorni vacanza in Italia o dei soggiorni studio all’estero degli studenti figli degli iscritti ex INPDAP.

Le vacanze studio INPSieme possono essere di una o due settimane in Italia o di due o quattro settimane in Europa. Esiste ed è consultabile un Catalogo delle Opportunità, nel quale sono riportate destinazioni e strutture convenzionate con questo progetto.

 

 

 

Vacanze studio INPDAP – INPSieme : Come Si Partecipa

 

 

 

Innanzitutto bisogna aspettare l’indizione del concorso da parte dell’Inps che in genere avviene all’inizio dell’anno solare.

La domanda viene prodotta on line e non più in forma cartacea.

All’uopo ogni iscritto o figlio maggiorenne dovrà dotarsi di apposito codice pin dispositivo  e inviare la domanda unitamente agli allegati entro la data prevista. Il codice pin deve essere dispositivo per poter operare direttamente l’invio telematico. Fatta questa operazione si attende l’esito del concorso  che in genere si conosce nel giro di qualche mese.

La graduatoria che viene stilata è il risultato del possesso o meno di vari requisiti per il diritto alle vacanze studio Estate INPSieme.

 

 

Per il 2017 è possibile presentare la domanda dal 16 febbraio al 16 marzo 2017 e i soggiorni si svolgono poi nei mesi di giugno, luglio e agosto 2017.

 

 

 

 

 

Requisiti per accedere alle vacanze studio INPSieme

 

 

 

 

 

 

Vediamoli. Innanzitutto essere iscritto all’Ente Previdenziale (in genere tutti i dipendenti appartenenti al pubblico impiego e cioè ministeriali , ospedalieri, dipendenti autonomie locali, dipendenti regionali e provinciali. Si tiene conto poi dell’ISEE di ciascun iscritto.

 

 

Più basso è l’ISEE più alte sono le possibilità di essere utilmente collocati in graduatoria. L’inps non concede più la possibilità di partecipare ai possessori di ISEE che supera un limiti già prestabilito e indicato nel bando di concorso.

 

 

Si tiene conto ancora se il nucleo familiare e monoparentale ( questa è giustamente prioritaria ), se il nucleo familiare è composto solo da figli, se nel nucleo familiare vi sono persone in stato di handicap.

 

 

Quindi tutte queste situazioni determineranno l’esito della graduatoria per le vacanze studio INPSieme che sarà provvisoria; una volta acquisiti eventuali ricorsi per errori materiali o titoli non valutati diverrà definitiva.

 

 

Nella domanda di partecipazione al concorso verrà indicata quale località si sceglie per la vacanza studio e il periodo prescelto. Dal momento in cui la graduatoria è definitiva si dovrà procedere a fare il versamento della quota a carico del vincitore.

 

 

Fatta questa operazione il candidato verrà contattato quanto prima da una delle società incaricate dall’Inps  per la gestione del periodo della vacanza studio che in genere dura quindici giorni di calendario. Una volta in loco i ragazzi oltre a conoscere la bellezza dei posti attraverso opportune sortite e a qualche momento di spensieratezza, dovranno impegnarsi per la loro formazione che è poi alla base del progetto  delle vacanze studio.

 

 

 

 

Fonte: inpdap / inps

 

 

 

 

 

 

 

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ven, set 29, 2017  Patrizia Caroli
Domanda Mobilità Dipendenti Pubblici: Guida e Moduli
4 (80%) 33 Vota Questo Articolo

Domanda Mobilità Dipendenti Pubblici: Vuoi essere trasferito? Stai cercando il modulo per fare domanda mobilità? Non sai dove presentare le domande? In questo articolo troverai alcune risorse e spiegazioni sulle procedure di mobilità dipendenti pubblici e su come presentare domanda mobilità.

 

Negli anni è stata a volte denigrata questa possibilità da parte delle amministrazioni pubbliche, ma di fatto non rappresenta per loro una perdita. Anzi. E’ un modo per coniugare esigenze personali del dipendente con quelle professionali del datore di lavoro. ma andiamo ad analizzare meglio di cosa si tratta in concreto e come poterne usufruire.

 

 

 

 

Mobilità Dipendenti Pubblici : Tipologie domanda mobilità

 

 

 

I dipendenti pubblici e statali hanno la possibilità di richiedere lo scambio del proprio posto di lavoro con altri lavoratori dipendenti dallo Stato interessati, oppure di passare direttamente ad un’altra amministrazione pubblica diversa.

Esistono varie tipologie di mobilità in base ai criteri utilizzati per la distinzione. iniziamo dalla mobilità compensativa, la quale consente lo scambio di dipendenti, con lo stesso profilo professionale, dietro l’accordo tra due amministrazioni. Per poterne usufruire è necessario compiere una serie di azioni che andiamo a riassumere qui di seguito.

 

1. Trovare una persona di pari qualifica e profilo professionale interessata all’interscambio, che abbia quindi la nostra stessa necessità.

 

2. Spedire entrambi e contemporaneamente una lettera all’ente in cui si desidera trasferirsi, nella quale si chiede la possibilità di usufruire del trasferimento tramite mobilità e si dichiara di essere a conoscenza che l’altra persona ha a sua volta presentato analoga domanda .

 

3. La lettera sopra descritta va spedita per conoscenza anche al proprio ente di appartenenza

 

 

Compiuti questi passi, la pratica passa in mano all’ente che ha ricevuto le domande, il quale deve rilasciare il nullaosta al trasferimento. i rispettivi enti coinvolti devono vicendevolmente rilasciare l’ok ai trasferimenti con mobilità compensativa.

 

Esiste anche un tipo di mobilità che si chiama mobilità volontaria per la quale la normativa indica una parità di qualifica, e non di profilo professionale, dunque può verificarsi per ruoli relativi alla stessa area, all’interno del medesimo comparto, indipendentemente dalla situazione retributiva dei singoli soggetti coinvolti.

 

Negli ultimi anni poi  con la riforma della pubblica amministrazione è stata introdotta anche la forma della mobilità obbligatoria, la quale implica per i dipendenti pubblici il trasferimento all’interno della stessa amministrazione, in altra sede collocata nel medesimo territorio dello stesso Comune oppure entro un circondario che non superi i  50 chilometri dalla sede cui sono adibiti.
Unico vincolo alla messa in pratica della mobilità obbligatoria è l’accordo preventivo tra le due amministrazioni; la volontà del lavoratore  non è affatto rilevante.

 

 

 

 

 

Moduli domanda mobilità

 

 

 

 

Per fare richiesta di domanda mobilità volontaria, è necessario scaricare e compilare i moduli allegati nella parte inferiore dell’articolo e inviarla al proprio ente di appartenenza.

 

Domanda di Mobilità Modello A – Mobilità Volontaria tra direzioni regionali diverse

 

Domanda di Mobilità Modello B – Mobilità tra direzioni regionali diverse a seguito di graduatoria

 

Domanda di Mobilità Modello F – Richiesta di trasferimento presso altra amministrazione

 

 

Inoltre, per la domanda di mobilità per dipendenti pubblici, è possibile accedere all’Impi. Un sito che offre un servizio per la mobilità dipendenti pubblici tramite un contenitore di richieste di mobilità per interscambio di mansioni dentro la pubblica amministrazione. Il servizio è gratuito. Per inserire il tuo avviso segui le indicazioni descritte nella guida del proprio sito (“Inserzioni”, “Inserisci nuova”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: fpcgil

 

 

 

 

Patrizia Caroli

 

 

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lun, set 25, 2017  Valentina
Chiamata Diretta come funziona
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

CHIAMATA DIRETTA DOCENTIEra stata descritta come uno dei pilastri su cui si reggeva la riforma della Buona Scuola. Nell’intento di coloro che l’avevano introdotta, c’era l’idea di poter garantire a tutte le scuole sul territorio nazionale un corpo docenti competente.

Ma chi l’ha introdotta, non aveva fatto i conti con i dirigenti scolastici che l’hanno bellamente snobbata. Parliamo della chiamata diretta. “È ora che il Governo prenda atto dell’evidente fallimento della chiamata diretta e che si ritorni al sistema delle graduatorie con criteri oggettivi, così come previsto dalla Costituzione” tuona Rino Di meglio, coordinatore nazionale della Gilda insegnanti.

È stato proprio questo sindacato a condurre indagine e a tracciare una situazione davvero deprimente, dalla quale si conclude che la chiamata diretta non ha visto un’applicazione diffusa e univoca. Al nord circa la metà delle scuole ha effettuato la chiamata diretta; al centro la percentuale scende sotto il 30%, per arrivare poi al sud, dove non si sfiora neanche il 20.

 

Un panorama quindi preoccupante e certamente fallimentare rispetto a come avrebbe dovuto essere. E allora cerchiamo intanto di capire questa chiamata diretta come funziona. Poi trarremo le conclusioni sul fatto che sia bene o male che stia miseramente fallendo.

 

 

Le linee guida sulla chiamata diretta e a chi fosse rivolta le aveva date mesi fa lo stesso Miur.

Erano previste due fasi: una entro il 31 agosto per i docenti di ruolo assegnati su ambito territoriale, e l’altra entro il 15 settembre 2016 per coloro che sono stati immessi in ruolo da GaE e da concorso 2012/2016.

 

 

Una delle prime polemiche sorte all’indomani delle linee guida che stabilivano la chiamata diretta come funziona riguardò il tema dell’anzianità di servizio, la quale, negli intenti del Miur, non era più un valore da considerare, ma semplicemente un plus del singolo.

 

 

 

Chiamata diretta come funziona per i dirigenti scolastici?

 

 

 

Ma la chiamata diretta come si applica nel concreto? Prima di tutto, i dirigenti scolastici hanno il compito di pubblicare sul sito web dei propri istituti tutti gli avvisi riguardanti l’elenco dei posti vacanti.

Attenzione però, precisiamo che tale compito non è un obbligo, dunque possono anche non pubblicare alcun avviso.

 

 

In secondo luogo avrebbero dovuto divulgare con la stessa modalità i criteri individuati per definire la chiamata diretta. Su questo punto vale la pena di ricordare che secondo la normativa che spiega la chiamata diretta, i criteri di individuazione degli insegnanti erano 18, dei quali 8 in merito ai titoli accademici e il resto di esperienze e attività di tutor.

Quali attività garantiscono vantaggi per la chiamata diretta? Elenchiamone alcune delle più significative:

 

• aver lavorato in contesti scolastici diversi

 

 

• aver utilizzato didattiche innovative e laboratoriali • aver ricoperto ruoli organizzativi • aver curato progetti interni alla scuola o con altre agenzie del territorio

 

 

 

Successivamente i dirigenti scolastici avrebbero dovuto pubblicare le modalità di presentazione delle candidature e i relativi termini di scadenza. Una volta esaminate le candidature, il dirigente scolastico individua il docente più adatto al ruolo e fissa un colloquio per proporre in via ufficiale incarico. Tale colloquio può svolgersi anche on line, non necessariamente di presenza fisica.

 

 

Chiamata diretta chi riguarda

 

La modalità di applicazione della chiamata diretta e i compiti dei dirigenti scolastici in questo ambito lo abbiamo appena affrontato. Andiamo ora a vedere a chi è rivolta. La chiamata diretta prima di tutto riguarda in via esclusiva i docenti immessi in ruolo coinvolti dalle procedure di assegnazione nell’ambito territoriale.

 

Proviamo a tradurre quanto appena scritto in fasi:

 

- B1/B2 se soddisfatti dal secondo ambito in poi.

 

- B3 – assegnazione ambito definitivo nella provincia di assunzione degli insegnanti assunti nell’anno scolastico 2015/16 nelle fasi B e C del piano di assunzioni da Concorso

 

- C – docenti neo assunti al 1/9/2015 da GAE nelle fasi B e C del piano di assunzioni

 

- D – I docenti neo assunti al 1/9/2015 da GAE e da CONCORSO nelle fasi 0 e A e quelli assunti da fase B e C dal concorso del piano di assunzioni.

 

 

 

Pienamente coinvolti nella chiamata diretta anche i docenti che sono stati immessi in ruolo dal 1° settembre 2016, da Graduatorie ad esaurimento residue o da concorso. La chiamata diretta funziona per tutte categorie di insegnati appena citate, ma non può trovare invece applicazione per i docenti in ruolo che hanno fatto domanda di mobilità prima del 2015/2016 ed esclude anche le assegnazioni delle supplenze.

 

 

 

Chiamata Diretta Affondata Dalla Scuola

 

 

 

La chiamata diretta come funziona e tutte le procedure previste per la sua applicazione sono state considerate fin da subito troppo laboriose per i dirigenti scolastici. Il fatto stesso che il docente scelto, se destinatario di più offerte, possa liberamente scegliere quale accettare è un dato troppo incerto da sostenere per coloro che devono dirigere una scuola.

 

 

Anche gli insegnanti non sono affatto soddisfatti della chiamata diretta come funziona e quali conseguenze ha sulla loro professionalità.  Molti sono i casi denunciati dagli stessi docenti; dalla professoressa depennata perché in maternità, a classifiche che vedono chi ha meno punteggio passare davanti per il fatto stesso di aver già lavorato in quell’istituto, fino al caso limite dell’insegnante di latino dentro un istituto tecnico, dove il latino non rientra tra le materie previste.

 

 

Tra chi ancora sostiene la buona scuola c’è chi afferma che questo è solo un momento di smarrimento e che la riforma era necessaria e non può prorogabile. Sul fatto che una riforma fosse necessaria siamo tutti d’accordo. Quello su cui ci si deve interrogare è se abbia avuto senso farla così. Senza valutare troppo le conseguenze. Che stanno arrivando una dopo l’altra tutte al pettine.

 

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / tecnicadellascuola / professionistiscuola

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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