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Archivi per la categoria 'Dirigenti Scolastici'

lun, feb 10, 2014  Marco Brezza
Scuola Pubblica: Dirigente scolastico riconosciuto colpevole di mobbing
4.9 (97.27%) 22 Vota Questo Articolo

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Il mobbing nella scuola pubblica: una pratica che da tempo immemore avviene tra le mura scolastiche, ma che non era mai stata riconosciuta come tale dalla legge e dai tribunali del nostro paese. A quanto pare la situazione sta lentamente cambiando: negli ultimi 10 anni è stata infatti riconosciuta la valenza e la gravità del concetto di mobbing quale “comportamento persecutorio, sistematico, preordinato al danneggiamento della persona del lavoratore” (Tribunale di Ravenna, 21 maggio 2002). Il concetto è stato successivamente chiarito ed estrinsecato in tutta il suo pernicioso significato dalla Corte di Cassazione (sezione Lavoro, nella sentenza 4774 del 6 marzo 2006) la quale definiva il mobbing alla stregua di “una condotta vessatoria sistematica e protratta nel tempo che realizza una lesione dell’integrità psico-fisica e della personalità morale del lavoratore garantite dall’art. 2087 del Codice Civile”. Il concetto è stato approfondito nei suoi contenuti attraverso la definizione della lesione, la quale, sempre nelle parole della Suprema Corte, va puntualmente verificata “in base all’idoneità offensiva della condotta del datore di lavoro, le caratteristiche oggettive di persecuzione e discriminazione, la connotazione emulativa e pretestuosa”.

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Fonte: reggionline.com

Fonte: reggionline.com

Il mobbing nella scuola: ecco un caso emblematico

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Ma nel settore della scuola pubblica è mai stata riconosciuta da un punto di vista giurisprudenziale l’esistenza della pratica del mobbing? Mai completamente: ma una recente della Corte di Cassazione ha modificato l’inerzia della questione, innovando la materia dentro l’ambito scolastico.

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La storia della docente della provincia di Bari offesa dal dirigente scolastico nella sua dignità professionale e personale attraverso ripetuti episodi è stata portata a galla dal sindacato Gilda e dall’avvocato De Grandis. Dopo una serie di processi civili ed amministrativi la Corte di Cassazione ha riconosciuto lo stesso dirigente scolastico colpevole proprio di mobbing, e la professoressa ricorrente ha ottenuto un risarcimento di circa 25mila euro per danno biologico e morale.

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A parere dell’avvocato De Grandis, legale della docente nel processo, la vicenda si configura come storia emblematica e “caso di scuola” per il riconoscimento definitivo del tema del mobbing. Esso, approfondendo la definizione giurisprudenziale, si connota come un comportamento ostile e non etico posto in essere da un dirigente, volto a procurare una situazione di isolamento, danni biologici, psicosomatici e morali nei confronti del sottoposto.

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Una vicenda che si protrae nel tempo

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La vicenda avvenuta a Bari possiede “stimmate” esemplificative in tal senso: tutto inizia con una richiesta della docente di affissione di cartelli antifumo non adempiuta dal preside. Quest’ultimo viene per questo motivo condannato dal tribunale per omissione di atti di ufficio. Questo episodio dà la stura ad una serie di eventi spiacevoli nei confronti della docente, rea (a parere del dirigente) di avere un comportamento troppo puntiglioso e leguleio. Si susseguono poi una serie di cause legali di vario tipo: il dirigente apostrofa duramente la professoressa durante un Collegio professori ed offre continui dinieghi alle richieste della stessa docente, comminandole numerose sanzioni disciplinari. La stessa professoressa viene attaccata anche dall’Ufficio Scolastico provinciale e regionale che prende le parti del preside, e viene trasferita d’ufficio e successivamente dispensata dal servizio per insufficiente rendimento. Successivamente il CNP rigetta l’istanza dell’ufficio scolastico e reintegra la professoressa.

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Risarcimento danni per mobbing: chi paga?

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Ma non finisce qui: il preside giunge addirittura a bloccare il compenso nei confronti di tutti i docenti adducendo come causa le numerose cause giudiziarie intentate contro di lui dalla docente, creando in questo modo un ambiente gravemente ostile all’interno dell’ambiente scolastico nei confronti di quest’ultima. Dopo a questo episodio culminante viene attivata la causa per mobbing, per lesione alla dignità personale e professionale, che giunge al riconoscimento del risarcimento di circa 25mila euro (con rifusione delle spese legali compresa), per danno anche non patrimoniale. La sentenza, nelle parole dell’avvocato De Grandis, riconosce un’indubbia ragione della docente e sottolinea quali devono essere le capacità di relazione e di gestione da parte del preside nei confronti del personale a lui affidato. Dopo questa pronuncia i docenti risultano pertanto effettivamente tutelati da abusi e soprusi da parte del superiore.

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Condannata a risarcire la docente è stata in questo caso l’amministrazione scolastica, ma gli avvocati si stanno attivando presso la Corte dei Conti affinché sia, giustamente, il dirigente scolastico stesso a pagare, visto il suo contegno evidentemente doloso e gravemente negligente nella gestione delle relazioni.

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Marco Brezza  

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mer, nov 13, 2013  Valentina
Anno Scolastico Iniziato. Ma Con Le Vecchie Regole
4.6 (92.5%) 8 Vota Questo Articolo

 

untitledIl decreto istruzione (…)  non ha accolto nessuna delle modifiche da noi richieste rispetto al testo approvato dalla Camera. I tempi troppo stretti hanno impedito una discussione approfondita e partorito una legge che presenta molte più ombre che luci”. Questo il commento a caldo dei rappresentanti di Gilda, dopo che lo scorso 7 novembre il senato ha approvato, il decreto legge in tema di scuola e istruzione, lasciando nuovamente da parte questioni importanti come la quota 96, o la monetizzazione delle ferie dei precari o ancora gli scatti di anzianità e i contratti di lavoro.

 

Gli unici punti sui quali il governo si obbliga a un intervento di riforma, anche a causa dei quasi 9000 ricorsi presentati ai tribunali amministrativi dai docenti o aspiranti tali, sono:

 

1- La tutela delle categorie dei soggetti abilitati; a occuparsi di questo punto sarà il sottosegretario Rossi Doria che ha anticipato agirà su due distinti fronti. Il primo per rispondere alle esigenze più impellenti delle categorie dei soggetti abilitati e il secondo, molto più ambizioso, con lo scopo di superare la distinzione tra TFA e PAS, unificando di fatto il percorso di abilitazione all’insegnamento.

 

2- Il mantenimento dell’equilibrio tra le assunzioni per concorso e gli scorrimenti di graduatoria, senza dimenticare il rispetto del principio del merito; alla base di questo punto sembra delinearsi una perfetta spartizione dei posti disponibili tra graduatorie e concorso.

 

3- lo smaltimento del precariato, anche attraverso il ricorso al corso-concorso per l’accesso all’insegnamento preso le istituzioni scolastiche. Questo è senza dubbio il punto che suscita maggiore curiosità e timore, in prima battuta perché non è ancora definito e lascia quindi troppo spazio a speculazioni anche solo teoriche.

anno scolasticoDi fatto però si tratterebbe di corsi/concorsi che una rete di istituzioni scolastiche organizzata potrebbe creare in condivisione. Sembra quasi la concretizzazione di quanto un esponente del PD, in fase di campagna elettorale chiese a gran voce, ovvero l’avviamento di concorsi a livello territoriale che rispondessero alle esigenze delle scuole della zona. Il punto più oscuro al momento rimane quello del rapporto tra questa nuova tipologia di reclutamento e i concorsi nazionali: rimarranno entrambi oppure i nuovi andranno a sostituirsi agli altri? Il ministro rassicura che si tratterà in ogni caso di “reclutamento in senso meritocratico e trasparente, eliminando la stratificazione di norme“.

 

4- Anche la semplificazione normativa è uno dei punti caldi  sul quale il governo ha espresso il suo impegno per rendere le regole da applicare meno burocratiche e più facilmente riconoscibili, mentre la situazione attuale è di “un groviglio di fonti normative in tutti i settori che afferiscono al Ministero tale da generare confusione, ampi margini di discrezionalità, minori garanzie per gli interessati, eccessivo contenzioso”. Concretamente quindi si interverrà con una rioganizzazione delle disposizioni legislative  divise per settori omogenei o materie e con un adeguamento alla giurisprudenza costituzionale.

 

5- Anche lo stato giuridico e il trattamento economico del personale della scuola è oggetto di questa legge delega e mira al “superamento delle disparità di trattamento e alla definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale”.

 

 

Fonte: orizzontescuola / gildains /flcgil / atnews / icdivisionejulia

 

 

Valentina Stipa

 

 

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dom, nov 3, 2013  Ranalli
Trasferimenti Scuola Primaria: Tutto Quello Che Devi Sapere
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tasferimenti-scuola-primariaQuella dei trasferimenti scuola primaria alias mobilità è una peculiarità che riguarda in forma esclusiva il mondo della scuola. Così come per tutti gli ordini di scuola i docenti della scuola primaria possono produrre domanda di trasferimento o altrimenti detto mobilità una volta all’anno . In generale questo avviene nel mese di gennaio, questo è il mese entro il quale viene pubblicata la relativa ordinanza.

Ogni anno la parte pubblica unitamente alle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative sottoscrivono un contratto collettivo nazionale integrativo CCNI con il quale si stabiliscono i criteri per poter accedere e quindi ottenere la mobilità/trasferimenti scuola primaria che come gli addetti ai lavori sanno può essere di tipo professionale provinciale ed interprovinciale.

 

Trasferimenti Scuola Primaria: La domanda di trasferimento

 

Una volta prodotta la domanda di trasferimento che da qualche anno a questa parte avviene solo ed esclusivamente per via telematica, ragion per cui ogni docente con nomina a tempo indeterminato deve iscriversi su istante on line del ministero della pubblica istruzione, università e ricerca, previo riconoscimento di una qualsiasi istituzione scolastica ma in generale trattasi della scuola di servizio, i centri amministrativi operanti presso gli uffici scolastici regionali (CSA) stilano una graduatoria provvisoria e dopo aver acquisito eventuali ricorsi o errori materiali, quella definitiva.

Ricordo che la domanda di mobilità è prevista anche per i docenti di religione cattolica con nomina a tempo indeterminato , ma per costoro non è ancora previsto l’invio on line della domanda ma solo quello cartaceo.

 

Trasferimenti scuola primaria: Ricordo ancora che è facoltà dei CSA rettificare le graduatorie anche in presenza di graduatorie definitive di trasferimento ove mai riscontrassero delle inesattezze, delle incongruenze, il docente una volta ottenuto il trasferimento viene convocato dalla scuola di servizio che gli notifica il provvedimento di trasferimento con il relativo punteggio.

 

 l Trasferimenti Scuola Primaria in ambito provinciale

 

Il trasferimento provinciale è quello che riguarda la possibilità di trasferirsi nell’ambito della provincia ( quindi riguarda ogni comune della provincia) quello interprovinciale riguarda tutte le province d’Italia quindi lo spostamento da una regione ad un’ altra ed infine il trasferimento professionale che consente la possibilità di insegnare su altro ruolo o classe di concorso.

 

Giova ricordare che il trasferimento scuola primaria anche se non ottenuto non obbliga il docente a restare sulla stessa scuola di servizio.

 

Infatti una volta esaurita questa fase il docente a tempo indeterminato può chiedere l’utilizzazione o l’assegnazione provvisoria. La differenza tra i due istituti consiste nel fatto che il trasferimento è definitivo mentre l’utilizzazione provvisoria sono istituti contrattuali a tempo ovvero con valenza di un anno scaduto il quale si rientra nella scuola di servizio.

 

 I Trasferimenti Scuola Primaria: Le Graduatorie

 

 

La graduatoria che viene stilata dai centri servizi amministrativi operanti presso gli uffici scolastici regionali ovviamente tiene conto del possesso di tutta una serie di requisiti che poi vanno a determinare il punteggio finale.

 

Ovviamente contano i titoli di servizio ( servizio di ruolo e pre-ruolo , servizio svolto su piccole isole, in montagna ecc ecc) , i titoli familiari ( figli, ricongiungimento al coniuge ecc ecc) ed infine titoli generali ( titoli di studio, abilitazioni, corsi ed altro).

 

In genere quanti sono titolari di legge 104/92, ovvero affetti da gravi patologie, emodializzati ecc  hanno una tutela fondamentale per ottenere la mobilità.

 

 

GIANCARLO RANALLI

 

 

 

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ven, set 20, 2013  Ranalli
400 MILIONI PER LA SCUOLA…Ma NON un euro per gli aumenti contrattuali
3.8 (75%) 4 Vota Questo Articolo

 

scuola-aumenti-contrattualiNel la seduta del Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2013, il governo ha finalmente stanziato un po’ di soldi per la scuola prevedendo soldi un po’ per ogni ambito del comparto ma non per gli aumenti contrattuali almeno così sembra.

Ad onor del vero diciamo che il decreto legislativo n°104 appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per diventare legge dello stato deve ovviamente passare all’esame del parlamento e quindi questo significato che il medesimo decreto legislativo potrebbe subire anche delle modifiche .

Ma non vogliamo essere ottimisti perché i tempi ovviamente non consentono alcun ottimismo

Una buona notizia sembra tuttavia evidenziarsi all’orizzonte. Si prevederebbe a far data dal 2014 una riduzione del cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente questo secondo i primi calcoli comporterebbe mediamente un aumento di cento euro pro-capire nella busta paga di ciascun pubblico dipendente.

 

Ma non corriamo troppo in avanti non serve.

 

Visto i precedenti le docce fredde sono sempre più che probabili. Ma ad oggi circola insistentemente questa voce anche perché è lo stesso governo ad aver paventato questa possibilità con l’intento di ovviare all’incredibile diminuzione del potere di acquisto degli stipendi a seguito dei blocchi contrattuali ormai esistenti dal 2010.

Ricordo che è volontà del Governo evidentemente dietro quest’apertura sul cuneo fiscale, improntare con il sindacato un discorso sulle modifiche alla parte normativa dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Ovviamente i sindacati di categoria si sono già opposti a questa eventualità ritenendo giustamente che una cosa è intervenire sul cuneo fiscale per diminuire le trattenute sugli stipendi altra cosa è rinnovare i contratti e non solo nella parte normativa ma anche in quella retributiva al fine di dare un po’ di respiro alle migliaia di famiglia che vivono con i soli stipendi e che hanno visto negli ultimi anni ridursi sensibilmente le opportunità di spesa.

Stringere da anni la cinghia come stanno facendo da anni i lavoratori italiani è decisamente deleterio per l’economia italiana. Il pubblico impiego consta di circa tre milioni di lavoratori. Non consentire a costoro di spendere significa non far girare l’economia. 

 

Il governo deve fare delle scelte.

Non può più provarci con il dipendente pubblico. Richiedere altri sacrifici e soprattutto non rinnovare i contratti potrebbe anche portare a importanti tensioni sociali. Il governo ha il dovere di intervenire laddove i privilegi sono sotto gli occhi di tutti, limitando sensibilmente la possibilità di spesa e di costruzione di costoro della propria ricchezza offrendo la possibilità anche ad altri cittadini di poter respirare.

Ma questo come dicevo è una scelta tutta e sola del Governo del paese che deve e non può ancora ignorare le tanti richieste di aiuto che provengono dal basso. Togliere il superfluo ai ricchissimi per dare un po’ di respiro ai poverissimi è quello che dovrebbe normalmente rientrare tra i primi compiti dei nostri governanti.

Questi devono avere un po’ di coraggio a prendere decisioni che possono apparire impopolari ma in effetti non lo sono perché sarebbero di sollievo a milioni di famiglie che ricchissime non sono.

Ma ahimè purtroppo le ambizioni politiche di tanti cozzano con le tante belle parole che si spendono durante le campagne elettorali ragion per cui…sarebbe forse consigliabile prevedere un ulteriore foro alla già strettissima cinghia.

 

GIANCARLO RANALLI

 

 

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lun, set 9, 2013  Roberta Buscherini
Dirigenti Scolastici: Competenze, Ruoli e Doveri
2.8 (55%) 4 Vota Questo Articolo

Dirigenti Scolastici: Per quel che riguarda la gestione e la direzione della scuola, i dirigenti scolastici sono la figura di maggior autorità. Le competenze dei dirigenti scolastici, in Italia, sono regolate dall’art. 25 del D.L.vo 165/2001.

 

Competenze dei dirigenti scolastici

-          Gestire unitariamente la scuola

-          Rappresentare legalmente il centro scolastico

-          Gestire e distribuire le risorse finanziaria, umane e strumentale

-          Dirigere e coordinare le risorse umane

-          Organizzare le attività scolastiche in base a criteri di efficacia ed efficienza

 

Inoltre, i dirigenti scolastici sono titolari delle relazioni sindacali e promuovono interventi indirizzati ad assicurare:

 

-          La qualità della formazione

-          La collaborazione culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio

-          L’esercizio della libertà educativa

-          La libertà di scelta educativa delle famiglie

-          Il diritto di apprendimento

 

Dirigenti Scolastici: La Rappresentanza

Come abbiamo detto prima, i dirigenti scolastici sono i massimi responsabili della scuola. Infatti devono rispondere periodicamente, con una relazione sulla direzione e il coordinamento dell’attività formativa e amministrativa, davanti al Consiglio di Istituto.

 

dirigenti scolastici

 

 

Ruolo dei dirigenti Scolastici nella Gestione Contabile delle Scuole

Il D.I 44/2001 prevede varie competenze per i dirigenti scolastici in materia di contabilità. Alcune delle più importanti sono:

-          Realizzazione del programma annuale

-          Possibilità di “ordinare la spesa eccedente il limite massimo del 10% della dotazione ordinaria”

-          Invio ai revisori dei conti

-          Affidamento fiduciario degli incarichi, deleghe e nomine

-          Per spese superiori a 2000 euro, i dirigenti scolastici procedono alla scelta del contraente (previa comparazione di almeno tre offerte diverse)

Il dirigente scolastico non solo decide le spese, ma anche la loro imputazione alle diverse voci di uscita.

 

 

 

 

I dirigenti scolastici nel CCNL della scuola

Il dirigente scolastico ha il compito di concedere congedi, ferie, festività e permessi ai dipendenti della scuola, così come assenze per malattia o aspettative. Inoltre, stipula i contratti di lavoro degli insegnanti e del personale ATA, ai quali attribuisce gli incarichi specifici.

 

Per conoscere con maggior dettaglio le competenze dei dirigenti scolastici puoi scaricarti questa guida:

 

Competenze dirigenti scolastici 

 

Roberta Buscherini

 

 

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