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Diritto allo studio infermieri: tutto quello che c’è da sapere



Diritto allo studio infermieri: tutto quello che c’è da sapere
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L’infermiere assunto a tempo indeterminato presso l’ente pubblico possiede il diritto inviolabile allo studio: un diritto davvero importante, necessario affinché quest’ultimo possa procedere con la formazione professionale durante la carriera lavorativa. Per ottemperare a tale diritto all’infermiere sono concessi permessi retribuiti nella misura massima di 150 ore all’anno, a cui vanno aggiunte le attività formative programmate dall’azienda. Il permesso può essere concesso al dipendente che abbia oltrepassato il periodo dei 6 mesi di prova.

 

diritto allo studio infermieri

Diritto allo studio infermieri: come ottenerlo

 

Tali permessi retribuiti contribuiscono a coprire la partecipazione a svariati corsi che consentono il conseguimento di titoli di studio universitari, post-universitari, di scuola di istruzione primaria e secondaria. Al fine di ottenere la concessione dei permessi di studio, gli infermieri dipendenti sono tenuti a presentare, precedentemente all’inizio dei corsi, il certificato di iscrizione, mentre in sede successiva (ovvero al termine dei medesimi corsi) devono mostrare l’attestato di partecipazione (o altra documentazione equiparata ed idonea). Ma cosa accede se tali certificazioni non vengono utilmente mostrate? I permessi già utilizzati vengono convertiti in aspettativa per motivi personali, oppure alla stregua di ferie o riposi compensativi per straordinari effettuati (qualora lo richieda l’infermiere).

 

Diritto di studio: i permessi per sostenere gli esami

 

Gli infermieri che fruiscono dei permessi di studio hanno poi diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami: a tal fine essi non hanno l’obbligo di svolgere lavoro straordinario, né lavoro nei giorni festivi o durante il riposo settimanale.
In tale direzione devono poi essere citati i congedi per la formazione: questi ultimi sono regolamentati dalla legge n. 53/2000. Agli infermieri, con anzianità di servizio di almeno cinque anni presso la stessa azienda o ente del comparto, possono essere concessi (a richiesta) congedi non retribuiti per la formazione. Questo può avvenire soltanto nella misura totale del 10% del personale delle diverse aree in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Va detto che la normativa generale che disciplina il diritto allo studio si colloca all’interno dei contratti collettivi di lavoro e  all’interno dell’art. 10 della legge 300/1970. Dentro questi strumenti normativi si afferma anche che il dipendente pubblico impiegato come infermiere possiede il diritto di chiedere dei permessi per il solo giorno in cui si svolge la prova d’esame: ciò al fine di sostenere gli esami relativi al corso di formazione che sta seguendo.

 

Diritto allo studio infermieri: chi paga? La risposta della Cassazione

 

Riveste importanza in materia di diritto allo studio una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21817 del 20 ottobre 2011) la quale afferma, in pratica, che il diritto allo studio non è a carico dell’azienda bensì è un dovere che grava sul professionista (quindi anche sull’infermiere). Si afferma che il “campo di attività e di responsabilità dei professionisti sanitari, che deve essere individuato anche mediante la formazione di base e post-base, rappresenta un elemento costitutivo della professionalità diretta ad assicurare un servizio adeguato ed esauriente al cittadino”. Rimane ovviamente spazio poi per particolari borse di studio o tutele per incentivare la formazione dei dipendenti. Ma questa è un’eccezione che non fa altro che confermare la regola.
Pertanto la formazione è un elemento che fa parte del novero dei diritti che appartengono alla categoria degli infermieri: ma ciò non significa che questi ultimi siano anche esenti dal costo della formazione.

 

 

Marco Brezza

 

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