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lun, ott 7, 2013  Roberta Buscherini
Diritti Part Time Docenti: Congedi Parentali e Legge 104 / 92
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Part time docenti: I diritti. Gli insegnanti con un contratto part time docenti hanno gli stessi doveri e diritti degli insegnanti con un contratto a tempo pieno. In questo articolo vogliamo analizzare la normativa riguardo i congedi parentali e la legge 104 / 92 nel caso di contratti part time docenti.

 

Part Time Docenti e Maternità

 

part time docentiPer parlare dei diritti di congedi parentali nel caso di contratti part time docenti è necessario distinguere tra part time orizzontale ( quando l’orario di lavoro prevede una prestazione ad orario ridotto su base giornaliera, ma svolto in maniera continua per tutte le giornate dell’anno Es: (4 ore x 5 giorni lavorativi = 20 ore sett. su 40) e part time verticale (quando l’orario di lavoro prevede una prestazione ad orario pieno (giornaliero, settimanale, mensile) svolta solamente per alcuni giorni della settimana, alcune settimane nel mese, o alcuni mesi dell’anno. Ad esempio: 8 ore su 3 giorni lavorativi = 24 ore sett. su 40 oppure 6 ore su 4 giorni lavorativi = 24 ore sett. su 40).

 

Nel primo caso, docenti che lavorano con un part time orizzontale, non esistono differenze tra questi docenti e il personale a tempo pieno: i diritti a congedi e permessi sono gli stessi.

 

Nel caso d’insegnanti con un part time verticale, è necessario fare riferimento agli Orientamenti Applicati dell’ARAN per altri Comparti. Nello specifico, le assenze e i permessi per congedo parentale vengono computate in base ai giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto.

 

In assenza di un Orientamento per la scuola e poiché nel CCNL 2007 non ci sono regole specifiche, al docente a part time verticale si dovrebbero calcolare solo i giorni in cui presta servizio e non tutti i giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto.

 

Gli insegnanti possono fruire dell’intero periodo continuativo di 30 giorni per maternità, ma i giorni da retribuire secondo le previsioni contrattuali sono solo quelli in cui essi erano tenuti alla prestazione lavorativa

 

Part time Docenti e Legge 104 92

 

I docenti con un contratto part time hanno il diritto a 3 giorni di permesso al mese che contempla la legge 104 / 92?

Anche in questo caso è necessario distinguere tra docenti con un part time orizzontale e docenti con un part time verticale.

Non ci sono differenze tra i docenti con un contratto a tempo pieno e il personale con un part time orizzontale, i diritti sono identici e, pertanto non esistono limitazioni riguardo i tre giorni mensili di permesso per assistere familiari disabili.

 

Nel caso di personale con un part time verticale invece, esistono alcuni chiarimenti da fare. L’uso di questi giorni di permesso per la legge 104 / 92 è  limitata ad alcuni giorni della settimana. Nello specifico, la circolare INPS del 22 luglio 2000 dispone che:

-          Il numero di giorni di permesso è proporzionale ai giorni di lavoro

-          Il risultato numerico va arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore.

 

In questo modo:

 part time docenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vediamo un esempio per chiarire il concetto:

Se si tratta di un docente con un contratto di lavoro part time verticale che prevede 8 giorni di lavoro al mese, su 27 giorni lavorativi. Il calcolo da fare è questo:

x : 8 = 3 : 27

x = 24 : 27;

x = 0,8 (gg. di permesso, da arrotondare a 1).

Nel mese in questione, il docente ha diritto ad un solo giorno di permesso per la legge 104 / 92.

 

 

Fonti: Inps / Orizzontescuola / FPCGil

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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mar, lug 31, 2012  Roberta Buscherini
Medici: Parità tra i Sessi? Non Negli Stipendi
3 (60%) 2 Vota Questo Articolo

Anche in un settore notoriamente privilegiato, mai in crisi e dalle retribuzioni tra le più alte del paese, non esiste la parità tra i sessi. A confermarlo è l’annuario statistico dell’ENPAM, l’ente di previdenza sociale dei medici che anche per lo scorso anno ha attestato un guadagno del 30% inferiore per le donne medico rispetto ai loro colleghi uomini. Non solo, ma tra 10 primari, solo uno è di sesso femminile.

 

Insomma una disfatta completa per le minigonne che si ripete non solo in Italia, ma anche negli avanzati Stati Uniti, seppure in tono minore.

 

Già nel cosiddetto Rapporto Ombra, reso pubblico lo scorso gennaio, un documento che ha lo scopo di fotografare la situazione reale circa la parità dei sessi alla luce della Convenzione ONU per l’eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna” adottata dall’Assemblea Generale nel 1979 e ratificata dall’Italia nel 1985, la realtà che emerge non era affatto paritaria e il gap a livello professionale, remunerativo e sociale sono ancora troppe rispetto all’avanzamento della società.

 

Dunque anche la realtà medica non si distacca da questo quadro e si cala perfettamente all’interno di una situazione stantia che a distanza di oltre 30 anni dalla convenzione ONU non ha fatto registrare grandi passi avanti.

 

Sembra quasi che la storia si prenda gioco di quel sesso considerato debole ma che in pratica ha sempre raggiunto tetti di eccellenza in tutti i ruoli, per poi cadere rovinosamente per  mano maschile.

 

Già nella lontana Mesopotamia, passando per l’Africa e l’Asia, le donne erano riconosciute soggetti capaci di donare sollievo equilibrio e salute. Fu così fino all’Inquisizione, quando si decise di riservare le conoscenze mediche solo agli uomini. Ma anche in un periodo storico drammatico come questo, alcune donne non si arrese e perseverarono imperterrite, sprezzanti del pericolo a esercitare la loro professione. È il caso della scuola di Salerno di Trotula, guarda caso italiana.

 

Per ritrovare le donne all’interno del settore medico bisognerà poi aspettare diversi secoli. Il nostro bel paese ha dato i natali a diverse donne medico che si sono distinti per ricerche, metodi e studi all’avanguardia. Due esempi su tutti: Maria Montessori a cui si deve il suo omonimo metodo educativo; Rita Levi Montalcini, premio Nobel nel 1986.

 

Proprio a tutela del ruolo e della professione, le donne medico nel lontano 1921 fondarono l’Associazione Italia Donne Medico – AIDM tutt’oggi attiva e ben radicata e che ha lo scopo di promuovere le attitudini professionali al di là dell’aurea romantica e poetica che da sempre circonda il ruolo della donna/mamma. Le donne hanno dimostrato, in tutti i ruoli, compreso quello medico, di poter eccellere anche ben oltre i propri colleghi uomini.

E allora perché non riconoscerlo?

 

La verità forse sta in poco posto e si chiama paura. Paura di vedersi spodestati al secondo posto. Terrore di perdere il controllo e dover lasciare il comando al sesso debole. Beh, cari uomini, medici e non, mi dispiace dirlo, ma accadrà comunque: se anche non ci riconoscete a livello remunerativo il valore che abbiamo, lo stesso non diminuirà. Anzi, il nostro valore aggiunto è racchiuso proprio qui: nell’essere già davanti a voi e darvi la convinzione invece di avere ancora la pole position. Certo, la nostra speranza è che prima o poi riconosciate il nostro vero valore e che ce lo paghiate come si deve.


 

 

 

 

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mer, apr 4, 2012  Roberta Buscherini
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Le donne polizia si aggruppano per difendere i loro diritti. Il 5 marzo scorso è nato, nella Segreteria Provinciale del SIULP di Cosenza, “Noi Donne Siulp”.

Si tratta di un Coordinamento Donne voluto dal Segretario Generale Provinciale Luciano Lupo e presieduto da Anna Tommasino, componente della Segreteria Provinciale Siulp di Cosenza, con lo scopo di rappresentare per le colleghe (e non solo) un istituto di riferimento per parlare di problemi, proposte e aspirazioni.

Gli argomenti di cui sarà possibile parlare saranno i più svariati: lavoro, famiglia, vita culturale e sociale, etc. Ogni questione verrà poi discussa ed elaborata in gruppo, senza limitazioni di pensiero.

 

 

Però, l’obiettivo delle poliziotte che hanno dato vita all’istituto va ben oltre; “ l’intento di Noi Donne Siulp, è quello di promuovere la partecipazione delle donne nel sindacato e nella società, affinché il loro impegno fattivo contribuisca a rafforzare l’immagine della Polizia di Stato”,  accentuando il fatto che essa svolge un importante ruolo sociale che comprende anche sfere diverse dai puri compiti istituzionalmente assegnati ai poliziotti.

 

 

“Noi Donne Siulp”  intende, infatti, relazionarsi anche con il mondo esterno alla Polizia di Stato, soprattutto con le categorie più deboli (anziani, donne e minori) che possono più facilmente essere vittima di violenza fisica o psicologica.

Nel perseguire tali obiettivi, verranno organizzati incontri tematici con associazioni che operano nel sociale per creare uno scambio reciproco di informazioni ed esperienze. L’aspetto più ludico verrà, invece, rappresentato da speciali convenzioni con associazioni sportive, teatri, e altri enti, pubblici e privati. Saranno organizzati, inoltre, per tutti gli scritti e i loro familiari eventi e dibattiti di diversa natura nel corso di tutto l’anno.

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