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Dopo L’infermiere, Anche Il Farmacista Diventa A Domicilio



Dopo L’infermiere, Anche Il Farmacista Diventa A Domicilio
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infermieri e farmacistiÈ solo un’idea per il momento, ma il CONASFA la Federazione Nazionale che riunisce i farmacisti dipendenti di  farmacie di comunità di molte provincie italiane e il Sindacato Nazionale Farmacisti non Titolari SINASFA l’hanno formalizzata in una lettera aperta, sottolineando fortemente l’esigenza di un collegamento tra paziente e medico sul territorio.

 

Siamo convinti che vi sia ormai una visione convergente e condivisa a livello mondiale sul fatto che il ruolo del farmacista non  può e non deve essere più relegato alla logistica ed alla dispensazione – affermano il Presidente Conasfa, Silvera Ballerini e il Presidente Sinasfa, Francesco Imperadrice –  ma che dovrà indirizzarsi sempre più verso i servizi avanzati, ad alto valore aggiunto e che questo alto valore aggiunto deve essere basato su competenze specifiche molto più orientate al benessere del paziente che al farmaco”.

 

 

 

Ma in Qualche Città Esiste La Tendenza Opposta

 

 

 

Se da un lato si vuole delocalizzare il ruolo del farmacista, rendendolo di fatto più attivo nella società sanitaria territoriale, dall’altro si compie lo stesso percorso in senso inverso per gli infermieri.

 

Dal 20 ottobre scorso infatti in alcune farmacie umbre è partito un progetto pilota sostenuto dall’Ipasvi, con lo scopo di rendere prevenzione e diagnosi alla diretta portata di ogni cittadino.

In altre parole la presenza dell’infermiere  potrà garantire la messa in atto di numerosi servizi di prevenzione, dall’elettrocardiogramma al controllo dei nei, alla somministrazione di punture o medicazioni.

 

 

 

Nonostante I Progetti Sul Futuro, Troppe Questioni Ancora Aperte

 

 

 

Sognare un futuro professionale migliore per gli infermieri, i medici i farmacisti e tutti coloro che gravitano nell’ambito sanità è lecito, ma non deve distogliere però dai problemi reali ancora da risolvere: precariato, demansionamento, demotivazione professionale, mancato riconoscimento economico del ruolo sono solo alcuni dei temi più caldi dei quali si continua a discutere senza tuttavia trovare una soluzione concreta.

 

E il governo che fa? Anche a seguito dello sciopero di qualche giorno fa è forse cambiato qualcosa? Al momento direi proprio di no. Infatti i sindacati si sono nuovamente esposti con una lettera aperta che lascia poco spazio all’immaginazione: “di fronte a tale indifferenza su problematiche di tale gravità la CGIL FP ha il dovere di lanciare un grido d’allarme, di denunciare lo smantellamento del servizio sanitario pubblico, di evidenziare la totale indifferenza del governo regionale ai bisogni delle fragilità dei cittadini/ pazienti. Per tale motivo la CGIL FP indice da subito lo stato di agitazione delle categorie dei lavoratori della sanità riservandosi ogni azione di lotta per contrastare l’inevitabile disastro”.

 

 

 

Fonte: quotidianosanita / ipasvi  /quotidianoinfermieri / repubblica

 

 

 

 

Valentina Stipa

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