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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi per la categoria 'Esercito Italiano'

gio, apr 14, 2016  Roberta Buscherini
Riordino carriere Forze Armate: un piano virtuoso per il 2017
4.5 (90%) 4 Vota Questo Articolo

Riordino dei profili di carriera Forze Armate: è necessaria (ed auspicabile) una riforma in questo senso? La risposta sembrerebbe di sì, analizzando il punto di vista della Commissione Interforze di categoria “C” Sergenti e Brigadieri del Cocer. A parere di quest’ultima, risulta, in questa direzione, necessario prendere in considerazione tutti i ruoli, i nuovi scenari operativi, i nuovi assetti, i nuovi sistemi d’arma e le legittime aspettative del personale militare, sempre più professionale e sempre più specializzato. Tutto ciò, ovviamente “in pieno coordinamento con le forze di Polizia ad ordinamento civile, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Marina, Aeronautica, Stato Maggiore Difesa, Ministero dell’Interno, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ragioneria dello Stato e sindacati”.

 

Riordino carriere Forze Armate

Riordino carriere Forze Armate: la carriera aperta

 

Ma cerchiamo di capirne di più. L’idea è quella di dire sì alla carriera aperta: mediante trasparenza negli avanzamenti e nelle valutazioni, possibilità oggettive di crescita e valorizzazione delle professionalità, titoli, esperienza sul campo. Il tutto dovrà concretizzarsi mediante uno schema di “osmosi” che consenta di partire dal ruolo più basso fino a giungere al ruolo più alto valorizzando quel concetto virtuoso chiamato “meritocrazia“. Questo è quello che la Commissione auspica avvenga nella formazione del prossimo progetto di riordino (progetto in linea con quanto indicato nel libro bianco in materia).

 

Le risorse economiche necessarie

 

L’obiettivo sotteso a tale piano è quello di elaborare un piano definito e nitido da condurre e discutere dinnanzi al Governo: il problema, come sempre, è quello delle risorse e delle coperture economiche. Sono al momento disponibili risorse per effettuare tale riordino? Questo il nodo che dovrà essere chiarito. Una ipotesi più che valida, su cui la Commissione ha già deliberato, potrebbe essere quella di rendere disponibili per il 2017 i 510 milioni di euro utilizzati per il “bonus 80 euro” attualmente erogato al personale. Idea interessante, da tracciare in maniera compiuta, che deve ora essere presentata concretamente sul campo.

 

La polemica

 

In tale direzione non può non essere citata una polemica affiorata negli scorsi giorni: il Cocer della Guardia di Finanza lo scorso 6 aprile ha infatti deliberato sul tema del riordino delle carriere, mediante un documento di 16 pagine. All’interno si può leggere la seguente frase: “Il rispetto del principio di equiordinazione della carriera e di sostanziale omogeneizzazione dei trattamenti economici solo tra il personale delle Forze di Polizia, escludendo, il personale del comparto difesa, al contrario di quanto stabilito nella precedente delega di cui all’art. 3 della legge 216 del 1991″ . Il portale sergenti.it ha analizzato criticamente tale assunto, ricordando che il riordino delle carriere per le forze di polizia è stato previsto dalla legge 7 agosto 2015, n. 124 (cosiddetto “decreto Madia“). Solo dopo mesi di battaglie, richieste, comunicati e pressioni alla politica da parte dei Cocer delle Forze Armate, il Parlamento ha approvato la legge 22 gennaio 2016, n. 9 rimarcando e garantendo il principio di equiordinazione tra forze armate e forze di polizia in tema di carriere. Ma è giusto escludere il personale del comparto difesa dalle operazioni di riordino?

 

Fonte: sergenti.it

 

Patrizia Caroli

 

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lun, dic 29, 2014  Marco Brezza
Reperibilità personale dell’esercito: le caratteristiche e il compenso
3.6 (72.73%) 11 Vota Questo Articolo

All’interno dell’ordinamento dell’esercito italiano si allinea ovviamente anche l’istituto dello straordinario, il quale distribuisce i suoi effetti in maniera del tutto similare a ciò che accade nell’impiego pubblico “tout court”.

 

Reperibilità personale dell'esercito

Straordinari e reperibilità per i membri dell’esercito

 

Lo straordinario sorge insieme all’introduzione dell’orario di lavoro per il personale militare di cui alla legge 231/90: quest’ultimo ha comportato il diritto al recupero compensativo, ovvero un compenso in denaro per le prestazioni rese in eccedenza a tale orario. Ovviamente il lavoro straordinario non può essere usato come fattore ordinario di programmazione del lavoro e può essere svolto soltanto per adempiere alle esigenze volte al conseguimento dei fini istituzionali delle Forze Armate cui non si possa far fronte durante il normale orario delle attività giornaliere.

 

La reperibilità: caratteristiche e compenso

 

In tale direzione riveste grande importanza il tema della reperibilità per il personale impiegato nell’esercito: la reperibilità si configura infatti come l’obbligo a raggiungere l’installazione militare entro un tempo massimo di due ore. Molto importante è il seguente concetto: il compenso spettante per la posizione di “reperibile” non remunera una prestazione di lavoro effettivamente resa, bensì la disponibilità del personale a prestarla nei modi e nei termini stabiliti, con le inevitabili limitazioni alla libertà individuale. Ne consegue pertanto che qualunque prestazione di lavoro straordinario resa durante la posizione di reperibile deve essere remunerata (mediante compenso o recupero), specificatamente in base alla sua durata.
Ma come si articola il compenso per tale prestazione? Questo viene stabilito in un dodicesimo della durata del servizio, da calcolare in maniera differenziata a seconda del periodo di effettivo impiego (che cambia qualora coincida con l’arco diurno o notturno e feriale o festivo), e compete solo a partire dal compimento della dodicesima ora di reperibilità continuativa.
Inoltre qualsiasi prestazione resa nel corso del servizio di reperibilità non spezza e non interrompe in alcun modo il computo del periodo utile al compimento del servizio di reperibilità, i cui compensi (ovvero quello della reperibilità e quello afferente della prestazione) confluiscono nel medesimo ideale contenitore, cumulandosi. Il personale dell’esercito può essere comandato di “reperibilità” per esigenze di almeno 12 ore consecutive non oltre un massimo di 6 giorni feriali e due festivi ogni mese.

 

Le basi disciplinari della reperibilità per il personale dell’esercito

 

La reperibilità per il personale impiegato nell’esercito rientra da un punti di vista tematico e disciplinare all’interno del grande tema del lavoro straordinario: la gestione di tale fondamentale istituto poggia le sue basi su tre concetti necessari. Che sono i seguenti: la flessibilità dell’orario di servizio, la disponibilità incondizionata al servizio da parte del personale, la responsabilità dei Comandanti di Corpo nella gestione operativa dell’Istituto.
Deriva da ciò il seguente assunto: soltanto il Comandante di Corpo, nell’ambito delle proprie responsabilità e competenze, può gestire e curare l’allocazione delle risorse disponibili ai vari settori per garantirne la funzionalità ed il perseguimento degli obiettivi istituzionali. In tal senso assume pertanto ineludibile importanza la programmazione delle attività operative e addestrative in base alla quale il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario sarà limitato a casi eccezionali o in presenza di significative carenze organiche.
Fonte: Direttiva dello Stato Maggiore dell’Esercito

Marco Brezza

 

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ven, dic 5, 2014  Marco Brezza
Personale dell’Esercito: gli straordinari e l’attività fuori sede
2.3 (46.67%) 3 Vota Questo Articolo

Per il personale impiegato presso l’Esercito italiano esistono particolari fattispecie che vanno a definire in maniera molto peculiare la importante questione del lavoro straordinario. Lavoro straordinario che si articola in vari rami sottotematici: le attività fuori sede, le eccedenze lavorative e tutta una serie di prestazioni riconducibili in un modo o nell’altro alla grande famiglia del lavoro straordinario, appunto. Andiamo ad osservarne le principali caratteristiche.

 

Personale dell'Esercito

Esercito italiano, l’attività in territorio estero

 

Discreto rilievo assume in questa direzione, ad esempio, il tema dell’attività fuori sede in territorio estero: infatti al personale in servizio in territorio estero percettore dell’indennità di missione estera non compete il compenso per lavoro straordinario. È la legge a statuire ciò. Al contrario, con riferimento al personale impiegato presso l’esercito che partecipa alle missioni internazionali per le quali non è attribuito il trattamento economico di missione estera (il cosiddetto “contingente”) la “musica” cambia: in questo caso il compenso per lavoro straordinario può essere corrisposto oltre i limiti stabiliti dal monte-ore individuale.

 

Il lavoro straordinario fuori sede e le indennità

 

In seconda istanza va poi detto che le prestazioni di lavoro straordinario rese durante le attività fuori sede danno diritto al compenso in denaro ovvero al recupero compensativo secondo le medesime modalità e misure previste per le attività svolte nell’ordinaria sede di servizio: in tale circostanza il compenso per lavoro straordinario è cumulabile con l’indennità di missione.
Ma come ottemperare al calcolo delle eccedenze lavorative? Soltanto le ore di lavoro effettivamente prestate dovranno essere conteggiate in relazione a tali eccedenze: consequenzialmente dal computo vengono esclusi i tempi di pernottamento, permanenza libera fuori sede, viaggio da e per il luogo di missione (con l’eccezione rilevante di coloro che nel corso del viaggio stesso svolgono attività lavorativa vera e propria, ovvero autisti e Comandanti di colonne).

 

Personale dell’Esercito italiano: la certificazione per le eccedenze lavorative

 

È necessaria una certificazione per le eccedenze lavorative prestate nel corso dell’attività fuori sede? La risposta è ovviamente affermativa, la certificazione è imprescindibile. A tal fine bisogna produrre un apposita dichiarazione, dall’Ente (o Reparto) presso cui l’attività è stata svolta. Tale tipologia di certificazione non è richiesta invece per il personale dirigente.
Per completare il discorso va poi detto che il pagamento dello straordinario al personale inviato in missione è a carico dell’Ente nel cui interesse la missione è svolta. La normativa attuale ha previsto il pagamento delle ore di viaggio, quando effettuate in eccedenza all’orario giornaliero, con una maggiorazione dell’indennità di missione di 6 euro per ogni ora,  non cumulabile in alcun modo con il compenso per lavoro straordinario. Nel caso specifico in cui il servizio si protragga oltre le ore 24 (mezzanotte) per un lasso di tempo superiore alle tre ore, il dipendente ha diritto ad un intervallo per il recupero psicofisico non inferiore a dodici ore.
Sono quindi molteplici e diversificati tra loro gli aspetti che caratterizzano il tema della retribuzione e della disciplina generale dell’attività fuori sede per ciò che riguarda il personale impiegato presso l’Esercito italiano.

 

Fonte: Direttiva Stato Maggiore dell’Esercito
Marco Brezza

 

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gio, nov 27, 2014  Marco Brezza
Riposo compensativo esercito: tutte le informazioni utili
3.5 (70%) 6 Vota Questo Articolo

A proposito di riposo compensativo per coloro che sono impiegati presso l’esercito: ecco una piccola escursione all’interno dei punti fondamentali relativi a questo importante istituto. In via introduttiva occorre affermare che il riposo compensativo inerisce alla gestione degli orari e delle retribuzioni inerenti a tutti i dipendenti statali. Da un punto di vista giuridico, il riposo compensativo è una remunerazione in natura della prestazione (ex. art. 2099, co. 3, del Codice civile) che fa maturare un diritto soggettivo patrimoniale del tutto identico alla retribuzione in denaro.

 

Riposo compensativo esercito

Il riposo compensativo esercito in breve

 

Nella pratica pertanto il riposo compensativo si configura alla stregua di un intervallo lavorativo idoneo a creare una compensazione nei confronti di una prestazione lavorativa che in termini quantitativi abbia superato i limiti della prestazione ordinaria prevista e retribuita come tale dal contratto esistente. A delinearne i tratti salienti è il Decreto Legislativo n. 66 del 2003 (recante rubrica “Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”): quest’ultimo statuisce che i contratti collettivi possono consentire ai lavoratori di usufruire di tali riposi compensativi.

 

Il riposo compensativo per il personale militare in servizio permanente

 

Ma andiamo a vedere come si declina il riposo compensativo per il personale militare in servizio permanente. I dipendenti devono infatti recuperare le ore prestate in eccedenza all’orario di lavoro (in quello che viene definito recupero 1 a 1), per le quali non è stato disposto il relativo pagamento, entro il 31 dicembre dell’anno successivo. In ulteriore istanza è poi necessario rendere le ore prestate in meno per permessi brevi o ritardi rispetto all’orario di servizio (come tali sono intesi anche quelli dovuti a “causa di forza maggiore” come ad esempio i ritardi dei mezzi di trasporto anche se militari). La resa delle ore prestate in meno deve assolutamente avvenire entro il mese successivo a quello in cui si è verificata la carenza, pena la decurtazione del trattamento economico secondo le modalità previste dalle disposizioni in vigore.

 

Riposo compensativo esercito: Chi può disporlo

 

I riposi compensativi possono essere disposti soltanto dal Comandante di Corpo e fruiti esclusivamente in giornate lavorative, tenendo presenti le richieste del personale e fatte salve le improrogabili esigenze di servizio. In tale direzione, il sabato non è considerato lavorativo presso quei Reparti il cui orario settimanale è articolato su 5 giorni. Per ciò che concerne gli effetti contabili, laddove il riposo compensativo venga trasformato in giornate libere dal servizio, le ore da scalare dal credito maturato sono da rapportare alla giornata lavorativa in cui è fruito il recupero. Insomma, il riposo compensativo si concretizza in tutti quei casi in cui il dipendente pubblico non abbia utilizzato della giornata di riposo settimanale ordinario, cioè di un intervallo di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni. In questo senso è la Costituzione stessa a sancire tale insindacabile diritto: l’art. 36 del testo costituzionale si configura infatti come una norma cardine per i diritti del lavoratore sancendo un irrinunciabile diritto al riposo settimanale per il lavoratore dipendente.

 

Fonte : sergenti.it

 

Marco Brezza

 

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ven, ott 3, 2014  Valentina
Militari. Criticare I Superiori è Un Dovere
3 (60%) 4 Vota Questo Articolo

 

Esiste non solo un diritto, ma addirittura un dovere militare, e civico, alla denunzia di comportamenti contrari ad una amministrazione della disciplina militare in senso compatibile con l’assetto democratico dell’apparato statuale e con i principi costituzionali che regolano l’ordinamento delle Forze Armate”.

A sancirlo è la Corte di Cassazione alla fine di una lunga vicenda giudiziaria che ha visto un brigadiere della Guardia di Finanza del nucleo di polizia tributaria di Lecce, condannato in appello a quattro mesi di reclusione militare con l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti del maggiore che comandava il suo nucleo, per aver apostrofato su un social network i metodi usati come “da Gestapo”.

 

insubordinazione militariDa quanto emerse durante il dibattimento in effetti le metodologie utilizzate  dal maggiore erano quantomeno bizzarre e ai limiti del mobbing: si parlava di controlli a sorpresa con ispezioni anche olfattive per scoprire se i militari avevano consumato alimenti durante l’orario di servizio.

Nel caso specifico poi del brigadiere condannato il superiore lo aveva adibito a servizi esterni, impedendogli di servirsi in maniera frequente del bagno, come invece, per motivazioni di salute, avrebbe dovuto fare.

 

 

Nuovo Principio Costituzionale Per I Militari

 

 

 

L’assoluzione del brigadiere è avvenuta legittimando di fatto un nuovo diritto costituzionalmente riconosciuto per i militari, ovvero quello di critica verso i propri superiori.

 

Il presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici, Lorenzo Lorusso ha commentato la sentenza sottolineando come così si metterà “fine ad anni di angherie perpetrate in nome di una presunta disciplina, rappresenta anche un duro monito per alcune Procure Militari che, negli anni passati (…) avevano esagerato nel colpire il dissenso ed il malessere del personale esistente all’ interno del Corpo”.

 

Punizioni eccessive per insubordinazione gerarchica, sfociate in veri e propri atti violenti, fisici e non, sono sempre stati presenti negli ordinamenti di carattere militari, a torto o a ragione, per la natura stessa dell’ordinamento.

 

La sentenza della Cassazione segna un indubbio passo avanti verso la modernità, allontanandosi sempre di più da quei principi arcaici per i quali il militare deve ubbidire sempre e comunque senza obiettare o pensare.

 

 

 

Fonte: forzearmate / grnet / finanzieridemocratici / ilmalpaese.worldpress

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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