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Estremisti Islamici in Carcere. Quali Controlli?



Estremisti Islamici in Carcere. Quali Controlli?
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Fonte: asianews.it

Fonte: asianews.it

Su 17462 detenuti stranieri nelle carceri italiane, 5786 si dichiarano di religione musulmana.

Due episodi in meno di una settimana, in due istituti penitenziari diversi hanno evidenziato il pericolo che si cela dietro le sbarre in termini di terrorismo islamico: in entrambi i casi due detenuti musulmani hanno compiuto atti di devastazione e violenza inneggiando ad Allah e cercando di coinvolgere gli altri detenuti con la stessa fede. L’integralismo in carcere è un problema molto sentito dal Sappe e già più volte denunciato in passato.

 

Ma oltre al sindacato di polizia penitenziaria, lo stesso ministero della giustizia ha deciso di non sottovalutare la questione dichiarando che “gli istituti di pena costituiscono un luogo dove gli estremisti possono creare una rete, reclutando e radicalizzando nuovi membri attraverso una campagna di proselitismo”.

 

 

 

Carceri Italiane. 181 Self-Made Imam

 

 

 

 

 

Diverse indagini condotte negli istituti penitenziari di paesi europei limitrofi all’Italia come Francia e Regno Unito hanno dato prova dell’esistenza di allarmanti fenomeni di radicalismo islamico.

 

A dare l’idea di quanto questo problema stia diventando sempre più presente e incisivo è il numero delle moschee all’interno degli istituti di pena: sul totale delle carceri italiane, nel 2009, in 120 istituti la religione islamica non era praticata. Oggi questo numero è sceso a 18, ovvero solo 18 carceri non prevedono un luogo di culto dedicato alla religione islamica.

 

Di pari passo con il luogo di culto, più o meno riconosciuto, dove professare la propria fede crescono anche le figure religiose di riferimento, del tutto arbitrarie e “fai-da-te”, e proprio per questo molto pericolose. Si contano nelle carceri italiane quasi 200 imam a dispetto dei soli 9 autorizzati.

 

Il carcere è luogo sensibile, da monitorare costantemente per scongiurare pericolosi fenomeni di proselitismo del fondamentalismo islamico tra i detenuti” sottolinea Donato Capece, segretario del Sappe.

 

Va da sé infatti che il lavoro degli agenti di polizia penitenziaria diventa ancora più delicato in un contesto internazionale di questo tipo. E ogni evento drammatico di portata internazionale si ripercuote inevitabilmente anche nel contesto carcerario.

Alcuni esempio per spiegarci meglio: tra le mura dell’istituto di alta sicurezza sardo di Macomer si gridava Allah o akbar (Allah è grande) quando trapelò la notizia che a Kabul erano salatati in aria sei soldati italiani.

 

 

 

Carceri Italiane. Gli Agenti Sono In Pericolo

 

 

 

 

Più nel concreto e nel quotidiano, gli agenti di polizia penitenziaria si scontrano quotidianamente con la realtà del fondamentalismo islamico che impedisce loro ad esempio di controllare tra le pagine del Corano addirittura di toccarlo, o che non permette alle donne agente di svolgere il loro lavoro o ancora richiede il velo per le infermiere o addirittura che scatena una protesta se un agente porta un crocifisso al collo. A tutto questo si aggiungono insulti pesanti contro gli agenti di guardia, tacciati di essere razzisti o servi degli americani.

 

Insomma, la situazione esplosiva che si respira in alcune realtà libere, è quintuplicata negli istituti penitenziari.

 

Per questo ancora una volta il Sappe chiede aiuto alle istituzioni in merito al ”gravoso compito affidato alla Polizia Penitenziaria di monitorare costantemente la situazione nelle carceri per accertare l’eventuale opera di proselitismo di fondamentalismo islamico nelle celle, anche alla luce dei tragici fatti di Parigi. Ma per fare questo, servono anche fondi per la formazione e l’aggiornamento professionale dei poliziotti penitenziari nonché per ogni utile supporto tecnologico di controllo, fondi che in questi ultimi anni sono stati invece sistematicamente ridotti e tagliati dai Governi che si sono via via succeduti alla guida politica del Paese”.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiornale /ristretti /asianews

 

 

 

 

Valentina Stipa

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