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Formazione insegnanti scuola pubblica: cosa cambia con la Riforma?



Formazione insegnanti scuola pubblica: cosa cambia con la Riforma?
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Un terremoto è pronto ad abbattersi sulla riforma della scuola (“La Buona Scuola”) elaborata in questi mesi dal Governo Renzi: nell’aria c’è profumo di sciopero, made in FLCCGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA (Camusso dixit), come afferamto dai vertici sindacali nella manifestazione svoltasi sabato a Roma, in Piazza degli Apostoli. L’ufficialità e la data ci sono già: il 5 maggio sarà indetto uno sciopero della scuola, che seguirà quello del 24 aprile indetto da ANIEF, USB e UNICOBAS. Mentre le ondate sferzanti della contestazione sindacale fanno traballare il cargo renziano, i lavori procedono: questa settimana prosegue l’analisi degli emendamenti al disegno di legge sulla Buona Scuola.

 

Formazione insegnanti

Formazione insegnanti: come cambia con la Riforma

 

In questi giorni discretamente “turbolenti” risulta interessante soffermarsi sul tema (sempre importante) della formazione degli insegnanti della scuola pubblica: la formazione dei docenti andrà incontro ad una importante trasformazione (se quanto riportato nei testi della bozza di riforma sarà confermato) diventando “strutturale e obbligatoria”. Ma in che modo? Scopriamolo evidenziando le differenze tra formazione in ingresso e formazione dei docenti già in servizio.
La competenza per la formazione in ingresso sarà delegata in maniera importante al dirigente scolastico, il quale sulla base di una istruttoria del docente tutor, sentiti Collegio e Consiglio, effettuerà la valutazione. L’eventuale bocciatura non consentirà di ripetere una seconda volta l’anno di prova. Il corso di formazione si articolerà in un percorso di 50 ore: il modello sarà probabilmente quello attuato nel corso di quest’anno, ripartito tra condivisione del percorso formativo con incontri organizzati di 5 ore, laboratori di 12 ore, “peer to peer” di 10 ore e 20 ore di formazione pura online.

 

La struttura dei corsi per gli insegnanti già in servizio

 

Per quello che concerne la formazione dei docenti già in servizio, anche in questa fattispecie dovranno essere svolte 50 ore di formazione annue sulla base di obiettivi legati al piano nazionale di formazione che sarà adottato ogni 3 anni con decreto del Ministro dell’istruzione. L’obiettivo è quello di superare quanto previsto dal contratto collettivo che prevede la possibilità di 5 giorni di esonero dal servizio per i docenti che partecipano ad iniziative di formazione. Le 50 ore saranno da svolgersi in orario extracurriculare e non saranno retribuite.

 

La formazione non sarà retribuita

 

La non retribuzione delle ore obbligatorie relative alla formazione docenti appare pertanto come una certezza ed un obiettivo di base della riforma, in un percorso di evidente razionalizzazione dei costi che gravano sul comparto pubblico. Tali ore potranno tuttavia essere essere pagate con il bonus della carta Prof., ma non saranno conteggiate tra le ore di servizio. Ore gratuite dunque, ma per le quali non si dovrà spendere alcunché. Sarebbe però necessario ora capire se effettivamente la carta Prof. stabilita dall’art.10 del disegno di legge “La Buona Scuola” coprirà realmente i costi dei master, della formazione e-learning, dei corsi di specializzazione (tra i più frequentati quelli sui disturbi dell’apprendimento, Dsa e dislessia).
I costi per garantire la formazione al corpo docente incideranno per circa 40 milioni di euro: ma le coperture, spiegano fonti interne al Govenro, sarebbero ampiamente presenti.

 

Fonti: orizzontescuola.it, blastingnews.com

 

Marco Brezza

 

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