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Forze Armate. A Che Punto Siamo?



Forze Armate. A Che Punto Siamo?
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Stabilità e forza sono due caratteristiche dalle quali non si può prescindere oggi, poiché il nostro è “un mondo in transizione“, come lo ha definito il Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen durante un incontro a Bruxelles, finalizzato a capire e rivedere il futuro della NATO e il suo rapporto con l’Unione Europea, anche alla luce delle vicende internazionali che si stagliano all’orizzonte, non ultima quella della Siria.

 

forze armate

La precaria situazione di lavoro delle forze armate italiane rischia di esplodere se le istituzioni non porranno rimedio entro breve tempo.

Dopo l’11 settembre il ruolo delle forze armate è inevitabilmente cambiato, perché è cambiato il mondo e il nostro modo di viverlo. Per questo è fondamentale non trascurarle, garantendo loro, già dall’interno dei singoli paesi, stabilità e sicurezza del ruolo nel rispetto delle specificità professionali.

 

Questo tema In Italia è dibattuto e sentito da molti mesi, anni forse ma siamo ancora a un nulla di fatto. In realtà accusare le istituzioni di non occuparsi del comparto difesa sarebbe un errore. È di pochi giorni fa ad esempio la trasmissione alle camere del decreto interministeriale dello Sviluppo dell’Economia e Finanze e della Difesa per l’acquisto di 15 elicotteri Combat-SAR AW-101, destinati all’aeronautica militare per migliorare le operazioni di Ricerca e Soccorso e anche l’acquisto di un sistema informativo per il controllo del Territorio per l’Arma dei Carabinieri. Totale costo: 375 milioni, di cui 275 per gli elicotteri realizzati da Augusta WestLand spa e 100 milioni per il sistema di controllo del territorio realizzato da Selex Es Spa, entrambi del gruppo Finmeccanica .

 

Ora guardando i numeri e considerando i blocchi stipendiali e di avanzamento, i mezzi quotidiani in dotazione a buona parte delle forze dell’ordine e lo stato degli uffici, si rimane perplessi: se la priorità è valorizzare e far lavorare nel migliore dei modi le forze armate, affinché mantengano un equilibrio precario all’interno del nostro paese, evitando scontri di piazza e alte tensioni sociali, sarà proprio la scelta giusta dirottare oltre 300 milioni di euro in mezzi, seppure importanti? Non sarebbe il caso di investire sulle risorse umane e sul miglioramento della loro condizione lavorativa?   E’ una domanda lecita che non trova al momento risposta. Forse lo sciopero generale che avverrà tra qualche giorno potrebbe smuovere gli animi. Lo speriamo in molti.

 

I fatti però dicono, a dispetto di quello che vuole l’Europa e di quello che chiede la NATO, che l’Italia trascura i militari e investe in mezzi. Promette cambiamenti, ma di fatto rimane in questa eterna fase di stallo. Questa situazione non potrà però durare in eterno, perché il rischio che chi dovrebbe schierarsi per evitare violente tensioni sociali si trasformi in chi, queste tensioni, le crea e le cavalca inizia a farsi alto. Questo sarebbe davvero un bel guaio per tutti. E gli elicotteri e l’informatica non ci salverebbero di certo.

 

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari / grnet / tuscania.nissolinocorsi

 

 

Valentina Stipa

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