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Forze dell’Ordine in Prima Linea per Garantire la Sicurezza, Ma chi li Tutela?



Forze dell’Ordine in Prima Linea per Garantire la Sicurezza, Ma chi li Tutela?
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Dieci finanzieri sono rimasti feriti, uno di loro ha riportato un trauma cranico e viene sottoposto ad accertamenti. Questo il bollettino di guerra pagato dal comparto sicurezza per la tutela di un diritto, quello d’asilo che con le nostre forze dell’ordine non c’entra nulla, ma che inevitabilmente le coinvolge facendo loro pagare il prezzo più alto.  La rivolta degli immigrati eritrei al centro di accoglienza di Mineo.

 

Fonte: blogsicilia

“Mentre i responsabili governativi tagliano, mentre i fini giuristi si impegnano nella ricerca forsennata di un dolo nell’applicazione delle norme, fosse anche eventuale purché si dimostri che lo “sbirro” è aguzzino e non la norma che è fallace, intanto le costole e le teste degli appartenenti alle forze di polizia fanno da scudo a questo desolante scenario di rappresentanti dei poteri dello Stato”. È così che Felice Romano segretario generale del SIULP, dimostra solidarietà agli uomini in divisa rimasti feriti e grida la sua rabbia per un ennesimo problema legato alla politica il cui conto però lo pagano i suoi devoti. “Chiediamo l’intervento del Governo per avere risorse, umane, economiche e strumentali, per affrontare l’emergenza immigrazione ma anche regole di ingaggio chiare e univoche rispetto alle modalità, alle procedure e alle norme che occorrono per gestire questa emergenza epocale nel rispetto dei diritti dei singoli, ma anche delle norme emanate a tutela degli interessi generali del Paese”.

 

È proprio questo l’aspetto più grave di questa vicenda ovvero il rischio effettivo e concreto che i poliziotti corrono in queste circostanze, una denuncia per lesioni gravi, come denuncia Massimiliano Trombetta, rappresentante del sindacato di polizia SIULP “lo sapete come passo buona parte del mio tempo? A organizzare collette per pagare le parcelle degli avvocati che ci difendono dalle accuse di lesioni. Non ne possiamo più” (…) e questo nonostante l’articolo 32 della Legge Reale preveda che l’amministrazione rimborsi le spese legali per i tre gradi di giudizio, quando un poliziotto finisce sotto processo per uso delle armi o della coazione fisica in servizio”.

 

L’inadeguatezza dell’apparato di vigilanza predisposto nel Villaggio dell’accoglienza di Mineo, dove i poliziotti sono costretti anche a turni di servizio massacranti per sopperire alle carenze di organico ha raggiunto proporzioni paradossali:  al momento si registra la presenza di circa 2800 extracomunitari “ vigilati” da non più di 30 operatori di Polizia.

 

Chiudiamo questo articolo che vuole essere puramente riflessivo su quanto sia davvero rischioso il lavoro del poliziotto, rischioso e avvilente, spersonalizzante rispetto agli uomini che lo svolgono; noi civili perdiamo troppo spesso di vista la responsabilità e la delicatezza di quel ruolo; troppo poco ci mettiamo a riflettere sulla condizione in cui svolgono la loro professione e sui rischi che corrono per mantenere integre le nostre città, i nostri negozi e noi stessi, mentre i nostri figli, i figli di questa società malata si scagliano contro, molotov e manganelli alla mano. Chiudiamo quindi questo articolo con le parle di un poliziotto, uno di quelli che lavora sulla strada e che amaramente confessa di non sentire più il proprio lavoro come una missione, ma di viverlo con paura e avvilimento, come un guardarsi continuo le spalle d coloro che dovrebbero invece essergli grati.

 

“Penso alla gente, ai cittadini, a chi vorrebbe fossi un incrocio fra Batman e l’Uomo Ragno, senza mai possibilità di commettere alcun errore; a chi mi giudica senza chiedersi mai nulla, senza mai avere un dubbio; a coloro che esprimono la loro pelosa solidarietà davanti alla mia bara coperta dal tricolore, che io purtroppo non posso sentire e di cui, a ben vedere, non me ne importa nulla, l’avrei preferita in vita. Penso a quello che mi dicevano a proposito della funzione sociale del mio lavoro e penso a quanto lo ritenevo giusto ed a quanto mi entusiasmava l’idea di essere utile alla gente. Ecco, la gente. Non riconosco più la gente come mio referente, non ci riesco proprio. La gente è stata una vera delusione. Ciò che faccio, lo faccio per un mio diletto personale; per la considerazione che ho per la mia divisa e, anche se a volte non lo meriterebbe, per l’Amministrazione; per l’amore che provo per i colori della mia Volante e per la Pantera che è raffigurata sopra e perché, strano ma vero, ancora mi diverto a fare il poliziotto. Non lo faccio più per la gente, non lo merita secondo me. Se quel che faccio porta loro vantaggi, per me è puramente secondario”.

 

Fonti: Grnet.it / Il Giornale / ConsapNazionale / Asaps.it

 

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