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Fucilieri arrestati in India: la storia



Fucilieri arrestati in India: la storia 4.00/5 (80.00%) 2 Vota Questo Articolo

Questa è la storia di due fucilieri appartenenti al Battaglione San Marco della Marina Militare che hanno visto troncata la loro missione e la loro venerazione per la difesa dello Stato Italiano. Ora sono in prigione, da oltre tre mesi sono reclusi in un carcere a migliaia di kilometri da casa ma la cosa migliore è che nessuno non ha mai ancora provato la loro colpevolezza. Vediamo la loro storia:

Tutto inizia il 15 febbraio scorso quando i due soldati, presumibilmente, sparano 24 colpi di fucile contro un peschereccio indiano, uccidendo due membri dell’equipaggio, sempre presumibilmente, che avevano ventuno e cinquant’anni. Sull’imbarcazione, la Saint Antony, c’erano 11 persone.

 

 

I due soldati italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, avrebbero aperto il fuoco dalla petroliera su cui erano imbarcati, la Enrica Lexie : “Erano pirati, ed erano armati. Hanno provato ad attaccarci e a prendere la nave. Noi ci siamo solo difesi e abbiamo difeso la petroliera. È il nostro lavoro. Il loro comportamento era tipico dei pirati che attaccano in queste zone : per esempio, il modo in cui hanno tentato di abbordare la nave è esattamente lo stesso modo che usano i pirati in queste acque, quando tentano di dirottare una nave. Non hanno neanche risposto ai nostri segnali di avvertimento”. Questa è stata la dichiarazione dei soldati italiani, una volta trattenuti dalla polizia e condotti nel porto di Kochi, lo stesso porto in cui le autorità locali hanno condotto anche la Enrica Lexie, dopo l’incidente. Il Governo Indiano ha dato tutto il suo appoggio alla polizia, confermando tre mesi di reclusione preventiva per soldati, presso la sede di Trivandrum, prigione dove sono tutt’ora detenuti in attesa di chiusura del processo.

Ma il raggiungimento della verità sembra essere ancora lontano. Le versioni dei militari italiani e del governo indiano sono davvero diverse. Quest’ultimo ha sempre negato che i pescatori fossero armati o che l’equipaggio possedesse armi a bordo. Anzì, sostiene che gli uomini a bordo stavano dormendo.

 

 

Negoziazioni per la liberazione

Il governo italiano ha sempre dichiarato che la Enrica Lexie, al momento della sparatoria si trovava a circa 30 miglia nautiche fuori dalla costa Indiana, ovvero in acque internazionali. Per tanto, in questo caso dovrebbero essere applicate le leggi italiane in quanto corrispondono alla bandiera dell’imbarcazione.

Invece, le autorità indiane fin dall’inizio hanno seguito un protocollo diverso, tuttavia non sia stata accertata la colpevolezza dei due marò: dopo aver condotto l’Enrica Lexie nel porto di Kochi, la polizia Indiana ha arrestato i due soldati italiani, con l’accusa di aver assassinato due disarmati pescatori. “Un atto terroristico”, così il Giudice Gopinathan ha descritto l’accaduto, durante l’udienza di cui era incaricato di detenere la presidenza, presso l’Alta Corte di Kerala. Terrorismo , “poiché i due soldati italiani hanno sparato contro uomini disarmati, senza alcun preliminare avvertimento di deporre le armi”.

 

Niente ha smosso il giudice dalla sua posizione, neanche il discorso dell’avvocato della difesa VJ Thomas, il quale ha dichiarato che le azioni compiute dai Marò non possono in alcun modo essere definite terrorismo, stando a quanto specificato nella Convenzione delle Organizzazioni Marittime Internazionali (IMO) contro la pirateria internazionale. La convenzione, conosciuta col nome di Sua Act (Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation, 1988) o Convenzione Lauro (con riferimento all’episodio di dirottamento della Achille Lauro), definisce “terrorismo marittimo” come dirottamento di una nave, violenza contro le persone a bordo o danneggiamento dell’imbarcazione e del suo carico.

 

Le autorità italiane mantengono continue riunioni per liberare i due soldati italiani ma non possono fare più di tanto, invece sono convinte che l’Unione Europea possa e debba esercitare una necessaria pressione politica e diplomatica per persuadere l’India a rispettare in pieno la legislatura internazionale. L’UE potrebbe farlo imponendo sanzioni contro l’India, di natura politica, diplomatica o commerciale, se il Paese continuasse a ritardare il processo o non rilasciasse i due soldati italiani. Per il momento, tuttavia, l’Unione Europea si è tenuta fuori dal caso. Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Internazionali e la Sicurezza, ha confermato che l’UE appoggerà l’Italia in questa difficile situazione. E basta, tutto qui.

 

 

Incongruenze nelle indagini

In questa vicenda dei due marò, concretamente nelle indagini, ci sono sempre state incongruenze. D’una parte, per quel che riguarda le testimonianze in quanto il proprietario del porchereccio ha modificato la sua versione più di una volta fino al punto di riconoscere di non avere mai visto che gli spari fossero arrivati dalla petroliera italiana. Inoltre, per quel che riguarda la perizia balistica, ci sono vuoti e incoerenze sulle armi usate nell’omicidio. Luigi Di Stefano, ingegnere e perito tecnico, ha spiegato come il processo sia basato su falsità e prove manipolate. Ad esempio, il proiettile rinvenuto nel corpo di uno dei due pescatori, durante l’autopsia. Il medico autopista indiano che ha eseguito le indagini sui corpi delle vittime, ha repertato la presenza, in uno dei corpi, di un proiettile calibro 0,54 e di una lunghezza di 13 mm. Un proiettile di questo calibro, secondo Di Stefano, non esiste. Ammettendo che le misurazioni siano esatte, e che 13mm non sia la lunghezza, ma la circonferenza, potrebbe allora trattarsi di munizioni in dotazione ad armamenti russi. L’arma dovrebbe, allora, essere, una mitragliatrice sovietica PK 7.62x54R, e non, di certo, un fucile Beretta AR 70/90, o una mitragliatrice Minimi FN, uniche armi ammesse a bordo della Enrica Lexie ed in dotazione ai nostri marinai.

Inoltre, a supporto delle loro dichiarazioni, secondo pubblica Glieros.eu, i due Marò avevano anche citato in causa una nave greca. Si tratta della Olympic Flairs, che sarebbe stata vittima, come la Enrica Lexie, di un attacco pirata nelle stesse acque in cui si trovava la petroliera italiana, solo pochi giorni prima. Sfortunatamente per i Marò, la Corte Indiana non ha ritenuto necessaria la testimonianza degli uomini della Olympic Flairs in sede di processo.

 

 

Marò liberi subito

Nel frattempo, società civile, colleghi e associazioni di militari esigono e si manifestano per chiedere la liberazione immediata dei due soldati italiani. Non si spiegano tante dilazioni e prolungamenti per decidere sulla situazione dei due marò. Sembra certo, in ogni caso, che la diplomazia italiana non è abbastanza forte per risolvere il caso e la UE non è disposta ad intervenire.

Abbiamo allora la vita di due nostri connazionali nelle mani di un paese che, di certo, non ha simpatia per l’Italia. Più passa il tempo, più la situazione peggiora.

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7 Commenti a “Fucilieri arrestati in India: la storia”

  1. Dipendenti statali -il Blog- » Blog Archive » Marò arrestati in India: situazione sempre più drammatica Says:

    [...] De Mistura, dopo aver incontrato nuovamente, alla luce delle nuove accuse, una per omicidio, i due marò italiani,  Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti nel carcere di Pujapoora, da molte, troppe [...]

  2. Carlotta Says:

    grazie per quest’articolo, tutta la storia completa, grazie mille

  3. -Esercito Italiano- il Blog » Blog Archive » Marò arrestati in India: via del carcere (forse) Says:

    [...] Fucilieri arrestati: la storia « Il governo obbligato a considerare la specificità dei cittadini in uniforme nel calcolo [...]

  4. Riccio Says:

    Non posso non fare un paragone con l’episodio del Cernis (qualcuno ricorderà le incoscienti esibizioni dei piloti Yankee e le conseguenze tragiche).
    Gli USA li hanno pretesi e prelevati senza che le nostre autorità(?) potessero o(volessero) far qualcosa.
    Non solo, ma sono stati scambiati con una loro detenuta italiana, che secondo accordi, avrebbe dovuto scontare la pena in Italia. Ne avete più sentito parlare? Io NO!
    “Ahi serva Italia, di dolore ostello
    non donna di provincie, ma bordello”
    Reminiscenze scolastica. Dante mi è sempre piaciuto.
    Buon ferragosto a tutti

  5. itagglia Says:

    concordo con Riccio, credo che si capisca bene in che razza di paese viviamo

  6. pedro67 Says:

    Marò, un anno dopo: un silenzio assordante
    .. vi dovete vergognare , pensate solo alle vostre “sporche” elezioni…
    Politici così , l’Italia non nè ha bisogno…
    E passato un anno esatto… e di loro , non si sà più nulla
    CIAO Salvatore Girone e Massimiliano Latorre , spero di vederVI al più presto in Italia.

    ricordare… per non dimenticare… SEMPRE

    cap.magg.par. in congedo

    pedro67

  7. Mario Antonio Esposito Says:

    COMMENTO ALL’ARTICOLO: “FUCILIERI ARRESTATI IN INDIA.” Pubblicato pochi mesi dopo l’evento. Ma dopo due anni -trattenuti- cosa è cambiato?
    Potrei chiuderla con una frase amara ma vera, potrei scrivere: “E’ grazie alle varie classi politiche succedutesi a governare questo Paese, che l’Italia non conta un cazzo!!” E noi “italiani ?”, ci siamo goduti anche le varie manifestazioni del potere di un Berlusconi (e non solo lui) che ha dimostrato tutta la classe di statista (legiferando per sé e le sue aziende) fino al baciamani a Gheddafi, dopo avergli permesso di arrivare a Roma, scortato dalla cavalleria personale; ecc.ecc. E passo all’articolo; sintetizzando:
    1) Con i satelliti geostazionari, con i quali si riesce a leggere la targa di un auto, non si stabilisce la posizione della nave al momento dell’accadimento? Se la nave -che rappresenta una estensione dello Stato del quale porta la bandiera- si trovava in acque internazionali, di conseguenza, devono valere le Leggi di quello Stato. SE, e ripeto, SE, il comandante è stato obbligato a dirottare la nave, (dalle acque internazionali) dalla polizia indiana, rimando al seguente. . .
    2) Poiché la convenzione “Sua Act”, del 1988 (a seguito del dirottamento dell’Achille Lauro) “è” internazionale, l’UE, di cui l’Italia è parte integrante e cofondatrice, sarebbe dovuta intervenire, contro il governo indiano a difesa dei due fucilieri. (MA ANCHE ALTRI STATI CHE SI RICONOSCONO CIVILI E DEMOCRATICI, A DIFESA DI UNA CONVENZIONE INTERNAZIONALE) Finora l’Italia –meglio scrivere: i politici italiani- hanno soltanto obbedito agli ordini economici della EU, miranti a sacrifici, a spolparci. . . , purché, lasciati liberi di continuare i propri intrallazzi.
    3) Poca chiarezza -stando all’articolo- sull’accadimento; cito: “ Erano pirati ed erano armati. Hanno provato ad attaccarci e a prendere la nave. Noi ci siamo solo difesi e abbiamo difeso la petroliera. ( . . .) Non hanno neanche risposto ai nostri segnali di avvertimento.” Il che mi lascia qualche dubbio. Si sparano 24 colpi di fucile e gli “attaccanti”, armati, neanche uno? Da chi si difendevano? Dall’altra parte, la testimonianza del proprietario del peschereccio: “ ..la cui versione, modificata più volte, al punto di riconoscere di non avere mai visto che gli spari fossero arrivati dalla petroliera italiana.” Ma quante navi erano in zona? (A portata di fucile, dico.) E dov’è, con amarezza, l’Unione Europea? L’averci lasciati soli a fronteggiare un esodo epocale, di disperati provenienti da Paesi in guerra? E armati da chi?
    Sì; ogni popolo ha il governo che si merita; e noi -meritevoli- ne abbiamo avuto proprio tanti. Grazie per l’ospitalità. Mario Esposito.

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