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Scuola: Un Futuro Senza Provincia



Scuola: Un Futuro Senza Provincia
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Tra i mille terremoti che hanno colpito la scuola negli ultimi mesi arriva anche la tempesta delle nuove province. Non è ancora finita l’eco della manifestazione di piazza sull’aumento delle ore e sul concorsone che già si pensa a come gestire l’accorpamento delle province e la loro trasformazione in città metropolitane sul piano didattico.

 

Graduatorie Scuola

 

A seguito di quanto stabilito dal decreto legge infatti quale fine faranno le graduatorie dalla durata triennale che hanno carattere provinciale?
A questa domanda ancora non esiste alcuna risposta. In compenso la linea del Governo appare al momento molto chiara nelle intenzioni: “il Governo sta operando un riordino delle istituzioni sul territorio e una riorganizzazione degli uffici amministrativi per migliorare l’efficienza della macchina amministrativa e contenerne i costi (…) In questa ottica il Governo ha una linea chiara e definita, un nuovo sistema di governance mirato ad ottimizzare costi e servizi nel territorio” .

 
Ciò nonostante non va dimenticato che “l’istruzione è una priorità: i problemi sono grandi” e “la scuola è il miglior investimento sul futuro per costruire un Paese più moderno ”; questa la dichiarazione, l’ultima in ordine di tempo, del Ministro Profumo a seguito delle proteste di piazza.
Proprio perché l’istruzione è uno degli indici di ammodernamento di un paese, la proposta seppure chiaramente provocatoria del neo presidente dell’Upi Antonio Saitta di spegnere i riscaldamenti delle scuole per protesta contro il taglio degli enti varato dall’esecutivo ha suscitato forti polemiche da tutte le parti in causa; ma ha in parte anche sortito l‘effetto desiderato: non far calare l’ombra su un tema tutt’altro che chiuso e risolto e al quale non si può sottostare. Lo stesso Saitta spiega il significato della sua provocazione: “fino ad oggi le province italiane hanno sempre sopperito con risorse proprie alla totale mancanza di stanziamento fondi destinati all’edilizia scolastica da parte dei governi che si sono succeduti nel tempo. (…) siamo pronti a ridurre ogni spesa pur di assicurare ai ragazzi scuole calde e sicure (…) Il governo ci toglie 500 milioni di euro e ci impedisce di investire per scuole più sicure, moderne ed efficienti ”.

 
A dispetto di coloro che si sono sentiti offesi da questa provocazione definita “poco consona”, vogliamo invece soffermarci su cosa significa dal punto di vista della scuola l’accorpamento delle province. Seppure vengono considerate parte di quei costi della politica da tagliare, nel d.lgs 112/1998 sono contenute tutte le loro competenze, di cui molte correlate proprio alla scuola.
Così, come scrive Luigi Olivieri “se dal tecnicismo meramente finanziario e dal populismo attento ai sondaggi, il Governo riuscisse a passare ad un’analisi consona della realtà, sarebbe molto utile, non per salvare enti che, tutto sommato, possono anche essere soppressi, ma le funzioni che svolgono, le risorse che si spendono e i servizi che si rendono. Soppresse le province, qualcuno quei servizi li dovrà rendere. In modo consono ”.

 

 

Fonti: Irno.it / Leggioggi / Il Messaggero.it / Giornalettismo

 

 

 

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