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Il blocco contratti dipendenti PA è incostituzionale: ora cambia tutto



Il blocco contratti dipendenti PA è incostituzionale: ora cambia tutto
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E infine la dichiarazione di incostituzionalità arrivò: il blocco della contrattazione collettiva e degli stipendi dei dipendenti della Pubblica Amministrazione (stabilito nel 2010 dal governo Berlusconi e confermato negli anni successivi da tutti i governi susseguitisi nel tempo) è incostituzionale.
È ovviamente la Corte Costituzionale a dichiararlo solennemente. La pronuncia provoca una frattura cospicua in materia, ma non avrà alcuna valenza retroattiva: la decorrenza della pronuncia avrà effetto solo a partire dalla sua pubblicazione. Ciò significa che gli scatti e gli adeguamenti riprenderanno solo dall’anno prossimo. Governo salvo: non dovrà versare gli arretrati degli ultimi cinque anni (come in parte avvenuto poche settimane fa, sotto un fuoco incrociato di polemiche, con l’adeguamento delle pensioni).

 

blocco contratti

Blocco stipendi PA: la pronuncia della Consulta

 

Ma cerchiamo di capire che cosa è accaduto in questi giorni in merito ad un tema così importante per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici: in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, la Consulta ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, “quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato”. Sono stati inoltre respinte le restanti censure proposte in ricorso.

 

Uno stop non retroattivo

 

I giudici della Corte fin qui non si erano ancora mai riuniti su questa questione. Ora la bocciatura potrebbe pesare sui conti pubblici per circa 13 miliardi annui a partire dal 2016.
Sulla scia dello sblocco si spalancano le prime richieste dei sindacati. “Attendiamo di conoscere in dettaglio la sentenza – ha affermato Marco Carlomagno, segretario generale della Flp (Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche) una delle sigle che ha dato il via ai ricorsi – ma possiamo dire da subito che giustizia è fatta ed è stata restituita ai lavoratori pubblici la dignità del proprio lavoro. Ora il governo non ha più scuse. Apra subito il negoziato e rinnovi i contratti”. Sulla medesima linea si colloca il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “Il nostro Presidente del Consiglio e il ministro Madia saranno pronti a rispettare la sentenza e a procedere conseguentemente: se così non fosse, saremmo di fronte a un atto gravissimo contro il quale non resteremmo a braccia conserte. Abbiamo sempre detto che il 2015 deve essere l’anno dei contratti: ora ci sono tutte le condizioni perché questa nostra rivendicazione e questo nostro impegno vengano rispettati”.

 

Gli stipendi dei dipendenti pubblici si sbloccano

 

Non bisogna dimenticare che in circa cinque anni e mezzo il blocco della contrattazione ha inciso sui dipendenti pubblici facendo loro perdere il 9,6% dello stipendio in termini di mancati aumenti a regime.
Quello che rimane sul campo è comunque una decisione salomonica: la Consulta dichiara illegittimo solamente per il futuro il blocco dei contratti della Pubblica Amministrazione, evitando di dare un colpo doloroso alle già vessate casse dello Stato. Si tratta a tutti gli effetti di un monito concreto lanciato dai giudici costituzionali, che avrà i suoi effetti (positivi per i dipendenti pubblici in termini di busta paga) a partire già da quest’anno.

 

Patrizia Caroli

 

Fonte: Sole24Ore

 

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