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Infermiere di Famiglia. Sogno o realtà?



Infermiere di Famiglia. Sogno o realtà?
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Il documento europeo salute 21, ufficializzato nel lontano 1998, già lo prevedeva entro il 2010.

Il nostro bel paese come al solito è in ritardo sulla tabella di marcia e per questo la fedrazione sindacati indipendenti  FSI-CNI ha avanzato una proposta di disegno di legge che mira a rendere l’Infermiere di Famiglia una realtà concreta, poiché secondo i dati in loro possesso, esistono tutti i presupposti affinché questa nuova figura professionale possa essere resa operativa.

 

Infermiere di famigliaIn realtà questa figura esiste in senso concreto e viene addirittura formata con master e corsi di specializzazione ad hoc, ma non ha ancora un riconoscimento a livello contrattuale.

 

Le direttive europee in questo senso prevedevano che entro il 2010 tutti i 51 paesi membri di allora possedessero un numero sufficiente di infermieri specializzati in modo da poter istituire la figura dell’infermiere di famiglia.

 

Nel dettaglio, Salute 21 afferma che “entro l’anno 2000 tutti gli Stati membri dovranno garantire che i professionisti della sanità abbiano acquisito conoscenze, atteggiamenti e capacità adeguate a proteggere e promuovere la salute”.

 

 

 

Infermiere di Famiglia. Cos’è esattamente

 

 

 

Secondo quanto previsto a suo tempo dall’organizzazione mondiale della sanità, l’infermiere di famiglia dovrebbe  aiutare “gli individui ad adattarsi alla malattia e alla disabilità cronica o nei momenti di stress, trascorrendo buona parte del suo tempo a lavorare a domicilio dei pazienti e con le loro famiglie”.

 

È quindi una figura che si integra e dialoga con tutte le figure sanitarie presenti sul territorio, dai  medici ai fisioterapisti, alle ostetriche, ad esempio.

L’infermiere di famiglia dovrebbe quindi diventare un tramite tra il medico e la famiglia stessa, assicurando al paziente l’adempimento dei suoi bisogni primari di carattere infermieristico.

 

Secondo quanto previsto dal disegno di legge proposto dalla FSI l’inserimento di questa figura potrebbe portare a circa 50.000 assunzioni se si ipotizza un sistema di ambulatori infermieristici convenzionati con il Sistema sanitario nazionale, cosi come già avviene per quelli di Medicina Generale.

 

L’infermiere di famiglia dovrebbe poi svolgere anche un ruolo di carattere sociale, al fine di produrre risparmio per le casse dello stato.

In America ad esempio questa professione ha lo scopo primario di educazione alla prevenzione. Se si pensa che quasi  il 50% dei problemi di salute sono dovuti a cattivi stili di vita, una formazione professionale che agisca all’interno del nucleo familiare può avere effetti positivi e immediati perfino sul numero dei ricoveri ospedalieri.

 

Anche in Italia esiste già un nucleo di sperimentazione in Valle d’Aosta e in toscana, dove gli infermieri di famiglia lavorano in gruppi interdisciplinari che si occupano di alcune migliaia di persone sul territorio e fanno attività di medicina di iniziativa, integrando educazione sanitaria e cure. In valle d’Aosta invece l’infermiere di famiglia lavora in ambulatori territoriale specifici, insieme ad altri specialisti e già dopo sei mesi di sperimentazione, i risultati positivi sono evidenti in termini di qualità della vita della comunità.

 

Riassumendo: la formazione esiste già, le risorse non mancherebbero, così come anche i contesti lavorativi adeguati alla specificità della figura. Dunque cos’altro serve per un inquadramento contrattuale preciso? Se lo chiedono in molti…

 

 

 

Fonte: nurse24 / nuvola.corriere / rmfonline

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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