Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 

Archivi per la categoria 'Infermieri'

mar, set 8, 2015  Patrizia Caroli
Spending review sanità 2016: ecco cosa rischia il settore sanità
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

La spending review sanitàDati, numeri, tabelle: si avvicina ad ampie falcate il momento definitivo relativo alla redazione completa della Legge di Stabilità 2016. Un momento-chiave in vista degli obiettivi concretamente perseguibili nell’anno 2016, un’annata che secondo le stime di Palazzo Chigi dovrebbe vedere l’Italia ripartire sulla strada della crescita. Crescita che tuttavia dovrà farsi strada all’interno di un percorso virtuoso a livello di revisione di spesa anche nel settore sanità.

 

 

Spending review sanità: le priorità

 

Nelle intenzioni del Governo dalla Legge di Stabilità 2016 dovrà giungere un chiaro segnale sul taglio delle tasse, certo: ma il punto focale attorno a cui si gioca la partita decisiva è quella della riduzione della spesa. I principali stralci di quella che è stata ribattezzata “spending review 2.0” saranno quattro: centralizzazione degli acquisti, attuazione effettiva della Riforma della Pubblica Amministrazione a partire dalla partecipate, razionalizzazione di immobili pubblici e “tax expenditures” (ovverosia gli incentivi tramite detrazioni fiscali).
Al lavoro sulla complessa misura ci sono il commissario alla spending review Yoram Gutgeld e Roberto Perotti: l’operazione toccherà questa volta in maniera più rilevante le Regioni e gli Enti Locali con una ricaduta trasversale sul settore della sanità. Attualmente la spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione ammonta a 87 miliardi di euro l’anno. I maggiori costi arrivano dagli Enti territoriali (41,4% della spesa) e dal Servizio Sanitario Nazionale (33,3%), mentre il restante 25,2% della spesa è ripartito tra amministrazioni dello Stato (17 miliardi) e ad altri enti (5 miliardi circa).

 

Focus sulla sanità

 

La spending review sanità :Interessanti in tale direzione sono le dichiarazioni rilasciate dal direttore esecutivo del Fmi (ed ex commissario alla spending review) Carlo Cottarelli. A suo modo di vedere “la spesa per la sanità in Italia è aumentata negli ultimi trenta anni, anche se meno di quanto non sia avvenuto in altri Paesi, e che il sistema italiano è abbastanza virtuoso rispetto anche alla Germania”. Cottarelli ha evidenziato che “il sistema sanitario nazionale funziona, ma ci sono risparmi da fare soprattutto perchè l’efficienza è molto diversa tra le varie regioni ed anche all’interno di ciascuna di esse. Una cifra possibile di risparmi con la cosi dettaspending review della sanità  senza stravolgere il sistema è tra i 3 ed i 5 miliardi di ulteriori risparmi rispetto a quanto è stato fatto. Ci sono margini importanti. L’importate è procedere con un intervento mirato”.

 

La spending review nel comparto sanità. Obiettivo: equilibrare la gestione economica

 

“Abbiamo ospedali gestiti bene ed altri meno bene – ha, dal canto suo, spiegato Yoram Gutgeld in un’intervista rilasciata poche settimane fa al quotidiano Repubblica -, noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell’arco di un determinato numero di anni“. Il commissario alla spending review sanità ha inoltre spiegato che ad essere sotto esame sono “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta medicina difensiva, esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti”.
“Non faremo scelte da ragionieri – ha comunque affermato Gutgeld – ma ci preoccupa migliorare l’operatività e i servizi dello Stato”.

 

Fonti: sole24ore.it, repubblica.it

 

Patrizia Caroli

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, giu 17, 2015  Marco Brezza
Maternità anticipata infermieri: chi ne ha diritto e come usufruirne
3 (60%) 1 Vota Questo Articolo

Maternità anticipata infermieri, un tema molto importante la cui disciplina deve essere analizzata con grande attenzione. In prima battuta è necessario effettuare un rapido focus definitorio per comprendere le basi dell’istituto della maternità anticipata stessa.

 

Maternità anticipata infermieri

Maternità anticipata infermieri

 

La maternità anticipata può essere disposta, sulla base di accertamento medico, dalla direzione territoriale del lavoro: si tratta in questo caso dell’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza nel caso di complicanze della gravidanza, o qualora le condizioni ambientali o di lavoro siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino. La maternità anticipata deve pertanto essere disposta nel caso in cui l’infermiera non possa essere spostata ad altre mansioni.

 

Come usufruire della maternità anticipata

 

La lavoratrice che intenda usufruire dell’astensione anticipata per maternità a rischio deve formulare istanza alla Direzione Provinciale del Lavoro competente sul territorio in cui essa risiede. Alla domanda prestampata, scaricabile anche in rete, deve essere allegato il certificato medico, rilasciato da uno specialista del Sistema Sanitario Nazionale o da un ginecologo privato. Su tale certificato devono essere riportate le generalità della madre, la data presunta del parto, il mese di gravidanza e la motivazione attestante lo stato di rischio, Inoltre deve essere segnalato con precisione il periodo esatto di astensione anticipata di cui la lavoratrice intende usufruire. In particolari condizioni ambientali sul posto di lavoro o per mansioni pericolose, pregiudicanti per la salute della madre e del bambino, la richiesta di astensione dal lavoro deve essere invece presentata dal datore di lavoro, una volta verificata l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice.

 

Maternità: l’astensione facoltativa

 

Un altro (e totalmente differente) istituto presente nell’ordinamento per consentire la maternità e l’astensione facoltativa: in tale caso la madre lavoratrice (infermiera), ma anche il padre lavoratore, hanno la facoltà di astenersi dal lavoro, entro i primi otto anni di vita del bambino, sino a dieci mesi complessivi, consecutivi o frazionati. La madre può astenersi dal lavoro per un limite massimo di sei mesi, mentre il padre sino a sette mesi se si astiene per almeno tre mesi consecutivi. In tal caso il limite di dieci mesi sale a undici.
Come si delinea invece l’entità delle retribuzioni in caso di maternità facoltativa per gli infermieri? Fino al terzo anno di vita del bambino, i primi sei mesi sono retribuiti al 30%. Nel caso di affido o adozione tale limite di età è elevato a sei anni, ma il congedo deve essere fruito entro i primi tre anni di ingresso del bambino in famiglia. Questi periodi vengono a tutti gli effetti computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima.
Nella fattispecie di minore con handicap in situazione di gravità accertata la lavoratrice madre, o in alternativa, di lavoratore padre (anche adottivi) possiedono la facoltà di usufruire del prolungamento (fino ai tre anni del bambino) del periodo di astensione facoltativa per maternità; retribuito al 30%.
Infine, una delle più importanti novità emerse quest’anno con riferimento all’istituto della maternità è quella che prevede la possibilità anche per le lavoratrici parasubordinate di usufruire del diritto all’indennità di maternità anche nel caso in cui il loro datore di lavoro non abbia versato i contributi.

 

Fonti: salute-italia.it, ipasvimi.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, mag 11, 2015  Marco Brezza
Infermieri dipendenti pubblici, attenzione alla pronta disponibilità
3.8 (76%) 5 Vota Questo Articolo

infermieri pronta disponibilitàPuò accadere che l’istituto della pronta disponibilità per gli infermieri venga utilizzato come sostitutivo di turno e non integrativo dello stesso? Tale situazione starebbe avvenendo anche in Sicilia: ad affermarlo sono i Collegi Ipasvi della Sicilia, che non esitano a puntare il dito contro le dotazioni organiche in atto, quelle determinate mediante decreto assessoriale del 2010.

 

Pronta disponibilità infermieri, rapido focus

 

Per comprendere queste dichiarazioni, facciamo un rapido focus sul tema della pronta disponibilità relativa al comparto degli infermieri dipendenti pubblici. In primo luogo è necessario affermare che il servizio di pronta disponibilità prevede che il lavoratore sia immediatamente reperibile e che lo stesso sia obbligato a raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità già stabilite in sede di concertazione.
Il servizio di pronta disponibilità può essere svolto soltanto dai dipendenti addetti alle attività operatorie e nelle strutture di emergenza, in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità e, ordinariamente, dal personale della stessa unità operativa. Per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura, il servizio di pronta disponibilità può essere svolto anche dal personale tecnico e da operatori appartenenti alla categoria D.

 

Durata, periodicità, indennità

 

Con riferimento a durata e periodicità, il servizio di pronta disponibilità deve essere limitato ai turni notturni ed ai giorni festivi e, nel caso in cui esso cada in giorno festivo, deve spettare al dipendente un riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale. La durata si assesta sulle 12 ore, ma può variare da un minimo di 4 ore ad un massimo di 24 ore (in tale ultima circostanza solo nei giorni festivi). Di regola non possono essere previste per ciascun dipendente più di sei turni di pronta disponibilità al mese.
Il servizio conferisce all’infermiere dipendente diritto ad una indennità per le dodici ore, e nel caos in cui il turno sia articolato in orari di minore durata, l’indennità deve essere corrisposta proporzionalmente alla sua durata, con una maggiorazione del 10%.

 

La polemica proveniente dalla Sicilia

 

Nel frattempo è polemica in Sicilia, come si affermava in apertura, anche con riferimento all’importante tema della pronta disponibilità infermieri: “Parlano di ottimizzazione delle risorse infermieristiche” e “si ostinano a non riconoscere che i margini di recupero delle risorse sono finiti”. Le parole provengono appunto da una nota, emessa dai Collegi Ipasvi della Sicilia. “Lo dimostra lo sforamento del budget dello straordinario, – prosegue la nota – utilizzato in maniera indiscriminata per eventi non straordinari ma programmati; l’istituto della pronta disponibilità utilizzato come sostitutivo di turno e non integrativo dello stesso; alcune pronte disponibilità partono addirittura dalle ore otto del mattino dei giorni feriali; dal cumulo di ferie residue del personale. Paradossalmente rimane evidente la difficoltà quotidiana degli infermieri, ma anche dei coordinatori e dei dirigenti infermieri, dove presenti, impegnati sui tavoli negoziali in estenuanti contrattazioni per ottenere più infermieri”.  Le dichiarazioni dei Collegi si innestano in ultima istanza su un aspetto sopra il quale non si può transigere,quello dei livelli assistenziali minimi da garantire: risulta infatti necessaria “un’adeguata definizione del fabbisogno di infermieri atto a garantire adeguati ed appropriati livelli assistenziali”, oltre all’auspicio che “la soddisfazione dei bisogni primari e all’igiene personale degli ammalati siano garantiti dal personale di supporto”.

 

Fonti: quotidianosanita.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, apr 30, 2015  Marco Brezza
Infermieri dipendenti pubblici: tutto sui permessi e aspettative retribuite
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

permessi-aspettativa-infermieriPermessi e aspettative retribuite infermieri: la disciplina relativa a questa materia per coloro che sono impiegati in questa professione nel settore pubblico deve essere analizzata con particolare attenzione. Andiamo a scoprire insieme gli aspetti che è necessario conoscere assolutamente se si è degli infermieri.

 

Infermieri dipendenti pubblici: i permessi retribuiti

 

Innanzitutto va analizzata la disciplina dei permessi retribuiti per la partecipazione a concorsi o esami, limitatamente ai giorni di svolgimento delle prove o per aggiornamento professionale facoltativo comunque connesso all’attività di servizio: in tale caso sono concessi 8 giorni all’anno.
Con riferimento invece ai lutti per coniuge, convivente o parenti entro il secondo grado (ed anche affini entro il primo grado) sono invece previsti 3 giorni consecutivi in caso di accadimento.
La fattispecie di documentata grave infermità del coniuge, convivente, parenti entro il secondo grado ed affini entro il primo grado fa (anch’essa) scattare la possibilità dei 3 giorni di permesso retribuito. Va posto a corollario di tale elenco il fatto che nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.
Per il caso sopraelencato della grave infermità di una persona vicina, l’infermiere dipendente pubblico può concordare differenti modalità di espletamento del lavoro (anche per periodi superiori ai tre giorni); può essere ad esempio stabilita una riduzione dell’orario di lavoro nel complesso non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti. I giorni di permesso o l’eventuale riduzione concordata devono essere rispettivamente utilizzati (o avere inizio) entro sette giorni dal lutto o dall’accertamento della grave infermità.

 

L’aspettativa

 

L’istituto della aspettativa per gli infermieri impiegati presso il settore pubblico (ma anche presso quello privato) genera una sorta di congelamento del rapporto di lavoro: quest’ultimo può riprendere non appena vengono a mancare i motivi che ne hanno determinato la richiesta. Durante il periodo di aspettativa senza elargizione di assegni non maturano le ferie e la tredicesima mensilità. Il periodo contemplato dalla aspettativa non può essere computato ai fini della progressione in carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza.
Tra le motivazioni che possono essere utilizzate per usufruire dell’aspettativa infermieri affiorano certamente quelle relative a questioni di carattere familiare, di studio, per ricongiungimento con il coniuge all’estero. L’aspettativa può inoltre aver motivo d’essere per adempiere al trasferimento presso altre amministrazioni pubbliche.

 

Il permesso retribuito: seconda parte

 

Tornando al tema dei permessi retribuiti non si può non fare riferimento ai permessi per motivi personali o familiari debitamente documentati (in questa fattispecie è compresa la nascita di figli): in tal caso sono consentite 18 ore complessive di permesso, anche in misura frazionata.
Per quello che concerne il matrimonio, sono consentiti 15 giorni consecutivi: in tal caso il permesso può essere fino ai 30 giorni successivi all’evento.
Anche per la donazione di sangue l’infermiere dipendente ha diritto ad astenersi dal lavoro: il permesso ha valore per l’intera giornata in viene effettuata la donazione.
I permessi retribuiti possono infine essere concessi per garantire al dipendente il rilascio di testimonianze in tribunale per fatti non d’ufficio, ed anche per l’assenza motivata da gravi calamità naturali che rendono oggettivamente impossibile il raggiungimento della sede di servizio.

 

Fonti: ipasvi.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, apr 16, 2015  Marco Brezza
Vota Questo Articolo

Sanità: il vitello da squartare per far quadrare i conti dello Stato? Oppure il settore giusto dove effettuare degli sfoltimenti della spesa pubblica? La domanda si pone con irruenza nei giorni dei tagli, alla luce anche delle parole del premier Matteo Renzi, con specifico riferimento alle Aziende sanitari locali (Asl): “Ma vi sembra normale che ci siano regioni con 7 provincie e 22 Asl? È una esagerazione. Se c’è accordo con le Regioni, perché tocca a loro intervenire, possiamo essere in condizione di ridurre le poltrone dei manager delle Asl e applicare i costi standard”.

 

tagli alle Asl

Sanità: arrivano i tagli alle Asl?

 

La possibile mannaia dei tagli potrebbe pertanto colpire i vertici delle Aziende sanitarie locali: o così par di capire analizzando le parole di Matteo Renzi in merito alla annosa questione dei risparmi da ottenere nella sanità. Pronta è stata la replica del governatore del Veneto Luca Zaia: “Siamo allibiti: prendo atto che il Presidente del Consiglio dello Stato italiano – dice Zaia – sfrutta la sua veste istituzionale per fare campagna elettorale, è gravissimo, ma lo avevamo già intuito. Ed è ancor più grave che lo faccia dicendo stupidaggini. Intanto – aggiunge – informo il disinformato Renzi che in quella Regione, cioè il Veneto, le Asl sono 21 e non 22″. Il presidente di Regione si è dilungato poi nella spiegazione relativa la fatto che “il Veneto ha i conti della sanità in attivo da 5 anni, senza introdurre mai addizionali Irpef regionali (unico in Italia) e senza mettere ticket se non quelli imposti da leggi nazionali”.

 

Il parere della Federazione delle aziende sanitarie

 

A far sentire la sua voce è anche la Fiaso, Federazione delle aziende Sanitarie ed ospedaliere, per mezzo del suo presidente Francesco Ripa di Meana: ”Il problema non è quello di ridurre le poltrone dei manager delle Asl, ma di averne bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. La riduzione delle Asl è in alcuni casi sicuramente necessaria ed è un processo già in atto da tempo in molte Regioni. È bene però ricordare – prosegue il numero uno dellla Fiaso – che gli accorpamenti di servizi e funzioni sono stati portati avanti in questi anni dagli stessi manager alla guida delle Aziende. Ed è sbagliata l’equazione meno manager uguale più risparmio perché oltre ad incidere per lo zero virgola zero e qualcosa sui bilanci aziendali, molti di loro sono in aspettativa in altri enti della pubblica amministrazione, dove a volte erano anche meglio retribuiti. Il problema non è quello di ridurre i manager ma di averne di bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. Quelli che dagli anni ’90 ad oggi proprio il management delle Aziende sanitarie ha contribuito a centrare, riducendo sensibilmente l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Che come certificato recentemente dall’Ocse è oramai la più bassa d’Europa”.

 

L’esempio della Regione Toscana

 

Un esempio nel senso dell’accorpamento arriva da un’altra realtà regionale, la Toscana: un passagio dalle Asl (istituite nel 1993) alle Super Asl. Sono 3, come afferma la legge regionale approvata un mese fa: nord, sud e centro, ribattezzate aree vaste. Assorbiranno le attuali 16 sorelle più piccole (12 sanitarie e 4 ospedaliere universitarie), a capo di ciascuna sarà collocato un coordinatore. L’assessore alla Salute della Regione Luigi Marroni, ingegnere meccanico, da alto dirigente di Fiat trattori ha gestito due fusioni. L’ultima impresa in un settore diverso lo inorgoglisce addirittura di più: “Quando la riforma entrerà a regime risparmieremo almeno il 5-6% del fondo totale. Avevamo già centralizzato acquisti, informatica e amministrazione del personale, compresi i bandi. Settanta milioni all’anno in meno”.

 

Fonti: metropolisweb.it, corriere.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest