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Infermieri dipendenti: la maternità in tutte le sue forme



Infermieri dipendenti: la maternità in tutte le sue forme
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Come si declina l’istituto della maternità nel pubblico impiego, in particolar modo con riferimento alla categoria infermieristica? Andiamo ad analizzare il tema partendo dalla questione (spesso delicata) della maternità anticipata per infermieri, transitando per le modalità attraverso cui è possibile fruire dell’astensione facoltativa ed analizzando differenti tipologie di permessi per maternità.

 

Infermieri dipendenti: la maternità in tutte le sue forme

Infermieri: la maternità anticipata

 

La Direzione Territoriale del Lavoro (ovverosia l’ispettorato) ha la facoltà di disporre, previa disposizione di accertamento medico, l’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza nel caso di complicanze della gravidanza, o quando le condizioni ambientali o di lavoro siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino, e non possa essere spostata ad altre mansioni. Tale possibilità è prescritta come un diritto per le donne impiegate come infermiere presso un istituto pubblico. Un diritto che si inserisce nel novero complessivo di possibilità concesse alle lavoratrici.

 

Astensione facoltativa: un diritto per la categoria

 

Proseguendo nella trattazione del tema della maternità, non può non essere citata la facoltà, concessa sia al padre che alla madre che siano impiegati presso il settore pubblico, di usufruire della astensione facoltativa. Sia la figura materna che quella paterna possono astenersi dal lavoro, entro i primi otto anni di vita del bambino, sino a un totale di dieci mesi complessivi, consecutivi o frazionati. La madre ha la facoltà di astenersi dal lavoro per un limite massimo di sei mesi, il padre sino a sette mesi se si astiene per almeno tre mesi consecutivi. In tal caso il limite di dieci mesi sale a undici. Ma come sono retribuiti tali mensilità? Fino al terzo anno di vita del bambino i primi 6 mesi di congedo sono retributi in una frazione corrispondente al 30% dello stipendio totale. Va detto che tali periodi vengono pienamente computati nell’anzianità di servizio, con la sola esclusione degli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima.
La Direzione provinciale del lavoro (sezione Ispettorato) può inoltre disporre, sempre sulla base di accertamento medico, il posticipo dell’astensione per il periodo compreso tra la fine del terzo e la fine del settimo mese dopo il parto (come recita la circolare 72/1989) all’80% della retribuzione.

 

Il regime dei permessi per la categoria degli infermieri

 

All’interno del periodo di astensione facoltativa dal lavoro per maternità, i primi 30 giorni di assenza (calcolati in maniera complessiva per entrambi i genitori) vengono retribuiti interamente, non riducendo le ferie: questi giorni vengono inoltre valutati ai fini dell’anzianità di servizio. Un’altra tipologia di permesso consente invece la fruizione di due ore di permesso giornaliero retribuito sino al compimento del terzo anno di vita del bambino.
Inoltre esiste la possibilità di fare utilizzo di un permesso dall’aspetto particolare: questo si articola infatti in due ore di riposo al giorno, se l’orario di lavoro giornaliero è superiore a 6 ore. Le due ore giornaliere sono retribuite sino al primo anno di vita del bambino. Questa specifica tipologia di permesso può essere riconosciuta al padre in alternativa alla madre, nel caso peculiare in cui figli siano affidati al padre.

 

Fonte: ipasvi.it
Marco Brezza

 

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