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Infermieri dipendenti pubblici: quali sono i permessi per formazione?



Infermieri dipendenti pubblici: quali sono i permessi per formazione?
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La disciplina dei permessi per le attività di formazione relative al personale infermieristico impiegato presso le strutture pubbliche consta di alcuni importanti elementi che è necessario sottolineare con attenzione.

 

formazione

Permessi per formazione obbligatoria infermieri: la disciplina

 

In primo luogo va citata la disciplina specifica dei permessi per formazione: gli infermieri, nel caso in cui la formazione obbligatoria sia organizzata dall’ente di riferimento, devono essere considerati in servizio a tutti gli effetti. Conseguentemente, gli oneri devono essere posti interamente a carico dell’ente stesso. I corsi di formazione sono tenuti, tendenzialmente, all’interno della cornice dell’orario di lavoro. Nel caso in cui i corsi si svolgano esternamente rispetto alla sede di servizio, la partecipazione ad essi comporta, qualora sussistano i presupposti, il trattamento di missione ed il rimborso delle spese di viaggio. A corollario di ciò va detto che le iniziative di formazione fanno tutto il personale dipendente impiegato a tempo indeterminato presso la struttura pubblica.

 

L’aggiornamento facoltativo

 

Per ciò che concerne l’attività di formazione relativa all’aggiornamento facoltativo le cose cambiano: tale tipologia di attività formativa comprende infatti iniziative documentate, selezionate dal personale interessato, anche in ambito extra regionale ed effettuate al di fuori dell’orario di lavoro. Per l’aggiornamento tecnico-scientifico facoltativo non compete la retribuzione. Tuttavia, nel caso in cui l’ente di riferimento ritenga l’aggiornamento facoltativo in linea con i programmi di formazione del personale e strettamente connesso con l’attività di servizio, può allora prevedere, in via preventiva, il proprio concorso alle relative spese.
Ai fini di questa rassegna va inoltre considerato l’importante istituto del congedo per la formazione: si tratta di un permesso particolare concesso ai lavoratori dipendenti di aziende pubbliche (e non soltanto) che abbiano almeno cinque anni di anzianità di servizio presso lo stesso ente. Il congedo per la formazione nell’intero arco della vita, continuato o frazionato, può essere fruito nella misura massima di undici mesi. Tale particolare forma di congedo per formazione non dà diritto alla retribuzione, non è utile ai fini dell’anzianità e non è cumulabile con le ferie, con la malattia e con altre tipologie di congedi. Questo speciale congedo deve essere finalizzato al completamento della scuola dell’obbligo oppure al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea; o comunque deve consentire l’accesso alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle poste in essere (o finanziate) dal datore di lavoro.

 

Un corollario: la formazione e il futuro della categoria infermieristica

 

Elementi molto importanti questi per la formazione continua della categoria degli infermieri anche nell’ambito delle strutture pubbliche. A tal riguardo occorre non chiusura citare rapidamente ciò che è emerso da un report presentato negli scorsi giorni dal Cerismas, il Centro ricerche e studi in management sanitario dell’Università Cattolica, che risponde ad una fondamentale domanda: in che direzione va la professione infermieristica? Lo studio parla di futuro prossimo in cui gli infermieri fungeranno anche da “facilitatori” dei processi organizzativi, “coordinatori” per la gestione delle risorse umane, “specialisti” per l’assistenza ospedaliera (anche territoriale) con una forte propensione alla multidisciplinarità e allo svolgimento di attività integrate grazie all’interazione con altri professionisti. Questi i ruoli che l’infermiere dovrà (in un’ottica virtuosa) assumere al fine di dare al management sanitario un contributo efficace e immediato.

 

Fonte: ipasvi.it

 

Marco Brezza

 

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