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Infermieri dipendenti pubblici: tutto sui permessi e aspettative retribuite



Infermieri dipendenti pubblici: tutto sui permessi e aspettative retribuite
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permessi-aspettativa-infermieriPermessi e aspettative retribuite infermieri: la disciplina relativa a questa materia per coloro che sono impiegati in questa professione nel settore pubblico deve essere analizzata con particolare attenzione. Andiamo a scoprire insieme gli aspetti che è necessario conoscere assolutamente se si è degli infermieri.

 

Infermieri dipendenti pubblici: i permessi retribuiti

 

Innanzitutto va analizzata la disciplina dei permessi retribuiti per la partecipazione a concorsi o esami, limitatamente ai giorni di svolgimento delle prove o per aggiornamento professionale facoltativo comunque connesso all’attività di servizio: in tale caso sono concessi 8 giorni all’anno.
Con riferimento invece ai lutti per coniuge, convivente o parenti entro il secondo grado (ed anche affini entro il primo grado) sono invece previsti 3 giorni consecutivi in caso di accadimento.
La fattispecie di documentata grave infermità del coniuge, convivente, parenti entro il secondo grado ed affini entro il primo grado fa (anch’essa) scattare la possibilità dei 3 giorni di permesso retribuito. Va posto a corollario di tale elenco il fatto che nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.
Per il caso sopraelencato della grave infermità di una persona vicina, l’infermiere dipendente pubblico può concordare differenti modalità di espletamento del lavoro (anche per periodi superiori ai tre giorni); può essere ad esempio stabilita una riduzione dell’orario di lavoro nel complesso non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti. I giorni di permesso o l’eventuale riduzione concordata devono essere rispettivamente utilizzati (o avere inizio) entro sette giorni dal lutto o dall’accertamento della grave infermità.

 

L’aspettativa

 

L’istituto della aspettativa per gli infermieri impiegati presso il settore pubblico (ma anche presso quello privato) genera una sorta di congelamento del rapporto di lavoro: quest’ultimo può riprendere non appena vengono a mancare i motivi che ne hanno determinato la richiesta. Durante il periodo di aspettativa senza elargizione di assegni non maturano le ferie e la tredicesima mensilità. Il periodo contemplato dalla aspettativa non può essere computato ai fini della progressione in carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza.
Tra le motivazioni che possono essere utilizzate per usufruire dell’aspettativa infermieri affiorano certamente quelle relative a questioni di carattere familiare, di studio, per ricongiungimento con il coniuge all’estero. L’aspettativa può inoltre aver motivo d’essere per adempiere al trasferimento presso altre amministrazioni pubbliche.

 

Il permesso retribuito: seconda parte

 

Tornando al tema dei permessi retribuiti non si può non fare riferimento ai permessi per motivi personali o familiari debitamente documentati (in questa fattispecie è compresa la nascita di figli): in tal caso sono consentite 18 ore complessive di permesso, anche in misura frazionata.
Per quello che concerne il matrimonio, sono consentiti 15 giorni consecutivi: in tal caso il permesso può essere fino ai 30 giorni successivi all’evento.
Anche per la donazione di sangue l’infermiere dipendente ha diritto ad astenersi dal lavoro: il permesso ha valore per l’intera giornata in viene effettuata la donazione.
I permessi retribuiti possono infine essere concessi per garantire al dipendente il rilascio di testimonianze in tribunale per fatti non d’ufficio, ed anche per l’assenza motivata da gravi calamità naturali che rendono oggettivamente impossibile il raggiungimento della sede di servizio.

 

Fonti: ipasvi.it

 

Marco Brezza

 

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