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Infermieri in strutture pubbliche: le festività e il lavoro notturno



Infermieri in strutture pubbliche: le festività e il lavoro notturno
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La disciplina del rapporto di lavoro degli infermieri impiegati presso strutture sanitarie pubbliche si delinea attraverso un ben preciso protocollo normativo che attraversa la legge dello Stato e i contratti collettivi nazionali del lavoro (CCNL). Oggi andiamo ad esplorare due rilevanti aspetti di tale disciplina, ovverosia quello relativo alla definizione dei giorni festivi  e quello inerente al lavoro notturno. Ecco una sintetica guida a riguardo.

 

Infermieri

Infermieri: la disciplina relativa alle festività

 

Mediante il termine “festività” si indicano comunemente tutte le ricorrenze sia civili sia religiose che sono intrinsecamente connesse ad un giorno di riposo per il dipendente pubblico. Ecco il rapido ed esaustivo elenco delle festività concesse nell’ordinamento italiano: tutte le domeniche, Capodanno, l’Epifania, il lunedì dopo Pasqua, il 25 Aprile, il 1 maggio, il 2 giugno, il giorno dell’Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto), il giorno di Ognissanti (1 novembre), il giorno della festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), il giorno di Natale, il giorno di Santo Stefano (26 Dicembre). Nell’occasione di una coincidenza di una delle festività menzionate nell’elenco (un catalogo chiuso) con il giorno di riposo settimanale, il lavoratore ha diritto di usufruire di un ulteriore giorno di riposo, in altro giorno stabilito dall’Amministrazione pubblica di riferimento, in accordo con l’interessato e compatibilmente con le esigenze di servizio dell’ente.

 

Il lavoro notturno: breve guida

 

Quando si parla di lavoro notturno ci si riferisce precisamente all’attività effettuata nel corso di un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti il lasso di tempo che intercorre fra la mezzanotte e le cinque del mattino: è conseguentemente considerato lavoratore notturno qualsiasi infermiere che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno. Tra le caratteristiche fondamentali che afferiscono al lavoro notturno non può non essere citata la regola della media: ovverosia, l’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le 8 ore in media nelle 24 ore. Tale regola può essere derogata solo attraverso l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare (a livello di media) il  menzionato limite. La contrattazione collettiva assume notevole importanza anche in riferimento ad orario di lavoro e trattamenti economici relativa alle indennità: infatti l’eventuale definizione delle riduzioni dell’orario di lavoro o dei trattamenti economici indennitari nei confronti dei lavoratori notturni è affidata a tali strumenti contrattuali.

 

Lavoro notturno: alcuni vincoli e limitazioni

 

Esistono alcune fondamentali limitazioni all’interno della disciplina del lavoro notturno per ciò che riguarda gli infermieri impiegati presso strutture pubbliche: da una parte, l’inidoneità al lavoro notturno va accertata dal medico competente; dall’altra viene affidata ai contratti collettivi la responsabilità di definire i requisiti dei lavoratori che possono essere esclusi dall’obbligo di effettuare lavoro notturno. Esiste poi un a lista ben precisa che traccia una linea di demarcazione tra coloro che non sono obbligati a prestare lavoro notturno e gli altri. Fanno parte della prima categoria e pertanto sono potenzialmente esentati da tale lavoro le seguenti categorie: la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni (o, in via alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa), la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni e la lavoratrice (o il lavoratore) che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 104. È inoltre vietato adibire al lavoro notturno (ovvero tra le ore 24 e le ore 6) le donne nell’intervallo di tempo che passa tra l’accertamento dello stato di gravidanza e il compimento di un anno di età del bambino.

 

Fonte:  ipasvimi.it

 

Marco Brezza

 

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