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gio, giu 1, 2017  Valentina
Scuola. 52 mila assunzione per la prossima estate
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Fonte: newspedia.it

Fonte: newspedia.it

È il risultato del braccio di ferro tra ministro dell’istruzione e quello dell’economia, i quali all’unisono hanno annunciato che entro settembre ci saranno 15mila cattedre definitive che fino ad oggi sono state coperte da supplenze; a queste si aggiungono anche le 21mila rimaste libere per pensionamenti e 16 già vacanti da prima.

 

 

La suddivisione, per la precisine verrà in questo modo: il 60% saranno nuove assunzioni, il 30 % trasferimenti e il 10 % passaggi di cattedra e di ruolo.

Questo massiccio progetto di assunzioni sarà finanziato da quasi 540 milioni di euro.

 

 

 

 

Scuola. Come avverranno le assunzioni

 

 

 

 

 

Le assunzioni di cui stiamo parlando saranno tutte a tempo indeterminato e verranno scaglionate come segue:

 

• Il 9 giugno 2017 partiranno le assunzioni per le scuole primarie;

 

 

• Il 19 luglio 2017 inizieranno le assunzioni per le scuole d’infanzia;

 

 

• Il 4 Luglio 2017 sarà la volta delle scuole secondarie di primo grado;

 

 

• Il 20 luglio 2017 termineranno le assunzioni per le scuole secondarie di secondo grado.

 

 

 

Alla fine di questo primo step, si parte con le vere e proprie immissioni in ruolo. I pensionamenti hanno certamente giocato un ruolo fondamentale in questa partita, garantendo quasi 21.000 posti.

 

 

 

 

Scuola. Soddisfazione piena di tutte le parti in causa

 

 

 

Come spiega bene Salvo Intravaia sul sito di repubblica, questo risultato è frutto di uno scontro tutt’altro che  facile. “Il Mef conteggiava in meno di 10mila le cattedre da stabilizzare, mentre il Miur ne chiedeva 25mila. Alla fine saranno poco più di 15mila che sommate agli oltre 20mila pensionamenti e ai 16mila posti liberi determinano un contingente di oltre 51mila posti. Ma il grosso sarà al Nord e per le migliaia di docenti meridionali “costretti” ad accettare una cattedra nelle regioni settentrionali attraverso il piano straordinario previsto dalla Buona scuola le speranze di un rapido ritorno a casa si affievoliscono”.

 

 

L’entusiasmo del ministro fedeli alla notizia di questo accordo è stato massimo: “Trasformare ciò che oggi è organico di fatto in organico di diritto significa scegliere di continuare a investire sulla qualità della formazione delle e dei docenti, mettendo al centro gli interessi di studentesse e studenti, famiglie, insegnanti. L’obiettivo adesso è quello di garantire a studentesse e studenti di trovare tutte le docenti e tutti i docenti in cattedra a settembre fin dal primo giorno di scuola”.

 

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica / lavoroediritti

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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dom, mag 28, 2017  Valentina
Bonus Scuola. Un altro Flop
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Fonte: vastarredo.it

Fonte: vastarredo.it

Non ebbe molto clamore all’epoca della sua introduzione, forse perché nessun credeva che sarebbe potuto diventare uno strumento efficace. E in effetti è andata proprio così. Stiamo parlando dello school bonus, uno strumento nato con la riforma della Buona Scuola, che consente a chiunque, privato o impresa, di elargire donazioni a scuole di qualunque natura, paritarie o statali.

 

 

A fronte della donazione viene poi riconosciuto un credito di imposta pari al 65%  per le donazioni effettuate nel 2016, che scende al 50% per quelle del 2017. Neanche a dirlo, tirando le somme, si tratta di un completo fallimento. Nei primi sei mesi, le donazioni hanno raggiunto la modica cifra di 58 mila euro; sono state infatti solo 27, di cui 4 imprese e il resto privati cittadini.

 

 

 

 

Bonus Scuola. Le ragioni del fallimento

 

 

 

 

La motivazione principale di questa debacle è da ricercarsi prima di tutto nella mancata pubbicità di questa iniziativa. A differenza di altri aspetti della riforma della buona scuola, il bonus non ha ricevuto la stessa divulgazione mediatica, pertanto l’eco è stato misero.  A questo si aggiunge un altro problema tipicamente italiano: la complessità della parte amministrativa e la ristrettezza dei campi di azione.

 

 

Quindi non solo in pochi conoscono la possibilità di poter fare donazioni in favore della scuola, ma i pochi che lo sanno, si devono scontrare con una modalità molto articolata e possono donare solo per tre aree già definite, cioè ricostruzione di nuove scuole, ristrutturazioni e manutenzione edilizia o aumento dell’occupabilità. Il terzo ambito è tutto da interpretare e la circolare che avrebbe dovuto chiarire questo aspetto non è mai stata fatta.

 

 

Ammesso anche che si conosca la possibilità di poter donare e si decida a quale ambito rivolgere la propria donazione, bisogna sapere che il versamento deve essere fatto alla Tesoreria dello stato, per poi passare nelle mani del ministero delle finanze, poi della ragioneria dello stato, poi ancora al MIUR e infine alla scuola. In questa serie di assaggi, la donazione subisce una decurtazione del 10% che verrà destinato alle scuole più problematiche.

 

 

 

 

Bonus Scuola. Contrasto con Fundraising

 

 

 

 

Proprio per le modalità complesse e in particolare per l’impossibilità di eseguire donazioni dirette alle scuole, è stata richiesta un’interrogazione parlamentare per il Ministro Fedeli, da parte di Anna Ascani, appartenente al Partito Democratico, la quale sostiene che tale impossibilità di donazione diretta si ain contrasto con la disciplina del fundraising, uno strumento che, rispetto al passato ha visto un incremento di utilizzo. Attendiamo a questo punto la risposta del Miur sul tema.

 

 

 

 

 

 

Fonte: quotidiano /scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, apr 18, 2017  Valentina
Scuola. Arriva La Buona Scuola Bis
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Fonte: unita.tv

Fonte: unita.tv

E’ fondamentale dare ai nostri concittadini la sicurezza che il governo mette in pratica, mantiene, sviluppa, le decisioni che hanno caratterizzato l’azione di questi anni”. A dirlo è il premier Gentiloni in seguito all’approvazione definitiva degli 8decreti attuativi della legge 107 passata alla storia come Buona Scuola.
Il contenuto di questo provvedimenti di fatto contribuisce a creare un vero e proprio rinnovamento in tema di istruzione professionale, con lo stanziamento di nuove risorse per il diritto allo studio, l’introduzione dell’educazione della fascia 0-6 anni, per le scuole all’estero e l’inclusione degli studenti disabili.

 

 

 

 

Scuola. Ecco cosa cambia

Vediamo nel dettaglio cosa prevedono questi 8 decreti e cosa cambia in sostanza rispetto a ora.
Iniziamo dalle buone notizie. I comuni riceveranno finalmente i soldi necessari a garantire il servizio degli asili nido. Si tratta di oltre 600 milioni di euro.
Si triplicano anche i fondi per le borse di studio per gli studenti frequentanti gli ultimi due anni delle superiori, destinate all’acquisto di libri di testo, ai mezzi di trasporto e all’accesso a beni e servizi di natura culturale. Gli alunni delle 4 e delle 5 superiori avranno poi l’esonero dalle tasse scolastiche.
Grande contributo in termini di risorse umane arriva anche dall’estero con 50 nuovi insegnanti a cui verrà garantito ‘accesso ai bandi relativi al piano nazionale scuola digitale.
Anche il percorso dei docenti ha subìto un rinnovamento con questi decreti attuativi superando l’attuale articolazione dei cosiddetti due bienni più uno per lasciare il posto a 2+3; anche gli indirizzi aumentano da 6 a 11 e le attività di laboratorio vengono potenziate.
Il nuovo sistema di reclutamento per la classe docente poi permetterà a chi vuole fare l’insegnante di riuscirci in 3 anni, entrando in ruolo; la fase transitoria poi garantirà agli insegnanti di seconda e terza fascia con 3 anni di servizio la stabilizzazione del posto di lavoro.

Molte novità poi riguardano anche gli studenti, con una nuova maturità da affrontare e più spazio alle arti creative. Una parentesi a parte merita la parte di decreto che pur non aumentando il tetto massimo di studenti disabili all’interno delle classi – che rimane fermo nel rapporto 1 a 20 – è stata scremata in modo incisivo la parte burocratica. Inoltre verrà garantita la presenza di insegnanti di sostegno più formati e preparati.

 

 

 

Scuola. Primo sciopero già programmato

Se con l’attuazione di questa Buona Scuola Bis gli animi di una parte degli addetti ai lavori si è calmata, lo stesso non si può dire per gli studenti. È già stato indetto infatti uno sciopero per il prossimo 9 maggio. Ad annunciarlo è stata Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti.

 

 

 

 

Fonte: ansa / news.leonardo
 

 

Valentina Stipa

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gio, apr 6, 2017  Valentina
Scuola. Importante scadenza per il 17 Aprile
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Fonte: investireoggi.it

Fonte: investireoggi.it

I tempi verranno rispettati. Dunque entro il 17 aprile prossimo gli 8 decreti legislativi nell’ambito della Buona Scuola troveranno attuazione.

 

 

A dirlo è il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, la quale definisce questi atti come “una delle parti più qualificanti della legge toccando temi importanti come la formazione e il reclutamento degli insegnanti, la valutazione degli studenti, il diritto allo studio, la maggiore attenzione per la cultura umanistica, l’importanza delle scuole all’estero, il sistema di istruzione da zero a sei anni”.

 

 

 

 

Scuola. Rimangono dubbi sul progetto Formazione

 

 

Proprio il tema della formazione dei docenti però è uno di quelli che non soddisfa ancora le associazioni di categoria. L’obbligo della formazione, così come previsto dal comma 124 della legge 107,  è stato ormai digerito dal corpo docente.

 

 

La stessa legge però non specifica alcunché rispetto alle modalità della formazione. In particolare l’Unicobas sottolinea come “la formazione liberamente affidata all’iniziativa dei singoli docenti contribuisce alla crescita dell’ intera comunità professionale e diventa uno stile di lavoro collaborativo. A tal fine è prevista la possibilità di autogestire e autofinanziare gruppi di ricerca, comunità di pratiche e laboratori da parte dei docenti anche in coerenza con quanto la scuola progetta nel proprio piano di formazione”.

 

 

 

 

Scuola. Novità sul fronte pensioni

 

 

 

Anche in tema di pensioni ci sono delle novità, con particolare riguardo alla pensione. Dal primo gennaio 2017 infatti sarà possibile per i dirigenti della scuola, i docenti ed il personale Ata beneficiare dell’accumulo dei contributi versati, così come stabilisce l’ultima legge di bilancio dello stato. Senza alcun tipo di spesa aggiuntiva infatti si potranno accumulare i contributi versati ad altri enti di previdenza.

 

 

Di questa possibilità potranno usufruire coloro che hanno raggiunto 43 anni di contributi se uomini o 42 se si tratta di donne, nel caso della pensione di vecchiaia. Per la pensione anticipata invece servono 66 anni e 7 mesi.

 

 

 

Ma non è tutto così bello come sembra. Rimane infatti a far discutere la questione della buonuscita, la quale, secondo quanto previsto dal comma 196 della legge 79 del 1997 potrà essere pagata tra i 12 e i 15 mesi successivi alla decorrenza della pensione e non alla cessazione del servizio. Uno slittamento quindi anche di anni.

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / blastingnews

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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mer, mar 29, 2017  Valentina
Scuola. Livello di digitalizzazione pessimo
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Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Negli ultimi tempi si è parlato molto di concorsi, di mobilità, di docenti e forse si è perso di vista la scuola in sè.

Mi spiego: rispetto ai cugini europei la nostra scuola è abbastanza tecnico logia, abbastanza digitalizzata, al passo coni tempi insomma?
A quanto pare no. A dirlo, senza paura di smentite è l’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano il quale insieme a Link Campus University l’Università degli Studi Roma Tre e la collaborazione di ANP – Associazione Nazionale Dirigenti e alte professionalità della scuola – ha eseguito uno studio mirato a capire il livello di diffusione del digitale nei processi scolastici italiani.

 

 

 

Scuola. La strada da fare è ancora lunga

 

Lo studio in questione è stato realizzato tra gennaio e marzo 2016 su oltre 1000 docenti.
Da questo studio emerge di fatto una grande spaccatura della scuola italiana, che di base però si mostra eccessivamente debole in termini di tecnologia informatica.
Da un lato, i processi amministrativi e gestionali hanno un grado medio di evoluzione, con il 75 % degli istituti che amministra classi, iscrizioni, diplomi e comunicazioni scuola/famiglia in maniera digitalizzata.

Esiste poi il lato dell’attività didattica vera e propria, nella quale la carenza informatica è evidente e piuttosto grave. E non solo in termini d strumenti, ma anche e soprattutto in termini di competenze del personale didattico.

 

Scuola. Il tema interessa anche le Istituzioni

 

Dell’argomento, seppure in maniera non diretta se ne stanno occupando anche le istituzioni. Lo stesso presidente della camera Boldrini ha ammesso che “il digitale entra sempre più nella nostra vita: voglio che il Parlamento se ne occupi e i giovani imparino a orientarsi e difendersi”; questa dichiarazione arriva proprio a seguito dell’inizio dell’iter della commissione parlamentare per i diritti di internet nelle scuole d’Italia, con lo scopo di “andare nelle classi a discutere con ragazzi e insegnanti dell’utilizzo consapevole del web. Per stimolare la cultura della verifica delle notizie, l’alfabetizzazione digitale, quella che chiamerei educazione civica digitale”.

 

 

Fonte: corriere / lastampa

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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