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Insegnanti più poveri oggi? Una Relazione della Corte dei conti per capirlo



Insegnanti più poveri oggi? Una Relazione della Corte dei conti per capirlo
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Meno insegnanti in Italia, ed un po’ più poveri. Questa l’istantanea tracciata dalla Corte dei conti nella sua Relazione resa nota la scorsa settimana. Anche se le azioni della “Buona Scuola” di matrice renziana rendono il “passivo” meno drastico di quello che sarebbe potuto essere. L’ultima Relazione sul Pubblico Impiego elaborata dalla Corte dei conti ha infatti posto la sua lente d’ingrandimento in particolar modo su scuola ed insegnanti, denunciando, fra le altre cose, l’impoverimento strutturale dell’Istruzione nel nostro Paese.

 

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Insegnanti scuola pubblica: i dati della Relazione

 

Le sezioni riunite in sede di controllo hanno infatti preso in esame i 6 anni della più grande crisi del dopoguerra, dal 2008 al 2014, sovrapponendoli in una comparazione anche alle due legislature di “austerity” condotte dai Governi Monti e Letta: in tale frangente l’accorpamento delle scuole italiane ha tolto all’istruzione un dirigente scolastico ogni tre, ora sono 7.440. Per risparmiare 63 milioni da questa voce, solo nel Lazio si sono persero 109 autonomie. In tutto, da 50mila plessi scolastici ne sono rimasti 41mila. In quel raggio di tempo (6 anni) sono usciti dalla scuola quasi 100mila dipendenti, mai sostituiti: l’8,1% del totale. Gli insegnanti in sei anni sono scesi del 9,2%, mentre sono cresciuti in maniera esponenziale gli insegnanti di sostegno, nel tentativo di mettere rimedio a un noto ritardo italiano: all’ultima data considerata erano 75mila, il 48% in più.

Altro dato rilevante evidenziato dalla relazione targata Corte dei conti è quello concernente la quota di personale impiegato nella scuola facente parte del Pubblico Impiego: gli occupati della scuola coprono la fetta più grande della Funzione pubblica italiana, ovverosia il 32% (da oggi inserito nel comparto “Istruzione e ricerca” dopo la firma intercorsa tra ARAN e sindacati in relazione all’accordo sulla riduzione dei comparto contrattuali del Pubblico Impiego).

 

L’andamento della retribuzione insegnanti tra 2008 e 2014

 

Tuttavia, e qui vengono le note dolenti, nei 6 anni di “lacrime e sangue” sopra menzionati, il milione abbondante (in discesa) dei dipendenti del settore “Istruzione” ha visto la sua retribuzione in calo rispetto al costo della vita, in maniera davvero rilevante. La spesa generale per gli stipendi è scesa del 16% nel periodo menzionato, da 33,5 a 28,2 miliardi, con la busta paga media di un insegnante con dieci anni di anzianità, nel 2014, che ammontava a 1280 euro il mese (esattamente la metà di quella un preside, ed un sesto di quella di un dirigente statale di primo livello).

 

Prospettive per il futuro prossimo

 

La Relazione 2016 della corte dei conti, gettando uno sguardo sulle recenti mosse del Governo Renzi in materia di “Buona Scuola“, riconosce tuttavia che nello scorso mese di novembre sono stati immessi in cattedra 47mila nuovi docenti “in relazione alla creazione dell’organico dell’autonomia scolastica”, invertendo certamente la tendenza del taglio sul personale, tuttavia “non riuscendo a sanare le limitazioni di organico determinate nei 6 anni precedenti”. Elementi che inseriscono in circolo un po’ di metaforiche “endorfine” positive ad un corpo docente complessivo che negli ultimi anni ha visto ridursi in maniera cospicua il complessivo potere d’acquisto.

 

Fonte: la Repubblica

 

Patrizia Caroli

 

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