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Archivi per la categoria 'Insegnanti di Sostegno'

mar, nov 4, 2014  Marco Brezza
Come si diventa insegnante di sostegno? Un breve vademecum
3.5 (70%) 2 Vota Questo Articolo

Come si delinea la procedura per diventare insegnante di sostegno nella scuola pubblica italiana? Ecco un breve vademecum che contiene tutte le informazioni utili per affrontare questo percorso.
In via introduttiva bisogna specificare la figura dell’insegnante di sostegno: si tratta di un docente specializzato nella didattica speciale per l’integrazione di alunni diversamente abili (certificati “in situazione di handicap” nei modi e nei termini previsti dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104). Tali insegnanti sono di norma presenti nelle scuole dell’ordinamento scolastico italiano, nelle classi ove sia presente uno o più alunni “certificati”.

 

Come si diventa insegnante di sostegno

Insegnanti di sostegno: i requisiti richiesti

 

Ma detto questo, veniamo al vademecum. In primo luogo va premesso che il requisito richiesto per acquisire la specializzazione per le attività didattiche di sostegno è l’abilitazione disciplinare: in questo senso nel corso dell’anno scolastico 2014/15 sono indetti appositi corsi universitari, ai quali è possibile accedere tramite selezione.
Il corso per ottenere l’abilitazione al sostegno è disciplinato dal Decreto Ministeriale n. 612 del 16 maggio 2014: particolare interesse riveste in particolare l’art.2 di questo testo. Ecco cosa afferma testualmente: “Sono autorizzati i percorsi formativi finalizzati al conseguimento del titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità (…). L’accesso ai suddetti percorsi è riservato ai docenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, ivi compresi, per i relativi posti, i soggetti in possesso di titolo equivalente”.

 

La validità del titolo

 

Il numero dei posti per accedere all’insegnamento di sostegno è stato rettificato con decreto del 5 giugno 2014 e, per ciascuna regione, deve ancora essere ripartito per i differenti ordini di scuola. Va sottolineato che il titolo non si configurerà nella forma cd. “a cascata”: ovverosia, il titolo sarà valido unicamente per l’ordine di scuola per cui è stato conseguito. Per ottenere il titolo per gli altri ordini sarà necessario superare nuovamente le selezioni e seguire il relativo corso.
La figura dell’insegnante di sostegno riveste un ruolo fondamentale nella scuola italiana odierna: esso viene infatti assegnato alla classe e non all’alunno. La risorsa è pertanto finalizzata ad attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattico metodologiche specifiche, con agli insegnanti curricolari poiché insieme hanno la responsabilità della realizzazione del processo di integrazione scolastica.

 

Insegnanti di sostegno: chi può diventarlo?

 

Ma quali sono i requisiti di accesso alla figura di insegnante di sostegno? Una nota del Ministero dell’Istruzione ci aiuta a comprenderlo chiarendo quali sono le abilitazione valide per l’accesso al corso di specializzazione di sostegno. Ecco l’elenco: laurea in Scienze delle formazione primaria, diplomi accademici di II livello rilasciati dalle istituzioni AFAM per l’insegnamento dell’Educazione musicale, COBASLID e SSIS (ambedue per la scuola secondaria) TFA, PAS, concorsi per titoli ed esami indetti antecedentemente al Decreto del direttore generale per il personale scolastico (DDG) 82/2012, concorso per titoli ed esami indetto con DDG 82/2012 (esclusivamente all’atto della costituzione del rapporto di lavoro), titoli professionali conseguiti all’estero e riconosciuti abilitanti all’insegnamento con apposito Decreto del Ministro dell’Istruzione e titoli professionali conseguiti all’estero e riconosciuti abilitanti all’insegnamento con apposito Decreto del Ministro dell’Istruzione.
A questa ampia lista va poi aggiunto il valore abilitante del diploma magistrale, come ha affermato il Consiglio di Stato in un recente parere.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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mer, giu 18, 2014  Patrizia Caroli
Insegnanti Di Sostegno Normativa: Tutto quello che c’è da sapere
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Come sono configurati gli elementi basilari della tematica inerente agli insegnanti di sostegno normativa? L’interrogativo spalanca con tutta evidenza una settore ampio e di accresciuta importanza per la scuola italiana all’alba di questo ventunesimo secolo. Infatti la figura dell’insegnante di sostegno è penetrata all’interno dell’ordinamento disciplinare della scuola dell’obbligo italiana a partire dal 1977, tramite la legge 517: quest’ultima definisce il docente di sostegno come un insegnante esperto in didattica di tipo speciale idonea a sviluppare l’integrazione degli alunni definiti come “diversamente abili”, o comunque certificati “in situazione di handicap” nei modi e nei termini previsti da strumenti normativi successivi.

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Fonte: lastampa.it

Fonte: lastampa.it

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Insegnanti di sostegno normativa: assegnazione alla classe intera

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Penetrando dentro la tematica degli insegnanti di sostegno normativa ci si imbatte nell’allegato A del Decreto Direttoriale n. 7 del 16 aprile 2012: qui è affermato che “il docente specializzato per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità”. In questo senso è  importante sottolineare che l’insegnante di sostegno risulta assegnato alla classe “in toto” e non al singolo alunno: infatti tale risorsa è finalizzata ad attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattico-metodologiche specifiche.

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Il professore di sostegno assume la contitolarità della sezione e della classe in cui opera, partecipa alla programmazione educativa e didattica e all’elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti, firmando i documenti di valutazione di tutti gli alunni.

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Sinergia e corresponsabilità: un ruolo importante

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Va inoltre sottolineato il fatto che l’insegnante di sostegno specializzato si occupa di tutta una serie di attività educativo-didattiche mediante l’estrinsecazione di attività di sostegno al fine di favorire e promuovere il processo di integrazione degli alunni con disabilità all’interno della classe stessa: l’ottica è quella della sinergia informata ai principi di corresponsabilità e di collegialità. Proprio per questi motivi il docente deve possedere una serie di competenze e conoscenze che costituiscono un profilo di elevata complessità (come ad esempio le competenze teoriche e pratiche nel campo della didattica speciale): ma, vista la crescente importanza del ruolo del docente di sostegno all’interno della scuola pubblica italiana, è giusto che il medesimo venga rivestito da professionisti preparati.

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Insegnanti di sostegno normativa: doppio binario?

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Effettuando un ulteriore passo in avanti per ciò che riguarda la branca settoriale degli insegnanti di sostegno normativa, pare utile osservare la legislazione che illustra il modo in cui diventare docenti di sostegno. Il D.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970, all’art. 8, afferma che “il personale direttivo e docente preposto alle istituzioni, sezioni o classi deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreto del Ministro per la Pubblica Istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione”. Va poi evidenziato che nella legge 104/92 si afferma che l’utilizzazione in ruoli di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente nel caso in cui vi sia mancanza assoluta di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati: una disposizione particolare, che tende ad edificare un secondo binario di accesso al sostegno. Un’opzione che tende a creare una certa confusione per il settore degli insegnanti di sostegno normativa.

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Fonti: wikipedia, sostegno.org, orizzontescuola.it

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Patrizia Caroli

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gio, apr 4, 2013  Ranalli
Come Diventare Insegnante di Sostegno?
4.4 (87.57%) 37 Vota Questo Articolo

Insegnanti di sostegno, come fare?

Mi preme innanzitutto comunicarvi cosa produrrà in futuro la riforma delle pensioni voluta dal Governo Monti e da tutti conosciuta come la Riforma Fornero.

Infatti la riduzione perentoria dei collocamenti a riposo, che colpisce anche la figura dell’insegnante di sostegno,  intervenuta a seguito della suddetta riforma inevitabilmente avrà effetti su tutte le future assunzioni a tempo indeterminato e determinato previste nel mondo della scuola nel prossimo futuro.

 

Ma come nasce l’ insegnante di sostegno

 

 

Foto: lindipendenza.com

Questa figura nasce giuridicamente come docente specialista. La figura dell’insegnante di sostegno è nata giuridicamente con il decreto del Presidente della Repubblica, come docente “specialista”, e si distingue dagli altri insegnamenti curriculari.

 

Questa figura è stata ulteriormente definita dalla legge  insegnanti curricolari ed è stata regolata dal decreto 517/77 che ratifica il diritto alla piena integrazione degli studenti con handicap nella scuola pubblica.
La sua introduzione nel mondo della scuola, quella dell’insegnante di sostegno, ha quale obiettivo prioritario quello di limare le distanze di tutti quei studenti aventi handicap o che si trovano in condizioni di svantaggio culturale.

Dall’anno scolastico 1992, l’ insegnante di sostegno, è una figura presente in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

 

La quantificazione oraria nel rapporto insegnante di sostegno /alunno viene stabilita in base al progetto educativo che si fonda sui bisogni dei singoli soggetti rapportati alle diverse gravità di handicap.

 

Il lavoro dell’insegnante di sostegno si svolge prevalentemente al di fuori della classe e riguarda la programmazione didattica, la preparazione e la correzione degli elaborati, lo svolgimento degli esami, gli incontri con i genitori e con i vari organismi collegiali
L’insegnante di sostegno partecipa, nella scuola elementare, in piena contitolarità e corresponsabilità, come pure alla valutazione di tutta la classe cui è stata assegnata, compresi i soggetti handicappati.

 

L’insegnante di sostegno e la legge 104/92

 

Il suo compito, quello dell’insegnante di sostegno, è quello interagire e collegare, di raccordo e collaborazione con i sevizi e strutture territoriali di orientamento scolastico, favorire l’utilizzazione di linguaggi multimediali, collaborazione con altri docenti, il tutto in prospettiva di un inserimento totale di coloro che sono svantaggiati nel tessuto sociale sotto ogni punto di vista.

 

Ma chi è l’insegnante di sostegno

 

Si tratta di insegnanti a tempo indeterminato o a tempo determinato in possesso di particolari titoli di specializzazione e conoscenze relative ai vari tipi di minorazioni per i quali la legge prevede il sostegno.

Sono utilizzati per almeno cinque anni in quest’attività e normalmente si occupa di quattro alunni ( salvo deroga ).

 

La loro formazione

 

Prevede oltre al possesso dei prescritti titoli anche un ulteriore corso di formazione e specializzazione che oggi si deve effettuare solo dopo il conseguimento della laurea in Scienze della Formazione Primaria per la scuola dell’infanzia e primaria e delle Ssis per le scuole secondarie di primo e secondo grado.

Tuttavia c’è da dire che nel 2008 con la legge n° 133/08 le Siss sono state sospese e si è in attesa che il Parlamento legiferi circa la nuova forma di reclutamento per i docenti di sostegno della scuola secondaria superiore di primo e secondo grado.

Per accedere alla professione, bisogna chiedere l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento

Le graduatorie sono suddivise in tre fasce. Nelle prime due sono inseriti i supplenti che hanno già effettuato alcuni anni di supplenza e che sono i primi a essere assunti nel caso in cui siano previste nuove immissioni in ruolo.
La terza fascia comprende coloro che hanno poco punteggio, relativamente all’esperienza lavorativa. La permanenza nelle graduatorie avviene su domanda dell’interessato e la mancata presentazione comporta la cancellazione, fermo restando il diritto a presentare richiesta di reinserimento.

 

Per ottenere ulteriori informazioni potete seguire questo link: Tutto sull’Insegnante di sostegno.

 

Giancarlo Ranalli

 

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ven, mar 22, 2013  Patrizia Caroli
Supplenze Brevi: Nuovi modelli di contratto, penalizzate le ferie.
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Supplenze brevi: penalizzate le ferie. Le supplenze brevi sono le sostituzioni del personale docente temporaneamente assente e la copertura di posti di lavoro resisi disponibili, per qualsiasi motivo, dopo il 31 dicembre dell’anno scolastico in vigore. Per regolare le supplenze brevi vengono utilizzate le graduatorie di circolo o di istituto. Nel caso di esaurimento, è compito del dirigente scolastico assegnare il posto vacante di supplenze brevi, usando le graduatorie di altri istituti della provincia.

 

Nuovi modelli di contratto Supplenze Brevi: Si parla di ferie

 

supplenze breviI nuovi modelli di contratto, per le supplenze brevi, vigenti da gennaio 2013 presentano una clausola restrittiva rispetto le ferie non godute da parte dei docenti di supplenze brevi. Infatti, i sindacati hanno già mostrato la loro volontà d’intraprendere azioni legali se il Ministero non troverà una soluzione.

 

Le tipologie di supplenze brevi interessate al nuovo modello di contratto sono:

 

-          Le supplenze brevi (N01)

-          Le supplenze brevi N19 (per la copertura di posti disponibili dopo il 31 dicembre)

-          Le supplenze brevi in attesa dell’avente diritto (N20)

 

La clausola in questione, per quel che riguarda le ferie nelle supplenze brevi, prevede che: “La liquidazione relativa alle ferie non godute spetta esclusivamente nel limite di quelle non godibili per incapienza rispetto ai giorni di sospensione delle attività didattiche compresi nel contratto.”

 

Irregolarità della clausola Supplenze Brevi

 

Secondo i sindacati, questa normativa dovrebbe essere applicata dal prossimo anno scolastico, ovvero dal 1 settembre 2013, e non dal 1 gennaio 2013.

 

La Gilda degli Insegnanti, in questo senso, considera che si tratta di una disposizione illegittima in quanto non rispetta la legge 228/2012, ovvero la normativa che dispone la monetizzazione delle ferie non godute, anche per supplenze brevi, nei mesi estivi saranno disapplicate soltanto a partire dal primo settembre 2013.

 

Fino a tale data – spiega la Gilda – l’amministrazione non può costringere i supplenti a consumare le ferie quando le scuole sono chiuse per festività e ponti che si verificano in corso d’anno. Abbiamo chiesto da tempo al ministero di aprire un tavolo di confronto su questa delicata materia, ma finora viale Trastevere ha preferito procedere con atti unilaterali. A questo punto, se non vi sarà a breve un’inversione di tendenza, - conclude il sindacato - la Gilda ricorrerà alle vie legali”.

 

Fonte: Orizzontescuola / Gilda degli Insegnanti /

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gio, mar 21, 2013  Roberta Buscherini
Integrazione Scolastica: Handicap, Diversità e Problemi Sociali
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Integrazione scolastica degli studenti con disabilità o con problemi di apprendimento è uno dei punti basici del sistema educativo italiano. Infatti, da parte del Ministero esiste un forte impegno per far si che la scuola italiana diventi una comunità accogliente per quel che riguarda l’integrazione scolastica, a prescindere da diversità, problematiche e caratteristiche diverse.

Viviamo in un mondo di diversità: non ci sono più limiti e non ci sono più barriere. La scuola pubblica è sempre più piena di studenti di origine non italiana ma non solo. In tutte le strutture scolastiche italiane esistono situazioni difficili e alunni con alcun tipo di disabilità. L’integrazione scolastica è necessaria per offrire anche a questi studenti l’opportunità di formarsi e crescere a cui hanno diritto.

 

Integrazione Scolastica Disabili

 

Il MIUR ha emanato recentemente un documento con le principali indicazioni per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità nella scuola. Le linee guida pubblicate hanno l’obiettivo di migliorare la qualità della scuola per quel che riguarda gli alunni portatori di handicap.

 

Dirigenti scolastici e integrazione scolastica

 

integrazione scolasticaI dirigenti scolastici sono i responsabili della qualità dell’offerta formativa nelle scuole, questo include anche gli alunni con disabilità. Il Piano dell’Offerta Formativa (POF) prevede tutte le azioni da compire in materia di educazione e formazione, questo include risposte precise ad esigenze particolari o necessità educative individuali. Il dirigente scolastico ha l’obbligo di garantire l’applicazione di questo piano e la qualità nell’offerta formativa anche in casi speciali.

 

In termini generali, per garantire l’integrazione scolastica, devono:

-          Promuovere la formazione e l’aggiornamento del personale docente

-          Promuovere progetti con l’obiettivo di migliorare l’integrazione scolastica e la globalità

-          Conoscere e seguire i casi di alunni disabili o con problematiche della propria scuola

-          Coinvolgere le famiglie nella formazione dei propri figli disabili

-          Attivare azioni per garantire la continuità del percorso formativo degli alunni disabili da parte delle scuole successive

-          Intraprendere azioni per rimuovere eventuali barriere architettoniche o senso-percettive.

 

Docenti e Integrazione scolastica

 

Gli insegnanti invece, secondo le linee guida del MIUR per l’integrazione scolastica, dovrebbero lavorare su tre direzioni diverse:

1-      Il clima della classe: si tratta di garantire un clima di coinvolgimento e assumere comportamenti non discriminatori nel caso di presenza di alunni disabili o con problemi.

2-      Le strategie didattiche: i progetti formativi applicati devono essere orientati all’inclusione e all’apprendimento cooperativo.  E’ importante inoltre, che gli insegnanti predispongano i documenti per lo studio in formato elettronico per fare in modo che essi possano risultare accessibili anche ad alunni che usano ausili e computer per svolgere le loro attività di apprendimento. D’altra parte, i docenti devono tenersi aggiornati e migliorare la propria formazione in materia d’insegnamento ad alunni con necessità educative speciali.

3-      L’apprendimento: Per valutare il percorso di ogni alunno, i docenti devono considerare i limiti e le potenzialità dell’alunno in questione. In questo senso, sarà necessario attivare strategie personali di approccio per conoscere i ritmi e gli stili di apprendimento in ogni caso.

La figura dell’insegnante di sostegno è importante ma per la formazione e per l’integrazione scolastica di tutti gli studenti, è necessario il coinvolgimento di tutta la comunità scolastica.

 

Famiglie e Imprese per l’Integrazione Scolastica

 

Le famiglie di tutti gli alunni, soprattutto se si tratta di alunni con difficoltà, devono essere coinvolte nel loro apprendimento. La partecipazione dei familiari degli alunni con disabilità al processo d’integrazione scolastica avviene mediante adempimenti previsti dalla legge, come ad esempio, la possibilità di partecipare alla creazione del Profilo Dinamico Funzionale dello studente. Per questo motivo è necessario un vero e continuo rapporto tra la scuola e la famiglia, in quanto quest’ultima è un vero punto di riferimento anche per i docenti.

 

Roberta Buscherini

 

 

 

 

 

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