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La Difesa Non Vende Più. Congelato Oltre Un Miliardo Di Euro



La Difesa Non Vende Più. Congelato Oltre Un Miliardo Di Euro
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La cosiddetta soluzione SGR, società di gestione del risparmio, avrebbe dovuto rimpinguare le tasche dello stato per oltre 1 miliardo e trecento milioni di euro attraverso un concorso costato quasi 25 milioni di euro atto a individuare il soggetto più consono alla gestione di tutti i beni di proprietà del ministero della difesa.

 

Con gli incassi di questa operazione l’ammiraglio Di Paola aveva garantito la rimessa in sesto di caserme, alloggi e infrastrutture del comparto sicurezza.

 

 

 

Fallito anche l’ultimo spiraglio per le casse del comparto sicurezza

Un concorso “per la valorizzazione del patrimonio immobiliare in uso all’amministrazione della Difesa mediante la costituzione di fondi comuni di investimento immobiliare ai sensi dell’articolo 314 comma 4 del decreto legislativo 66 del 2010” ovvero il codice dell’ordinamento militare firmato dall’allora ministro La Russa.

 

Che questo progetto facesse acqua lo si era capito già dal primo slittamento che avrebbe dovuto scadere lo scorso 30 maggio, poi lo scorso 31 dicembre e ora, ufficialmente dichiarato, la scadenza del concorso è stata rinviata sine die.

 

È in atto infatti una rivisitazione di questa operazione per poter mettere in piedi un “processo unitario di valorizzazione e dismissione” anche alla luce del provvedimento ministeriale che lo scorso agosto aveva rivisto l’elenco degli immobili oggetto di questo progetto.

 

Molto seccate le società, tutte con un patrimonio complessivo di almeno un miliardo di euro come previsto dalle norme del concorso, che in questa possibilità avevano già investito risorse e progetti. Il primo step avrebbe dovuto riguardare la zona di Milano, poi Torino, l’Emilia, il Triveneto e la Sicilia.

La sintesi qual è? La sintesi è sempre la stessa, un film già visto e ripetuto in più contesti. Tagli sì, ma non alle istituzioni. Il ministero della difesa per il momento non vende nessuno dei suoi immobili da esso stesso definiti “non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione”. Quindi caserme e terreni inutilizzati continueranno a cadere a pezzi e infrastrutture e luoghi in essere per il comparto sicurezza continueranno ad attendere l’arrivo dei fondi. Un’attesa che si prospetta lunga.

 

Fonti: Italiaoggi / governo / ilnuovogiornaledeimilitari / adnkronos

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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