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La Mobilità Sarà La Vera Chiave Della Riforma Dello Strumento Militare



La Mobilità Sarà La Vera Chiave Della Riforma Dello Strumento Militare
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Mobilità militariBasteranno 10 anni per riformare l‘intero strumento militare in Italia. 10 lunghi anni nei quali dovrà essere creata una nuova struttura in grado di destreggiarsi in maniera equa tra spese del personale, investimenti, le risorse destinate alla difesa.

 

Ad oggi la situazione non è bilanciata con il 70% del costo complessivo impiegato per gli stipendi e il restante 30 investito per gli armamenti. Per portare in equilibrio questi due settori, risorse strumentali e risorse umane, e mantenere il nostro esercito al passo con i tempi e on le ultime tecnologie, bisogna prima di tutto tagliare gli eccessi. Come 18 mila soldati e 10 mila civili.

 

Ed ecco che si inizia a parlare di mobilità anche per il personale militare; coloro che verranno nominati dovranno quindi, senza scelta né alternative, accettare il trasferimento presso un ente pubblico o un ministero oppure, se si è militari, accontentarsi di un pensionamento anticipato obbligatorio percependo l’85% dello stipendio ma mantenendo la possibilità di arrotondare eseguendo lavoretti extra senza incorrere in sanzioni.

 

Se si lavora nel comparto difesa come operatori civili, la possibilità del prepensionamento non esiste e, se si rifiuta la mobilità forzata, rimane solo l’alternativa della “ messa in disponibilità” ovvero una sorta di cassa integrazione.

 

 

Come Vengono Scelti I Candidati Alla Mobilità

 

 

L’introduzione della mobilità all’interno del mondo militare non è stata creto accolta a braccia aperte e in effetti le peculiarità di questo settore non si sposano bene con questa possibilità, come spiega il maresciallo Antonio Ciavarelli: “che vuol dire mobilità per un militare? Le Forze armate hanno una loro specifica identità. Non vorremmo ritrovarci ad assistere al fenomeno di qualche maresciallo o capitano o colonnello che si tramuti in un bidello o in un usciere, senza voler nulla togliere ai bidelli e agli uscieri”.

 

Ovviamente la scelta di coloro che possono essere destinati a operatività di carattere amministrativo deriva dalla creazione di una graduatoria, nella quale vengono inseriti coloro che tra i 45 e i 55 anni non svolgono più un ruolo attivo e il cui spostamento su mansioni civili non comporterebbe alcuna perdita per l’operatività concreta dell’esercito.

 

Grazie anche alle pressioni del Cocer e delle associazioni sindacali di categoria in tema di mobilità nel settore militare non ci sono ancora regole precise e ben definite. Rimane però innegabile che nell’ambito della riforma dello strumento militare questa opzione rappresenta una delle più efficaci per il raggiungimento dell’obbiettivo finale, ovvero l’ottimizzazione delle risorse umani al fine di impiegare maggiori risorse finanziarie sulla spesa per gli armamenti.

 

 

 

Fonte: blitzquotidiano / grnet / repubblica

 

 

Valentina Stipa

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