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Licenziamento dipendenti pubblici: cosa cambia con la riforma?



Licenziamento dipendenti pubblici: cosa cambia con la riforma?
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Sono i giorni caldi del pugno di ferro brandito dal premier Matteo Renzi sui dipendenti pubblici con specifico riferimento alla vessata questione dei licenziamenti dei cosiddetti “fannulloni”. Solo lo scorso venerdì nella sua consueta newsletter, il premier è stato chiaro: “Tra i principi che giudico più interessanti (all’interno dei decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione che saranno emananti in questi giorni, ndr), il licenziamento immediato di chi viene scoperto a timbrare il cartellino e poi se ne va (e se il dirigente non procede, licenziamo anche il dirigente!). Ci sono centinaia di migliaia di persone perbene che vengono infangate dai truffatori: è l’ora di farla finita”. Il riferimento evidente è da attribuirsi alla riunione del Consiglio dei Ministri di questo mercoledì. ”Chi va, finge, timbra e scappa deve essere sanzionato -­ spiega Renzi -­ perché i dipendenti pubblici che fanno così distruggono la credibilità della Pubblica amministrazione”.

 

Licenziamenti dipendenti pubblici

Licenziamenti dipendenti PA: la riforma

 

Le principali novità per i dipendenti pubblici contenute nel testo di riforma complessiva della Pubblica Amministrazione riguardano la possibilità di essere licenziati come esito di un’azione disciplinare e il ruolo unico per i dirigenti, i cui incarichi saranno a tempo e che potranno essere licenziati o retrocessi se ricevono valutazione negativa sull’ultimo incarico ricoperto. ”Non li chiamerei fannulloni ma truffatori ­- prosegue il premier -­ quelli che vanno timbrano e poi scappano. Abbiamo visto cose pazzesche, come a Sanremo dove c’era chi timbrava in mutande e anche in queste ore si vedono queste immagini. Stanno distruggendo la credibilità della stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici che lavorano bene”.

 

Licenziamenti in 48 ore: ma saranno tutelati i dipendenti che fanno il loro dovere

 

Proprio per questo motivo risulta, a parere del Governo, a questo punto necessario ed indifferibile un vero proprio “pugno di ferro e mercoledì in Cdm porteremo la nostra proposta. Chi si comporta così deve essere licenziato entro 48 e se il dirigente non procede al licenziamento rischia lui stesso. Buoni sì, ma basta con questo atteggiamento che è insopportabile per i cittadini per bene”. Una dichiarazione che mette un punto fermo ben preciso al delicatissimo tema: i dipendenti pubblici che lavorano correttamente (e sono la netta maggioranza) trarranno evidente vantaggio da questa “stretta” disciplinare”. E nell’Italia che in queste settimane accorre al cinema a vedere il successo di Checco Zalone, che in una satira sottile ed efficace mette al centro il personaggio (nella finzione un po’ caricaturale) dello statale, il tema non può che inserirsi in vetta alle notizie più lette e seguite.

 

L’obiettivo del Governo

 

L’obiettivo che il governo si prefigge tramite questa misura, è quello di passare da una media di 102 giorni per il licenziamento (quelli oggi necessari per effettuare tale procedura, osservando le ultime statistiche della Funzione pubblica) ad appena 2. Al momento non sempre l’azione disciplinare viene portata a termine: su circa 7mila procedimenti aperti ogni anno quelli che portano all’interruzione del rapporto di lavoro sono poco più di 200, di cui circa 100 per assenteismo. All’attenzione della compagine governativa è ora posta la falsa attestazione della presenza in servizio, con l’ipotesi di mettere subito fuori dall’ufficio chi viene colpito in flagrante. Nel mirino delle nuove norme fanno inoltre capolino finti malati, furbetti del cartellino e “professionisti” dello sciopero bianco. Alla lunga lista di provvedimenti targati Madia in rampa di lancio, oltre dieci, si aggiungeranno anche le misure per rafforzare lo strumento della visita fiscale.

 

Fonte: repubblica.it

 

Roberta Buscherini

 

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