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Malattia Dipendenti Statali



Malattia Dipendenti Statali
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Che l’assenteismo nel settore del pubblico impiego sia una piaga ancora lontana dall’essere debellata, lo sappiamo bene. la faccenda dei “permessi” per malattia dipendenti statali, vicende di cronaca, trasmissioni televisive e perfino servizi tg non mancano di ricordarci come esista purtroppo una fetta di dipendenti statali che approfittano dei loro privilegi e del loro posto sicuro a loro uso e consumo e non per il regolare svolgimento della loro professione.

 

malattia-dipendenti-paChe servissero azioni forti da parte dello stato per arginare questo vergognoso fenomeno è altrettanto risaputo. Ma colpire indistintamente il settore forse non è la mossa corretta.
Ci riferiamo all’atto di indirizzo generale predisposto dal ministro della di indirizzo generale predisposto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, il quale prevede un tetto massimo di assenze fruibili per malattia nell’arco dell’anno, anche per gravi patologie che richiedano una terapia salvavita.

È doveroso anche precisare che i cosiddetti fannulloni sono, se non il frutto, certamente una conseguenza indiretta, della situazione di stagno del pubblico impiego, che vede stipendi fermi, precari senza garanzie, riduzioni di organico indiscriminate.

 

 

 

Malattia Dipendenti Statali. Inps e Aran organi di controllo

Il compito di controllare permessi assenze e malattie sarà dell’INPS, come previsto dal nuovo testo unico del pubblico impiego; ma la conta dei giorni di terapia spetterà all’Aran, l’agenzia governativa che si occupa della contrattazione per il pubblico impiego, la quale effettuerà la negoziazione sulla base appunto delle terapie salvavita, si legge, “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”.
Se non fosse abbastanza chiaro, precisiamo che il decreto trova applicazione anche “in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita quali chemioterapia ed emodialisi”.
Detto in maniera più chiara. Se sei un malato di tumore sottoposto a cicli di chemioterapia – decisi peraltro dall’ospedale che ti ha in cura – se superi il tetto dei giorni stabilita dall’Aran, sei passibile di licenziamento. Cornuto e mazziato.
Ve lo riuscite a immaginare? Sindacati e funzionari riuniti intorno a un tavolo per decidere quanto pesa la malattia e quanto pesa il risparmio statale. Fa abbastanza pena soltanto pensare a questo quadretto. Come è possibile pensare che un tema strettamente medico possa essere delegato a sindacati e governo? Farebbe ridere, se non ci fossero in ballo vite di persone malate.

 

 

 

 

 Un atto a discapito di troppi

 

 

La parte che abbiamo appena trattato è certamente la più grave dell’intero atto di indirizzo del ministro Madia. Ma non è l’unica purtroppo. C’è un capitolo infatti dedicato a permessi brevi a recupero o per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione di una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.
Come specificato in precedenza il controllo su i permessi per malattia dipendenti statali questo fronte sarà dell’Inps, il quale si troverà a dover far fronte a un numero spropositato di visite fiscali, ben oltre quanto possibile con gli attuali medici in essere. Ogni assenza dovrà essere giustificata con la presentazione di un certificato medico, privato o pubblico e trasmesso all’amministrazione.
Insomma per chi si è preso la briga di leggere attentamente questo atto di indirizzo ha capito fin dalle prime righe che si tratta di un’esagerazione su tutti fronti, che non andrà a colpire solo i furbetti, ma che penalizzerà chi seriamente lavora e nei momenti di maggiore necessità.

 

 

 

Fonte: adnkronos / contropiano
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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