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mer, ott 24, 2012  Roberta Buscherini
Scuola: più ore, stesso stipendio. E la carota dov’è?
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Che in Italia serva più bastone che carota siamo tutti d’accordo. Quello che cambia però è il contesto di applicazione di questa affermazione del Ministro Profumo che ha suscitato una scia di polemiche e proteste nell’ambito della scuola già duramente colpita dal decreto di stabilità e dai tagli della spending review.

 

Un’affermazione di questo calibro rivolta agli insegnanti e seguita dalla promessa di aumento delle ore di insegnamento, dalle attuali 18 a 24, ovviamente a parità di retribuzione, ferma dal 2009 non poteva che avere conseguenze piuttosto forti in ambito sindacale. Il tutto nell’ottica di adeguarsi all’Europa. Ma i conti non tornano però: nel vecchio continenti infatti i professori delle scuole superiori lavorano un numero di ore inferiore alle attuali 18 italiane con retribuzioni più alte.

 

“’Non esiste alcuna ragione plausibile per obbligare a 24 ore di lezione, eliminando il contratto di lavoro, lasciando le retribuzioni invariate, se non l’intento di recuperare risorse, riducendo gli organici e risparmiando su supplenti e precari. Se in nessun paese europeo, né in Germania, né in Austria, né in Finlandia, paesi che hanno ottimi standard di apprendimento, c’è un orario a 24 ore ci sarà pure una ragione ”; questo il commento senza mezze misure di Massimo Di Menna, segretario Generale UIL scuola.

 

Orario docenti: Decreto

Nel dettaglio il decreto afferma che “a decorrere dal 1° settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali (…) Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione ”.

 

Di fronte alle proteste che si sono mosse non solo in ambito sindacale, ma anche in ambito politico con particolare fermezza dimostrata dal segretario PD Bersani, il Ministro si è affrettato a precisare che su questi temi se è da sempre reso disponibile al dialogo. La protesta dei sindacati rispetto al decreto verte principalmente sulle conseguenze che lo stesso avrà in termini di supplenze poiché “innalzare a 24, le ore di lezione determinerebbe l’immediata cancellazione di 28-30 mila supplenze ”.

 

Alla mobilitazione di piazza e sul web, si affianca anche quella dell’Anief che ha promesso battaglia anche in campo di incostituzionalità, sostenendo che non è possibile aumentare l’orario di lavoro con il contratto bloccato; anche questa presa di posizione ha avuto un seguito inaspettato a partire da internet, come conferma lo stesso presidente Anief Marcello Pacifico, intervistato da Il Messaggero: “sul web sono state raccolte 20.000 firme in poche ore contro una norma che allontanerebbe l’Italia dagli altri Paesi dell’Ocde e avrebbe violato due precisi articoli della Costituzione ”.

 

Fonti: orizzontescuola, Repubblica.it, Tecnica della Scuola

 

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lun, ott 22, 2012  Roberta Buscherini
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“Sicurezza , sanità e istruzione sono i pilastri su cui si regge una società democratica e giusta. Non è possibile affrontare il tema della sicurezza con la logica del ragioniere, completamente slegata dall’effettiva valutazione dei bisogni dei cittadini. Assicurare la funzionalità delle strutture destinate alla tutela della legalità è uno degli investimenti che possono garantire uno sviluppo al paese Con i tagli indiscriminati alla sicurezza nessuno sarà in grado di aiutare i cittadini ”.

23 ottobre: protesta cittadini in uniforme

 

È con questo spirito che martedì 23, ovvero domani, i sindacati del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico scenderanno in piazza, proprio davanti al parlamento; tra gli altri a guidare la protesta saranno i sindacati della Polizia di Stato (Siulp, Sap, Ugl polizia di stato, Consap),  Polizia Penitenziaria (Sappe, Fns-Cisl, Ugl penitenziaria), Corpo Forestale dello Stato (Sapaf, Ugl forestale, Fe.Si.Fo, Fns-Cisl) e Vigili del Fuoco (Fns-Cisl, Co.na.po, Ugl VV.F) affianco ai quali sfileranno migliaia di donne e uomini in uniforme che quotidianamente ci garantiscono sicurezza e protezione dentro e fuori il nostro paese.

 

I numeri della spending review parlano chiaro e i sindacati di categoria parlano ci un trattamento “da ragionieri” riservato a un comparto come quello della sicurezza che necessita invece di una riforma radicale ma di risorse umane e produttive numerose ed efficienti; “Oltre ai circa 4 miliardi di tagli sui capitoli di finanziamento che rendono questi comparti quelli che hanno subito il maggiore taglio sotto la scure cieca e lineare del governo, il blocco del turn over, che comporterà la perdita di circa 22mila unità per polizia e carabinieri, circa 10mila per la Polizia Penitenziaria e la Guardia di Finanza e un calo altrettanto pesante, in termini percentuali, per tutte le altre Forze di Polizia e di circa 5 mila unità per i Vigili del Fuoco, ora il Ministro Fornero vuole che i questi operatori restino in servizio sino e oltre a 65 anni ”.

 

 

Spending Review: richiesta dei sindacati

 

La richiesta chiara dei sindacati è rivolta anche agli altri dicasteri che non concordano con la riforma Fornero; si chiede loro di unirsi alla voce di protesta, portando così anche l’aspetto istituzionale in piazza e non lasciando ancora una volta il popolo dei lavoratori solo contro le istituzioni. Tra le categorie del comparto sicurezza più amareggiate e combattive che scenderanno in piazza ci sono i Vigili del Fuoco, come spiega Antonio Brizzi, segretario generale del CONAPO – sindacato autonomo vigili del fuoco – “I vigili del fuoco sono esasperati e stanchi del trattamento che ricevono dai governi; basti pensare che le retribuzioni sono mediamente di 3/400 euro mensili inferiori rispetto agli altri corpi dello Stato preposti alla sicurezza e accedono alla pensione ben 5 anni dopo gli appartenenti alle forze di polizia e forze armate, poiché, a differenza di questi corpi, il servizio operativo non viene riconosciuto in alcun modo ”.

 

“L’assenza di risposte del governo in materia pensionistica e di assunzioni” – continua Brizzi – “i continui tagli alla sicurezza, il peggiore trattamento riservato ai vigili del fuoco rispetto agli altri corpi dello Stato e le misure contenute nella nuova legge di stabilità ci costringono, ancora una volta, a mobilitarci. Abbiamo da tempo chiesto un incontro al ministro dell’Interno Cancellieri che nemmeno si è degnata di rispondere, pertanto la protesta è inevitabile ”.

 

Fonti: Grnet, Adnkronos e Forzearmate.org

 

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mar, ott 2, 2012  Roberta Buscherini
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Il Consiglio di Ministri ha emesso una nota, tramite il dipartimento della Funzione Pubblica, per spiegare i motivi e le principali procedure della Spending Review, ovvero le riduzioni delle dotazione organiche previste nelle pubbliche amministrazioni.
Il Governo difende l’obiettivo di operare interventi strutturali per migliorare la produttività della pubblica amministrazione e garantire l’effettiva invarianza della qualità dei servizi. Nel concreto si tratta di un intervento per ridurre la spesa e ridimensionare le strutture dirigenziali.

 

 

Compensazione e concentrazione delle attività

 

In parole del proprio governo, la manovra opera “in verticale, per singola amministrazione e settori omogenei di attribuzioni o competenze, e trasversalmente sull’apparato amministrativo centrale”. Inoltre, il governo assicura nella nota che non si tratta di un’operazione solo quantitativa o di taglio di posti ma pensata in termini qualitativi.
Secondo il governo, lo snellimento dell’amministrazione consentirà una migliore organizzazione del lavoro: una migliore valorizzazione dei dipendenti e una compensazione agli uffici che lavorano meglio.

 

 

Tagli spesa pubblica: Quali sono le amministrazioni destinatarie?

 

-    Amministrazioni statali
-    Agenzie
-    Enti pubblici non economici
-    Enti di ricerca
-    Enti pubblici di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2011, n.165.

 

 

Misura e tempistiche della riduzione

 

La riduzione degli assetti organizzativi ha come scadenza il 31 ottobre 2012.
1.    Interventi sui dirigenti: è prevista una riduzione dei posti di dirigente di almeno il 20 %. Questo significa necessariamente la riduzione delle relative dotazioni organiche dirigenziali.
2.    Interventi sul personale non dirigenziale: è prevista una rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale di almeno un 10 % della spesa complessiva relativa al numero di posti di organico di tale personale come risultante dalla relativa “base di computo”.

 

 

Spending Review: Disposizioni Speciali

 

Nei tagli previsti dal governo ci sono alcune strutture, in ambito di amministrazioni pubbliche, che per motivi di svolgimento di funzioni primarie, sono incomprimibili. Queste esclusione sono molto limitate e non aperte ad interpretazioni.

1.    Scuola: Esclusioni alla Spending Review

La norma considera che le università, pur non essendo richiamate nello stesso punto del decreto, siano escluse in considerazione della specificità del loro ordinamento e dell’assetto organizzativo che le caratterizza.

2.    Agenzie Fiscali – MEF: Esclusioni alla Spending Review

La norma esclude la Presidenza del Consiglio dei Ministri “che ha provveduto ad effettuare corrispondenti tagli alla propria dotazione organica”.

3.    Sicurezza e Vigili del Fuoco: Esclusioni alla Spending Review

La norma recita che “sono escluse dalla riduzione del comma 1 le strutture e il personale del comparto sicurezza e del corpo nazionale dei vigili del fuoco, il personale amministrativa operante presso gli uffici giudiziari, il personale di magistratura”.

 

 

 

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mer, lug 11, 2012  Roberta Buscherini
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L’emendamento alla spending review presentato dal deputato Pdl Guido Crosetto  e che poneva un tetto di 6.000 euro netti, alle pensioni erogate con il sistema retributivo per i dirigenti, mentre salvava pensioni e vitalizi corrisposti in base al sistema contributivo ha trovato parere contrario da parte del governo.

 

Perché? La spiegazione potrebbe essere nelle parole del sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo che commentando l’emendamento ha bacchettato il collega Crosetto per aver smosso “un campo troppo ampio”. Il fatto che proprio lui abbia una pensione che ammonta a 9.541,13 euro netti al mese ovviamente non c’entra nulla.

 

Ma Polillo non è certo l’unico che gode di una pensione d’oro. Facciamo alcuni esempi: ll ministro Anna Maria Cancellieri dal 2009 è titolare di una pensione di 6.688,70 euro netti al mese; il ministro della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola percepisce circa 20mila euro mensili di “pensione provvisoria”. Se poi si vanno a guardare i redditi dichiarati e così impunemente resi pubblici, si capisce che effettivamente il campo è davvero troppo ampio per poter essere preso in considerazione dal governo. Troppi gli interessi della casta nelle loro 100mila pensioni d’oro che ogni anno ci costano qualcosa come 13 miliardi di euro. È molto più ragionevole e a stretto raggio pensare di tagliare i buoni pasto per i dipendenti pubblici. Così si risparmiano ben 10 milioni di euro annui.

 

Poco valore hanno le parole del presidente ANSEB, l’associazione delle società emettitrici buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio, Franco Tumino che ha sottolineato come “ridurre l’importo del buono pasto dei dipendenti pubblici a 5,29 euro, cioè la soglia massima esentasse, significa tornare al valore di acquisto di 15 anni fa e quindi togliere fisicamente il pane dalla bocca a tanti lavoratori senza far risparmiare in maniera significativa lo Stato”.

 

E pensare che il ministro per i rapporti con il parlamento, Piero Giarda, a cui è stato affidato l’ingrato compito di dare motivazione al no dell’esecutivo sull’emendamento per i tagli alle pensioni d’oro ha stoicamente parlato di non poter toccare i diritti acquisiti: “…per quanto concerne le pensioni liquidate con il sistema retributivo, non può non rilevarsi che l’ipotesi di riduzione delle prestazioni fino a un limite massimo, qualora fosse riferita alle pensioni attualmente in argomento, sembrerebbe non tenere conto dei diritti acquisiti in conseguenza del rapporto assicurativo obbligatorio che determina, nel corso della vita lavorativa, il versamento di contributi calcolati su una base imponibile non sottoposta ad alcun massimale, con conseguenti possibili profili di illegittimità costituzionale….”.

 

Il concetto di “diritti acquisiti” per la nostra classe dirigente ha una valenza differente in base alla categoria di applicazione, è evidente. Conta solo nella loro di categoria.

 

 

Ultime Pensioni

Una buona notizia però c’è: il governo ha sì bocciato l’emendamento sul taglio alle pensioni d’oro, ma ha promesso che riprenderà in mano la questione quanto prima. Come dire: fino a quando esce ancora del succo perché spremere i limoni più grossi e maturi? Meglio sfruttare fino all’ultima goccia quelli già spremuti…questo sì che è fare economia e rimettere in piedi un paese in ginocchio! Colpire chi è già tartassato e salvare chi è immune dai tagli, affinché bello paffuto, traghetti i moribondi fuori dalla crisi. La prospettiva che fuori dalla crisi, di questo passo, ci arriveranno con dei limoni marci, al momento, non è stata ancora presa in considerazione.

 

Fonte: Il Fatto quotidiano, ibidem, Daw-blog

 

 

 

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ven, lug 6, 2012  Roberta Buscherini
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Ci tenevo a pubblicare questo video perché è già da diversi giorni che si parla di tagli e misure per risparmiare ma nessuno parla della situazione lavorativa dei nostri figli e di cosa si farà per dare loro un’opportunità. Guardate il video e ditemi voi.

 

 

Fonte:supernewsonline

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