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Manovra 2017, sblocco contratti dipendenti pubblici: di che cifre parliamo?



Manovra 2017, sblocco contratti dipendenti pubblici: di che cifre parliamo?
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Prosegue senza sosta il “braccio di ferro” tra Governo ed Unione Europea in merito ai contenuti della Manovra 2017 (Legge di Bilancio 2017, già Legge di Stabilità): i tecnici di Bruxelles stanno controllando in maniera meticolosa il testo, sanzionando ciò che non è in linea con i cardini europei, mentre Matteo Renzi ostenta fermezza affermando che il testo non cambierà. Lo scambio di lettere fra il Governo e la Commissione europea lascia affiorare un sottile margine di trattativa: sembra infatti ormai inevitabile una modifica del testo della Legge di Bilancio in più parti. Insomma ciò che era stato affermato negli scorsi giorni sembrerebbe destinato ad andare incontro a cambiamento. ma cerchiamo di comprendere quali potrebbero essere gli sviluppi più probabili per il rinnovo dei contratti di coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione italiana.

 

Manovra 2017

Sblocco contratti dipendenti pubblici; le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2017

 

Sul combattuto fronte del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici si profilano gli estremo di un ulteriore scontro tra Governo Renzi e sindacati: lo stanziamento prospettato nella legge di Bilancio 2017 volto ad aumentare gli stipendi degli statali, pari a 900 milioni di euro (ma su questo dato non vigono ancora certezze, e per comprenderlo consigliamo di proseguire nella lettura dell’articolo), viene infatti giudicato eccessivamente insufficiente, al di là delle modalità di distribuzione di questa cifra. La situazione è talmente delicata che le organizzazioni sindacali parlano esplicitamente di “dare battaglia per un contratto vero e innovativo”. Come conseguenza di tale situazione è già stata proclamata per la giornata del 12 novembre a Roma la maratona del lavoro pubblico.
Si tratterebbe soltanto della prima tappa di un “tour” di contestazioni di rilevanti dimensioni: le organizzazioni sindacali parrebbero pronte ad andare avanti con ogni forma di mobilitazione, fino alla firma di un contratto “che investa nelle persone e nella partecipazione dei cittadini al cambiamento dei servizi pubblici per il Paese”.

 

Dipendenti pubblici: radiografia delle risorse disponibili

 

Ma la situazione è molto più complessa: gli stanziamenti previsti dalla Manovra si inseriscono in una questione, quella dello sblocco e del rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego, molto delicata. Lo sblocco infatti, pur imposto dalla sentenza della Corte costituzionale 178/2015, non sembrerebbe così vicino, a sentire il parere degli esperti. Ad impedire una reale riapertura delle trattative affiora un grande problema. La concreta scarsità delle risorse utilizzabili. Nella bozza per ora dichiarata della Legge di Stabilità le risorse davvero previste ammonterebbero a 600 milioni, che si aggiungerebbero ai circa 300 già stanziati lo scorso anno con la legge 298/2015. A questi devono messere aggiunti i circa 400 milioni a carico di Regioni ed Enti locali: ammonterebbe pertanto a 1,3 miliardi la cifra deputata a innescare lo sblocco per il triennio a venire.

 

Cifre che consentono uno sblocco solo parziale

 

Con tale cifra complessiva gli incrementi sullo stipendio pro capite di un dipendente statale si configurerebbero in 35 euro in più al mese, non idoneo a recuperare la perdita di salario accumulatasi dal 2009 (momento del congelamento degli stipendi causa recessione) ad oggi. Inoltre un incremento contrattuale di tal guisa metterebbe a repentaglio i redditi che si aggirano intorno ai 26mila euro annui: per i soggetti il cui stipendio si aggira intorno a questa soglia, il rischio reale è quello di oltrepassare lo sbarramento oltre cui si perde la possibilità di fruire del bonus 80 euro garantito dal Governo. Con il risultato finale di ritrovarsi con un incremento contrattuale neutro, o, nel peggiore de casi, negativo.

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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