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Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Marina Militare'

lun, dic 14, 2015  Valentina
Marò Prigionieri In India? Indiani Disoccupati In Italia
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: huffingtonpost.it

Fonte: huffingtonpost.it

Qualche superficialone ha subito commentato la notizia tacciando l’imprenditore di razzismo. In verità dietro a questa provocazione c’è ben altro. C’è la voglia di smuovere animi e coscienze di coloro che sembrano essersi dimenticati dei nostri fucilieri.

 

L’iniziativa tanto discussa è stata presa da un’agenzia di collocamento di una città del nord Italia, Lecco, ed è stata trascritta in un cartello che campeggia all’ingresso e lascia poco spazio a dubbi: “questa azienda non assumerà personale di nazionalità indiana finché i nostri soldati non verranno liberati”. Lecco non è nuova a iniziative forti per riportare l’attenzione su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Già un anno fa infatti l’allora governatore della provincia Daniele Nava si era opposto alla la richiesta di una casa di produzione cinematografica indiana di Bollywood di ambientare a Villa Monastero di Varenna alcune scene di un nuovo film, giustificando tale presa di posizione con la convinzione che “un uomo delle istituzioni non potesse avallare una richiesta del genere”.

Di fatto l’imprenditore dovrà rispondere all’Ispettorato del lavoro per questo cartello, definito discriminatorio anche dal sindaco della città coinvolta. Il messaggio comunque è arrivato forte e chiaro.

 

 

 

Marò. Iniziano a Uscire I Primi Scheletri Politici

 

 

 

Se noi non dimostriamo una chiarezza di convincimento sulla loro assoluta innocenza ed estraneità ai fatti, se non manifestiamo in modo sufficientemente vigoroso la posizione dell’ Italia, e diamo la sensazione che qualsiasi cosa ci va bene, se continuiamo a mantenere un profilo bassissimo su questa vicenda di cui più nessuno sta parlando, ho grossi timori su quello che i giudici arbitrali potranno decidere”. Una dichiarazione forte dell’ex ministro degli esteri Giulio Terzi. Ma nulla a confronto del resto confidato ai microfoni di Radio radicale.

 

Fu il Governo Monti a fare pressione per far ripartire i nostri marò verso l’India, dopo la licenza natalizia gentilmente concessa dalle autorità indiane a quanto confessa l’ex ministro. Sulle motivazioni, ad oggi solo illazioni in attesa di conferma. Ma che non possono far pensare. “Io non vedo nessun motivo se non quello di coprire alcuni scheletri nell’armadio di personalità politiche e di governo che hanno voluto rimandare i nostri fucilieri di marina in India per considerazioni che sono intuibili, legate agli affari e agli interessi economici ma che non appartengono a una buona conduzione della politica estera e di sicurezza del nostro Paese”. Un’accusa pesante che non potrà non avere conseguenze. O forse sì, se risultasse vera.

 

 

 

Marò. Tra Politica e Gossip, C’è Chi Li Prende Ad Esempio

 

 

 

Un esempio di “disciplina, serenità e dignità di noi militari” li ha definiti il capo di stato maggiore della Difesa Claudio Graziano durante la cerimonia di giuramento  dei 104 allievi ufficiali dell’Accademia Navale di Livorno.

Un pensiero a quei due fucilieri che, nello svolgere un compito di stato, si son trovati invischiati in una vicenda che ha sempre più un sapore politico e sempre meno di cronaca. “Voi avrete il privilegio di rappresentare la nostra Marina e la Nazione – ha aggiunto il capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi   – siatene sempre degni. Ricordatevi che in Marina non si abbandona mai la nave e non si lascia nessuno in mare”.

 

Già, non si lascia nessuno in mare, caro stato. Nessuno.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiorno /imolaoggi /lanazione

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, ago 31, 2015  Valentina
Cari Marò, Vi Scrivo …
5 (100%) 3 Vota Questo Articolo

 

Fonte: bosco.eldi.it

Fonte: bosco.eldi.it

Vi scrivo a nome di tutti gli italiani indignati, arrabbiati e stanchi. Di coloro che credono nello stato e nella giustizia. Di chi non sopporta più di sapervi lontani dai vostri affetti, privati della libertà e ingiustamente usati come merce di scambio da un paese, che del vostro lavoro beneficia da anni.
L’ultima umiliazione in ordine di tempo? 15 favorevoli. 6 contrari. Un giudizio a maggioranza, quello del tribunale di Amburgo che ha respinto le richieste italiane di sospensione delle misure cautelari per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, il primo trattenuto in Inda da 3 anni e mezzo, il secondo rientrato temporaneamente per motivi di salute, ma che rischia di dover tornare oltreoceano a breve.  Il primo che pochi giorni fa è stato colpito dalla febbre Dengue e ha dovuto farsi ricoverare all’ospedale di New Dehli.
La giustificazione data a questa decisione è del tutto fuori luogo: nella sentenza si legge infatti che “non considera appropriato prescrivere misure provvisorie riguardo la situazione dei due marine italiani poiché questo toccherebbe questioni legate appunto al merito del caso”.

 

 

Caso Marò. L’Italia Non Sa Più Che Pesci Prendere

 

 

I vertici del nostro bel paese sono ormai talmente in confusione che non si trovano d’accordo neanche sulla positività o meno della sentenza dell’arbitrato internazionale.
Se da un lato il ministro Graziano Delrio confessa che l’italia si aspettava ben altre decisioni e si limita a prendere atto di quanto deciso in attesa di una presa di posizione da parte del premier Renzi, dall’altro lato c’è l’Italia rappresentata ad Amburgo da Francesco Azzarello che ammette la delusione per la mancata sospensione delle misure cautelari verso i marò, ma si aggrappa al barlume di positività dettato dallo stop del tribunale del mare alla giurisdizione indiana.
L’unico dato certo è che la prossima udienza, salvo rinvii, sarà il 13 gennaio 2016 e che entro il 24 settembre prossimo sia l’Italia che l’India dovranno presentare al tribunale internazione una rapporto su quanto accaduro nel febbraio 2012, quando due pescatori nello stato del Kerala, persero la vita.

 

 

Caso Marò. Quando La realtà Supera La Fantasia

 

 

È emblematico pensare che la vicenda dei nostri marinai abbia ispirato un videogame di grande successo.

È proprio così. due giovani sviluppatori italiani, Antonio Del Maestro ed Emiliano Negri  hanno sviluppato marò slug, un videogame che gioca a riportare a casa i due marò, facendoli evadere da una prigione indiana, il tutto sullo sfondo di un cartello attaccato a un sottomarino che riporta la scritta RIDATECELI, sulle note dell’inno di Mameli.
Molto più di un videogioco. Un appello. Una supplica che in 4 giorni ha radunato qualcosa come 300 mila giocatori.

 

 

Fonte: ansa / corriere della sera / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, mag 7, 2015  Valentina
Marò. Arbitrato Internazionale, Ultima Spiaggia
4.5 (90%) 4 Vota Questo Articolo

Fonte: internazionale.it

Fonte: internazionale.it

Il governo italiano sta valutando l’ipotesi di ricorrere entro giugno prossimo all’arbitrato internazionale, affinché si decida in via definitiva dove devono essere processati i due marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, prigionieri, è il caso di dirlo, in India da troppi anni ormai.

 

L’applauso non serve. Decisione tardiva, inutile e neanche confermata dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni, che si è limitato a liquidare il giornalista con un “non commento, sono indiscrezioni”.

 

Un’ipotesi che non restituirà ai nostri due fucilieri della marina militare la libertà di cui sono stati privati, così come non restituirà loro il tempo non vissuto con i figli e le mogli. Non restituirà neanche dignità allo stato italiano che agli occhi del mondo, non solo Indiano, è ormai alla mercé del fato.

 

 

Arbitrato Per I Marò. A Cosa Serve

 

Questa ipotesi di rivolgersi all’arbitrato internazionale avrebbe in concreto però la conseguenza che il governo indiano di Narendra Modi avrebbe un tempo limitato per dare una risposta e, nel caso in cui non lo faccia, il contenzioso diverrà finalmente e a tutti gli effetti un confronto di carattere internazionale e pubblico.

 

L’ipotesi dell’arbitrato arriva dopo il fallimento della proposta di mediazione diplomatica e dopo mesi e mesi di tentativi di accordo con il governo indiano, tutti sistematicamente finiti in una bolla di sapone.

Se anche venisse percorsa la strada dell’arbitrato, rimane da capire quale arbitrato internazionale verrebbe proposto, poiché ogni tipologia riporta procedure e tempi diversi.

 

Quello classico ad esempio vuole il consenso dell’India e presumibilmente vedrebbe, anche nel lontano caso di risposta affermativa da parte di New Delhi, tempi lunghissimi.

 

Se invece si ricorresse all’arbitrato obbligatorio previsto dalla Convenzione sul Mare e in capo al Tribunale di Amburgo, essendo un ricorso unilaterale, si può procedere in contumacia.

 

 

Marò. Servono Fatti, Non Ipotesi

 

Lo scoop di fatto comunque non esiste. Se anche le indiscrezioni sul ricorso all’arbitrato internazionale venissero confermate, questa soluzione era già stata anticipata dallo stesso governo: “siamo usciti dall’alveo bilaterale per innalzare il contenzioso a livello internazionale: siamo ancora aperti a discutere con gli indiani (…) non abbiamo altra via che ricorrere all’arbitrato internazionale. Non accettiamo un processo indiano di cui non riconosciamo la validità”. Recitava così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti proprio durante un’audizione in Senato sulla questione dei marò di pochi giorni fa.

 

E quindi, l’India rinvia, per la milionesima volta un’udienza che non avrebbe neanche ragione di esistere e noi tentiamo di darci nuovamente un contegno, tirando fuori dal cilindro, come se fosse la prima volta, sperando nell’effetto sorpresa,  il coinvolgimento del le istituzioni sovrane internazionali.

 

Suona ridicolo perfino scriverlo. Un gioco infantile sulla pelle di due militari, servitori dello stesso stato che oggi, ridicolo e piccolo, non sa fronteggiare una situazione che è passata oltre da tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Fonte: ansa / giornaledisicilia / secoloditalia

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, nov 3, 2014  Valentina
Gentiloni, Almeno Lei, Si Ricordi Dei Marò
4.8 (96%) 5 Vota Questo Articolo

 

Le premesse ci sono tutte. Ma forse c’erano anche le altre volte.

Tutte quelle volte che lo stato italiano si è riempito la bocca con promesse e impegni. Tutte quelle volte che l’India ha avuto la meglio. Tutte quelle volte che hanno infranto le speranze nei nostri Marò.

 

min. gentiloniIl nuovo ministro degli esteri appena insediato, ci ha tenuto subito ha rinnovare l’impegno governativo per chiudere la questione dei due fucilieri e come primo passo li ha chiamati entrambi.

I primi due colloqui da ministro, sono stati con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per rinnovargli la continuità dell’impegno” ha detto lo stesso Paolo Gentiloni.

 

Diciamo che più della continuità andrà garantita la presa in carica di questa vergognosa vicenda che sembra davvero un tunnel senza uscita da oltre venti mesi. Perché il ministro uscente Federica Mogherini non ha certo lasciato il segno in questa storia né per fatti né per dichiarazioni.

 

 

 

 

Marò. Nessuno Deve Scordarsi Di Loro

 

 

 

Dimenticarsi dei nostri uomini in divisa sarebbe come dimenticarsi di due figli. Una cosa abominevole. Eppure c’è chi ci è riuscito senza troppo sforzo.

 

Quel maledetto 15 febbraio del 2012, in piene acque internazionali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie a largo dell’india a svolgere la loro missione anti pirateria. Alla petroliera si avvicinò un peschereccio. Fu ammonito di rimanere lontano. Continuò la sua corsa ignorando gli ammonimenti e come da procedura i militari spararono alcuni colpi di avvertimento. Il peschereccio riprende il largo. Sembra tutto finito. Invece è proprio lì che inizia il calvario.

 

Alle accuse di menefreghismo, il governo italiano ha sempre risposto di stare gestendo la questione su un “basso profilo”, ovvero senza troppa pubblicità. Per evitare intoppi e imbarazzi.

Basso profilo o no, al momento non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte, anche se è di pochi giorni fa la notizia pubblicata sul quotidiano indiano Economic Times, secondo il quale, tra le ipotesi al vaglio dei due paesi, per chiudere la vicenda in modo pacifico, ci sarebbe anche un possibile scambio tra i due fucilieri del San Marco e i 18 marinai indiani fermati di recente nel canale di Sicilia a bordo di una nave carica di stupefacenti.

La proposta vorrebbe che gli indiani venissero processati  nel proprio paese, in cambio del rientro in Italia di Girone e La Torre – il quale è provvisoriamente in Italia per motivi di salute – in attesa del verdetto del processo a loro carico.

 

 

Marò. 5 Ministri Per Un Nulla Di Fatto

 

 

 

L’episodio avvenne sotto il dicastero di Giulio Terzi, il quale verrà ricordato per la clamorosa inversione che riportò in India i due fucilieri, in Italia per un permesso premio, nonostante fosse stato annunciato, a nome del governo, che non sarebbero tornati a New Dehli.

maròPerché? Il solo sentore di un crack diplomatico aveva messo in allarme su contratti commerciali e interessi economici. Dunque meglio una brutta figura in patria, ma con le tasche piene.

 

I tre ministri che si sono succeduti dopo Terzi non hanno certo lasciato il segno in questa vicenda: Mario Monti, Emma Bonino e l’ultima Federica Mogherini, al di là di qualche dichiarazione moderata e poco incisiva, non hanno ottenuto alcunché.

 

Le aspettative su Gentiloni quindi sono alte, altissime. Speriamo che non le deluda anche lui

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica/ iltempo / ilsole24ore / fanpage

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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mer, ott 22, 2014  Valentina
Mare Nostrum Passa Il Testimone A Triton
4.2 (84%) 5 Vota Questo Articolo

 

mare nostrum e tritonDi una cosa ormai si ha la certezza: Mare Nostrum finirà. Per buona pace di molti. Perché che non fosse adeguata “a fronteggiare il carattere strutturale delle correnti migratorie” come ha recentemente suggerito il ministro dell’interno Alfano, era chiaro da un pezzo.

E anche che il suo elevato costo, in crescente aumento nel corso dei mesi, non fosse proporzionale all’evitare sbarchi, i quali invece non solo sono aumentati, ma hanno relegato i nostri militari a un ruolo assistenzialista a 360 gradi, fino a toccare il fondo con il contagio di malattie potenzialmente mortali.

 

Va però riconosciuto il grande lavoro compiuto dagli uomini della marina militare italiana che in un anno di operazioni hanno salvato oltre 150.000 persone e incarcerato 330 scafisti, grazie anche agli strumenti in dotazione, in particolare 32 navi militari, 2 sommergibili , elicotteri e aerei  e circa 900 militari, tra marina e aeronautica, ogni singolo giorno da quel 18 ottobre 2013, data di inizio dell’operazione Mare Nostrum.

 

 

 

Marina. Nuova Operazione Targata Frontex

 

 

 

 

Bruxelles lo ha reso ufficiale: Triton avrà inizio il primo di novembre e coinvolgerà le forze armate di 26 paesi membri, “costa meno di un terzo di quanto è costata Mare Nostrum – ovvero 2,9 milioni di euro al mese contro i 9 milioni di Mare Nostrum – ha regole d’ingaggio diverse e il suo obiettivo principale è quello di contrastare l’immigrazione irregolare. Le sue navi saranno impiegate nel raggio di 30 miglia dalle coste italiane e potranno disporre la distruzione delle imbarcazioni sequestrate agli scafisti”.

A Dirlo è il ministro Alfano a seguito anche delle dichiarazioni del direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez, secondo il quale “‘l’agenzia e l’Unione Europea non possono sostituire gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere”.

 

Le due dichiarazioni però, quella di Alfano e quella di Fernandez, sono discordanti tra loro e rispondono a esigenze del tutto diverse. Se da una parte l’Italia ha necessità di porre fine a un’operazione nata per arginare un’emergenza soprattutto umanitaria, Triton avrà un ruolo di controllo delle frontiere senza alcun intento di soccorso e ricerca, ed è proprio in questo senso che vanno percepite le parole del direttore esecutivo di Frontex.

 

 

 

 

Triton. Sicuri Che Per L’Italia Sia Un Bene?

 

 

 

tritonMa siamo proprio certi che questo passaggio di consegne, tutto da dimostrare, tra Italia ed Europa, limiterà i nostri problemi interni in termini di immigrazione?

Probabilmente no. basta pensare al fatto che Triton non ha imbarcazioni in dotazione né è autorizzato ad avvicinarsi alle coste di partenza degli immigrati, alla Libia ad esempio e né procederà con i respingimenti in mare verso le coste di partenza.

 

Ecco perché la sezione italiana di Amnesty International ha scritto al Governo italiano, affinché non chiuda Mare Nostrum: “Triton risponderà solo parzialmente alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso in mare al fine di salvare vite umane”.

 

Come opererà concretamente Triton? Le persone che verranno recuperate in mare, come dichiara lo stesso Fernandez, “saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione” dunque “non vale il principio della nazionalità dell’unità che compie il salvataggio”.

 

Quindi il compito dell’Europa termina “al momento dello sbarco di queste persone sul suolo italiano; tutto il resto compete a scelte politiche da fare in sede europea”.

 

Della serie, fatti vostri.

 

 

 

 

Fontre: rainews / ilfattoquotidiano /blastingnews /tgcom24

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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