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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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Archivi per la categoria 'Marina Militare'

gio, ott 16, 2014  Valentina
Mare Nostrum. Pericolo Contagio Sempre Più Reale 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Sembra che l’attenzione data alle forze dell’ordine sia inversamente proporzionale all’attenzione data ai migranti: sempre più attenzione a chi arriva in Italia e sempre meno a chi l’Italia la difende e ne garantisce la sicurezza”. Parole del segretario del sindacato di polizia Consap, Giorgio Innocenti alla luce delle nuove minacce di contagio di malattie infettive che arrivano dal mare. Non si può più chiudere gli occhi infatti su un dato che giorno dopo giorno diventa sempre più allarmante: il numero dei poliziotti impegnati nelle operazioni di accoglienza profughi, all’interno della missione Mare Nostrum contagiati dalla Tbc o risultati positivi al test di Mantoux sta aumentando in maniera preoccupante.

 

rischio contagioI sindacati di polizia hanno poi fatto presente al ministero dell’interno che il problema non riguarda solo i profughi che sbarcano, ma anche quelli che già si trovano  in Italia e che ormai si trovano a vivere in condizioni igieniche precarie e sempre più spesso sovraffollati.

 

Un esempio su tutti quello del cittadino bengalese di 37 anni, residente in provincia di Treviso, che era andato in nosocomio per dei normali controlli ed è stato poi ricoverato a seguito di una serie di biopsie cutanee che hanno dato esito positivo alla lebbra.

Se potessimo utilizzare le risorse destinate all’operazione Mare Nostrum per finanziare missioni nei Paesi d’origine davvero potremmo aiutare i profughi a casa loro” se si pensa che questa operazione umanitaria costa mensilmente dai 6 ai 9 milioni di euro, commenta il governatore del Veneto, Luca Zaia. E in effetti come dargli torto? Lo pensano in molti.

 

 

Contagio Ebola. Come Difendiamo I Nostri Soldati

 

 

Con gli spaventosi numeri degli immigrati che sbarcano ogni giorno lungo le nostre coste, il rischio che il virus dell’ebola arrivi anche da noi è reale, su questo non c’è dubbio.

E a poco valgono le parole di rassicurazione del segretario generale dell’Oms Margaret Chan, secondo cui “l’Ue ha uno standard sanitario, anche sulla prevenzione, molto elevato” e quindi “nell’improbabile caso che il contagio arrivi, l’Europa è pronta”.

Vallo a dire airischio ebola nostri soldati che in prima linea soccorrono profughi proveniente dalle più disparate parti del mondo, compreso Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, i paesi maggiormente colpiti da questo virus.

 

E infatti pare già che molti poliziotti a Palermo si siano dati per malati, evitando così le attività di accoglienza, identificazione, fotosegnalamento e vigilanza dei migranti arrivati in porto.

Il Consap ha subito smentito che si tratti di una defezione studiata, ma riconduce la percentuale i assenti a quella fisiologica.

 

Rimane comunque preoccupante la situazione generale nella quale la polizia e la marina sono costretti a lavorare, per l’immensa mole di gente che arriva da ogni dove.

 

Tra l’altro la profilassi per la salvaguardia e la tutela dei poliziotti e di tutti coloro che lavorano a stretto contatto con i profughi non solo è insufficiente ma anche ben al di sotto degli standard di altri paesi. Per questo i sindacati di polizia, dalla voce di Alberto Mancini, poliziotto della task force Uri che ha contratto il virus della Tbc chiedono “più controlli per il nostro lavoro che vogliamo continuare a svolgere”.

 

 

 

Fonte: liberoquotidiano / imolaoggi/ quotidianosanita / lastampa

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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dom, set 14, 2014  Valentina
Caso Marò. La Torre Arriva In Italia 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

latorreCi voleva un’ischemia. Non il pugno duro o la diplomazia o un nuovo premier come interlocutore. Ma un grave problema di salute. Questo ci è voluto per permettere a Massimiliano la Torre, uno dei due marò trattenuti in India in attesa di processo da troppo, davvero troppo tempo, di ritornare in patria.

 

Quattro mesi il tempo concesso dall’India per recuperare le forze e poi dovrà ricongiungersi con l’altro marinaio Salvatore Girone, rimasto da solo nell’ambasciata italiana di New Delhi, da quel lontanissimo 2012, l’accusa di avere ucciso due pescatori del Kerala scambiandoli per pirati.

 

 

 

Caso Marò. India Clemente O Italia  Immobile?

 

 

Il nostro premier Renzi non ha esitato a ringraziare la giustizia e i vertici istituzionali indiani nella persona del neo presidente Modi, per la clemenza e la comprensione dimostrata.

 

Molti hanno avuto da ridire su questo aspetto: ringraziare un paese che sta sistematicamente violando la nostra sovranità e sta calpestando la dignità di due suoi militari da anni, forse è stato un po’ eccessivo. Questo è ancora più vero se si pensa che la corte ha sì dato il via libera al trasferimento temporaneo in Italia, ma ha preteso due lettere  ufficiali d’impegno, una del nostro ambasciatore Mancini a nome dello Stato e  l’altra dello steso La Torre, il quale peraltro è stato costretto a riscriverla “non ambigua ed equivoca”.

 

maròDi fatto comunque la corte suprema indiana ha riconosciuto la necessità del marò di dover rientrare in Italia per poter affrontare nel migliore dei modi le conseguenze dell’ischemia che lo scorso 31 agosto lo ha colpito all’età di 47 anni.

 

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha dichiarato che si tratta di un risultato confortante e che ciò nonostante “non ci distoglie certo dalla volontà di trovare una soluzione rapida della vertenza con l’India, attraverso le iniziative che abbiamo da tempo intrapreso e che perseguiamo con determinazione“. Quali siano concretamente queste iniziative, fatta eccezione per l’assoluta immobilità in attesa di decisioni altrui, non è dato sapere.

 

 

 

Caso Marò. L’economia Fa La Sua Parte

 

 

E nel frattempo in Italia che si fa? Si festeggia il matrimonio della terza figlia del magnate indiano del ferro Pramod Agarwal, alla presenza di oltre 800 invitati che rappresentano il 20% della ricchezza dell’intera India , come ci tiene a sottolineare il sindaco di Fasano (Brindisi), il luogo dell’evento, il quale ha anche previsto uno spiegamento di forze per evitare proteste e manifestazioni per i nostri marò in questo contesto.

Una miniatura di ciò che accade a livello mondiale, ovvero gli interessi economici sopra ogni cosa.

Anche la vita dei nostri militari. A voi ulteriori riflessioni in merito.

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / repubblica / grnet / oggi

 

 

Valentina Stipa

 

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lun, ago 4, 2014  Valentina
Nuovo Rinvio Per I Marò 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Nuovo, ennesimo, incredibile rinvio a ottobre.

Sembra un soap opera drammatica ormai quella che vede Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri della marina militare italiana bloccati in India da tanti, troppi anni.

 

rinvio maròMotivo del rinvio? L’assenza del giudice. Prossimo appuntamento: il 14 ottobre. Piccolo dettaglio da sottolineare: anche questa volta i due marò non erano presenti in aula. Altro piccolo dettaglio di cronaca. Il governo ha liquidato il rinvio come un “fatto tecnico”, legato alla volontà di non creare troppo rumore intorno alla vicenda.

In questo modo si concilia il dialogo tra le parti. Secondo le istituzioni.

 

 

Marò. L’ultimo Rinvio Di Una Lunga Serie

 

 

 

Questa istanza era stata presentata nel novembre scorso dalla polizia antiterrorismo Nia – National Investigation Agency – davanti al tribunale speciale della session court, presieduto dal giudice Bharat Parashar. La corte suprema aveva sospeso il processo a carico dei nostri militari, alla luce dell’accettazione del ricorso italiano sull’incompetenza della Nia a condurre le indagini in assenza di leggi speciali.

 

Questo ulteriore rinvio dimostra che l’India non è in grado di risolvere il caso con un ordinamento interno, secondo la docente di diritto internazionale all’università Luiss di Roma Angela Del Vecchio. Ennesima dimostrazione insomma che se si vuole portare a casa i nostri marò è imprescindibile uscire dagli ordinamenti interni dei due stati e dare spazio all’ordinamento internazionale.

 

L’indignazione però, non solo per l’ennesimo rinvio, ma anche per l’immobilità del governo italiano arrivata ormai anche ai vertici della marina: “La cosa che non mi piace è che non ho ancora sentito una volta Renzi, la Mogherini, non parlano di questi ragazzi! Ma perché non parlano? Li ignorano. Vogliono fare in modo che la cosa cada nel dimenticatoio? Io non lo capisco, e non lo dico da militare ma da italiano”. Parole dure quelle del Capitano di fregata Antonio Colombo, rappresentante del Cocer della Marina Militare.

 

 

Marò. Tra Parole Forti E Indignazione

 

 

Non è accettabile il rinvio ma nemmeno è accettabile che rimangano in India. Se oggi ci fosse stata la sentenza non saremmo comunque stati contenti (…) Non basta quindi protestare per il rinvio che certamente ci preoccupa, bisogna chiedere il rispetto delle norme dell’immunità funzionale e della competenza territoriale previsto dal diritto internazionale, principi in basi ai quali i due fucilieri hanno diritto ad essere processati in Italia”.

Questa l’opinione di Elio Vito, presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati. E come dargli torto?

 

 

 

Fonte: articolotre / ilfattoquotidiano / iltempo / giornalettismo

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, feb 5, 2014  Patrizia Caroli
Accordo Italia-Slovenia Per L’operazione Mare Nostrum 1.00/5 (20.00%) 1 Vota Questo Articolo

La Slovenia con il pattugliatore Triglav 11 prenderà parte all’operazione Mare Nostrum affiancando così la Marina Militare italiana impegnata dallo scorso 18 ottobre nel pattugliamento delle nostre coste. L’accordo è stato sancito durante l’incontro bilaterale fra il ministro della Difesa, Mario Mauro e il primo ministro sloveno Alenka Bratusek sul tema dell’immigrazione e del salvataggio delle vite umane in mare.

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“La partecipazione della Slovenia rende chiaro che il problema è europeo. L’Italia non è solo l’Italia, Lampedusa non è solo Lampedusa, Lampedusa è la porta d’Europa: è con queste parole che il ministro della Difesa Mario Mauro, sottolinea l’importanza della partecipazione di un’altra nazione a supporto dell’ operazione italiana.  Il supporto sloveno all’operazione è composto da 39 partecipanti, oltre ai membri dell’equipaggio, da due poliziotti militari e due operatori del soccorso medico. Altro personale sloveno sarà impiegato nel supporto logistico presso la base navale di Augusta, dove la nave partirà perle sue operazioni. Gli ufficiali di collegamento dell’Esercito sloveno sono stazionati sulla nave militare della Marina italiana. Gli sloveni sorveglieranno la zona est della Sicilia, un’area di circa 900 miglia nautiche (più di 3100 chilometri quadrati).  “La presenza del pattugliatore sloveno – ha affermato il ministro Mauro – per prendere parte all’operazione Mare Nostrum ricorda all’Europa intera che le coste italiane sono la porta del nostro Continente. Proprio per questo crediamo che l’iniziativa della Slovenia abbia un alto significato. Il rapporto di collaborazione con la Slovenia è eccezionale in ogni campo per cambiare le politiche europee”.

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Mare Nostrum: i numeri della Marina Militare

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mare-nostrum

L’operazione Mare Nostrum iniziata il 18 ottobre 2013 e vede impiegato il personale e i mezzi navali ed aerei della Marina Militare, dell’Esercito, dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.

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La Marina Militare partecipa con:

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- 1 Nave Anfibia tipo LPD con funzione di Comando e Controllo dell’intero dispositivo. L’unità è dotata di spinte capacità sanitarie di primo intervento con disponibilità di mezzi da sbarco e gommoni a chiglia rigida. Inoltre l’unità ha la possibilità di ricevere a bordo rappresentanti altri Dicasteri/Organismi nazionali/internazionali coinvolti nell’operazione;

- 1-2 fregate Classe Maestrale, ciascuna con un elicottero AB-212 imbarcato;

- 1-2 pattugliatori, cl. Costellazioni/Comandanti, con la possibilità di imbarcare un elicottero AB-212, ovvero cl. MINERVA, di cui una con missione primaria di Vigilanza Pesca;

- 2 elicotteri pesanti tipo EH-101 (MPH) imbarcati sulla Nave Anfibia, ovvero rischierati a terra su Lampedusa/Pantelleria/Catania come necessario;

- 1 velivolo P180, con capacità dispositivi ottici ad infrarosso (Forward Looking InfraRed – FLIR) rischierato a terra su Lampedusa;

- Rete radar costiera della M.M. con capacità di ricezione dei Sisitemi Automatici di Identificazioni della Navi Mercantili (Automatic Identification System – AIS).

- 1 nave Mototrasporto costiero per supporto logistico

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Patrizia Caroli

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lun, gen 27, 2014  Roberta Buscherini
Marina Militare: il personale chiede più tutele contro tubercolosi e Hiv 1.00/5 (20.00%) 1 Vota Questo Articolo

Il ministero della Difesa è stato sollecitato nell’attuare misure che tutelino la salute del personale della Marina Militare impegnato in operazioni come “Mare Nostrum” che vedono i nostri militari sorvegliare le coste italiane e soccorrere i tanti migranti.  Soccorsi, in questa come in altre operazioni, che espongono il personale della Marina Militare a malattie come Hiv e Tubercolosi dalle quali non sono adeguatamente tutelati. Il problema era stato già segnalato durante le operazioni aseguito del terremoto ad Haiti nel 2010. E’lo stesso personale della Marina Militare a denunciare: “la profilassi farmacologica contro il virus hiv entro 1-4 ore dalla possibile esposizione continua a non esserci.

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Una situazione preoccupante, visto che si opera con migliaia di persone provenienti, perlopiù, da Paesi in cui l’infezione da hiv è considerata endemica”. Dello stesso avviso anche Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm) che dice: “Occorre verificare se i militari e gli appartenenti alle Forze di polizia impiegati nell’operazione “Mare Nostrum” siano adeguatamente protetti contro i rischi di esposizione a ceppi virali multifarmacoresistenti provenienti da aree endemiche e ad alta incidenza di tubercolosi”.

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Hiv: il dibattito sui test indiscriminati per il personale

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Questa denuncia porta alla luce un’altra discussione ventennale sul problema della sieropositività nelle Forze Armate.  Si moltiplicano infatti le denunce per la richiesta di test dell’Hiv per i bandi di concorso e controlli periodici per il personale graduato e no.  A tal riguardo la legge135/90 stabilisce il divieto dell’accertamento dello stato sierologico sia dei dipendenti che nelle procedure ai fini dell’assunzione. A tal proposito Matteo Schwarz, consulente legale del Network persone sieropositive (Nps) ha ricordato che: “La sentenza della Corte Costituzionale del ’94 ha inoltre detto che nel caso alcune attività lavorative comportino rischi di trasmissione dell’infezione verso terzi, come le professioni sanitarie e militari, dovrebbe essere prevista la possibilità del datore di lavoro di richiedere all’interessato l’esecuzione del test. Ma la Corte ha espressamente negato il test di massa e per categoria di persone, indicando invece una valutazione caso per caso sulla compatibilità tra le mansioni e la sieropositività. La sentenza quindi non è un lasciapassare per fare il test dell’hiv ai concorsi”.

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Un problema che andrebbe affrontato subito risolvendo le incongruenze di sistema dal momento che esistono numerose segnalazioni da parte dei lavoratori delle Forze Armate che si sentono “assediati” per le continue richieste periodiche di test Hiv . Da una parte ci sono i decreti, del 2005 e del 2011, del ministro della Difesa che tra le cause di non idoneità al servizio militare indicano tubercolosi, sifilide, epatite B e C e hiv, mentre dall’ altra parte ci sono le circolari dei ministeri della Salute e del Lavoro che dicono che “l’accertamento della sieronegatività è legittimato solo dalle effettive condizioni di rischio dell’attività lavorativa e che la valutazione del rischio di esposizione va fatta a livello individuale, caso per caso, tramite il medico competente. No quindi ad un’indagine indiscriminata su tutti i lavoratori”.

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Roberta Buscherini

 

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