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Archivi per la categoria 'Marina Militare'

lun, nov 3, 2014  Valentina
Gentiloni, Almeno Lei, Si Ricordi Dei Marò 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Le premesse ci sono tutte. Ma forse c’erano anche le altre volte.

Tutte quelle volte che lo stato italiano si è riempito la bocca con promesse e impegni. Tutte quelle volte che l’India ha avuto la meglio. Tutte quelle volte che hanno infranto le speranze nei nostri Marò.

 

min. gentiloniIl nuovo ministro degli esteri appena insediato, ci ha tenuto subito ha rinnovare l’impegno governativo per chiudere la questione dei due fucilieri e come primo passo li ha chiamati entrambi.

I primi due colloqui da ministro, sono stati con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per rinnovargli la continuità dell’impegno” ha detto lo stesso Paolo Gentiloni.

 

Diciamo che più della continuità andrà garantita la presa in carica di questa vergognosa vicenda che sembra davvero un tunnel senza uscita da oltre venti mesi. Perché il ministro uscente Federica Mogherini non ha certo lasciato il segno in questa storia né per fatti né per dichiarazioni.

 

 

 

 

Marò. Nessuno Deve Scordarsi Di Loro

 

 

 

Dimenticarsi dei nostri uomini in divisa sarebbe come dimenticarsi di due figli. Una cosa abominevole. Eppure c’è chi ci è riuscito senza troppo sforzo.

 

Quel maledetto 15 febbraio del 2012, in piene acque internazionali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie a largo dell’india a svolgere la loro missione anti pirateria. Alla petroliera si avvicinò un peschereccio. Fu ammonito di rimanere lontano. Continuò la sua corsa ignorando gli ammonimenti e come da procedura i militari spararono alcuni colpi di avvertimento. Il peschereccio riprende il largo. Sembra tutto finito. Invece è proprio lì che inizia il calvario.

 

Alle accuse di menefreghismo, il governo italiano ha sempre risposto di stare gestendo la questione su un “basso profilo”, ovvero senza troppa pubblicità. Per evitare intoppi e imbarazzi.

Basso profilo o no, al momento non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte, anche se è di pochi giorni fa la notizia pubblicata sul quotidiano indiano Economic Times, secondo il quale, tra le ipotesi al vaglio dei due paesi, per chiudere la vicenda in modo pacifico, ci sarebbe anche un possibile scambio tra i due fucilieri del San Marco e i 18 marinai indiani fermati di recente nel canale di Sicilia a bordo di una nave carica di stupefacenti.

La proposta vorrebbe che gli indiani venissero processati  nel proprio paese, in cambio del rientro in Italia di Girone e La Torre – il quale è provvisoriamente in Italia per motivi di salute – in attesa del verdetto del processo a loro carico.

 

 

Marò. 5 Ministri Per Un Nulla Di Fatto

 

 

 

L’episodio avvenne sotto il dicastero di Giulio Terzi, il quale verrà ricordato per la clamorosa inversione che riportò in India i due fucilieri, in Italia per un permesso premio, nonostante fosse stato annunciato, a nome del governo, che non sarebbero tornati a New Dehli.

maròPerché? Il solo sentore di un crack diplomatico aveva messo in allarme su contratti commerciali e interessi economici. Dunque meglio una brutta figura in patria, ma con le tasche piene.

 

I tre ministri che si sono succeduti dopo Terzi non hanno certo lasciato il segno in questa vicenda: Mario Monti, Emma Bonino e l’ultima Federica Mogherini, al di là di qualche dichiarazione moderata e poco incisiva, non hanno ottenuto alcunché.

 

Le aspettative su Gentiloni quindi sono alte, altissime. Speriamo che non le deluda anche lui

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica/ iltempo / ilsole24ore / fanpage

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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mer, ott 22, 2014  Valentina
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mare nostrum e tritonDi una cosa ormai si ha la certezza: Mare Nostrum finirà. Per buona pace di molti. Perché che non fosse adeguata “a fronteggiare il carattere strutturale delle correnti migratorie” come ha recentemente suggerito il ministro dell’interno Alfano, era chiaro da un pezzo.

E anche che il suo elevato costo, in crescente aumento nel corso dei mesi, non fosse proporzionale all’evitare sbarchi, i quali invece non solo sono aumentati, ma hanno relegato i nostri militari a un ruolo assistenzialista a 360 gradi, fino a toccare il fondo con il contagio di malattie potenzialmente mortali.

 

Va però riconosciuto il grande lavoro compiuto dagli uomini della marina militare italiana che in un anno di operazioni hanno salvato oltre 150.000 persone e incarcerato 330 scafisti, grazie anche agli strumenti in dotazione, in particolare 32 navi militari, 2 sommergibili , elicotteri e aerei  e circa 900 militari, tra marina e aeronautica, ogni singolo giorno da quel 18 ottobre 2013, data di inizio dell’operazione Mare Nostrum.

 

 

 

Marina. Nuova Operazione Targata Frontex

 

 

 

 

Bruxelles lo ha reso ufficiale: Triton avrà inizio il primo di novembre e coinvolgerà le forze armate di 26 paesi membri, “costa meno di un terzo di quanto è costata Mare Nostrum – ovvero 2,9 milioni di euro al mese contro i 9 milioni di Mare Nostrum – ha regole d’ingaggio diverse e il suo obiettivo principale è quello di contrastare l’immigrazione irregolare. Le sue navi saranno impiegate nel raggio di 30 miglia dalle coste italiane e potranno disporre la distruzione delle imbarcazioni sequestrate agli scafisti”.

A Dirlo è il ministro Alfano a seguito anche delle dichiarazioni del direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez, secondo il quale “‘l’agenzia e l’Unione Europea non possono sostituire gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere”.

 

Le due dichiarazioni però, quella di Alfano e quella di Fernandez, sono discordanti tra loro e rispondono a esigenze del tutto diverse. Se da una parte l’Italia ha necessità di porre fine a un’operazione nata per arginare un’emergenza soprattutto umanitaria, Triton avrà un ruolo di controllo delle frontiere senza alcun intento di soccorso e ricerca, ed è proprio in questo senso che vanno percepite le parole del direttore esecutivo di Frontex.

 

 

 

 

Triton. Sicuri Che Per L’Italia Sia Un Bene?

 

 

 

tritonMa siamo proprio certi che questo passaggio di consegne, tutto da dimostrare, tra Italia ed Europa, limiterà i nostri problemi interni in termini di immigrazione?

Probabilmente no. basta pensare al fatto che Triton non ha imbarcazioni in dotazione né è autorizzato ad avvicinarsi alle coste di partenza degli immigrati, alla Libia ad esempio e né procederà con i respingimenti in mare verso le coste di partenza.

 

Ecco perché la sezione italiana di Amnesty International ha scritto al Governo italiano, affinché non chiuda Mare Nostrum: “Triton risponderà solo parzialmente alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso in mare al fine di salvare vite umane”.

 

Come opererà concretamente Triton? Le persone che verranno recuperate in mare, come dichiara lo stesso Fernandez, “saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione” dunque “non vale il principio della nazionalità dell’unità che compie il salvataggio”.

 

Quindi il compito dell’Europa termina “al momento dello sbarco di queste persone sul suolo italiano; tutto il resto compete a scelte politiche da fare in sede europea”.

 

Della serie, fatti vostri.

 

 

 

 

Fontre: rainews / ilfattoquotidiano /blastingnews /tgcom24

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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gio, ott 16, 2014  Valentina
Mare Nostrum. Pericolo Contagio Sempre Più Reale 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Sembra che l’attenzione data alle forze dell’ordine sia inversamente proporzionale all’attenzione data ai migranti: sempre più attenzione a chi arriva in Italia e sempre meno a chi l’Italia la difende e ne garantisce la sicurezza”. Parole del segretario del sindacato di polizia Consap, Giorgio Innocenti alla luce delle nuove minacce di contagio di malattie infettive che arrivano dal mare. Non si può più chiudere gli occhi infatti su un dato che giorno dopo giorno diventa sempre più allarmante: il numero dei poliziotti impegnati nelle operazioni di accoglienza profughi, all’interno della missione Mare Nostrum contagiati dalla Tbc o risultati positivi al test di Mantoux sta aumentando in maniera preoccupante.

 

rischio contagioI sindacati di polizia hanno poi fatto presente al ministero dell’interno che il problema non riguarda solo i profughi che sbarcano, ma anche quelli che già si trovano  in Italia e che ormai si trovano a vivere in condizioni igieniche precarie e sempre più spesso sovraffollati.

 

Un esempio su tutti quello del cittadino bengalese di 37 anni, residente in provincia di Treviso, che era andato in nosocomio per dei normali controlli ed è stato poi ricoverato a seguito di una serie di biopsie cutanee che hanno dato esito positivo alla lebbra.

Se potessimo utilizzare le risorse destinate all’operazione Mare Nostrum per finanziare missioni nei Paesi d’origine davvero potremmo aiutare i profughi a casa loro” se si pensa che questa operazione umanitaria costa mensilmente dai 6 ai 9 milioni di euro, commenta il governatore del Veneto, Luca Zaia. E in effetti come dargli torto? Lo pensano in molti.

 

 

Contagio Ebola. Come Difendiamo I Nostri Soldati

 

 

Con gli spaventosi numeri degli immigrati che sbarcano ogni giorno lungo le nostre coste, il rischio che il virus dell’ebola arrivi anche da noi è reale, su questo non c’è dubbio.

E a poco valgono le parole di rassicurazione del segretario generale dell’Oms Margaret Chan, secondo cui “l’Ue ha uno standard sanitario, anche sulla prevenzione, molto elevato” e quindi “nell’improbabile caso che il contagio arrivi, l’Europa è pronta”.

Vallo a dire airischio ebola nostri soldati che in prima linea soccorrono profughi proveniente dalle più disparate parti del mondo, compreso Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, i paesi maggiormente colpiti da questo virus.

 

E infatti pare già che molti poliziotti a Palermo si siano dati per malati, evitando così le attività di accoglienza, identificazione, fotosegnalamento e vigilanza dei migranti arrivati in porto.

Il Consap ha subito smentito che si tratti di una defezione studiata, ma riconduce la percentuale i assenti a quella fisiologica.

 

Rimane comunque preoccupante la situazione generale nella quale la polizia e la marina sono costretti a lavorare, per l’immensa mole di gente che arriva da ogni dove.

 

Tra l’altro la profilassi per la salvaguardia e la tutela dei poliziotti e di tutti coloro che lavorano a stretto contatto con i profughi non solo è insufficiente ma anche ben al di sotto degli standard di altri paesi. Per questo i sindacati di polizia, dalla voce di Alberto Mancini, poliziotto della task force Uri che ha contratto il virus della Tbc chiedono “più controlli per il nostro lavoro che vogliamo continuare a svolgere”.

 

 

 

Fonte: liberoquotidiano / imolaoggi/ quotidianosanita / lastampa

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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dom, set 14, 2014  Valentina
Caso Marò. La Torre Arriva In Italia 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

latorreCi voleva un’ischemia. Non il pugno duro o la diplomazia o un nuovo premier come interlocutore. Ma un grave problema di salute. Questo ci è voluto per permettere a Massimiliano la Torre, uno dei due marò trattenuti in India in attesa di processo da troppo, davvero troppo tempo, di ritornare in patria.

 

Quattro mesi il tempo concesso dall’India per recuperare le forze e poi dovrà ricongiungersi con l’altro marinaio Salvatore Girone, rimasto da solo nell’ambasciata italiana di New Delhi, da quel lontanissimo 2012, l’accusa di avere ucciso due pescatori del Kerala scambiandoli per pirati.

 

 

 

Caso Marò. India Clemente O Italia  Immobile?

 

 

Il nostro premier Renzi non ha esitato a ringraziare la giustizia e i vertici istituzionali indiani nella persona del neo presidente Modi, per la clemenza e la comprensione dimostrata.

 

Molti hanno avuto da ridire su questo aspetto: ringraziare un paese che sta sistematicamente violando la nostra sovranità e sta calpestando la dignità di due suoi militari da anni, forse è stato un po’ eccessivo. Questo è ancora più vero se si pensa che la corte ha sì dato il via libera al trasferimento temporaneo in Italia, ma ha preteso due lettere  ufficiali d’impegno, una del nostro ambasciatore Mancini a nome dello Stato e  l’altra dello steso La Torre, il quale peraltro è stato costretto a riscriverla “non ambigua ed equivoca”.

 

maròDi fatto comunque la corte suprema indiana ha riconosciuto la necessità del marò di dover rientrare in Italia per poter affrontare nel migliore dei modi le conseguenze dell’ischemia che lo scorso 31 agosto lo ha colpito all’età di 47 anni.

 

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha dichiarato che si tratta di un risultato confortante e che ciò nonostante “non ci distoglie certo dalla volontà di trovare una soluzione rapida della vertenza con l’India, attraverso le iniziative che abbiamo da tempo intrapreso e che perseguiamo con determinazione“. Quali siano concretamente queste iniziative, fatta eccezione per l’assoluta immobilità in attesa di decisioni altrui, non è dato sapere.

 

 

 

Caso Marò. L’economia Fa La Sua Parte

 

 

E nel frattempo in Italia che si fa? Si festeggia il matrimonio della terza figlia del magnate indiano del ferro Pramod Agarwal, alla presenza di oltre 800 invitati che rappresentano il 20% della ricchezza dell’intera India , come ci tiene a sottolineare il sindaco di Fasano (Brindisi), il luogo dell’evento, il quale ha anche previsto uno spiegamento di forze per evitare proteste e manifestazioni per i nostri marò in questo contesto.

Una miniatura di ciò che accade a livello mondiale, ovvero gli interessi economici sopra ogni cosa.

Anche la vita dei nostri militari. A voi ulteriori riflessioni in merito.

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / repubblica / grnet / oggi

 

 

Valentina Stipa

 

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lun, ago 4, 2014  Valentina
Nuovo Rinvio Per I Marò 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Nuovo, ennesimo, incredibile rinvio a ottobre.

Sembra un soap opera drammatica ormai quella che vede Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri della marina militare italiana bloccati in India da tanti, troppi anni.

 

rinvio maròMotivo del rinvio? L’assenza del giudice. Prossimo appuntamento: il 14 ottobre. Piccolo dettaglio da sottolineare: anche questa volta i due marò non erano presenti in aula. Altro piccolo dettaglio di cronaca. Il governo ha liquidato il rinvio come un “fatto tecnico”, legato alla volontà di non creare troppo rumore intorno alla vicenda.

In questo modo si concilia il dialogo tra le parti. Secondo le istituzioni.

 

 

Marò. L’ultimo Rinvio Di Una Lunga Serie

 

 

 

Questa istanza era stata presentata nel novembre scorso dalla polizia antiterrorismo Nia – National Investigation Agency – davanti al tribunale speciale della session court, presieduto dal giudice Bharat Parashar. La corte suprema aveva sospeso il processo a carico dei nostri militari, alla luce dell’accettazione del ricorso italiano sull’incompetenza della Nia a condurre le indagini in assenza di leggi speciali.

 

Questo ulteriore rinvio dimostra che l’India non è in grado di risolvere il caso con un ordinamento interno, secondo la docente di diritto internazionale all’università Luiss di Roma Angela Del Vecchio. Ennesima dimostrazione insomma che se si vuole portare a casa i nostri marò è imprescindibile uscire dagli ordinamenti interni dei due stati e dare spazio all’ordinamento internazionale.

 

L’indignazione però, non solo per l’ennesimo rinvio, ma anche per l’immobilità del governo italiano arrivata ormai anche ai vertici della marina: “La cosa che non mi piace è che non ho ancora sentito una volta Renzi, la Mogherini, non parlano di questi ragazzi! Ma perché non parlano? Li ignorano. Vogliono fare in modo che la cosa cada nel dimenticatoio? Io non lo capisco, e non lo dico da militare ma da italiano”. Parole dure quelle del Capitano di fregata Antonio Colombo, rappresentante del Cocer della Marina Militare.

 

 

Marò. Tra Parole Forti E Indignazione

 

 

Non è accettabile il rinvio ma nemmeno è accettabile che rimangano in India. Se oggi ci fosse stata la sentenza non saremmo comunque stati contenti (…) Non basta quindi protestare per il rinvio che certamente ci preoccupa, bisogna chiedere il rispetto delle norme dell’immunità funzionale e della competenza territoriale previsto dal diritto internazionale, principi in basi ai quali i due fucilieri hanno diritto ad essere processati in Italia”.

Questa l’opinione di Elio Vito, presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati. E come dargli torto?

 

 

 

Fonte: articolotre / ilfattoquotidiano / iltempo / giornalettismo

 

 

 

Valentina Stipa

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