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Maternità anticipata infermieri: chi ne ha diritto e come usufruirne



Maternità anticipata infermieri: chi ne ha diritto e come usufruirne
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Maternità anticipata infermieri, un tema molto importante la cui disciplina deve essere analizzata con grande attenzione. In prima battuta è necessario effettuare un rapido focus definitorio per comprendere le basi dell’istituto della maternità anticipata stessa.

 

Maternità anticipata infermieri

Maternità anticipata infermieri

 

La maternità anticipata può essere disposta, sulla base di accertamento medico, dalla direzione territoriale del lavoro: si tratta in questo caso dell’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza nel caso di complicanze della gravidanza, o qualora le condizioni ambientali o di lavoro siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino. La maternità anticipata deve pertanto essere disposta nel caso in cui l’infermiera non possa essere spostata ad altre mansioni.

 

Come usufruire della maternità anticipata

 

La lavoratrice che intenda usufruire dell’astensione anticipata per maternità a rischio deve formulare istanza alla Direzione Provinciale del Lavoro competente sul territorio in cui essa risiede. Alla domanda prestampata, scaricabile anche in rete, deve essere allegato il certificato medico, rilasciato da uno specialista del Sistema Sanitario Nazionale o da un ginecologo privato. Su tale certificato devono essere riportate le generalità della madre, la data presunta del parto, il mese di gravidanza e la motivazione attestante lo stato di rischio, Inoltre deve essere segnalato con precisione il periodo esatto di astensione anticipata di cui la lavoratrice intende usufruire. In particolari condizioni ambientali sul posto di lavoro o per mansioni pericolose, pregiudicanti per la salute della madre e del bambino, la richiesta di astensione dal lavoro deve essere invece presentata dal datore di lavoro, una volta verificata l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice.

 

Maternità: l’astensione facoltativa

 

Un altro (e totalmente differente) istituto presente nell’ordinamento per consentire la maternità e l’astensione facoltativa: in tale caso la madre lavoratrice (infermiera), ma anche il padre lavoratore, hanno la facoltà di astenersi dal lavoro, entro i primi otto anni di vita del bambino, sino a dieci mesi complessivi, consecutivi o frazionati. La madre può astenersi dal lavoro per un limite massimo di sei mesi, mentre il padre sino a sette mesi se si astiene per almeno tre mesi consecutivi. In tal caso il limite di dieci mesi sale a undici.
Come si delinea invece l’entità delle retribuzioni in caso di maternità facoltativa per gli infermieri? Fino al terzo anno di vita del bambino, i primi sei mesi sono retribuiti al 30%. Nel caso di affido o adozione tale limite di età è elevato a sei anni, ma il congedo deve essere fruito entro i primi tre anni di ingresso del bambino in famiglia. Questi periodi vengono a tutti gli effetti computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima.
Nella fattispecie di minore con handicap in situazione di gravità accertata la lavoratrice madre, o in alternativa, di lavoratore padre (anche adottivi) possiedono la facoltà di usufruire del prolungamento (fino ai tre anni del bambino) del periodo di astensione facoltativa per maternità; retribuito al 30%.
Infine, una delle più importanti novità emerse quest’anno con riferimento all’istituto della maternità è quella che prevede la possibilità anche per le lavoratrici parasubordinate di usufruire del diritto all’indennità di maternità anche nel caso in cui il loro datore di lavoro non abbia versato i contributi.

 

Fonti: salute-italia.it, ipasvimi.it

 

Marco Brezza

 

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