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Militari. Criticare I Superiori è Un Dovere



Militari. Criticare I Superiori è Un Dovere
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Esiste non solo un diritto, ma addirittura un dovere militare, e civico, alla denunzia di comportamenti contrari ad una amministrazione della disciplina militare in senso compatibile con l’assetto democratico dell’apparato statuale e con i principi costituzionali che regolano l’ordinamento delle Forze Armate”.

A sancirlo è la Corte di Cassazione alla fine di una lunga vicenda giudiziaria che ha visto un brigadiere della Guardia di Finanza del nucleo di polizia tributaria di Lecce, condannato in appello a quattro mesi di reclusione militare con l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti del maggiore che comandava il suo nucleo, per aver apostrofato su un social network i metodi usati come “da Gestapo”.

 

insubordinazione militariDa quanto emerse durante il dibattimento in effetti le metodologie utilizzate  dal maggiore erano quantomeno bizzarre e ai limiti del mobbing: si parlava di controlli a sorpresa con ispezioni anche olfattive per scoprire se i militari avevano consumato alimenti durante l’orario di servizio.

Nel caso specifico poi del brigadiere condannato il superiore lo aveva adibito a servizi esterni, impedendogli di servirsi in maniera frequente del bagno, come invece, per motivazioni di salute, avrebbe dovuto fare.

 

 

Nuovo Principio Costituzionale Per I Militari

 

 

 

L’assoluzione del brigadiere è avvenuta legittimando di fatto un nuovo diritto costituzionalmente riconosciuto per i militari, ovvero quello di critica verso i propri superiori.

 

Il presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici, Lorenzo Lorusso ha commentato la sentenza sottolineando come così si metterà “fine ad anni di angherie perpetrate in nome di una presunta disciplina, rappresenta anche un duro monito per alcune Procure Militari che, negli anni passati (…) avevano esagerato nel colpire il dissenso ed il malessere del personale esistente all’ interno del Corpo”.

 

Punizioni eccessive per insubordinazione gerarchica, sfociate in veri e propri atti violenti, fisici e non, sono sempre stati presenti negli ordinamenti di carattere militari, a torto o a ragione, per la natura stessa dell’ordinamento.

 

La sentenza della Cassazione segna un indubbio passo avanti verso la modernità, allontanandosi sempre di più da quei principi arcaici per i quali il militare deve ubbidire sempre e comunque senza obiettare o pensare.

 

 

 

Fonte: forzearmate / grnet / finanzieridemocratici / ilmalpaese.worldpress

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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