Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Missioni All’Estero. Il mistero dei finanziamenti.



Missioni All’Estero. Il mistero dei finanziamenti.
Vota Questo Articolo

Fonte: lookoutnews.it

Fonte: lookoutnews.it

Forse definirlo un mistero è esagerato. In fondo è un segreto di pulcinella. Una di quelle cose all’italiana che tutti sanno e nessuno dice. Però è giusto farci i conti. E ogni tanto riportarlo a gallo, per far sì che non venga dimenticato.

 

 

Perché il tema dei finanziamento del governo italiano per le missioni dei nostri militari all’estero è sempre passato in sordina. Come se fosse un fatto scomodo, una decisione imbarazzante.

E in effetti per certi versi lo è proprio. Basti pensare ai numeri: 1,28 miliardi di euro per finanziare l’impiego di 7.600 uomini, 1.300 mezzi terrestri, 54 mezzi aerei e 13 navali in decine di missioni attive in 22 Paesi, nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Indiano. Cifra enorme se paragonata ai 1.19 miliardi previsti per l’anno scorso.

Decisamente quindi una controtendenza discutibile quella del governo italiano che taglia dappertutto, accorpa e fonde in nome del risparmio. E poi aumenta la spesa per i militari all’estero…

Missioni all’estero. Molti impegni confermati

 

 

 

Prima di trarre conclusioni affrettate però, va ricordato che l’Italia riveste un ruolo internazionale di primo piano in molti paesi critici, al fianco delle maggiori nazioni mondiali.

 

 

Due fronti caldi certamente meritano di essere ricordati, quello libico e quello iracheno.
In Libia il compito principale dei nostri soldati è quello di formare l’esercito locale, come dichiarato anche dallo studio svolto dall’Osservatorio sulle spese militari italiane – Mil€x, per il quale “nel corso del 2016 sono stati svolti corsi teorici per 516 ore e pratici per 629 ore (130 ore in più rispetto al 2015), formando in totale 251 militari libanesi (23 allievi in più rispetto al 2015)”.

In linea con questi numeri, anche per l’anno in corso verranno schierati oltre 1.100 unità, 300 mezzi terrestri, 6 caccia per un costo di 153 milioni.
Anche l’Afghanistan è senza dubbio una delle zone che vede impegnati un numero di militari italiani enorme a dispetto di quanto dichiarò l’allora premier Renzi che prevedeva un ritiro totale delle nostre forze da quel territorio. Per il 2017 l’Italia ha 900 unità di personale impiegato, 148 mezzi terrestri e 8 aerei, per una spesa che sfiora i 180 milioni. Siamo ben lontani dal lasciare quello stato.
 

Militari all’estero. Nuovi impegni discutibili

 

 

 

 

Iniziamo ora a elencare ciò che però stona.

Primo tra tutti l’impegno italiano nel mediterraneo, zona la cui emergenza tocca direttamente l’Italia con la questione dei migranti e degli sbarchi indiscriminati e continui. Ebbene su questo fronte l’impegno italiano diminuisce. I fondi messi a disposizione per il 2017 scendono quindi dai 90 milioni dell’anno scorso a 83 per il 2017.
Questa discesa non può non essere legata a nuovi impegni dei militari italiani su altri fronti esteri, come quello orientale, verso Putin. Per il 2017 spediremo quindi in Turchia 136 militari, per una spesa complessiva di 13 milioni a cui se ne aggiungono altri 20 per i 160 soldati da inviare in Lettonia con il compito di “preservare l’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza” e contribuire alla “capacità e la determinazione della Nato nel rispondere solidalmente alle minacce esterne lungo il confine orientale dell’Alleanza”.
Evidentemente non sarà questa la sede dove discutere di priorità di politica internazionale. Certamente però la stabilità e la solidità interna arrivano prima dell’estero. Non solo per costituzione, ma anche per buon senso.

 

 

Pensare a grandi investimenti a migliaia di chilometri e ad assenze paradossali in termini di mezzi e uomini dentro i nostri confini fa sorridere di un sorriso amaro. Gli esempi sono facili. Dal terremoto, alla valanga di Rigopiano, all’emergenza sbarchi.

 

 

Abbiamo talmente tanti fronti per i quali impiegare i nostri militari, che pensare di dedicare la loro esperienza ad altri paesi, benché più sfortunati del nostro, beh, lasciatemelo dire, non è per nulla facile da accettare tantomeno giusto.

 

 

 

 

Fonte: linkiesta
 

Valentina Stipa

Pinterest

Leave a Reply