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Noto insegnante interrompe ispezione antidroga in un istituto scolastico



Noto insegnante interrompe ispezione antidroga in un istituto scolastico
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Professore di italiano impedisce ispezione antidroga all’interno delle mura scolastiche: la curiosa situazione si è verificata pochi giorni fa in un istituto scolastico in Umbria. Il docente ha bloccato la perquisizione che gli agenti di Polizia stavano effettuando all’interno dell’edificio scolastico: il controllo antidroga all’interno dell’Istituto per geometri “Sangallo” di Terni era stato autorizzato dal dirigente scolastico, ed era stato preceduto da una serie di altri controlli in molteplici scuole del capoluogo di provincia umbro.

 

Noto insegnante interrompe ispezione antidroga in un istituto scolastico

Un docente che era già stato al centro delle cronache

 

Il professore in questione è Franco Coppoli, docente di italiano già balzato agli onori delle cronache ormai 5 anni fa per avere rimosso il crocefisso appeso nell’aula durante le sue ore di lezione. In quella situazione il professore puntava a rivendicare la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato della scuola pubblica, ma soprattutto in nome dell’uguaglianza di tutti i suoi studenti. In questa nuova circostanza il professore ha impedito ai poliziotti e ai cani antidroga, che stavano effettuando un legittimo e concordato controllo, di entrare nell’aula dell’istituto in cui stava tenendo una lezione: il docente ha evidenziato come non ci fosse nessun mandato da parte della magistratura e ha minacciato di denunciare gli agenti per interruzione di pubblico servizio qualora avessero proceduto. Di fronte a tale minaccia i membri del corpo di polizia hanno rinunciato al controllo nella classe, al fine di non dare origine a tensioni maggiori.

 

Ecco le parole dell’insegnante

 

Va detto in realtà che la posizione dell’insegnante non aveva una effettiva legittimazione giuridica: infatti il mandato non è necessario per tale tipologia di operazioni dal momento che il controllo era stato concordato con la scuola stessa e autorizzato dalla preside. Le parole di Coppoli chiarificano le ragioni della sua azione, che racchiude un valore di simbolica protesta: “L’educazione e la didattica non si devono appiattire per colpa di un evento repressivo che non ha logica – afferma il docente  -, la mia battaglia di oggi, che va distinta da quella del crocifisso di cinque anni fa, è rivolta a proteggere e tutelare gli spazi liberi e l’educazione. Attendo di conoscere le contestazioni che mi vengono rivolte e poi risponderò”.
Alla spiegazione del docente si sono unite le voci di solidarietà del Cobas (Confederazione di Comitati di Base), le quali hanno parlato di mancanza di opportunità e di carattere intimidatorio del controllo: “Quello che vogliamo denunciare – si legge nella nota diffusa dai Cobas – è una operazione senza alcun senso educativo, che viola gli spazi che i ragazzi dovrebbero vivere come propri, che tenta di criminalizzare i giovani e che contro gli auspicabili interventi di prevenzione e riduzione del danno propone la sola opzione repressiva”.

 

Intanto si apre il procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante

 

Intanto è stato aperto un procedimento disciplinare interno nei confronti del professor Coppoli: non resta che attendere di capire le conseguenze del gesto. Certamente il precedente di 5 anni fa, con il professore sospeso dal servizio per un mese, potrebbe influire in senso negativo sulla conclusione dell’attuale questione.

 

Fonti: giornaledellumbria.it, tecnicadellascuola.it

 

Marco Brezza

 

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