Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community
 
ven, mar 25, 2016  Roberta Buscherini

 

Cosa si rischia con un doppio lavoro?; ecco gli ambiti di divieto per il secondo lavoro esercitato dai dipendenti pubblici o statali: il conflitto di interessi, l’abitualità e la professionalità

 

doppio-lavoro-cosa-rischioDoppio lavoro e dipendente pubblico/statale sono  due concetti che se accostati possono creare non poche controversie. La possibilità, per un dipendente pubblico, di organizzare e portare avanti, implementandolo, un secondo lavoro in piena compatibilità con le regole dell’ordinamento italiano si configura certamente come una interessante opportunità. Ma in quale modo è possibile fare ciò?

L’interrogativo in merito alla legittimità del doppio lavoro per il dipendente pubblico reca con sé risposte non immediatamente chiare “Doppio lavoro cosa rischio?”: è infatti questo uno dei maggiori dubbi che attanaglia il dipendente che desidera intraprendere un doppio lavoro (parallelo a quello statale).

 

Insomma, un dipendente pubblico o statale può avere un doppio lavoro?, per esempio presso un privato, come libero professionista o come imprenditore con partita IVA? Ed eventualmente quali sono i limiti che definiscono questa possibilità? “Vige il principio di esclusività” affermano i giudici della Corte dei Conti: avere un secondo lavoro se si è dipendenti pubblici è possibile, ma occorre rispettare il quadro normativo e i regolamenti dei singoli enti per non rischiare con un doppio lavoro. Ma tale affermazione va chiarita facendo un piccolo passo indietro ed analizzando i principi che sorreggono il tema in ambito italiano.

 

Doppio lavoro cosa rischio? Dipendenti dello stato e doppio lavoro: i principi fondamentali

 

Per chiarire il tema è necessario fare riferimento ai testi normativi fondamentali dell’ordinamento nazionale: concentrandosi pertanto sul combinato disposto formato dalla Costituzione e dalla legge italiana, attraverso i quali vengono delineati i margini applicativi della disciplina.

 

In tale direzione assume rilievo il documento redatto dal Dipartimento della Funzione Pubblica ed intitolato “Criteri generali in materia di incarichi vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche”: quest’ultimo delinea gli ambiti di divieto per il doppio lavoro esercitato dai dipendenti pubblici. I criteri indicati in questo documento contribuiscono ad esemplificare una serie di situazioni di incarichi vietati per i pubblici dipendenti tratti dalla normativa vigente, dagli indirizzi generali e dalla prassi applicativa.

 

Le situazioni contemplate non esauriscono i casi di preclusione: rimangono infatti salve eventuali disposizioni normative che stabiliscono ulteriori situazioni di preclusione o fattispecie di attività in deroga al regime di esclusività.

Va detto che la tematica assume discreto rilievo in tempi come questi caratterizzati dalla spending review e dai blocchi (per ora difficili da scalfire) degli scatti di anzianità. In questa direzione svolgere un secondo lavoro in ossequio ed entro i confini tracciati dalla legge può essere una azione corretta per tutti i dipendenti pubblici che necessitino una integrazione dello stipendio. Per chiarire la situazione va in primo luogo affermato che esiste un dovere costituzionalmente tutelato di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è pertanto tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (at. 97 della Costituzione) facendo convergere le proprie energie in maniera univoca verso la prestazione lavorativa al servizio dello Stato.

 

Doppio lavoro cosa rischio? I divieti (punti per punto)

 

 

doppio-lavoro-cosa-si-rischiaSecondo il documento sopra menzionato sono “da considerare vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche a tempo pieno e con percentuale di tempo parziale superiore al 50% (con prestazione lavorativa superiore al 50%) gli incarichi che presentano le caratteristiche della abitualità e professionalità e del conflitto di interessi”.

 

Doppio lavoro cosa rischio? Per quanto concerne invece i dipendenti pubblici con percentuale di tempo parziale pari o inferiore al 50% sono invece vietati gli incarichi che presentano solo le caratteristiche del conflitto di interessi. Esistono poi incarichi vietati a prescindere dal regime di orario tenuto dal dipendente: che interferiscono con l’attività ordinaria svolta dal dipendente pubblico in relazione al tempo, alla durata, all’impegno richiestogli, tenendo presenti gli istituti del rapporto di impiego o di lavoro concretamente fruibili per lo svolgimento dell’attività.

 

Ecco una rassegna minima ma esaustiva degli incarichi assolutamente vietati: – gli incarichi che si svolgono durante l’orario di ufficio o che possono far presumere un impegno o una disponibilità in ragione dell’incarico assunto anche durante l’orario di servizio; – gli incarichi che evidenziano il pericolo di compromissione dell’attività di servizio; – gli incarichi che si svolgono utilizzando mezzi, beni ed attrezzature di proprietà dell’amministrazione; Tutti questi incarichi devono essere egualmente considerati sia nel caso siano retribuiti che effettuati a titolo gratuito.

Doppio lavoro cosa si rischia: Le sanzioni

 

Le sanzioni previste per i dipendenti pubblici con un secondo lavoro non autorizzato, variano in primo luogo in base all’ordinamento interno di ogni singola amministrazione. Il regime disciplinare e il codice di comportamento del dipendente statale può essere talvolta difforme anche in considerazione dello status istituzionale del singolo dipendente in contrapposizione alla tipologia di infrazione commessa.

 

A livello base, l’impiegato che contravvenga ai divieti posti dal vecchio statuto degli impiegati civili viene diffidato dal Ministro o dal direttore generale competente, a cessare dalla situazione di incompatibilità entro 15 giorni. La circostanza che l’impiegato abbia obbedito alla diffida non preclude l’eventuale azione disciplinare che consiste solitamente in una pena spesso pecuniaria.

 

 

 

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mer, gen 27, 2016  Patrizia Caroli

L’ufficialità è infine giunta: è infatti avvenuta l’approvazione, la settimana scorsa, degli 11 decreti attuativi che rendono concreta la riforma della Pubblica Amministrazione elaborata dal Governo Renzi nell’arco degli ultimi 20 mesi. Si tratta dei decreti legislativi attuativi della legge 7 agosto 2015 n. 124. Ecco una rapida disamina dei temi investiti dalla riforma che interessano maggiormente ai dipendenti pubblici: accorpamento della Forestale nel corpo dei Carabinieri, stretta in merito ai licenziamenti per i furbetti del cartellino, semplificazione di un cospicuo numero di procedure amministrative (con il Consiglio dei Ministri che potrà attivare procedure accelerate per gli investimenti strategici), razionalizzazione delle funzioni di tutte le forze di polizia. A parere del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia “tutti i provvedimenti danno il segno del cambiamento. Sia questi undici sia gli altri nove che presenteremo entro agosto”. Risulta certo che vi siano alcuni decreti attuativi che rappresentano un sfida di rilievo rispetto al passato, sfida che il Governo Renzi ha deciso di intraprendere. Ma gli strumenti utilizzati per dare forma a questo cambiamento sono realmente corretti?

 

Riforma PA

Razionalizzazione forze di polizia

 

Il decreto che interviene in prima istanza sul corpo forestale stabilisce, in ulteriore battuta, anche la razionalizzazione delle funzioni di tutte le forze di polizia, attribuendo ad ognuna di esse specifici settori di specializzazione. Si profila, inoltre, una ripartizione delle competenze anche sotto il profilo territoriale: da un lato, la Polizia vigilerà sulle grandi aree, dall’altro, i Carabinieri si occuperanno del restante territorio.
Bisogna inoltre annotare che uno specifico articolo all’interno del suddetto decreto attuativo viene riservato al numero unico per le emergenze, che sarà d’ora in avanti il 112. Il pacchetto dei decreti attuativi della riforma Madia comprende anche un decreto relativo al riordino delle autorità portuali che diminuiranno da 24 a 15.

 

Rinnovo contratto dipendenti Pubblica Amministrazione

 

Altro tema rilevante per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione italiana è quello del rinnovo del contratto di lavoro fermo da sei anni (che i dipendenti pubblici auspicano, anzi reclamano). All’interno della Legge di Stabilità sono stanziati a tal riguardo appena 300 milioni. “Per avviare la trattativa è necessario che i sindacati raggiungano un accordo sulla riduzione a 4 dei comparti, come prevede la legge. Poi se la ripresa dell’economia si consoliderà, i 300 milioni potranno anche crescere” spiega la Madia.

 

“Furbetti”: la questione licenziamenti

 

Infine chiudiamo con un rapido riassunto in merito al tema “bollente” di questa riforma: quello relativo ai licenziamenti per i “furbetti del cartellino”. Il dipendente statale che sarà colto in flagranza a falsificare la sua presenza in servizio sarà punito entro 48 ore con la sospensione dall’incarico e dalla retribuzione. Qualora l’illecito non dovesse essere denunciato il dirigente rischierebbe pesanti sanzioni, fino al licenziamento (al momento al massimo c’è la sospensione). Per i dipendenti che si comportano in questa maniera il decreto stabilisce uno specifico iter accelerato per il licenziamento: entro un mese infatti il procedimento per il licenziamento dovrà chiudersi (con la disciplina, in questo momento vigente, che può invece prolungarsi anche fino a 120 giorni).

 

 

 

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ven, ago 15, 2014  Patrizia Caroli

Pensioni e Carabinieri: il legame tra questi due concetti (la categoria ed il trattamento pensionistico) assume molteplici forme e differenti coloriture a seconda dell’angolo prospettico da cui lo si contempla: interessante in tal senso è l’aspetto inerente alla causa di servizio carabinieri. Infatti può accadere che in alcuni casi la pensione venga elargita per “causa di servizio”: ciò che avviene nel caso in cui il dipendente civile e militare impiegato presso la Pubblica Amministrazione abbia contratto una patologia proprio a causa del lavoro che svolge.

 

causa di servizio carabinieri

Fonte: www.videoandria.com

Causa di servizio carabinieri: Come nasce.

 

In primo luogo va spiegato l’origine dell’istituto della causa di servizio carabinieri: quest’ultimo infatti si configura originariamente come un atto di riconoscenza previsto dall’ordinamento, al fine di dimostrare una sorta di apprezzamento per l’opera compiuta dal soggetto, attribuendo allo stesso ricompense economiche. Nasce in questo modo un istituto apposito per consentire il sostegno economico per i dipendenti menomati, in tutto o in parte, ed impossibilitati a compiere la prestazione lavorativa originaria.
Da un punto di vista normativo la causa di servizio carabinieri è disciplinata dall’art. 64 del Decreto del Presidente della Repubblica  n. 1092 del 1973: “Il dipendente statale che, per infermità dipendenti da fatti di servizio, abbia subito menomazioni dell’integrità personale ascrivibili ad una delle categorie della tabella A (…) ha diritto alla pensione privilegiata qualora dette menomazioni lo abbiano reso inabile al servizio”, così recita il dettato normativo.

 

Un meccanismo spesso confuso

 

All’attuale stato delle cose permane una certa farraginosità dentro gli ingranaggi del procedimento amministrativo inerente alle richieste di causa di servizio carabinieri: solitamente infatti i verbali delle visite delle Commissioni Mediche risultano incompleti o di difficile leggibilità, i consulenti medici hanno una preparazione lontana dalla sufficienza ed al contempo gli esami del Comitato di Verifica delle cause possono risultare superficiali. A questo quadro descrittivo si aggiunge il fatto (molto italiano) che i tempi procedurali non vengono necessariamente rispettati. A  causa di queste disfunzioni procedurali il carabiniere è spesso costretto ad attendere addirittura anni per la definizione di un procedimento che invece dovrebbe essere informato, per sua stessa natura, dal principio di efficienza e rapidità. Il mancato rispetto della tempistica danneggia gravemente il  dipendente pubblico (in questo caso il carabiniere) dal momento che il riconoscimento della causa di servizio costituisce la premessa per la corresponsione dell’equo indennizzo e la pensione privilegiata ordinaria (oltre alla fruizione dei benefici sanitari).

 

Causa di servizio carabinieri: quali miglioramenti si possono apportare?

 

Nella direzione di un possibile miglioramento è intervenuto il testo di un altro DPR ( il 461/2001)  che ha introdotto elementi di smaltimento delle imperfezioni e delle criticità insite nella disciplina della causa di servizio carabinieri: ma permane la necessità di semplificare ulteriormente gli ingranaggi dell’istituto, tramite anche la fusione delle procedure per malattie e infortuni sul lavoro, oltre alla necessità di un rinnovamento che contempli anche un giudice collegiale d’appello a decidere sulla materia, sulla causa di servizio carabinieri, con le sezioni centrali della Corte dei Conti pronte a garantire l’esatta osservanza della legge in parallelo con la Corte di Cassazione.

 

 

 

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mar, mar 4, 2014  Marco Brezza

Il congedo parentale Inps dipendenti statali risulta certamente essere un importante istituto all’interno del panorama della Pubblica Amministrazione italiana. Esso non va confuso con l’istituto del congedo straordinario oppure con la differente modalità costituita dal congedo non retribuito per gravi motivi familiari.

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Il congedo parentale Inps dipendenti statali si configura pertanto alla stregua di una agevolazione riservata ai genitori (compresi quelli adottivi) fino al compimento degli otto anni di età da parte del bambino, o comunque, nel caso dei bambini adottivi, nel lasso di tempo di otto anni dall’ingresso del minore dentro il nucleo familiare.

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Fonte: www.ultimaora.net

Fonte: www.ultimaora.net

Congedo parentale Inps dipendenti statali: chi riguarda?

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Tale tipologia di congedo spetta in prima istanza ai lavoratori dipendenti (ovviamente in costante corso di rapporto di lavoro e che siano genitori naturali) per un periodo totale, da computare tra i due genitori, non superiore a 10 mesi (elevabili a 11) e fruibili anche contemporaneamente, entro il lasso di tempo costituito dai primi 8 anni di vita del bambino. La dead-line della decorrenza dell’istituto del congedo parentale è costituita dal giorno esatto del compimento degli 8 anni da parte del bambino.

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Entrando nei particolari più minuti della legittimazione all’utilizzo del congedo parentale Inps dipendenti statali, vanno poi effettuati alcuni distinguo di non risibile importanza: la madre lavoratrice può infatti utilizzare il congedo  per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, trascorso quello previsto per l’astensione obbligatoria post-parto. Per quanto riguarda il padre lavoratore dipendente, il congedo può essere dislocato temporalmente per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, elevabile fino a quota 7 mesi, se lo stesso si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi.

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Congedo congiunto e prescrizione

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Nel caso in cui la fruizione del congedo avvenga congiuntamente da parte di entrambi i genitori (nella fattispecie può calzare l’esempio di un padre dipendente statale e di una madre autonoma) il periodo massimo complessivo ricoperto dall’istituto può assestarsi sulla quota di 10 mesi tra i due. È  pacifico che madre e padre possano fruire del congedo parentale anche contemporaneamente.

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Il congedo parentale è inoltre soggetto a termini di prescrizione: esso infatti si estingue se non viene esercitato dal soggetto legittimato entro il termine tassativo di un anno dalla fine dell’evento ovvero dalla scadenza di ogni singolo periodo di paga (quadrisettimanale o mensile) in cui il lavoratore avrebbe dovuto ricevere, da parte del datore di lavoro, la quota di indennità.

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Congedo parentale Inps dipendenti statali: quando presentare la domanda

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La domanda per il congedo parentale va presentata prima dell’inizio dell’astensione presso la sede dell’Inps di residenza utilizzando il nuovo modulo (denominato AST. FAC SR 23) predisposto per ottenere l’acquisizione delle informazioni necessarie al completo esame della domanda. Ed inoltre la domanda stessa va presentata al datore di lavoro.

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Il congedo parentale Inps dipendenti statali si configura pertanto come un importante istituto volto a garantire la corretta e giusta assistenza nei confronti del neonato da parte dei genitori lavoratori. Le difficoltà che si stanno stagliando sul pubblico impiego in questi tempi di crisi e spending review potranno inficiare e modificare la attuale conformazione del congedo stesso? Difficile dirlo.

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gio, lug 4, 2013  Patrizia Caroli

Immissioni in Ruolo 2013: Come affrontare il primo anno di ruolo: consigli, documenti e chiarimenti.

Gli insegnanti neo assunti sono tenuti, per legge, a rispettare una serie di adempimenti e presentare alcuni documenti nel momento in cui firmano un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Alcuni di questi documenti sono obbligatori, altri semplicemente utili e consigliabili. In questo articolo vogliamo fare chiarezza su come comportarsi nel momento delle immissioni in ruolo.

 

Documenti Obbligatori per immissioni in ruolo 2013

 

Con le modifiche introdotte dal DPR 445/00, gli insegnanti neoassunti non sono obbligati a presentare documenti di rito come i certificati di cittadinanza o di nascita, in quanto sono considerate sufficienti le dichiarazioni e la documentazione presentata, precedentemente, nelle domande di partecipazione per i concorsi di reclutamento o nelle graduatorie.

La legge 183 del 12 novembre 2011 prevede invece il rilascio di certificazioni da parte della Pubblica Amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti solo nei rapporti fra privati.

È obbligatorio il certificato di idoneità all’impiego, rilasciato in data non anteriore a 6 mesi da un medico legale dell’azienda sanitaria locale.

Inoltre, il personale nel momento delle immissioni in ruolo 2013 è tenuto a rendere dichiarazioni relative a:

-          iscrizione o non iscrizione al Fondo Scuola Espero;

-          dichiarazioni di non trovarsi in nessuna situazione di incompatibilità o in costanza di rapporti di lavoro con altre aziende, pubbliche o private;

-          autorizzazione all’uso dei dati personali;

-          informazioni contabili riguardo i titolari di partita di spesa fissa (assegno per nucleo familiare, coniuge o figli a carico, …)

-          dichiarazione di servizi, il cui modulo può essere richiesto presso la scuola di servizio, per attestare i servizi realizzati precedentemente all’immissione in ruolo.

 

Documenti Non Obbligatori ma Utili per Immissioni in Ruolo

 

Più che documenti, si tratta di domande che non essendo indispensabili, conviene presentare per poter godere di tutti i diritti che riguardano la pensione o la ricostruzione di carriera. E’ assolutamente consigliabile presentare tutte le domande entro il primo anno d’immissioni in ruolo.

 

1. Ricostruzione ai fini della Carriera

La ricostruzione di carriera è l’operazione che serve per computare tutti i servizi realizzati prima dell’immissioni in ruolo. In questo modo è possibile far valere l’anzianità di carriera complessiva per accedere allo stipendio migliore, dentro del quadro previsto dal Contratto Nazionale.

La ricostruzione di carriera avviene solo dopo la richiesta specifica dell’insegnante interessato. La domanda per la ricostruzione di carriera va presentata, alla direzione scolastica della scuola di servizio, dopo l’anno di prova e una volta ottenute le immissioni in ruolo.

I servizi realizzati prima delle immissioni in ruolo e computabili ai fini della carriera sono:

-          Docenti scuola secondaria: tutti i servizi prestati nelle scuole secondarie statali e pareggiate e, i servizi di ruolo e non di ruolo, presso scuole primarie pubbliche, sussidiarie o sussidiate.

-          Docenti scuola primaria o scuola d’infanzia: tutti i servizi prestati nelle scuole elementari statali o parificate, i servizi realizzate nelle scuole secondarie pubbliche o pareggiate, nelle scuole popolari sussidiate o sussidiarie oppure i servizi prestate nelle scuole materne pubbliche.

Inoltre, sono computabili.

-          Il servizio militare o sostitutivo di leva

-          Benefici ex legge 336/1970

-          Servizio di ruolo prestato all’estero

-          Servizio prestato in paesi in via di sviluppo

-          Servizio prestato in sedi di montagna

 

 2. Ricostruzione ai fini pensionistici

 

La legge prevede la possibilità di computare tutti i lavori in cui sono stati versati contributi ai fini pensionistici dei dipendenti di nuova immissioni in ruolo. L’amministrazione valuta in automatico alcuni servizi come quelli di ruolo presso la scuola, incarichi a tempo indeterminato e il servizio militare. Per altri servizi e lavori bisogna chiedere specificamente all’amministrazione che emetterà un decreto di:

-          Computo: spostamento di contributi da altra gestione (senza oneri per il docente interessato)

-          Riscatto: implica un costo per il docente interessato

-          Ricongiunzione: implica un costo per l’interessato

 

I servizi computabili per la ricostruzione ai fini pensionistici:

-          Servizi non di ruolo con versamento all’Inps

-          Servizi presso enti parastatali

-          Servizi di volontariato in paesi in via di sviluppo

-          Servizio militare

-          Maternità in assenza di rapporto di impiego

 

I servizi riscattabili sono:

-          Periodo di studio universitario

-          Diploma ISEF

-          Diploma accademia di belle arti

-          Diploma universitario

-          Diploma di specializzazione

-          Dottorato di ricerca

-          6 mesi di astensione facoltativa per gravidanza

-          I periodi prestati fino al 1 giugno 1974 in qualità di dipendente statale non di ruolo, assistente universitario e professore incaricato a titolo gratuito.

 

I servizi ricongiungibili:

-          Servizi prestati alle dipendenze di privati con contribuzione INPS

-          Periodi di disoccupazione

-          Periodi di iscrizione alle casse di previdenza dei liberi professionisti

 

 

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