Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community
 
mer, dic 28, 2011  Roberta Buscherini

 

La Legge consente ai dipendenti pubblici di eseguire attività professionali al di fuori dell’orario di lavoro, «purché lo svolgimento del lavoro venga preventivamente portato a conoscenza della Pubblica Amministrazione di appartenenza ai fini della valutazione della sussistenza di situazioni di incompatibilità o di conflitto d’interesse con la stessa».
I furbi però ci sono e non sono pochi: negli ultimi tre anni, infatti, sono stati circa 3.300 gli impiegati che scoperti a svolgere attività esterne, senza autorizzazione causando alle casse dello Stato un danno di circa 55 milioni di euro.

Nel 2010, soprattutto, grazie al ministro Renato Brunetta che chiese un’intensificazione delle verifiche nel settore pubblico, furono registrati “983 interventi effettuati, 1.324 denunce e ben 28 milioni 296 mila euro in sanzioni, a fronte di introiti illegittimi che superano i 13 milioni di euro”.

I dati della Guardia di Finanza dimostrano, inoltre, che non sono solo i lavoratori con bassa qualifica ad avere un doppio lavoro al fine di arrotondare lo stipendio, ma anche  i dirigenti con alte posizioni praticano consulenze tecniche e  professionali in cambio di laute retribuzioni, in grado di raddoppiare stipendi già elevati.

Geometri, ingegneri, professori universitari.. persino alcuni dirigenti all’interno dell’Agenzia delle entrate sono stati scoperti a svolgere mansioni per cittadini e società private in materia fiscale.

La strada da perseguire è già quella giusta, ma la direttiva d’intervento per il 2012 impone un’ulteriore intensificazione dei controlli degli sprechi proprio nella spesa pubblica, oltre che nella lotta all’evasione fiscale.

 

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mar, dic 6, 2011  Roberta Buscherini

Leggevo stamattina che il pronto soccorso dell’ospedale “G. Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi rischia il collasso e la chiusura per il sovraccarico di lavoro dei medici convenzionati. L’articolo del quotidiano Ottopagine segnalava che tra anestesisti e specialisti, sono circa dodici i medici che mancano alla copertura settimanale, pertanto sono gli altri professionisti che devono coprire tutti i turni. I problemi non riguardano soltanto il pronto soccorso, lo stato di agitazione dei professionisti potrebbe implicare l’interruzione delle attività anche nel dipartimento di chirurgia generale.
Questa situazione è stata confermata e lamentata da parte dalla direzione dell’ospedale. Bene, è un primo passaggio. Dopo di che, la direzione ha assicurato che tutte le ore straordinarie saranno onorate. Bene, è un secondo passaggio.
Ma qui, secondo me, il discorso è diverso. Un ospedale non è un’azienda di trasporti (senza offese per i trasporti) né un buffet di avvocati (senza offese neanche per quest’ultimi). Con il dovuto rispetto, i medici hanno un mestiere importante che riguarda la salute di tutti noi e mi dispiace dover ricordare questa realtà. Non è possibile che cinque medici, faccio per dire, realizzino il lavoro di dieci medici. Non è possibile perché, anche nel caso in cui facciano delle ore in più, o il doppio turno, il loro lavoro esige una responsabilità e una concentrazione maggiore rispetto ad altri lavori.

È ovvio. Dopo che un medico ha già lavorato otto o nove ore, ditemi voi come farà a essere in forma per continuare a prestare un servizio di qualità. Mi sembra vergognoso e penso che questo non è l’unico caso. Voi che ne dite?

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ven, giu 23, 2017  Patrizia Caroli

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Una domanda che oscilla ormai costante nella testa di coloro che lavorano nel pubblico impiego e sono tentati, viste le difficoltà economiche del periodo (con blocchi degli scatti di anzianità ed altri provvedimenti che non permettono l’adeguamento dello stipendio all’aumento del costo della vita) di svolgere un secondo lavoro. Ma vediamo come si delinea la normativa in materia nel nostro ordinamento con il doppio lavoro dei dipendenti pubblici.
Fonte: osct.com[/caption]

dipendente pubblico può svolgere altri lavori

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Ecco cosa accade in Italia

Spesso vige, da parte delle pubbliche amministrazioni, una sorta di implicito oscurantismo nei confronti degli aspetti normativi che regolano le possibilità che legano il dipendente pubblico e il secondo lavoro. Di solito si tende a non pubblicizzare con troppo entusiasmo la modalità inerente alla possibilità di regolarizzare certe posizioni da parte del dipendente pubblico. Oggi la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione inerente al dipendente pubblico e il secondo lavoro: infatti tra i principi che reggono il nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, bene primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Tale tipologia di interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è quindi tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (tutelata appunto dall’art. 97 della Costituzione della Repubblica) dedicandosi in maniera totale alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie lavorative verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione pubblica.

 

Limiti ed eccezioni

 

Per rispondere alla domanda che apre l’articolo non si può non citare il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 il quale disciplina in maniera puntuale e senza tentennamenti di alcun tipo, il generale divieto per i dipendenti statali di svolgere un secondo lavoro. Con il doppio lavoro cosa rischio? Insomma, al netto di alcune deroghe previste dalla normativa e dalle leggi in essa espressamente richiamate (part-time, alcune tipologie di collaborazione ad esempio a giornali, riviste, enciclopedie e simili), è tassativamente escluso che i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica con contratto a tempo pieno possano esercitare un secondo lavoro concernente attività professionali libere, anche nel caso in cui non esista un conflitto di interessi “strictu sensu”.

 

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? La cruda realtà

 

Ma nella realtà concreta delle cose, il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? L’attuale stato dell’arte della materia sembrerebbe propendere per una risposta negativa. Tuttavia nella pratica e nella contingenza di un presente condizionato gravemente da una crisi economica che non accenna ad alleggerirsi, il dipendente pubblico spesso si confronta con una seconda occupazione. Quest’ultima si configura senza dubbio al di fuori dei confini normativi posti dalla legge italiana. A questo riguardo c’è un dato che fa molto riflettere: nel corso del 2012 la Guardia di Finanza ha puntato la sua lente di ingrandimento su 879 casi nei quali il dipendente pubblico e il secondo lavoro si vanno a combinare nell’inevitabile categoria del lavoro nero.

 

 

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lun, mag 2, 2016  Valentina

Lo scandalo sui compensi dei commissari per il concorso della scuola non poteva non avere ripercussioni. E infatti a distanza di pochi giorni dal boom mediatico sull’argomento ecco che iniziano ad arrivare notizie dal governo, che pare voglia aumentare quell’irrisoria cifra.

 

compensi-commisariMa come? Facile: attingendo dal Fondo di Funzionamento della Scuola.

La notizia è stata pubblicata dall’edizione di Italia Oggi, nell’ambito delle anticipazioni sull’emendamento predisposto dal ministero proprio su questo tema, che dovrebbe portare a tre milioni i compensi previsti per commissari e presidenti di cui due derivanti dai diritti di segreteria versati dai candidati.

 

 

 

 

Concorso Scuola. Non dimentichiamo il doppio lavoro

 

 

Il problema dei commissari non è solo relativo ai compensi, ma anche il mancato esonero dalle lezioni e dalle altre attività scolastiche. Ovvero lo svolgimento del compito di commissario non implica l’assenza del lavoro quotidiano.

 

E allora ecco che a seguito del polverone sui compensi, c’è chi, più realisticamente, suggerisce di cambiare questa regola. “Esaminare i candidati che aspirano alla cattedra è un compito di grande responsabilità (…) Chi, diversamente dal presidente del Consiglio, vive e conosce bene la realtà della scuola, sa quanto sia estenuante conciliare con l´insegnamento in classe le sessioni d´esame, che come stabilito dal calendario pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale si svolgeranno sia di mattina sia di pomeriggio per le prove scritte. Fare un doppio lavoro e ricevere un compenso da fame è lesivo della dignità umana e professionale”.

A dirlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

 

 

Concorso Scuola. Ecco quanto vale per lo Stato

 

 

”Non solo i docenti precari da decenni dovranno essere valutati dai loro colleghi di ruolo, ma per poterli pagare più di 1 euro l’ora, (…)  il governo Renzi propone di aumentare i fondi a disposizione per i compensi dei commissari d’esame prelevandoli dal Fondo di Funzionamento della scuola”. A dirlo è la senatrice Francesca Puglisi.

 

A lei si aggiungono anche altri due senator: Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella: “anche se i soldi stornati quest’anno dovrebbero essere reintegrati il prossimo anno, le scuole si troveranno ad affrontare una riduzione dei finanziamenti per il loro funzionamento che non sarà senza conseguenze, considerate le difficoltà nelle quali già versavano”.

 

Ma al di là delle polemiche proviamo a non perdere il fuoco sul tema: aumentare i compensi ai commissari.

Di quanto? Del doppio: da un euro a due. Questo a quanto pare è il valore che ha la scuola per lo stato italiano. Lo stesso premier Renzi ha ammesso che si tratta di un compenso ridicolo. Per questo lo vuole aumentare. A due euro.

 

 

 

 

 

 

 

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gio, mar 5, 2015  Valentina

 

 

Affermare che siamo arrivati al paradosso è a dir poco un eufemismo ben distante dalla realtà dei fatti che sfiora e in qualche caso supera la soglia del ridicolo. Che la polizia penitenziaria sia la sorellastra povera tra le forze dell’ordine è risaputo; per questo molte notizie che, se applicate ad altri settori darebbero vita a una rivoluzione, se coinvolgono i baschi blu, tutto sommato passano in sordina. Ma questa no.

 

 

Fonte: poliziapenitenzaria.it

Fonte: poliziapenitenzaria.it

L’idea di “coinvolgere i poliziotti penitenziari che posseggano capacità tecniche necessarie ad eseguire specifici lavori di ristrutturazione” nell’ottica di ottimizzazione dei costi statali è davvero troppo. Al momento è solo una proposta dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia guidata da Giacinto Siciliano, ma è bastata a scatenare un putiferio tra le associazioni a tutela della categoria.

 

Il Sappe in particolare si è immediatamente messo sul sentiero di guerra, con dichiarazioni al vetriolo da parte del suo segretario generale Donato Capece: “E’ una cosa ridicola, che se non fosse scritta nero su bianco in atti ufficiali farebbe davvero ridere (…)  Anziché impiegare i detenuti, che nella stragrande maggioranza dei casi stanno in cella ore e ore a far nulla, si cercano poliziotti per fargli fare il doppio lavoro: un po’ poliziotti e un po’ muratori, lattonieri, idraulici”.

Nell’’ottica invece del suo ideatore, si tratta di un’idea rivoluzionaria.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Che Sia Un Modo Per Distogliere L’Attenzione Dai Veri Problemi?

 

 

La proposta non è stata ancora analizzata dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale è stato invitato invece a eseguire un’ispezione all’interno dell’istituto e a schierarsi chiaramente contro questo provvedimento.

All’interno di questa direttiva emergono chiare le intenzioni che hanno mosso l’amministrazione penitenziaria lombarda ovvero “riadeguare opportunamente le infrastrutture che necessitino di particolari interventi di risistemazione o miglioramento”.

Ad oggi nessuno ha risposto in via ufficiale all’ira del Sappe.

 

E la domanda retorica posta all’inizio di questo paragrafo è del tutto lecita se si pensa che il Sappe, oltre ad alzare la voce rispetto a questa direttiva, continua la sua lotta per la sospensione della vigilanza dinamica, che sta facendo registrare un aumento esponenziale delle aggressioni ai danni dai baschi blu.

Più ore fuori dalle celle senza far nulla, girando da una parte all’altra, non vuol affatto dire umanizzare la pena ma determinare tensioni  continue e favorisce addirittura che si possano verificare nuovi reati tra le celle” tuona Capece.

 

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Lungo Percorso Che Non Vede La Fine

 

 

 

 

E proprio mentre si continua a discutere senza sosta delle condizioni di lavoro degli agenti penitenziari, arriva la notizia della sospensione di 16 di loro in seguito al suicidio di un detenuto e a dichiarazioni a dir poco infelici e gravi di alcuni baschi blu, che hanno indignato i familiari della vittima e l’intera collettività.

 

Ma anche su questo punto il sindacato non è d’accordo con il Dap che ha deciso per la sospensioni d’ufficio degli agenti coinvolti in questa squallida vicenda, dichiarando che “reagire in maniera eclatante e sproporzionata (..) senza un percorso disciplinare che preveda contestazione e difesa, è fuori dalle norme previste ed è un’anomalia illegittima che, infatti, la Amministrazione Penitenziaria non ha mai adottato”.

Pur condannando senza mezzi termini le frasi oscene comparse sui social, il sindacato rivendica la necessità di andare in fondo alla vicenda prima di prendere provvedimenti che vanno solo a scaldare gli animi e danno il senso alla collettività di una finta giustizia sulle spalle di un morto.

 

La richiesta del sindacato autonomo di polizia penitenziaria è chiara e poco impegnativa: si chiede un tavolo tecnico di lavoro che riveda e ridiscuta l’organizzazione della vigilanza dinamica e che affronti lo spinoso tema delle condizioni di abbandono in cui si trovano gli agenti, anche alla luce di questa ultima proposta lombarda, che davvero lascia senza parole.

   

 

 

 

 

 

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