Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community
 
mer, feb 10, 2016  Patrizia Caroli

Dipendenti pubblici: cominciano a delinearsi in maniera concreta i comparti entro cui sarà ridisegnata la geografia contrattuale del pubblico impiego nel nostro Paese.

 

Dipendenti pubblici

Dipendenti pubblici: i 4 comparti contrattuali

 

Saranno 4 i comparti contrattuali relativi ai dipendenti pubblici e 4 quelli concernenti i dirigenti. Ecco come saranno strutturate nel concreto le divisioni.
- Scuola: con università, ricerca e alta formazione artistica e musicale;
- Sanità;
- Poteri locali: Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane;
- Poteri nazionali: in cu sarà accorpato tutta la restante branca della galassia del pubblico impiego.
In tutto ciò rimane, tuttavia, al momento sospeso il destino della presidenza del Consiglio, in bilico fra l’inglobamento nel super-comparto nazionale e il tentativo di mantenere la propria autonomia.
A tal riguardo va scoperto il nervo di Palazzo Chigi: i suoi oltre 2mila dipendenti oggi alloggiano in un comparto totalmente autonomo. Una situazione complessa e di non facilissima risoluzione. La disciplina sulla Pubblica Amministrazione definita da Brunetta negli scorsi anni parla di un “numero massimo” di quattro comparti, con l’eventuale isolamento di un quinto che potrebbe scatenare una reazione a catena di rivendicazioni ed eccezioni di ulteriori “specificità” in cerca di autonomia.

 

Il nodo della scuola

 

L’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) ha definito e tracciato negli scorsi giorni ai sindacati la già nota riduzione a 4 dei 12 comparti in cui è diviso oggi il pubblico impiego, condizione indispensabile per avviare le trattative sui contratti, come d’altronde rammentato nei giorni scorsi dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.
Ma cosa accadrà ora? In questi giorni si paleserà la risposta sui criteri di calcolo della rappresentatività al fine di individuare i sindacati capaci di raggiungere il numero sufficiente di voti e di deleghe per sedersi alle trattative dei nuovi comparti. I nodi della questione risiedono senza dubbio alcuno su università e Afam (costrette ad unirsi al milione di dipendenti della scuola) e il “maxi-comparto” nazionale. Dall’altro lato molta più calma si respira per enti territoriali e sanità, settori per i quali il quadro rimarrebbe, nella realtà concreta, invariato.

 

Province e dipendenti comunali

 

Un altro tema bollente in materia di pubblico impiego è quello concernente la ricollocazione del personale impiegato presso le Province: qui si stanno per serrare gli ingressi all’interno del metaforico cancello della mobilità. A tal proposito la Funzione pubblica ha comunicato ufficialmente che la rilevazione della “offerta di mobilità”, ovverosia l’inserimento degli esuberi provinciali chiamati a spostarsi in un’altra amministrazione, sarà disattivata a tutti gli effetti il 12 febbraio (questo venerdì).
Per concludere la panoramica relativa alla odierna situazione di mutamento presente all’interno del pubblico impiego nel nostro paese va fatta menzione di dipendenti comunali: i dati emessi dalla Cgil lo scorso weekend hanno portato alla luce il calo delle buste paga dei dipendenti. 740 euro in meno all’anno tra il 2010 e il 2014. Il calo sarebbe prevalentemente causato dall’andamento del salario accessorio che, nei 5 anni presi in considerazione, è diminuito complessivamente del 15,7%. A ciò si va ad aggiungere il più ampio e strutturato blocco dei contratti del pubblico impiego, ormai cristallizzati da 6 lunghi anni di “grande freddo” recessivo. A tal proposito, ecco la chiusura del cerchio: la ripresa della contrattazione, idonea a mitigare questo grande freddo, sarà possibile solo nel momento in cui i comparti saranno ridotti a 4. Motivo in più per una rapida composizione costruttiva della situazione delineata in apertura di articolo.

 

 

 

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lun, dic 28, 2015  Roberta Buscherini

La Riforma della Pubblica Amministrazione giunge finalmente alla sua fase concreta, ovverosia quella conclusiva a livello operativo: si sta aprendo infatti la porta al varo definitivo dei primi decreti attuativi (previsti inizialmente per il Consiglio dei Ministri del 23 dicembre, ma ora slittati alla prima metà di gennaio), gli strumenti normativi che definiranno in concreto i margini disciplinari relativi al grande progetto di cambiamento della Pubblica Amministrazione nel nostro paese. Un cammino di riforma, quello relativo alla PA, che ha attraversato aspre e numerose difficoltà: modificare un sistema che da più di 70 anni fornisce determinate garanzie si configura senza dubbio come un compito improbo. Ma il Governo Renzi ha effettuato un lavoro davvero efficace?

 

Riforma Pubblica Amministrazione

Riforma Pubblica Amministrazione: la carica dei decreti attuativi

 

Come annunciato dal ministro Madia (responsabile del dicastero che sovrintende alla Pubblica Amministrazione) al quotidiano Repubblica prima di Natale, l’insieme dei decreti (che dovrebbero essere circa una ventina) sarà approvato nell’arco del primo semestre del 2016. Ma affinché la riforma funzioni davvero diventerà determinante il ruolo dei dipendenti pubblici: “È finita l’epoca della retorica dei fannulloni nella pubblica amministrazione. Il motore della riforma ora sono i lavoratori pubblici“, ha spiegato il ministro del Governo Renzi.
Ma i termini della questione non si allineano in maniera così nitida: i contratti pubblici sono congelati dal 2009 per le scelte dei governi che si sono succeduti, stretti tutti dall’emergenza finanziaria, e i 300 milioni di euro stanziati nella Legge di Stabilità appena approvata non permetteranno incrementi retributivi superiore ai 10 euro mensili. Una cifra troppo esigua (più che un aumento stipendiale, appaiono alla stregua di una “mancia” che non può di certo soddisfare i lavoratori e chi li rappresenta) per motivare nuovamente in maniera efficace i 3,3 milioni di lavoratori pubblici (che in media risultano anche tra i più anziani nell’orizzonte europeo). Nel mese di gennaio la trattativa dovrebbe farsi serrata per poi giungere all’intesa nel giro di poche settimane: solo a quel punto si passerà all’effettivo rinnovo dei contratti.

 

Comparti contrattuali PA: si cambia

 

Prima, tuttavia, i sindacati insieme all’Aran dovranno ridefinire i comparti contrattuali: la riorganizzazione dei comparti del pubblico impiego dovrebbe infatti condurre a ridurre gli attuali 11 comparti a 4, ovverosia sanità, enti locali, amministrazioni centrali e scuola. In questo modo verrebbe superata la posizione del Governo che puntava ad un’ulteriore riduzione a 3 comparti.

 

Gli altri decreti attuativi: cosa accade

 

Gli ulteriori decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione andranno a toccare la questione dei licenziamenti, con particolare attenzione alla non applicazione del nuovo articolo 18 nel pubblico impiego. Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha ribadito in questo senso a Repubblica che il settore della Pubblica Amministrazione non può essere paragonato a quello privato: “Se introducessimo il principio del Jobs Act nella pubblica amministrazione faremmo un doppio danno alla collettività. Perché se il licenziamento di un lavoratore pubblico che viene pagato con risorse pubbliche, fosse riconosciuto viziato, si dovrebbe pagare per l’ingiusto licenziamento e oltretutto si dovrebbe fare un concorso per assumerne un altro al suo posto”.

 

 

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ven, lug 17, 2015  Valentina

riforma-paIl via libera della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio è arrivato e le novità previste sono tantissime. Non tutte accolte di buon grado dai diretti interessati, che in qualche caso hanno già annunciato scioperi e manifestazioni.

 

Lo scopo del governo è chiarissimo “semplificare e risparmiare. Rendere fluido e ridurre i costi di un comparto, la Pubblica Amministrazione, troppo importante per l’economia dello Strato per lasciarlo a regole, leggi e normative troppo obsolete”.

Se da un lato, la riduzione del numero delle forze dell’ordine e l’introduzione di un numero unico per le emergenze sono provvedimenti di cui si è già parlato – ma non per questo accettati a testa bassa – dall’altro ci sono una serie di novità che cambieranno in maniera incisiva la vita all’interno della pubblica amministrazione a iniziare dai concorsi pubblici di accesso.

 

 

Riforma Pubblica Amministrazione. Cosa Cambierà

 

 

Per analizzare le novità introdotte da questa riforma partiamo proprio dai concorsi pubblici. La conoscenza della lingua inglese verrà verificata e sarà requisito di accesso ai concorsi pubblici, i quali nel lungo periodo vedranno prove sempre più strutturate in maniera centralizzata, attraverso un’agenzia ad hoc che svolgerà proprio questo compito.

 

L’accesso ai concorsi pubblici non vedrà più il requisito dell’ateneo di provenienza e si sta lavorando anche per l’eliminazione del voto minimo di laurea.

 

Sarà poi possibile essere licenziati dalla pubblica amministrazione ma solo dopo aver ricevuto una valutazione negativa. Il dirigente però potrà richiedere di essere demansionato e non licenziato.

 

Anche l’avanzamento di carriera non sarà più automatico, ma dovrà essere giustificato con un parere positivo. Si mira inoltre con questa riforma a livellare gli stipendi di coloro che svolgono compiti all’interno delle Authorities attraverso “criteri omogenei per la determinazione del trattamento economico dei componenti e del personale delle Autorità indipendenti, in modo da evitare maggiori oneri per la finanza pubblica”.

 

In generale comunque lo spirito di questa riforma  è quello di accelerare e snellire la burocrazia italiana “fino al dimezzamento dei tempi, dei procedimenti amministrativi in caso di rilevanti insediamenti produttivi, opere di interesse generale o di interventi con effetti positivi sull’occupazione”.

 

 

 

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ven, mar 20, 2015  Marco Brezza

Riforma Pubblica Amministrazione, è arrivato il momento della verità? La risposta sembrerebbe positiva. Il ministro della PA Marianna Madia sembra essere pronto a stringere i tempi dopo la presentazione dei pareri agli emendamenti presentati nel corso dei lavori parlamentari.

 

Riforma Pubblica Amministrazione

Riforma Pubblica Amministrazione: sarà davvero un cambiamento epocale?

 

Si tratta della “la più grande operazione di mobilità di dipendenti pubblici nella storia repubblicana” (affermano dal Governo): la partenza della riforma è prevista per la fine di marzo. Rimane da capire fino a che punto si spingerà il percorso di rinnovamento auspicato (e preparato) dal Governo Renzi. Quel che è certo è che il ministro Madia e il premier Renzi l’intenzione di riformare il pubblico impiego ce l’hanno: ma ci sarà una nuova definizione dell’articolo 18 come a livello di normativa lavoristica in ambito privato? Nel frattempo proviamo in questo articolo a soffermarci sui punti principali (e tendenzialmente certi) del disegno di Riforma PA, concentrando l’attenzione su 2 aspetti fondamentali: articolo 18 e ricollocamento esuberi Province (con contentuale equiparazione delle retribuzioni).

 

Articolo 18 per i dipendenti pubblici

 

“Già oggi per i licenziamenti equiparabili a quelli economici, esiste la messa in disponibilità per due anni, con l’80% dello stipendio, prima del licenziamento – spiega Madia in un’intervista rilasciata la scorsa settimana –. Con la delega semplificheremo poi i provvedimenti disciplinari per poterli utilizzare concretamente. Fino ad oggi lungaggini burocratiche rendono troppo complicato il meccanismo. Di fianco a questa semplificazione, ritengo comunque che il reintegro sul posto di lavoro, per un dipendente pubblico licenziato per motivi disciplinari, debba essere sempre possibile poiché – continua la Madia – deve essere garantita la possibilità di porre rimedio a scelte sbagliate, nell’interesse della collettività”.

 

Esuberi province e retribuzioni

 

Uno dei temi più delicati in materia di riforma della Pubblica Amministrazione è con tutta evidenza quello dei 39mila esuberi che fuoriusciranno dalle province. Dove verranno riassorbiti questi esuberi? Il ministro Madia risponde: “Le province dovranno comunicarci gli esuberi che dipendono dal superamento delle province stesse. Sui 39mila dipendenti provinciali complessivi, sono circa 19 mila quelli necessari alle funzioni che restano di competenza delle province dopo la Legge Delrio – . Ci siamo impegnati a ricollocare, in prospettiva, tutti gli altri, fino a 20mila persone, anche se alcuni di loro per esempio andranno semplicemente in pensione“. Insomma c’è la garanzia del riassorbimento degli esuberi: non saranno licenziati, ma dovranno accettare di essere spostati ad altre amministrazioni.
I dipendenti pubblici ricollocati inoltre, cambiando amministrazione e spostandosi di funzione, vedranno modificarsi anche lo stipendio: gli inquadramenti e le retribuzioni non sono sempre coincidenti durante le traslazioni. E i sindacati non ci stanno. “Ci stiamo lavorando con il ministero dell’Economia – afferma in proposito la Madia -, appena avremo pronte le tabelle, sarò io stessa a sentire i sindacati. Ma l’intesa la troviamo noi politici, con l’aiuto dei nostri tecnici. Su questo non torna la vecchia concertazione”.
Tra le altre possibilità di modifica alla Riforma PA si parla anche di segretari comunali: tale figura nelle intenzioni del disegno di legge Madia sarà abolita. I segretari potranno accedere alla pensione in deroga alla normativa Fornero a condizione di aver raggiunto un diritto entro il 31 dicembre 2015.

 

 

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lun, ott 20, 2014  Marco Brezza

Le procedure per il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica inizieranno tra poco. Lo ha affermato il Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini negli scorsi giorni, in quasi contemporanea con il varo della legge di Stabilità, attraverso la quel il Governo ha posto la prima tessera del grande mosaico della “Buona scuola” per il futuro immediato.

 

Insegnanti scuola

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola pubblica

 

Ma andiamo con ordine: il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica sarà animato proprio attraverso la proposta presente sul documento “La Buona scuola” e che prevede scatti stipendiali solo per il 66% dei docenti: tale rinnovo si innesterà anche su ulteriori aspetti, a partire proprio dall’orario di lavoro. Ricordiamo che i rinnovi contrattuali sono bloccati per tutto il comparto della Pubblica Amministrazione, ma la scuola, ha spiegato il ministro Giannini, “è un capitolo che ha molti aspetti ha una sua autonomia, che prevede una tale rimodulazione di principi e di metodi che non rientra nella normale rivisitazione dei contratti in corso”. Nessun blocco del contratto fino al 2017 come per il resto della Pubblica Amministrazione? All’orizzonte si profilano dubbi, ma per capirne qualcosa di più occorrerà attendere.

 

La situazione degli insegnanti nel 2014

 

Nel frattempo alcune rilevazioni dell’Istat e della Cgil definiscono l’istantanea della situazione dei dipendenti statali in questo 2014 di “spending review”: ogni dipendente pubblico, compreso i docenti ed il personale della Scuola, ha perso, in media, cinquemila euro dal 2010 ad oggi per il mancato rinnovo del contratto nazionale e la perdita, con ogni probabilità, non si arresterà nemmeno nei prossimi anni. Ciò che si è maggiormente ridotto per questa categoria è proprio il potere d’acquisto, logoratosi, dal 2010 ad oggi, in maniera rilevante. Tra gli altri effetti perniciosi direttamente connessi ai contratti (ed al turnover) bloccati si annoverano l’aumento dei precari nella Pubblica amministrazione (saliti a quota 300 mila lavoratori) e l’innalzamento dell’età media della categoria che ha ormai oltrepassato la soglia dei 57 anni. Un’età media onestamente troppo alta, il sintomo di un settore in cui il cambio generazionale stenta purtroppo a decollare: e coloro che sono chiamati a pagare il prezzo più alto di tale situazione sono proprio coloro che dovrebbero entrare nel mercato del lavoro, ovvero i giovani.

 

Legge di stabilità: il piano per la “Buona scuola”

 

Per quello che invece riguarda le novità per la scuola pubblica contenute nella legge di Stabilità varata la scorsa settimana (e da approvarsi entro fine anno), balza agli occhi lo stanziamento (previsto comunque nella “road map” schizzata nel mese di settembre) di 500 milioni di euro (netti) per dare il “la” alla riforma. Il fondo andrà a coprire il pagamento degli stipendi degli insegnanti per gli ultimi 4 mesi del 2015. All’interno del pacchetto di misure relative alla scuola va poi sottolineata l’eliminazione dei commissari esterni per l’esame di maturità: a partire da quest’anno gli esami saranno presieduti da 6 professori interni con il presidente di commissione a fungere da unico commissario esterno (come accadeva negli esami di maturità post-riforma dal 2001 al 2006).

 

 

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