Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, mag 16, 2016  Roberta Buscherini
Bonus merito stipendio statali: cambia il salario accessorio?
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La riforma della Pubblica Amministrazione portata avanti dal Governo Renzi negli ultimi 16 mesi sta per giungere a compimento con i primi decreti attuativi in rampa di lancio. Tra le novità più interessanti che riguardano da vicino il Pubblico Impiego è necessario sottolineare le rinnovate procedure che implementeranno una valutazione del personale della Pubblica Amministrazione sulla base del merito e della produttività. Gli stipendi di coloro che sono impiegati presso la PA saranno infatti modulati sulla base di pagelle che valuteranno l’operato di ogni singolo dipendente.

 

Bonus merito stipendio statali

Stipendi statali: le pagelle e il bonus merito

 

Questa valutazione si concretizzerà mediante una struttura molto pratica, andando ad incidere in maniera puntuale sugli stipendi dei dipendenti pubblici stessi. Ecco come dovrebbe strutturarsi tale processo valutativo. Saranno definite delle pagelle: le retribuzioni degli impiegati presso la Pubblica Amministrazione saranno calcolate sulla base del punteggio raggiunto dal singolo lavoratore. Ma come andranno a modificarsi, seguendo tale percorso, gli stipendi di coloro che operano presso la PA italiana? In caso di pagella positiva le retribuzioni cresceranno mediante un bonus, che potrà tuttavia essere concesso solo al 25% dei dipendenti pubblici. In caso di pagella negativa lo stipendio potrebbe subire una decurtazione che potrebbe raggiungere anche il 40% dello stipendio. Una cifra importante, su cui tuttavia deve essere ancora fatta chiarezza. Ciò che è certo è che i tagli andranno a toccare solo quella quota di stipendio definita come “salario accessorio”.

 

Stipendi Pubblica Amministrazione: come cambieranno

 

Strumento fondamentale per aumentare l’efficienza e la produttività nel Pubblico Impiego o mannaia che potrebbe tagliare in maniera talora discriminata lo stipendio di chi è occupato nella PA? La risposta, almeno in prima battuta, non sembra facile. Quello che si sa per ora (analizzando le indiscrezioni fuoriuscite fino ad ora) è che ogni anno un quarto dei dipendenti pubblici dovrà accontentarsi del solo stipendio base senza premi legati alla produttività. Tali premi verranno destinati soltanto al 25% dei dipendenti pubblici considerati più meritevoli secondo le procedure di valutazione.
Si tratta di una misura che potrebbe condurre al compimento uno degli obiettivi custoditi dal Piano industriale della PA presentato ormai 8 anni fa: ovverosia la necessità di “un passaggio dalla cultura del procedimento a quella del provvedimento, in cui parole chiave sono risultato e responsabilità, nonché l’importanza cruciale della risorsa umana, delle sue competenze professionali”. Alla base di di tale riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche viene collocata l’introduzione di “innovativi sistemi di valutazione e gestione del personale ispirati al merito e alla trasparenza, al fine di premiare chi lavora e sanzionare chi, invece, non fa il proprio dovere”.

 

I tagli incideranno sul salario accessorio

 

Ma quale sarà il primo “step” verso l’introduzione di un criterio di valutazione per i dipendenti pubblici? In tale direzione il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sulla “valutazione delle performance” degli uffici pubblici. Sulla base di questo decreto gli uffici per essere giudicati produttivi dovranno dimostrare con i fatti di raggiungere gli obiettivi economici e organizzativi stabiliti dal Governo.
Entro la fine dell’estate, inoltre, il Governo dovrebbe approvare anche le regole che prevedono non solo la valutazione dell’ente, ma anche dei suoi dipendenti e vertici in maniera tale da individuare tra questi i più efficienti. Verranno stilate delle graduatorie interne su andranno a conformarsi i bonus relativi allo stipendio (che andranno ad incidere ovviamente solo sul salario accessorio) e gli scatti di carriera.

 

Fonti: forexinfo.it, laleggepertutti.it

 

Roberta Buscherini

 

lun, mag 16, 2016  Valentina
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Fonte: catania.livesicilia.it

Fonte: catania.livesicilia.it

Botte e spintoni. Pronto soccorso e tanta paura per due agenti dell’arma dei carabinieri che, nel tentativo di bloccare un malvivente che aveva forzato un posto di blocco si sono visti aggredire prima verbalmente e poi anche fisicamente da un gruppo di abitanti del quartiere.

 

Potrebbe essere la trama di un film. E invece è accaduto in Sicilia pochi giorni fa. Le immagini di quell’aggressione hanno fatto il giro del web e hanno indignato mezzo mondo.

 

L’Italia ha fatto per l’ennesima volta, l‘ennesima brutta figura in termini di legalità e rispetto per le regole e la divisa.

 

 

Carabinieri. Non era la prima volta

 

 

L’episodio di Catania purtroppo non è l’unico. Poche settimane fa stesso copione a Palermo, quartiere Kalsa, dove alcuni agenti, questa volta della polizia di stato sono stati costretti a sparare in aria dei colpi per disperdere la folla che si era radunata con lo scopo di far fuggire un rapinatore. Riuscendoci ovviamente. Proprio come ci sono riusciti gli abitanti del rione Nesima di Catania.

 

La rilevanza mediatica di questi episodi dura pochissimo. Il tempo di creare quel tanto che basta di indignazione, che si disperde in pochi minuti. Il tempo di un fatto di cronaca più accattivante.

 

Non so se sia più grave l’episodio in sé o la poca indignazione che suscita. Perché la verità è che se esiste qualcuno che non si sente fortemente indignato di appartenere a una società, nella quale, invece di aiutare chi fa rispettare la legge, si aiuta chi delinque, è lì che risiede il problema.

È lì che le istituzioni devono lavorare.

È lì che non si può costruire né una società sicura né un futuro solido.

 

 

Carabinieri. Nonostante Tutto I Giovani Ci Credono Ancora

 

 

E in un’Italia irragionevolmente aversa alla divisa, si è svolto a Roma il giuramento del 134° Corso intitolato al Corazziere Calcedonio Giordano, “Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria”.

 

I carabinieri, dopo aver svolto un corso di formazione, dovranno affrontare un periodo di affiancamento pratico presso i comandi di stazione. È proprio in questa fase che verranno in contatto con la realtà operativa della loro professione.

 

Ora, la domanda è lecita: l’entusiasmo di questi giovani carabinieri può essere scalfito da episodi come quello accaduto in Sicilia?

La speranza è che ciò non accada ovviamente. La speranza è che abbiano l’effetto contrario e che la voglia di riportare la collettività a un grado di sicurezza e rispetto delle istituzioni vicino alla soglia della decenza prevalga sulla paura di una società avversa.

 

 

 

 

Fonte: Huffingtonpost / romatoday /

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

ven, mag 13, 2016  Roberta Buscherini
Staffetta generazionale nel Pubblico Impiego: come approfittarne?
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Risultano rilevanti le modifiche introdotte dalla Legge Madia di riforma della Pubblica Amministrazione sulla struttura del Pubblico Impiego nel nostro Paese: come affermato negli articoli precedenti, il disegno di riforma dell’intero corpo della PA ne attraversa praticamente ogni settore focalizzandosi anche su accorpamenti e ridefinizioni di istituti di disciplina giuslavorista. Tra le novità che si andranno ad elencare, particolare attenzione dovrà essere posta nei confronti del concetto di staffetta generazionale, un istituto che, seppure in maniera peculiare, si applica anche al Pubblico Impiego. Ma cerchiamo di capire come.

 

Staffetta generazionale

 

Riforma PA: cosa cambia nell’impiego pubblico

 

Tra le novità più importanti introdotte non si può non far menzione dell’accentramento dei concorsi pubblici e della possibilità per le singole amministrazioni di definire obiettivi di contenimento delle assunzioni differenziati in base agli effettivi e concreti fabbisogni. Inoltre le visite fiscali saranno investite da uno spostamento di competenza: dalle ASL transiteranno sotto il controllo dell’INPS.
Prevista inoltre non trascurabile revisione dell’orario di servizio: sarà data ai dipendenti pubblici la possibilità di fare ricorso a forme di lavoro flessibile. In questa direzione si darà inoltre vita ad una semplificazione delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici con il riconoscimento del merito e di premialità e da introduzione di nuove norme in materia di responsabilità disciplinare.

 

La staffetta generazionale nella PA

 

Il complessivo disegno di riforma della PA conferma anche l’introduzione della staffetta generazionale a costo zero per lo Stato. Di fatto il dipendente in prossimità della pensione potrà chiedere il part-time ma sarà tenuto a pagare autonomamente il differenziale di contribuzione per la pensione piena.
Ricordiamo che a livello generale (impiego privato) la staffetta generazionale è una possibilità riconosciuta dal Jobs Act (art. 41, d.lgs. 148/2015) alle imprese al fine di ridurre, mediante accordi aziendali collettivi, l’orario di lavoro dei lavoratori più anziani al fine di ampliare il numero delle assunzioni a tempo indeterminato di nuovi lavoratori.
Ora la staffetta generazionale può essere utilizzata anche nel Pubblico Impiego, ma con alcuni specifici limiti e peculiari caratteristiche (che la rendono un po’ più penalizzante rispetto a quella applicabile ai lavoratori dipendenti impiegati nel settore privato). Si tratta di una misura che entrerà a regime però solo una volta che l’esecutivo avrà esercitato e pertanto avanti la delega attribuita.

 

La staffetta generazionale nel Pubblico Impiego: di cosa si tratta

 

Il testo del disegno di riforma della Pubblica Amministrazione stabilisce in questa direzione la facoltà, per le amministrazioni pubbliche, di incentivare la fondamentale pratica del ricambio generazionale attraverso una calibrata riduzione su base volontaria e non revocabile dell’orario di lavoro e della retribuzione del personale in procinto di essere collocato a riposo. Rimane, attraverso tale procedura, la possibilità di conseguire l’invarianza della contribuzione previdenziale (effettuando la contribuzione volontaria) consentendo contemporaneamente (rimanendo entro i limiti delle risorse) l’assunzione anticipata di nuovo personale, nel rispetto della normativa vigente in materia di vincoli assunzionali. Un meccanismo virtuoso pertanto, che permette di inserire nuova forza lavoro (giovane) all’interno del settore pubblico, contemperando tale fondamentale esigenza con una “exit strategy” dignitosa e non troppo penalizzante per coloro che possono andare in pensione. Il dipendente pubblico (che lo vorrà) potrà quindi chiedere il part-time (con riduzione di base oraria e retribuzione), pagandosi il differenziale dei contributi al fine per garantirsi l’invarianza dell’importo della pensione.

 

Fonti: pensionioggi.it, Sole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

gio, mag 12, 2016  Valentina
Mobilità Scuola. Le Ultime News Dopo L’Accordo
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Dopo l’accordo tra i sindacati del comparto scuola e le istituzioni con la definizione del contratto integrativo le operazioni di mobilità per l’anno in corso e per il 2017 sono finalmente partite.

 

mobilità scuolaLa prima fase, la FASE A del CCNI, che ha visto i trasferimenti dei docenti all’intero delle singole province, con la classica mobilità da scuola a scuola, si è conclusa e lascia spazio ora alla seconda, quella straordinaria, quella dove la movimentazione dei docenti è tra province e tra abiti territoriali.

 

Proprio in questo ambito è notizia di pochi giorni fa di una proposta del MIUR fino al 2 giugno per la presentazione delle domande relative alla mobilità interprovinciale (fasi B,C e D); tale decisione è maturata dal fatto che  le funzioni per la presentazione delle domande di mobilità relative alle fasi B1 e B2, a causa di un errore, saranno disponibili solo a partire dal prossimo 12 maggio, con l’inevitabile slittamento delle fasi successive.

 

 

Mobilità Scuola. Tutti Gli Strumenti Del Miur

 

 

Uno dei punti principali raggiunti attraverso gli incontri tra sindacati e MIUR riguarda anche l’accesso a un’applicazione per i docenti, all’interno del sito del ministero, i quali potranno in maniera autonoma visionare gli elenchi degli ambiti territoriali suddivisi per regione e province.

 

In questo modo sarà molto più facile per coloro che presentano domanda di mobilità individuare un ordine di preferenza sia di ambito che di provincia.

 

 

Scuola. Il Concorso continua…

 

 

Come era prevedibile e previsto, il concorso sta creando non pochi problemi in diversi ambiti, non ultimo il grosso guaio del ricorso del Miur, rigettato dal CdS al quale con tutta probabilità seguirà anche il Tribunale amministrativo.

 

La previsione dell’accesso ai non abilitati al concorso ha messo in movimento tutto il comparto amministrativo per delle prove supplettive. Le prove supplettive hanno fatto infuriare i candidati di diritto al concorso, che vedono a questo punto totalmente inutile l’aver ottenuto l’abilitazione.

 

E i potenziali candidati come si potranno preparare a questo concorso? La rete è ormai piena di forum nei quali si dispensano consigli di ogni genere per affrontare il concorso all’ultimo minuto.

Un consiglio che ricorre molto è l’attenzione al tempo: meglio completare una risposta in maniera accurata piuttosto che rispondere a tutto in modo frettoloso.

Un consiglio che potremmo dare anche al Miur, senza paura di essere tacciati di arroganza. Che ne faccia tesoro per le prossime riforme.

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / orizzontescuola / blastingnews

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

mer, mag 11, 2016  Patrizia Caroli
Pensioni dipendenti pubblici: come integrarle correttamente
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Dipendenti pubblici a fine servizio: in quale modo è possibile accantonare e destinare il trattamento di fine servizio all’interno di vantaggiose forme di previdenza complementare? Un quesito che riveste discreta importanza in un questo momento. La transizione alle forme di complementari di previdenza è stata assolutamente riscoperta nell’ultimo decennio a una quota sempre più elevata sempre di lavoratori (in particolare le fasce più giovani), nell’ottica di integrare il reddito pensionistico con altre fonti al fine di garantirsi un trattamento pensionistico congruo.

pensioni dipendenti pubblici

Dipendenti pubblici a fine servizio: come muoversi

 

Va detto che proprio in queste settimane si è concretizzata un’interessante novità che interessa da vicino molti tra coloro che lavorano presso il Pubblico Impiego. In particolare, toccati da vicino dalla misura che illustreremo nell’articolo, sono i dipendenti pubblici che intendono aderire al Fondo Espero (dipendenti della Scuola) e al Fondo Perseo Sirio (tutti gli altri dipendenti pubblici e della sanità). Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta.
In primo luogo va detto che i dipendenti impiegati presso la Pubblica Amministrazione italiana avranno tempo sino al 31 dicembre 2020 per destinare il trattamento a tali tipologie di previdenza complementare. Il Consiglio dei Ministri ha infatti pochi giorni fa autorizzato il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ad esprimere il parere favorevole della compagine governativa in merito all’ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro per la proroga del termine (definito presso l’art. 2, co. 3 dell’Accordo Quadro Nazionale del 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici). L’Accordo è stato stipulato presso l’ARAN lo scorso 15 gennaio.

 

I fondi di previdenza complementare per dipendenti pubblici

 

La bozza di contratto si propone di differire proprio al 31 dicembre 2020 il termine per l’esercizio dell’opzione per l’iscrizione ai Fondi di previdenza complementare. Termine che era inizialmente fissato al 31 dicembre 2001: un termine tante volte spostato in avanti, l’ultima volta al al 31 dicembre 2015.
I dipendenti pubblici che scelgono di aderire al Fondo Espero o al Fondo Perseo Sirio avranno infatti facoltà di optare per l’attribuzione della buonuscita in forme di previdenza complementare trasformando contestualmente il TFS (Trattamento di fine servizio) in TFR (Trattamento di fine rapporto). Ricordiamo a tal riguardo che il trattamento di fine servizio si configura alla stregua una indennità corrisposta, alla fine del rapporto di lavoro, ai dipendenti statali assunti prima del 1º gennaio 2001. In tale direzione, l’adesione a tale tipologia di fondi incarna senza alcun dubbio uno strumento fondamentale per integrare il trattamento pensionistico in tempi difficili per il sistema previdenziale italiano (di conseguenza per i cittadini italiani). Sono proprio di questi giorni gli invii delle buste arancioni da parte dell’INPS per informare i cittadini italiani sulle proiezioni dei trsttamenti pensionistici nel futuro

 

Incentivi alle adesioni

 

Pertanto, al fine di incentivare tale tipologia di adesioni da parte dei lavoratori in regime di TFS l’accordo nazionale stabilisce, oltre al contributo dell’1% sulla retribuzione maturanda a carico del datore di lavoro, un contributo aggiuntivo pari all’1,2% che l’INPS contabilizza sulle posizioni previdenziali complementari dei lavoratori optanti.

 

Fonte: pensionioggi.it

Patrizia Caroli