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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mar, lug 19, 2016  Valentina
Esodati. Settembre forse decisivo
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Il tema della previdenza sociale è relegato, lo si sa, all’approvazione della legge di stabilità. Ma per ciò che riguarda la categoria degli esodati potrebbe invece smuoversi qualcosa prima.

Fonte: ilsussidiario.net

Fonte: ilsussidiario.net

 

A settembre per la precisione, almeno secondo quanto dichiarato dal presidente della commissione lavoro Damiano.

 

Certamente questa tempistica anticipata rappresenta un sollievo, se verrà confermata, per tutti gli appartenenti a questa categoria, che si è venuta a creare, lo ricordiamo, dopo l’approvazione della Legge Fornero e racchiude tutti coloro che erano vicinissimi alla pensione prima del 2012 prima dell’entrata in vigore di questa legge e che a seguito di essa si sono visti spostare in avanti l’ingresso nel sistema previdenziale.

Molti di loro avevano già lasciato il posto di lavoro e sono quindi da allora chiusi in un limbo da cui è difficile uscire.

 

 

 

Esodati. Le tutele già in atto

 

 

Sebbene il pasticcio della Legge Fornero, in parte sia stato recuperato, c’è ancora una fetta di esodati che non sono tutelati e continuano a vivere in questo limbo.

 

Tutti i governi dopo la legge Fornero hanno messo in atto disposizioni ad hoc che permettono loro di evitare di attendere i limiti e di età predisposti dalla legge. Sono 7 le tutele già approvate, ma per il presidente Damiano non sono sufficienti, in quanto oltre 32 mila lavoratori non rientrano ancora in nessuna delle salvaguardie previste, e per questo ha presentato un’ulteriore proposta.

 

Dal momento che le salvaguardie vengono finanziate utilizzando risorse già presenti, non serve inserire la manovra all’interno della legge di stabilità, ed ecco perché settembre potrebbe essere già il mese giusto per chiudere questa annosa vicenda e dare a tutti il diritto legittimo all’accesso nel sistema previdenziale.

 

I mesi estivi invece dovranno servire per definire, proprio in vista della scadenza di settembre, le soluzioni per la flessibilità in uscita attraverso il meccanismo dell’Ape e per studiare specifiche misure per esodati, precoci e usuranti.

 

 

Fonte: blastingnews / urbanpost

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

gio, lug 14, 2016  Patrizia Caroli
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L’ufficialità è giunta, l’accordo c’è: ed ora tutto lo spazio è aperto per ricominciare la stagione dei contratti, con rinnovi necessari che si prospettano all’orizzonte. E’ certamente questa la conseguenza più rilevante della firma avvenuta nei giorni scorsi tra ARAN e sindacati che hanno così siglato l’accordo quadro nazionale che ridefinisce i nuovi comparti e le nuove aree di contrattazione del Pubblico Impiego.

 

Comparti PA, ufficiale la riduzione a 4

Comparti PA, ufficiale la riduzione da 11 a 4

 

Da 11 comparti si cala e si semplifica giungendo alla creazione di 4 settori in cui si incasellano coloro che lavorano presso la Pubblica Amministrazione. “Funzioni centrali“, nel quale confluiscono ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e altri enti, “Funzioni locali“, che conserva il perimetro del precedente comparto Regioni-autonomie locali, “Istruzione e ricerca“, in cui vengono a fondersi i mondi di insegnati di scuola ed università, ed infine “Sanità“, che non modifica di fatto la sua fisionomia. Il comparto “Funzioni centrali” allineerà al suo interno in totale 247mila occupati, mentre quello relativo alle “Funzioni locali” 457mila. Il settore “Sanità” vedrà le sue fila ammontare a 531mila lavoratori e quello concernete “Istruzione e ricerca” sarà il più numeroso con oltre 1,1 milioni di lavoratori (comprendenti ovviamente tutto il corpo insegnante).
Ovviamente il metaforico “essudato” di questa ufficializzazione è l’apertura dello spazio (attesissimo) per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego (congelati da ormai più di 5 anni). I sindacati non perdono tempo e puntano dritti al rinnovo del contratto: “Adesso non c’è più alcun motivo per rimandare il confronto – ha prontamente affermato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava -, il ministro Madia ci convochi subito”.

 

La soddisfazione dei sindacati: ora spazio per i sospirati rinnovi contrattuali

 

“Non possiamo aspettare oltre – ha aggiunto dal canto suo il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino -, già è passato un anno dalla sentenza della Corte sull’illegittimità del blocco dei contratti nella Pubblica Amministrazione”.  A queste voci si allinea anche quella di Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, il quale ha definito la firma dell’accordo alla stregua di “un passo importante, un passo atteso da tempo. Il sindacato ha dimostrato concretezza e serietà. Ora si deve puntare ad un contratto vero, deciso dalle parti. Non sarà un contratto per adesione, siamo pronti ad un vero negoziato in cui dovranno essere presenti tre requisiti indispensabili: adeguate risorse, riconoscimento reciproco e superamento delle barriere legislative, barriere che ostacolano il libero confronto”.

 

A partire da quando si applicheranno le novità?

 

In connessione con l’ufficializzazione dei quattro comparti, l’intesa siglata ridefinisce anche le aree dirigenziali, ovverosia gli ambiti sui quali saranno negoziati gli specifici accordi riguardanti la dirigenza pubblica. Inoltre il nuovo accordo innescherà una notevole semplificazione dell’attività negoziale: “In passato, per gli 11 comparti e le 8 aree dirigenziali, era necessario concludere 38 accordi ogni 4 anni. Oggi gli accordi da fare scendono a 8 per un triennio contrattuale” spiegano i sindacati (che questa settimana festeggiano). Ora cosa accade? Il cambiamento avverrà immediatamente, in automatico? La risposta è negativa: per accompagnare il passaggio al nuovo assetto contrattuale, i sindacati avranno un breve periodo di tempo per realizzare processi di aggregazione o fusione.

 

Fonte: Sole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

gio, lug 14, 2016  Valentina
Concorsi Forze Armate. Scoperto algoritmo per superare i concorsi
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Fonte: mybelice.it

Fonte: mybelice.it

Una scoperta piuttosto sconcertante che getta fango e ombre su una categoria di lavoratori ce da sempre è al di fuori di scandali di questo tipo.   Eppure quanto è emerso dall’indagine portata avanti dalla guardia di finanza non lascia spazio a molti dubbi: in una delle caserme del napoletano è stato infatti trovato l’algoritmo che permetteva di passare l’esame per entrare a far parte delle forze armate. Da questa scoperta ne sono scaturiti 14 indagati, ma è solo un dato parziale.   Le fiamme gialle hanno rinvenuto buste con dentro migliaia di euro, liste di nomi di persone che avevano pagato per ottenere il posto e tariffari per superare le prove. Dalle indagini è emerso un vero e proprio giro di affari, con candidati disposti a versare anche fino a 50 mila euro pur di indossare illecitamente la divisa dell’esercito. Un inizio tutt’altro che onorevole, visto che quella divisa rappresenta l’Italia, la patria, lo stato e l’onore.

Concorso Forze Armate. Come funzionava l’imbroglio

Inutile sottolineare come lo sgomento di fronte a notizie di questo tipo sia alto: se chi dovrebbe rappresentare la legalità e garantire la sicurezza è il primo a lucrare, cosa ci si può aspettare? Ma d’altronde in Italia, il miraggio del posto fisso e della sicurezza che emana ha da sempre fatto fare scelte sbagliate e creato dei veri e propri circoli di delinquenti, pronti a tutto pur di raggiungere quel benedetto posto di lavoro.   Nel caso delle forze armate, l’imbroglio avveniva in modo molto semplice. All’interno della caserma è stato scoperto una sorta di codice, un algoritmo appunto, che permetteva a chi aveva pagato per entrarne in possesso, di superare i test di ammissione a pieni voti.

Decrittare l’algoritmo però non era cosa semplice: sulla base dell’ultima cifra della domanda, ad esempio per la domanda 15, il numero 5), si doveva aggiungere il numero di lettere della prima parola della domanda precedente, più una serie di variabili che cambiavano se la domanda era di numero pari o dispari.

Nel rimo caso la risposta andava letta da sinistra a destra, nel caso si fosse trattato di una domanda dispari allora la lettura andava fatta da destra a sinistra.   Per quanto la truffa sia semplice, il sistema che la sorreggeva è ben più complesso e coinvolge ufficiali e sottufficiali, senza dimenticare anche le commissioni esaminatrici. Il lavoro della guardia di finanzia è ancora in corso e non sarà certo né facile né breve.

 

Fonte: Forexinfo / ilfattoquotidiano

 

Valentina Stipa

mer, lug 13, 2016  Valentina
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Verrà formalizzato entro la metà del mese, ma di fatto esiste già, l’accordo tra il Miur e i sindacati di categoria Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals, in tema di chiamata diretta.

 

chiamata_diretta-docentiLa novità vera di questo accordo è racchiusa del fatto che “per individuare il docente da assegnare alla scuola, sulla base dei requisiti indicati nel Ptof, si utilizzerà una graduatoria d’istituto stilata in base ad una tabella titoli individuata a livello nazionale”.

 

Di fatto quindi “non conta più l’anzianità di servizio, ma le competenze certificate da determinati titoli ed esperienze formative e lavorative”.

 

 

Scuola. I Dettagli dell’accordo

 

 

 

Lo scopo dei sindacati di categoria era quello di smussare il comma 80 della legge 107/2015. Ad oggi infatti il docente deve allegare alla sua documentazione di candidatura alcune competenze riconducibili a macro aree professionali, come il sostegno agli alunni disabili, la conoscenza delle lingue straniere e dell’informatica.

 

Sempre riferito allo stesso comma anche i colloqui orali non rappresentano più una parte fondamentale e troveranno spazio solo in un numero residuo di casi ben circoscritti. Un esempio su tutto. Si dovrà sostenere la prova orale con il dirigente scolastico solo nel caso ci siano due candidati appaiati in graduatoria d’istituto oppure se il dirigente scolastico ha necessità di approfondire la competenza dichiarata dal candidato.

 

Ovviamente i candidati potranno avanzare domanda in più istituti, rispettando sempre la procedura telematica prevista sul sito di istanze On Line.

 

 

Scuola. Tutto In pista tra pochi giorni

 

 

 

Al di là dell’accordo preso tra le parti, il dato certamente più indicativo dell’urgenza di questo accordo è il suo piano di applicazione. Queste nuove modalità di assunzione infatti verranno messe in atto a partire dal 18 luglio prossimo.

 

Dunque tutti i docenti assunti a partire da questa data, non terranno più conto dell’anzianità di servizio, ma solo delle competenze acquisite e dichiarate. Questo accordo, storico, senza dubbio, è per molti una rivoluzione e per altri una sconfitta dei sindacati: chi tutela adesso color che da anni sono nelle graduatorie e che aspettano l’assegnazione del posto fisso sulla base della loro anzianità?

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / orizzontescuola / forexinfo

 

 

 

 

Valentina Stipa

mar, lug 12, 2016  Roberta Buscherini
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Pensioni Pubblico ImpiegoLa scorsa settimana l’INPS ha presentato alla Camera il suo XV Rapporto Annuale: al suo interno sono presenti interessanti dati relativi alle prospettive pensionistiche sia per i lavoratori del settore privato che per quelli impiegati presso la Pubblica Amministrazione oltre ad alcune riflessioni di rilievo su attuali dati relativi alle cifre incassate dai pensionati e sulla reale efficacia delle buste arancioni (contenenti le previsioni degli assegni pensionistici per coloro che usciranno dal mondo del lavoro tra qualche anno).
Il presidente dell’INPS Tito Boeri ha scritto una relazione in cui fa un bilancio dei risultati delle politiche dell’istituto nell’ultimo anno, parlando tra le altre cose anche della proposta all’Unione Europea di istituire un codice di protezione sociale che valga per tutti i paesi membri.

 

 

Rapporto Annuale INPS 2015: i dati sulle pensioni del pubblico impiego

 

Il rapporto annuale INPS 2015 rileva che circa 6 milioni di pensionati (ovverosia il 38% del totale) percepiscono assegni lordi mensili inferiori ai mille euro. Rispetto all’anno precedente (2014) la percentuale di chi ha un reddito da pensione inferiore ai mille euro è calata (era del 40,3% pari a circa 6,5 milioni di pensionati).

pensioni-pubblico-impiego

Il numero dei pensionati INPS è pari a 15.663.809 con un importo lordo medio mensile di 1.464,41 euro. Nel 2015 la spesa pensionistica complessiva è aumentata di oltre 4 miliardi di euro (crescita del 1,58%), passando da 268 miliardi nel 2014 ai circa 273 nel 2015.
Il presidente INPS Tito Boeri ha definito “molto positivo” il confronto tra Governo e parti sociali per l’individuazione di possibili correttivi alla disciplina generale in materia di pensioni con forme di flessibilità in uscita: stiamo ovviamente parlando dell’Anticipo pensionistico (APE), l’istituto che consentirà anche ai dipendenti pubblici di uscire in anticipo dal mondo del lavoro.

 

Pensioni dipendenti pubblici: le prossime mosse del Governo nel 2016

 

A livello invece di concreti provvedimenti governativi in materia, la “deadline”, ovverosia il termine per le decisioni ufficiali è collocata nell’ambito della prossima manovra di bilancio autunnale. Il Governo Renzi prenderà le sue decisioni, non prima di un confronto presso tavoli tecnici informali anzitutto per accorciare ulteriormente le distanze sui differenti punti di vista esistenti sul tema. Un nodo importante è in questa direzione rappresentato dal progetto di APE, (Anticipo pensionistico) confezionato dalla cabina di regia economica di Palazzo Chigi, e dalla sua potenziale estensione anche al Pubblico Impiego.
L’ipotesi al vaglio in questo momento è la seguente: la composizione di un pacchetto specifico per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione. Anche agli impiegati pubblici infatti si cercherà di garantire l’APE, tenendo conto delle leggere differenze che attualmente permangono in parte sulle “uscite” e in toto sulle liquidazioni, accantonate figurativamente nel Pubblico Impiego sotto forma di Tfs.

 

Le forme di uscita “flessibili” e le pensioni del pubblico impiego

 

A livello generale tuttavia, e tornando sui dati affiorati dal Rapporto Annuale INPS secondo Tito Boeri risulta “fondamentale assicurare che tutti coloro che potranno un domani esercitare opzioni di uscita flessibile siano in grado di capire fino in fondo le implicazioni delle loro decisioni”. Non si può infatti negare che “rate ventennali di ammortamento di un prestito costituiscano una riduzione permanente della pensione futura. Né si può negare che, continuando a lavorare, il contribuente avrebbe diritto a una pensione più alta” spiega il numero uno dell’INPS. Proprio per questi motivi l’obiettivo dell’APE “non dovrebbe essere certo quello di spingere più persone possibile a uscire dal mercato del lavoro”, bensì “quello di garantire maggiore libertà di scelta consapevole, senza aumentare il debito pensionistico e senza creare generazioni di pensionati poveri”.

 

Fonte: Sole24Ore

 

Roberta Buscherini