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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, mar 9, 2015  Marco Brezza
Riforma della scuola: tutto su Quota 96 ed assunzione precari 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

L’apertura della riforma della scuola targata Governo Renzi è alle porte: ormai da mesi si susseguono le indiscrezioni e le anticipazioni in merito ai contenuti dei provvedimenti che dovrebbero essere posti alla base della attesa riforma. Ma ancora non esistono certezze assolute. Anzi una serie di rinvii in queste settimane fanno riflettere su un effettivo stato di indecisione della compagine governativa nel tracciare le linee di un cambiamento a questo punto fondamentale nell’ambito della scuola pubblica.
Ma ecco che cosa ad oggi si sa in merito alle novità che giungeranno (ma è forse meglio usare il condizionale visto i numerosi “stop and go” di questi giorni) nelle prossime settimane in materia di scuola.

 

Riforma scuola

10 marzo: il giorno-chiave per la riforma della scuola

 

Domani è il giorno-chiave per la discussione sulla riforma della Scuola in Consiglio dei ministri: l’originario piano concernente la presentazione congiunta di un disegno di legge e di un decreto sembrerebbe saltato. Tutto, dunque, è stato rinviato ma il premier Renzi e il ministro dell’Istruzione Giannini hanno assicurato che le assunzioni in programma per il prossimo mese di settembre 2015 non slitteranno, assicurando anche che ci sono le risorse necessarie per la loro stabilizzazione.

 

Insegnanti Quota 96, un caso aperto

 

Ma c’è un altro argomento che turba i sonni degli insegnanti (in particolare quelli prossimi alla pensione): il tema “sanguinoso” dei Quota 96 della scuola. Per quello che riguarda questa categoria di insegnanti si rende infatti necessaria un’azione in materia di riforma pensioni: esiste tuttora infatti un problema di mancanza di risorse per la soluzione definitiva del caso dei Quota 96. In questo caso occorrerà aspettare per capire tempi e possibilità di soluzione.
Nel frattempo si sovrappongono le voci polemiche delle confederazioni sindacali: “Come sindacato dei lavoratori della scuola e del pubblico impiego – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – non possiamo accettare questo modo di fare politica, rimandando decisioni su danni legislativi che stanno distruggendo la vita di migliaia di famiglia. È un modo di procedere che non è più tollerabile. Le opportunità per risolvere la questione dei 4mila Quota 96, in prevalenza docenti che avevano iniziato l’anno scolastico 2011/12 sapendo di andare in pensione e rimasti bloccati sino ad oggi, ci sono state. In lungo e largo”.
Pacifico prosegue affermando: “È esemplare, quanto accaduto in estate, quando, trovato l’accordo delle Camere, ci ha pensato il Governo, con quattro emendamenti approvati dalla commissione Affari costituzionali del Senato al decreto di riforma, a bloccare il via libera ai Quota 96”.

 

Un corpo docente mediamente troppo anziano?

 

Insomma, per la scuola italiana la situazione è da allarme rosso: l’anno scorso si è assistito al dimezzamento dei pensionamenti, dovuto proprio agli effetti nefasti della riforma Fornero. In attesa di avere i dati certi sui prossimi pensionati, la certezza è che da tanti anni in Italia l’unico criterio che è prevalso nel modificare le norme sull’accesso alla pensione è stato quello della salvaguardia dei conti pubblici. La speranza di vita cresce, così, parallelamente, si eleva l’asticella dell’età pensionabile. Ma a soffrirne è chiaramente la qualità della didattica, con un corpo docente che mediamente è troppo anziano. Qual è la soluzione concreta al problema?

 

Fonti: orizzontescuola.it, businessonline.it

 

Marco Brezza

 

ven, mar 6, 2015  Valentina
Carabinieri Made In China 4.09/5 (81.82%) 11 Vota Questo Articolo

 

Fonte: italia-notizie.it

Fonte: italia-notizie.it

Sembra uno spot o uno sfottò. Invece è quanto più si avvicina alla realtà dopo lo scandalo che ha coinvolto i fornitori delle divisi degli appartenenti all’arma dei carabinieri.

 

L’inchiesta è partita da Palermo fino a diventare di carattere nazionale ed è iniziato perché le divise non rispondevano alle specifiche tecniche concordate in sede di aggiudicazione dell’appalto, come ha spiegato il Pm romano Corrado Fasanelli.

Nonostante i contratti firmati con il ministero della difesa, che obbligavano alla produzione dei capi di abbigliamento dei carabinieri in Italia, alcuni fornitori avevano messo in piedi una vera e propria frode ai danni dello stato.

 

Le divise venivano fabbricate a Pechino e al loro arrivo all’aeroporto di Fiumicino, all’interno dei locali della Esseci Logistica srl, l’etichetta “made in china” veniva tagliata per lasciare solo quella con la scritta “made in italy”.

Il numero delle divise che venivano prodotto dà l’idea dei guadagni illeciti di questi fornitori: si tratta di 129.150 divise da combattimento, 60mila berrettini e 5.170 uniformi non solo dell’arma, ma anche di militari, finanzieri, poliziotti e forestali.

L’accusa formulata dalla magistratura è quella di aver dissimulato “la produzione del tessuto e il confezionamento delle divise presso (…) ditte ubicate nella Repubblica Popolare Cinese” e nell’aver fornito “un prodotto finale non rispondente alle specifiche tecniche concordate in sede di aggiudicazione (dei contratti ndr)”.

 

 

 

 

Una Truffa Che Va Avanti Dal 2009

 

 

 

 

È stato durante un collaudo  nel 2009 che si è scoperta la truffa: strappando l’etichetta UE, apparve quella made in China e scattò immediato il sequestro dei prodotti.

 

Le indagini, affidate ai pm siciliani, accertarono subito il giro illecito delle divise prodotte a Shangai, che dopo uno scalo a Rotterdam, per eliminare l’etichetta incriminata, approdavano in Italia.

 

Perché poi siano stati necessari sei anni di indagini per arrivare al rinvio a giudizio  di Carmelo, Giovanni e Pietro Bucalo, i titolari della «Mediconf» e altre 10 persone rimane un mistero.

Di fatto l’indagine è passata da Palermo a Roma perché lo stoccaggio delle divise contraffatte avveniva in un magazzino della capitale.

 

 

 

 

Fonte: il fattoquotidiano / corriere / adnkronos  / ilgiornale

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

gio, mar 5, 2015  Valentina
Polizia Penitenziaria. Il Danno Oltre La Beffa 4.50/5 (90.00%) 6 Vota Questo Articolo

 

 

Affermare che siamo arrivati al paradosso è a dir poco un eufemismo ben distante dalla realtà dei fatti che sfiora e in qualche caso supera la soglia del ridicolo. Che la polizia penitenziaria sia la sorellastra povera tra le forze dell’ordine è risaputo; per questo molte notizie che, se applicate ad altri settori darebbero vita a una rivoluzione, se coinvolgono i baschi blu, tutto sommato passano in sordina. Ma questa no.

 

 

Fonte: poliziapenitenzaria.it

Fonte: poliziapenitenzaria.it

L’idea di “coinvolgere i poliziotti penitenziari che posseggano capacità tecniche necessarie ad eseguire specifici lavori di ristrutturazione” nell’ottica di ottimizzazione dei costi statali è davvero troppo. Al momento è solo una proposta dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia guidata da Giacinto Siciliano, ma è bastata a scatenare un putiferio tra le associazioni a tutela della categoria.

 

Il Sappe in particolare si è immediatamente messo sul sentiero di guerra, con dichiarazioni al vetriolo da parte del suo segretario generale Donato Capece: “E’ una cosa ridicola, che se non fosse scritta nero su bianco in atti ufficiali farebbe davvero ridere (…)  Anziché impiegare i detenuti, che nella stragrande maggioranza dei casi stanno in cella ore e ore a far nulla, si cercano poliziotti per fargli fare il doppio lavoro: un po’ poliziotti e un po’ muratori, lattonieri, idraulici”.

Nell’’ottica invece del suo ideatore, si tratta di un’idea rivoluzionaria.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Che Sia Un Modo Per Distogliere L’Attenzione Dai Veri Problemi?

 

 

La proposta non è stata ancora analizzata dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale è stato invitato invece a eseguire un’ispezione all’interno dell’istituto e a schierarsi chiaramente contro questo provvedimento.

All’interno di questa direttiva emergono chiare le intenzioni che hanno mosso l’amministrazione penitenziaria lombarda ovvero “riadeguare opportunamente le infrastrutture che necessitino di particolari interventi di risistemazione o miglioramento”.

Ad oggi nessuno ha risposto in via ufficiale all’ira del Sappe.

 

E la domanda retorica posta all’inizio di questo paragrafo è del tutto lecita se si pensa che il Sappe, oltre ad alzare la voce rispetto a questa direttiva, continua la sua lotta per la sospensione della vigilanza dinamica, che sta facendo registrare un aumento esponenziale delle aggressioni ai danni dai baschi blu.

Più ore fuori dalle celle senza far nulla, girando da una parte all’altra, non vuol affatto dire umanizzare la pena ma determinare tensioni  continue e favorisce addirittura che si possano verificare nuovi reati tra le celle” tuona Capece.

 

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Lungo Percorso Che Non Vede La Fine

 

 

 

 

E proprio mentre si continua a discutere senza sosta delle condizioni di lavoro degli agenti penitenziari, arriva la notizia della sospensione di 16 di loro in seguito al suicidio di un detenuto e a dichiarazioni a dir poco infelici e gravi di alcuni baschi blu, che hanno indignato i familiari della vittima e l’intera collettività.

 

Ma anche su questo punto il sindacato non è d’accordo con il Dap che ha deciso per la sospensioni d’ufficio degli agenti coinvolti in questa squallida vicenda, dichiarando che “reagire in maniera eclatante e sproporzionata (..) senza un percorso disciplinare che preveda contestazione e difesa, è fuori dalle norme previste ed è un’anomalia illegittima che, infatti, la Amministrazione Penitenziaria non ha mai adottato”.

Pur condannando senza mezzi termini le frasi oscene comparse sui social, il sindacato rivendica la necessità di andare in fondo alla vicenda prima di prendere provvedimenti che vanno solo a scaldare gli animi e danno il senso alla collettività di una finta giustizia sulle spalle di un morto.

 

La richiesta del sindacato autonomo di polizia penitenziaria è chiara e poco impegnativa: si chiede un tavolo tecnico di lavoro che riveda e ridiscuta l’organizzazione della vigilanza dinamica e che affronti lo spinoso tema delle condizioni di abbandono in cui si trovano gli agenti, anche alla luce di questa ultima proposta lombarda, che davvero lascia senza parole.

   

 

 

 

Fonte: grnet / sappe / huffingtonpost / poliziapenitenziaria

 

 

 

Valentina Stipa

 

lun, mar 2, 2015  Marco Brezza
Riforma della scuola: tutto su Quota 96 ed assunzione precari 3.50/5 (70.00%) 2 Vota Questo Articolo

La riforma della scuola pubblica avvolta dal primo piccolo “giallo”: doveva essere presentata la scorsa settimana, ma l’evento in cui si sarebbe dovuto illustrare la struttura dei cambiamenti relativi alla scuola italiana è slittato misteriosamente. Questa settimana dovrebbe invece avere effettivamente luogo la presentazione dellla riforma: sarà il Consiglio dei ministri a riunirsi e ad illustrare i due provvedimenti su cui negli ultimi giorni si sono spesi anche a livello mediatico prima il presidente del Consiglio Matteo Renzi e, successivamente, anche il ministro della Istruzione Stefania Giannini.

 

Riforma della scuola

Quota 96; riforma scuola, la settimana decisiva

 

Si tratterebbe infatti di un decreto e di un disegno di legge (come confermato in audizione alle Camere anche dal ministro Stefania Giannini): rimane pertanto grande attesa al fine di conoscere i contenuti dei provvedimenti che l’esecutivo Renzi ritiene necessari per riformare la scuola italiana, e in particolare il suo corpo insegnanti. Ma ecco i punti più importanti attorno a cui dovrebbero concentrarsi le procedure di riforma.

 

L’assunzione degli insegnanti precari

 

Grande rilievo all’interno del combinato disposto dei due provvedimenti sulla scuola assume il nodo dell’assunzione degli insegnanti precari: i professori precari attualmente inseriti nelle graduatorie ad esaurimento sono circa 134mila. Il Ministero dell’Istruzione prevede l’esclusione di circa 46mila docenti, di cui 20mila sono i precari delle scuole dell’infanzia ed i restanti 26mila sono coloro che non entrano in classe da diversi anni (o che non hanno mai insegnato). In tal senso rimangono ancora aperte alcune questioni, a partire dai costi in relazione alle assunzioni dei precari ma soprattutto ai possibili ricorsi da parte degli esclusi. A essere privilegiati saranno pertanto coloro che affollano le graduatorie ad esaurimento, con precedenza ai supplenti in attesa da non meno di 36 mesi. L’inserimento in ruolo, comunque, non si chiuderà nel mese di settembre, ma proseguirà nell’arco dei due anni successivi. L’obiettivo è quello di liberare le graduatorie a esaurimento.

 

Riforma scuola: il concorso 2014 si farà?

 

Il concorso scuola 2015 parrebbe dunque destinato a slittare, anche se al momento non esistono certezze al riguardo: dal Governo giungono voci che specificano che i prossimi assunti nei ranghi degli insegnanti dovranno arrivare assolutamente dai bandi per docenti. Ed una cattedra sarà riservata anche agli idonei dei precedenti appuntamenti che ancora non sono entrati in ruolo.

 

Quota 96, si chiude l’assurda”telenovela”?

 

Anche il tema dei Quota 96 potrebbe giungere ad una risoluzione all’interno della cornice disciplinare di questa riforma: non si sono infatti ancora chiuse le speranze dei professori e dipendenti Ata che hanno visto chiudersi la possibilità di andare in pensione al 31 agosto 2012 per l’ormai celebre errore contenuto nella Legge Fornero. Un vero e proprio nervo scoperto nell’odierno panorama delle tematiche afferenti alla scuoma pubblica: una situazione “kafkiana” che sta durando da troppo tempo. Dopo la recente circolare del ministero della Funzione Pubblica, ci si attende una pronuncia definitiva del governo sull’argomento, che potrebbe arrivare proprio con il decreto di riforma della scuola. Questa è la settimana decisiva per questi ed altri temi, non resta che attendere l’ufficialità di queste notizie.

 

Fonti: leggioggi.it, blastingnews.com

 

Marco Brezza

 

mer, feb 25, 2015  Valentina
Polizia Di Stato. Come Diventare Teste Di Cuoio 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Fiction e telefilm negli ultimi anni hanno puntato i riflettori su un settore delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri in particolare, che sono un mondo a sé rispetto al resto degli uomini in divisa: i corpi speciali, conosciuti comunemente come teste di cuoio.

 

Fonte: sostenitori.info

Fonte: sostenitori.info

Le teste di cuoio sono nuclei sia della polizia che dei carabinieri ma hanno denominazioni diverse: nel primo caso si chiamano NOCS, nel secondo invece si chiamano GIS. Rispondono comunque tutti agli stessi requisiti.

 

Si tratta di un nucleo di agenti specializzati, raggruppato in vere e proprie unità di assalto impiegate in azioni ad alto rischio, come quelle terroristiche o per la liberazione di ostaggi o ancora per  le irruzioni in ogni ambiente e dotate di equipaggiamenti e mezzi – terrestri, navali e aerei -  adeguati a tali attività.

 

 

 

Polizia Di Stato. Sangue Freddo E Forma Fisica Sono Fondamentali

 

 

 

È intuitivo che per diventare un appartenente ai NOCS è necessaria una preparazione fisica e psichica notevole, unite a coraggio, prontezza e sangue freddo.  Primaria è chiaramente la preparazione atletica e per questo per poter accedere a questo nucleo è necessario superare una serie di prove di carattere fisico molto impegnative.

Facciamo qualche esempio per rendere l’idea: 5000 metri in 20 minuti e 100 metri in 14 secondi; 100 metri a nuoto; salto in alto di almeno 135 cm e salto in lungo di almeno 4 metri e mezzo; salita alla fune con la sola forza delle braccia e, naturalmente, una prova di tiro con la pistola a 15 e 25 metri.

 

A tutto questo si aggiunge che gli agenti dei NOCS sono esperti subacquei e in grado di lanciarsi con il paracadute o di arrampicarsi su una roccia, se la situazione lo richiede. Insomma hanno una versatilità fisica che, unita al sangue freddo, fa di loro un nucleo, appunto, del tutto speciale.

 

A una preparazione fisica eccellente si aggiungono anche competenze in termini i  armi ed esplosivi e di guida dei più disparati mezzi.

 

 

 

 

Polizia Di Stato. Requisiti Formali Per Diventare NOCS

 

 

 

Proprio per questa vasta gamma di requisiti, i poliziotti che vogliono accedere a questo nucleo devono aver maturato almeno 4 anni di esperienza impeccabile nelle forze di polizia e avere compiuto 28 anni.

 

La selezione per i NOCS si svolge annualmente nell’arco di una settimana, solitamente tra giugno e ottobre e come primo passo i candidati vengono sottoposti a un confronto verbale con i membri del nucleo, i quali testeranno le vere ragioni di questa scelta, elaborando un ritratto psicologico.

Dopo questa prima selezione, i candidati rimanenti accedono alle visite mediche e successivamente alle prove fisiche che vi abbiamo già elencato. Tra una prova e l’altra viene concesso un minimo di riposo, ma la tensione emotiva e fisica deve necessariamente essere mantenuta alta, come ulteriore prova psicologica verso i candidati.

 

Coloro che superano con successo questa prima settimana di addestramento, potranno proseguire con questo percorso altri sei mesi, durante i quali, oltre a implementare le caratteristiche fisiche, si inizia a lavorare sull’addestramento alle armi, sulle tecniche di base offensive/difensive, sulla tattica d’attacco e sul combattimento a mani nude.

 

 

 

Fonte: poliziadistato / lavoroefinanza /  sostenitori

 

 

 

Valentina Stipa