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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
mar, set 23, 2014  Valentina
Blocco Stipendi Sicurezza. La fine Anticipata al 2014 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

La situazione è talmente grave che per la prima volta nella storia Cocer e sindacati di categoria  delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e del Soccorso Pubblico si sono uniti in un’unica voce per gridare al presidente del Consiglio Renzi in modo compatto e deciso più che mai che sarebbe ora di sbloccare l’annata questione degli stipendi fermi da 4 anni.

 

blocco stipendi

blocco stipendi sicurezza

E il verbo “sbloccare” non è un verbo a caso: è diventato negli anni un termine tecnico, ma in realtà è un modo gentile per indicare i tagli agli stipendi in virtù dell’aumento di tasse nazionali e locali, beni, tariffe e servizi.

 

Il settore sicurezza, per le sue caratteristiche e le sue dinamiche, ha risentito della compressione degli stipendi più degli altri ambiti del Pubblico Impiego, sebbene la scure della spending review abbia colpito indistintamente tutti i comparti pubblici. All’interno del settore sicurezza poi è innegabile che vi siano categoria a cui spetterebbe una maggiore tutela, considerate le condizioni di lavoro a cui sono costretti: gli agenti di polizia penitenziaria.

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Un Incontro Decisivo

 

 

Le rappresentanze di categoria hanno tenuto a precisare in maniera chiara e senza sconti che l’auspicato anticipo dello sblocco degli stipendi per gli ultimi mesi del 2014, in vista del ripristino delle retribuzioni nel 2015 già stabilite dal D.E.F., è finanziato interamente con risorse interne delle Amministrazioni già destinate al personale dei Comparti e senza nessuna ulteriore spesa per la finanza pubblica.

 

Come a dire, in termini un po’ più maccheronici: evitiamo di trovare altre scuse, perché i soldi ci sono.

Questo blocco stipendiale, che doveva essere straordinario quindi temporaneo, ma che invece si sta perpetuando negli anni, sta lentamente distruggendo  l’operatività di un settore fondamentale per la sicurezza interna del paese, in termini di democrazia e libertà e anche in termini di dignità del lavoro, per ciò che riguarda ad esempio la polizia penitenziaria.

 

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Terreno Fertile Per Sindacati

 

 

Sarebbe un bel segnale politico se, nell’ambito della riforma della rappresentanza Militare attualmente in discussione presso la Commissione Difesa della camera, arrivasse il riconoscimento delle libertà Associative/sindacali anche agli appartenenti alle Forze Armate, recependo quanto sancito da convenzioni europee e carta dei Diritti “.

Parole di Gianna Fracassi, segretaria confederale della CGIL nell’ambito della conferenza stampa di presentazione del Dossier CGIl e SILP su “le condizioni di vita e di lavoro degli operatori di Polizia tra Spending-Review e domanda di sicurezza”.

 

Secondo questo studio, la situazione del comparto sicurezza è davvero allo stremo: ogni anno il personale diminuisce di circa 350 unità; in sette anni, dal 2006 al 2013, il totale delle forze in servizio è passato da 103mila a 95mila con un calo del 10% e gli stipendi hanno subito una riduzione mensile di circa 300 EURO lordi.

 

In una condizione di questo genere il desiderio di un’assistenza di carattere sindacale per un comparto che ne è escluso diventa sempre più forte, nella speranza che in futuro non si ripeta mai più un serie di provvedimenti di questo tipo che hanno minato alla base l’intero settore e dai quali riprendersi sarà davvero dura.

 

 

 

Fonte: forzearmate / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari /guidolanzo.blogspot

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

sab, set 20, 2014  Valentina
Polizia Penitenziaria. Qui Grasso Che Cola Non Ce N’è 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

La dichiarazione del premier Renzi di qualche giorno fa sul “grasso che cola” nella pubblica amministrazione, che ad oggi non avrebbe fatto tanti sacrifici, ha infastidito molti e ha suscitato polemiche e reazioni da più parti.

 

tagli polizia penitenziariaE anche la risposta della Consulta sicurezza non si è fatta attendere: “al premier Renzi diciamo che sul personale e sulle retribuzioni non c’è più nulla da tagliare come non c’è più nulla da tagliare sulle spese di funzionamento dei nostri apparati, già al limite del collasso dopo i tagli lineari alle assunzioni, i tagli agli automezzi e alle attrezzature ed i tagli alla formazione e agli addestramenti, (…) il vero grasso che cola non è il personale che garantisce sicurezza e soccorso ai cittadini ma gli sprechi e duplicazioni dell’apparato pubblico”.

 

 

 

Protesta Propositiva Della Consulta Sicurezza

 

 

 

Ma i rappresentanti di Polizia penitenziaria, Corpo Forestale e Vigili del Fuoco non si limitano a polemizzare sulle parole del primo ministro e avanzano proposte concrete da cui partire per intavolare un dialogo e un confronto che porti a risultati soddisfacenti.

 

In particolare la consulta individua quattro contesti nei quali sarebbe possibile effettuare dei tagli:

 

- Nella sovrapposizione delle funzioni di polizia mal coordinate e quindi non efficienti;

 

- Nei dipartimenti del Viminale che potrebbero essere accorpati, riducendo i costi di gestione, ad oggi estremamente elevati;

 

- Nella sovrapposizione di competenze in tema di protezione civile e antincendio boschivo;

 

- Nella mancanza di sale operative unificate.

 

Su un punto nessuno è disposto a cedere: lo sblocco degli stipendi che viene ritenuto non solo un diritto ma anche “assolutamente  e abbondantemente sostenuto nell’ambito delle risorse che il comparto sicurezza annualmente risparmia”.

 

Questa affermazione è supportata da un facile conto matematico che l’UGL Polizia Penitenziaria ha fatto per noi: considerando solo i blocchi delle assunzioni si è creata una carenza di organico in tutti i corpi del comparto sicurezza di circa 47.000 unità; se lo stipendio base netto di ogni neo assunto  è circa 1400 euro (quindi senza la base contributiva) ogni anno il Governo risparmia la cifra di circa 700/800.000.0000. Esattamente la stessa cifra necessaria all’esecutivo per evitare il blocco degli stipendi.

 

I poliziotti e gli associati Sap, Sappe, Sapaf e Conapo vogliono essere ascoltati per proporre azioni concrete a patto che i sacrifici previsti portino a una parziale rimessa in efficienza dei propri corpi di appartenenza; che parte dei soldi risparmiati vengano quindi reinvestiti per migliorare le condizioni di lavoro di chi si è sacrificato. Nel frattempo il presidio della consulta di fronte a Montecitorio rimane permanente fino al 26 settembre, come già annunciato in precedenza.

 

 

 

Fonte: sappe / lastampa / uglpoliziapenitenziaria / repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

ven, set 19, 2014  Marco Brezza
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Infermieri impiegati nel settore pubblico ed assenze per malattie: come si concretizza la relazione dei lavoratori con questo rilevante tema? Andiamolo a scoprire analizzando la disciplina delle assenze dovute a malattia nel settore pubblico: naturalmente, con la lente d’ingrandimento puntata sulla categoria degli infermieri.

 

Assenze per malattia infermieri

Assenze malattia infermieri, 36 mesi complessivi per le assenze: e la retribuzione?

 

L’infermiere dipendente pubblico che sia assente dal lavoro per malattia possiede il diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi: per calcolare con precisione la maturazione di tale intervallo di tempo è necessario sommare tutte le assenze per malattia infermieri intercorse nei tre anni precedenti l’ultimo episodio morboso. Oltrepassate le “Colonne d’Ercole” del diciottesimo mese scatta il periodo dell’assenza non retribuita: questa si sostanzia in un ulteriore periodo di 18 mesi che può essere concesso in casi particolarmente gravi e documentati dalla azienda sanitaria competente. Questo periodo supplementare si posiziona a pieno regime dentro la categoria delle assenze per malattia infermieri e si configura come intervallo temporale all’interno del quale si tende a conservare il posto di lavoro per il dipendente impiegato nel settore pubblico (in particolare istanza, nel caso di specie, nella sanità). Da ciò si deduce pertanto che il periodo massimo di assenza per malattia per ciò che riguarda i lavoratori impiegati a tempo indeterminato è pari a 36 mesi, modulato nella scansione esplicitata sopra.

 

Assenze per malattia infermieri: legge e contratti collettivi

 

Le assenze per malattia per i lavoratori dei comparti pubblici sono disciplinate dalle norme di legge e dai contratti collettivi nazionali del lavoro. Una volta che siano trascorsi i 36 mesi, qualora il lavoratore sia dichiarato idoneo al lavoro, ma non alla mansione propria, l’amministrazione, potrà utilizzarlo in mansioni diverse nell’ambito della categoria di appartenenza. Addirittura, con l’esplicito consenso dell’interessato, il dipendente potrà essere adibito anche a mansioni inferiori. L’assenza per malattia va comunicata alla struttura di appartenenza in maniera tempestiva (all’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui si verifica).

 

Quale stipendio nei 18 mesi di assenza per la categoria degli infermieri?

 

Nel caso in cui l’infermiere, dopo il complessivo periodo di 36 mesi, venga (in seguito a visite e controlli) dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi lavoro proficuo, allora l’ente di riferimento può procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro (ovviamente attivando le procedure per la corresponsione dell’indennità sostitutiva di preavviso).
Per quanto riguarda i primi 18 mesi di assenza, quelli retribuiti (attraverso un “decalage”) ed appartenenti al primo scaglione, questi rilevano ai fini della maturazione dell’anzianità di servizio. Ma ecco il “decalage” della retribuzione scandito nell’orizzonte temporale dei mesi di assenza per malattia: all’infermiere spetta la retribuzione piena (comprensiva del trattamento accessorio fisso e continuativo) per i primi 9 mesi di assenza. Successivamente, per gli ulteriori 3 mesi, spetta il 90% della retribuzione. Infine si transita al 50% della retribuzione per i rimanenti 6 mesi di assenza per malattia. Questo è il trattamento dei 18 mesi di assenza retribuita (cd. periodo di comporto), mentre per gli ulteriori 18 mesi di possibile assenza per malattia garantiti all’infermiere non è prevista alcuna retribuzione.

 

Fonti: fpcgil.it, ipasvimi.it
Marco Brezza

 

gio, set 18, 2014  Valentina
Difesa. Il Renzi-Pensiero Non Quadra 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Le spese militari sono un tema molto complicato. Quando fai delle spese che sono inutili solo per il gusto di buttare via soldi, e purtroppo ci sono anche queste realtà, ti senti piangere il cuore pensando che la più grande spesa militare che puoi fare è investire in educazione. La più grande arma per costruire la pace non è l`F35 o l`Eurofighter, è la scuola.”

Parole di Renzi, il premier delle armi ai Curdi.

 

istituzioni e libro biancoDurante un’intervista all’Agesci, il primo ministro ha poi ampliato il suo concetto,  parlando dell’importanza per le forze armate della ricerca scientifica a discapito di inutili strumenti bellici.

Il premier della conferma degli F 25.

 

Parole senza dubbio contrastanti con le azioni dello stesso governo e che poco tengono in considerazione la drammatica situazione dell’esercito italiano e delle forze armate in generale, in termini finanziari e professionali.

 

Parole contrastanti anche con le linee guida del Libro Bianco, elaborate dal Ministro Pinotti, sulla strategia evolutiva delle forze armate per i prossimi 15 anni che dovrebbero portare alla creazione di “uno strumento militare che costituisca componente attiva e qualificante della politica multidisciplinare e interministeriale del Governo per la sicurezza e la difesa, in grado di concorrere efficacemente alla salvaguardia delle direttrici di sviluppo economico e sociale del Paese nel contesto internazionale” ovvero “con diversificate capacità operative, che possano essere impiegate a livello nazionale o in coalizione in ogni fase di un conflitto e per un protratto periodo di tempo”.

 

 

Difesa: Ottobre, Il Mese Della Verità

 

 

 

progetti normativi difesaTutti questi nodi verranno comunque al pettine il prossimo ottobre, con l’approvazione della Legge di Stabilità 2015, la quale riporterà a chiare lettere gli interventi che interesseranno il dicastero della Difesa e la quantità dei nuovi tagli al bilancio delle Forze Armate.

 

Entro dicembre poi ci sarà la presentazione del Libro Bianco in parlamento che dovrebbe dare una scadenza temporale alla revisione dello strumento militare.

 

Non dimentichiamo poi che proprio al libro bianco possono contribuire tutti, dicendo la propria o dando suggerimenti utili inviando una mail all’indirizzo librobianco@difesa.it.

 

Un modo senza dubbio originale per coinvolgere i cittadini nella strategia evolutiva delle forze armate per i prossimi 15 anni almeno. Una differenza epocale rispetto al primo libro bianco di Spadolini nel 1985, dettato dallo sfumare dello scontro tra est e ovest e anche al precedente dell’on. Martino nel 2002, legato alla tragedia dell’11 settembre.

 

Chissà se anche questo terzo Libro Bianco farà storia oppure farà solo più confusione.

 

 

 

 

Fonte: analisidifesa / forzearmate / leggioggi / internazionale

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

mer, set 17, 2014  Marco Brezza
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Chiamatela revisione della spesa, o se preferite spending review, fa poca differenza; sono le parole chiave dell’autunno che sta per giungere (ma in realtà hanno plasmato tutto il 2014 della Pubblica Amministrazione italiana), con particolare attenzione al settore Difesa (e non soltanto).

 

Spending review Difesa

 

Difesa: tra spending review e controllo sugli appalti

 

Nello scorso mese di agosto a Carabinieri, Polizia e ministero della Difesa sono giunte le lettere di avvertimento da parte del commissario straordinario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli e dal presidente dell’Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone: le diffide concernono le presunte violazioni delle norme sugli appalti da tenere solo ai prezzi più convenienti per il contribuente. Il punto centrale della questione risiede nel seguente concetto, espresso in maniera cristallina da Federico Fubini di Repubblica: “Una serie di decreti approvati fra il 2006 e il 2012 obbliga (…) gli uffici dello Stato e le società “in house”, controllate al 100%, a non sprecare un centesimo quando comprano sette categorie di beni e servizi essenziali: elettricità, gas, carburanti, combustibili da riscaldamento e contratti di telefonia fissa, cellulare o per traffico dati. Per ordinare da questo menù, tutti dovrebbero servirsi della centrale nazionale degli acquisti Consip o delle centrali regionali. Facile capire perché: i grandi acquirenti hanno le competenze e sono in grado di spuntare i prezzi migliori. La legge tollera eccezioni, cioè amministrazioni che fanno shopping da sole, solo se un ufficio compra a meno dei prezzi garantiti da Consip”.

 

Polizia di Stato e Carabinieri, appalti: pratiche che lasciano dubbi

 

E proprio qui sta il punto: la Polizia di Stato avrebbe stipulato un contratto di telefonia mobile da 4,4 milioni di euro, mentre i dati del Mef dimostrano che in media il costo di tale tipologia di accordo giunge ad essere circa un quinto di tale cifra. Si tratterebbe di una procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, ovverosia senza previo coinvolgimento del Consip. L’evento si sarebbe ripetuto con i contratti relativi a cellulari dei Carabinieri (circa 3,1 milioni di euro) e per il traffico dati dell’Arma (sui 2,2 milioni). Pratiche border-line che ora sono all’attenzione del commissario per la spending review Carlo Cottarelli. Problematiche simili sono state riscontrate anche a talune procedure intraprese dall’Aeronautica militare nell’approvvigionamento di energia elettrica per fornire illuminazione ad aeroporti militari (tra cui quello di Pratica di Mare).

 

Arma dei Carabinieri: la stagione della spending review continua

 

E a proposito di revisione della spesa nella Pubblica Amministrazione continua ad essere sfoltito il parco-presidi relativo all’Arma dei Carabinieri: quest’ultima rischia infatti di perdere ben tre presidi in Liguria, nella provincia di Imperia: con l’ipotesi di declassare una compagnia, quella di Bordighera, al rango di tenenza. Tra i presidi in procinto di essere soppressi anche quello di Ventimiglia Alta: costi troppo alti, la motivazione addotta a base per la chiusura. Una spesa che va “razionalizzata”, afferma la burocrazia: in soldoni, la caserma di via Garibaldi va chiusa. In soccorso del presidio giungono i cittadini e la politica: sarebbe importante (anzi necessario) mantenere un presidio di legalità in un quartiere “caldo” della città.

 

Fonti: repubblica.it, ilsecoloxix.it

 

Marco Brezza