Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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ven, giu 24, 2016  Valentina
Accorpamento Carabinieri e Forestale. Ormai ci siamo
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Fonte: geapress.org

Fonte: geapress.org

Le istituzioni parlano di “progetto di razionalizzazione e ottimizzazione delle potenzialità connesse alle risorse disponibili delle forze di polizia e dell’arma dei carabinieri, nell’ottica di “valorizzare il merito delle professionalità del personal, con l’obiettivo di migliorare la funzionalità ai fini dell’espletamento dei compiti istituzionali e della conseguente risposta alla richiesta di sicurezza dei cittadini”.

 

Una serie infinita di parole e concetti che di fatto si traducono esattamente in quello che sembrano: una grandissima confusione e nulla di concreto.

 

 

Carabinieri e Forestale. Ecco i numeri

 

 

Le unità del corpo forestale dello stato stanno transitando, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo, verso le forze di destinazione: 126 nella polizia, 84 nella finanza, 390 nei vigili del fuoco, 7034 dei carabinieri e 47 nel ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

 

I numeri parlano da soli. L’arma dei carabinieri è stata ritenuta la più idonea per l’assorbimento maggiore degli agenti forestali, in quanto all’interno delle proprie competenze, svolge già compiti nel settore alimentare e ambientale e in più gode di una capillarizzazione su tutto il territorio nazionale.

 

Ma materialmente come verranno inquadrati i forestali all’interno del corpo dell’arma? Perché di fatto non esiste un ordinamento o delle disposizioni che prevedano un inserimento di massa di questo tipo, sistematico e ben strutturato.

 

Si procederà dunque a emanare delle disposizioni ad hoc per definire lo stato giuridico e l’avanzamento del personale forestale. Proprio in tema di status giuridico, il nuovo articolo 2214 bis fissa al comma 2 che il personale assume lo stato giuridico militare, pertanto anche il transito professionale avviene secondo gradi militari.
Di pari passo con questo chiaramente va tenuta in considerazione la parte di formazione. Verranno quindi creati degli appositi corsi di specializzazione, della durata variabile a seconda della competenza.

 

Accorpamento Carabinieri e Forestale. Destino segnato per tutti

 

 

In questa operazione di transito professionale, la data del 10 settembre prossimo riveste un’importanza fondamentale. Coloro infatti che hanno fatto richiesta di mobilità verso altre amministrazioni e al 10 settembre non siano ancora stati ricollocati, dovranno mettere in campo, tramite le associazioni sindacali, una procedura concertata di ricollocazione.

 

Coloro che al 31 dicembre 2016 non risulteranno ricollocati in nessun altro ambito cesseranno definitivamente di appartenere al comparto sicurezza e difesa.
Va ricordato che al personale da ricollocare vengono applicate le disposizioni previste all’art. 33, comma 8 del decreto legislativo num. 165 del 30 marzo 2001, ovvero il diritto all’indennità di importo pari all’80% dello stipendio a cui si aggiunge un’indennità integrativa speciale per una durata massima di 24 mesi.

 

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

gio, giu 23, 2016  Patrizia Caroli
Anticipo pensionistico (APE): calcoli e ipotesi, ecco come funziona
4 (80%) 4 Vota Questo Articolo

E’ un 2016 di fitti e importanti cambiamenti per il Pubblico Impiego in Italia. Lo sblocco dei contratti e delle retribuzioni in arrivo per la fine dell’anno (ministro Madia dixit), le novità contenute nella riforma della Pubblica Amministrazione in materia di licenziamenti disciplinari, il ricollocamento personale delle province e le nuove norme in materia di trasparenza, senza dimenticare la modifica del numero di comparti del Pubblico Impiego. Una mole di cambiamenti che, come abbiamo visto nelle scorse settimane anche su queste pagine, va a toccare un corpo di lavoratori che si configura come un dei più anziani in Europa: l’età media dei dipendenti pubblici in Italia è infatti una delle più alte a livello comunitario, e quest’anno, complice il blocco del turn-over, supererà la soglia dei 50 anni. Un dato che deve far riflettere sulla salute del complessivo corpus delle risorse umane presenti nel Pubblico Impiego in Italia.

 

Anticipo pensionistico (APE) anche per i dipendenti pubblici: i calcoli

 

Calcolo pensione anticipata APE

Fonte: Elaborazioni -Progettica – Repubblica.it

All’interno di questo mare magnum di novità si allinea proprio dalla scorsa settimana una ulteriore misura di amplissimo rilievo: la possibilità di estendere l’istituto dell’APE (l’Anticipo Pensionistico appena coniato dal Governo Renzi per l’impiego privato) anche ai dipendenti pubblici.

In questo momento si tratta solo di un’ipotesi, ma le possibilità che tale novità penetri all’interno del piano definitivo per rendere flessibili le uscite verso la pensione sono concrete. Un piano che dovrebbe confluire nella prossima Manovra di bilancio autunnale: un’operazione che dovrebbe comportare oneri per le casse dello Stato non superiori ai 500-600 milioni.

 

APE (Anticipo pensionistico): che cos’è

 

L’APE (Anticipo pensionistico) si configura come l’istituto che consente l’uscita anticipata dal lavoro (anche di un triennio) con conseguente taglio dell’assegno pensionistico che può variare tra l’1 e il 3% per ogni anno di uscita anticipata, potendo anche raggiungere quota 4% per gli assegni più elevati. La percentuale di assegno pensionistico smarrita potrà essere recuperata dal dipendente tramite un prestito garantito dagli istituti bancari con un’assicurazione sui rischi collegati al processo di restituzione. Uno strumento che consente pertanto una ampia flessibilità in uscita idonea anche a creare necessario spazio per la riattivazione del fondamentale turn-over che consentirà di riaprire le porte delle assunzioni presso la PA per nuovi lavoratori (ovvero i giovani).

 

Esempi di prepensionamento con APE: L’applicazione anche al Pubblico Impiego.

pensione anticipata APE

Elaborazione “La Stampa” su proiezioni UIL

 

L’APE dovrebbe cominciare la sua sperimentazione a breve, anche se ancora non vige chiarezza assoluta su diversi punti. La compagine governativa non ha chiarito bene chi saranno i beneficiari del piano pensionistico anticipato, come verrà restituito il prestito e (soprattutto) se si riuscirà a modularlo in base al reddito del lavoratore uscente.

Sotto la lente d’ingrandimento c’è anche il ricorso alla cosiddetta “Rita”, la Rendita integrativa temporanea anticipata, destinata a consentire al lavoratore “over 63”, che abbia aderito alla previdenza complementare e sia intenzionato a utilizzare la flessibilità in materia pensionistica, la possibilità di incassare parte della pensione integrativa per ridurre l’impatto dell’APE. Con il consequenziale vantaggio di ridurre il “prestito” bancario necessario per usufruire dell’assegno previdenziale anticipato.
Un test di efficacia di tale misura verrà in prima battuta fatta con l’impiego privato, per poi transitare in tempi brevi anche ai dipendenti pubblici.

 

Fonte: Sole 24Ore / La  Stampa

 

Patrizia Caroli

 

mer, giu 22, 2016  Valentina
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Fonte: padova24ore.it

Fonte: padova24ore.it

Se vi è capitato di assistere a un incidente stradale, anche di poca cosa, oppure di transitare da un luogo dove ne era appena avvenuto uno, potete confermarlo.

Molto spesso a intervenire è la polizia di stato. Ma come mai? Ben inteso: l’intervento dei poliziotti in casi di sinistri stradali è cosa assodata e del tutto lecita.

 

Ma siamo così certi che in un momento sociale come questo, in cui il pericolo si nasconde davvero in mezzo a noi e in cui i tagli al comparto sicurezza hanno visti picchi al ribasso come mai prima d’ora, che l’impiego della polizia di stato sia proprio la cosa giusta? In fondo non bastano i vigili urbani?

 

 

 

Polizia di stato. Il conflitto vero è nella normativa

 

 

 

E dire che non più tardi di qualche mese fa, proprio Alessandro Pansa, direttore generale della pubblica sicurezza, aveva esortato, con particolare attenzione alle ore serali, a non fai intervenire la polizia in caso di sinistri stradali, poiché questo modus operandi “sta determinando importanti riflessi in termini di distoglimento dai primari compiti istituzionali, allorquando la competenza, in via prioritaria, dei predetti servizi è affidata alla polizia locale”.

 

È ciò che si legge nella circolare del ministero dell’Interno, datata 18 gennaio 2016. Questa circolare però riprende quanto stabiliva già un’altra circolare nel lontano 2007.

 

Dunque un annoso problema che va avanti da diverso tempo, senza alcun cambiamento concreto. Questo ritardo di allineamento tra realtà e circolari del ministero è dettato di fatto da un’incongruenza normativa.

 

Se da un lato queste circolari prevedrebbero l’allontanamento della polizia dall’ambito dei sinistri stradali, dall’altro esiste anche l’articolo 11 del nuovo codice della strada che stabilisce come le rilevazioni degli incidenti stradali rientri nei compiti della polizia stradale, ovvero della polizia di stato.

 

È evidente che ci sia una base legislativa che non rende le cose facili. Di fatto non si può negare che le polizia locali collaborino per quanto possibile alla gestione dei sinistri stradali. Ma lo fanno nel più ampio spirito di collaborazione appunto, non all’interno di un cotesto strutturato in modo assegnare compiti precisi e limiti di competenza altrettanto chiari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

 

 

mar, giu 21, 2016  Roberta Buscherini
Decreto assenteismo e i furbetti del cartellino, il pugno di ferro del Governo
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Furbetti del cartellino, ora non si scherza più: il Consiglio dei ministri di mercoledì scorso ha infatti approvato in via definitiva il decreto che reca importanti modifiche in materia di licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici. Il decreto interviene sulla disciplina prevista per la fattispecie di illecito disciplinare denominata “falsa attestazione della presenza in servizio”. L’ufficialità è sancita nel merito dalla seguente disposizione tratta dal comunicato stampa di Palazzo Chigi: “Al dipendente colto in flagrante sarà applicata la sospensione cautelare entro 48 ore e attivato il procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro 30 giorni. È prevista la responsabilità disciplinare del dirigente (o del responsabile del servizio) che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento”. Insomma, come afferma il presidente Renzi, “per chi viene beccato a timbrare il cartellino e andarsene la pacchia è finita”.

 

Assenteismo PA

Furbetti del cartellino: il decreto assenteismo del Governo

 

Una rivoluzione “copernicana” in ambito di Pubblico Impiego che mette fine a quella che si configurava, probabilmente, come una ingiusta disparità di trattamento tra impiego pubblico e privato. In Consiglio dei Ministri sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza unificata e dal Consiglio di Stato. La settimana scorsa si è chiusa la discussione in materia: non ci sono più alibi ora, la materia è disciplinata in maniera molto più stretta.

 

Licenziamenti disciplinari PA: cosa cambia ora con il decreto assenteismo?

 

Ma come si definisce nello specifico la misura che sancisce il “pugno di ferro” nei confronti dei dipendenti pubblici che timbrano e poi non si recano sul luogo di lavoro? Si precisa nel testo licenziato dal Consiglio dei Ministri che la fattispecie di falsa attestazione della presenza in servizio comprende anche quella realizzata mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento. Inoltre viene garantito al dipendente il diritto alla percezione di un assegno alimentare nel corso del periodo di sospensione cautelare dal lavoro. Permangono, seppur in maniera modificata, le congrue tutele per il dipendente pubblico colto in fragrante: al fine di garantire un’opportuna scansione temporale delle diverse fasi del procedimento e per assicurare idonee garanzie di contraddittorio a difesa del dipendente, è stato previsto che con il provvedimento di sospensione si procederà alla contestuale contestazione dell’addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari. Il dipendente verrà convocato per il contraddittorio con preavviso di almeno 15 giorni e potrà farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale. Le sanzioni saranno comminate anche al vertice dirigenziale: è importante sottolineare, infatti, che nei casi in cui il dirigente abbia avuto notizia dell’illecito e non si sia attivato senza giustificato motivo viene prevista la responsabilità per omessa attivazione del procedimento disciplinare e omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare con conseguente comunicazione dell’accaduto all’Autorità giudiziaria.

 

Assenteismo dipendenti pubblici

 

Un tema bollente quello dei “furbetti del cartellino”, messo in evidenza dall’ultimo gravissimo caso di cronaca caratterizzato dall’arresto di 9 dipendenti della ASL di Caserta in servizio nel Distretto 13 di Maddaloni. Questi ultimi lasciavano il posto di lavoro subito dopo aver timbrato il badge o timbravano il badge dei colleghi assenti. L’ennesimo caso che getta cattiva luce su tutta la categoria dei dipendenti statali, compresa purtroppo quella “maggioranza silenziosa” di impiegati pubblici che fanno il loro lavoro correttamente e si comportano eticamente. E mentre i dati sull’assenteismo sono in aumento nel Pubblico Impiego, ci si interroga operativamente sui tempi per varare i decreti attuativi della riforma PA che dovranno sistemare le cose anche in materia di controllo sulle assenze per malattia nella Pubblica Amministrazione. I termini per il varo degli ulteriori decreti scadono nei primi mesi del 2017, ma il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha detto di voler provvedere entro questo mese di luglio.

 

Fonti: Sole24Ore, Repubblica

 

Roberta Buscherini

 

lun, giu 20, 2016  Valentina
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Necessario. Su questo sono tutti d’accordo. Non solo per rispettare la Legge Madia, ma anche e soprattutto per adeguarsi alla situazione geopolitica attuale e alle sue nuove sfide in termini di sicurezza.

 

riordino-carrierePer questo i sindacati del Comparto Sicurezza e i COCER delle Forze di Polizia ad ordinamento militare e del Comparto Difesa (Esercito, Marina, Aeronautica) si sono riuniti per fare il unto sul riordino delle forze armate così come legiferato dal governo in carica. Perché di fatto, quando si prospetta più che migliorare l’assetto delle forze armate all’interno di un nuovo contesto nazionale e internazionale, pare diventare ogni giorno di più uno strumento politico al servizio delle amministrazioni.

 

 

 

 

Riordino carriere comparto sicurezza. L’Opinione dei diretti interessati

 

 

 

La tangibile paura dei sindacati di categoria è ben espressa in una nota ufficiale: questo riordino “sta diventando l’ennesimo tentativo degli apparati per aumentare le alte gerarchie delle Forze di Polizia a competenza generale e per negare una specificità lavorativa riconosciuta per legge e massificare le donne e gli uomini in uniforme che, nonostante tutto, ancora oggi continuano con spirito di abnegazione a garantire la difesa dei confini, la pace, la sicurezza dei cittadini e la democrazia nelle istituzioni repubblicane“.

 

Senza entrare troppo nel merito della riforma delle forze armate così come studiata dal governo, la necessità dei sindacati, in maniera concertata è evidente e anche legittima: “aprire un confronto con i rappresentanti del personale (…) affinché si giunga ad una riforma che, garantendo un sistema più moderno ed efficace, dia anche risposte alle legittime aspettative dei cittadini e delle donne e degli uomini oggi in servizio in queste amministrazioni. Il tutto attraverso processi meritocratici che valorizzino le professionalità acquisite e garantiscano le necessarie opportunità ai giovani che scelgono di servire il Paese in queste amministrazioni“.

 

 

Comparto sicurezza e il riordino delle carriere. Dubbio più grande sui Forestali

 

 

Non si può certo negare che nell’ambito del riordino delle carriere, una delle modifiche più incidive riguardo il corpo forestale dello stato che verrà di fatto militarizzato.

 

Anche questo punto i sindacati di categoria hanno espresso il loto parere negativo in maniera concertata. Le parole del capo della polizia Franco Gabrielli in proposito racchiudono tutte le perplessità su una scelta che andrà chiaramente rispettata, nonostante ignori che “la forza del nostro sistema sia la diversità”.

 

 

 

 

Fonte:  infodifesa / iltempo

 

 

 

 

Valentina Stipa