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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mer, feb 11, 2015  Valentina
Carabinieri Antidroga. Blitz Anche nelle Scuole 4.00/5 (80.00%) 2 Vota Questo Articolo

 

Fonte: lanazione.it

Fonte: lanazione.it

La droga non conosce confini. Questo lo si sa da tempo.  E i controlli antidroga devono averli dei confini oppure no?

 

La questione è aperta e anche piuttosto spinosa, specialmente in Toscana, dove il dirigente di un istituto tecnico per il turismo di Firenze ha detto basta alle perquisizioni degli agenti dell’arma dei carabinieri all’interno della scuola, innescando un braccio di ferro con il questore che si è detto pronto a continuare nonostante la ferma opposizione del preside.

 

Se mi dicono, come è già accaduto, che loro possono d’autorità entrare contro la mia volontà, devono sapere che un minuto dopo che hanno messo piede a scuola io chiamo i giornali e pubblicamente prendo distanze da questo tipo di intervento. Non voglio contrappormi alle forze dell’ordine: siamo tutti contro la droga. Il punto è come si fa la lotta agli stupefacenti dentro una scuola: portare i cani poliziotto in aula è folle”. La posizione del dirigente scolastico è chiara e ferma, ma apre comunque al dialogo con il questore, il quale, dalla sua parte, non accetta contestazioni sule metodologie di intervento.

 

 

 

 

Carabinieri Antidroga Nelle Scuole. Un Argomento Delicato

 

 

 

 

In molte città italiane da tempo si è creata una netta contrapposizione tra gli uomini dell’Arma specializzati in operazioni antidroga e gli studenti, che non accettano di buon grado i blitz a sorpresa degli agenti e rilanciano attraverso l’unione degli studenti una precisa proposta, sottolineando come questi controlli siano del tutto inutili “senza delle campagne di sensibilizzazione verso il fenomeno dello spaccio e poi consideriamo la scuola un luogo dove uno studente viene educato non dove viene arrestato”.

 

A sostegno di questa posizione gli studenti portano anche i relativi risultati che questi blitz hanno portato in termini di quantitativi di droga sequestrata.

 

Dall’altra parte, l’Arma dei carabinieri esegue questo genere di operazioni all’interno di istituti scolastici e con l’ausilio di cani addestrati, principalmente per creare un deterrente agli studenti e non con lo scopo di sequestrare ingenti quantità di stupefacenti.

Va poi infine sottolineato come, nella maggior parte dei casi, a richiedere interventi preventivi da parte degli agenti dell’arma siano gli stessi dirigenti scolastici o i genitori, preoccupati per il contesto sociale frequentato dagli studenti all’interno degli stessi istituti.

 

 

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / mbnews / ilmattino / lanazione

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

mar, feb 10, 2015  Valentina
Dipendenti Comunali Trans Più Liberi A Torino 2.33/5 (46.67%) 6 Vota Questo Articolo

 

Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

Per uno stato, laico solo sulla carta, ma bigotto sotto tutti i punti di vista si tratta di una vera rivoluzione quella segnalata dalla circolare interna del comune di Torino che autorizza i dipendenti comunali transessuali ad avere sul tesserino – non ancora sul documento di identità – il nome scelto e non quello anagrafico, ancora prima che il processo di transizione da un sesso all’altro sua concluso.

 

Una scelta  dir poco azzardata in uno stato bacchettone e chiuso a riccio su certi tipi di diversità.

Una scelta però che risponde a una lotta sulla parità di diritti, come spiega Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride che ha fortemente voluto questo provvedimento: “abbiamo portato avanti questa richiesta non perché ci fossero istanze di singoli interessati, ma come primo passo di una campagna che vuole riconoscere il diritto all’identità a livello nazionale con un cambio delle norme”.

 

Questa delibera comunale è frutto di un percorso iniziato il 22 novembre scorso durante Trans Freedom March e che è stato approfondito durante il il convegno sulle prospettive di riforma della legge n. 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, fino ad approdare all’approvazione definitiva in consiglio comunale.

 

 

 

Dipendenti Comunali. Un Tesserino Personalizzato Che Non Intacca L’Identificazione

 

 

 

 

Cerchiamo di spiegare in concreto cosa stabilisce questa delibera comunale. Ogni dipendente del comune viene identificato attraverso un codice numero, riportato sul tesserino di riconoscimento, che fa capo a un fascicolo personale, il quale riportata tutti i dati anagrafici.

 

Con questa delibera è stato deciso che, chi vorrà, potrà riportare sul tesserino il nome non ufficiale. Di fatto non viene a mancare il principio dell’identificazione del dipendente, poiché, come spiega l’assessore alle pari opportunità del comune di Torino, Ilda Curti, “se vado all’anagrafe voglio che mi sia consegnato il documento richiesto e poco importa se il nome sul tesserino del dipendente sia da uomo o donna, l’importante è che mi sia possibile identificarlo e questa possibilità rimane”.

 

 

 

 

Tesserino Personalizzato. Una Conquista Per Tutta Torino

 

 

 

 

Non si tratta solo di un traguardo raggiunto dalla comunità trans; l’inserimento del tesserino di riconoscimento personalizzato per i dipendenti comunali di Torino è una vera e propria conquista per l’intera comunità piemontese.

Questa novità andrà a incidere sulla qualità della vita delle persone, non solo trans, perché un lavoratore sereno offrirà un servizio migliore” afferma Christian Ballarin, responsabile di SpoT (Sportello Transgender).

 

Anche dal Comune arrivano ringraziamenti e soddisfazioni per voce del coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia: “questa novità rende la nostra Città ancora più attenta ed inclusiva per tutte e tutti. Si tratta di una decisione epocale anche se legata al solo luogo di lavoro in quanto la legge italiana, ad oggi, nonostante alcune recenti sentenze lascino intravedere la possibilità che le cose possano cambiare, non permette il cambio del nome prima degli interventi chirurgici”.

 

 

 

Fonte: repubblica / lastampa

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

lun, feb 9, 2015  Marco Brezza
Redistribuzione incarichi province: ecco cosa succederà nei prossimi mesi 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Come si profila questa prima metà di 2015 per i dipendenti pubblici impiegati presso le province? Bene ma non benissimo, reciterebbe un modo di dire abbastanza di moda in questo periodo: il grande piano degli esuberi sta infatti per avere inizio. E con esso anche la potenziale odissea per coloro che negli enti provinciali lavorano. Ma cerchiamo di capire qualcosa di più.

 

incarichi province

 

Le istruzioni che avviano gli spostamenti del personale delle province

 

Il ministero per la Pubblica amministrazione (capeggiato da Marianna Madia) ha nelle scorse settimane pubblicato la circolare che stabilisce le linee guida per l’attuazione degli spostamenti di personale a seguito della riforma delle province. Sono proprio queste le istruzioni che andranno ad interessare oltre 20mila dipendenti pubblici in tutto il paese: quei dipendenti la cui sorte è stata modificata dalla cosiddetta Legge Delrio, il provvedimento che ha di fatto modificato per sempre la fisionomia degli enti provinciali, in attesa della loro definitiva eliminazione dall’ordinamento (prevista dal disegno di legge costituzionale che modificherà l’architettura dell’ordinamento).

 

Province: cosa accadrà per i dipendenti?

 

Come affermato da una molteplicità di analisti, si tratta del più grande processo di mobilità relativo ai dipendenti pubblici mai realizzato in Italia: e proprio per questo un processo molto delicato e da gestire con grande attenzione. Ma che cosa accadrà realmente per i dipendenti pubblici impiegati presso le province? Sono diverse le biforcazioni e le possibilità che si presentano in concomitanza con la redazione dei piani di riassetto organizzativo, economico, finanziario e patrimoniale che dovranno effettuare le province. In primo luogo è necessario sottolineare che il numero preciso di lavoratori coinvolti in questo processo (secondo computi ministeriali) dovrebbe assestarsi sulla quota di 15mila unità, poiché alla quota di partenza devono essere sottratti quelli legati ai centri per l’impiego, dei quali dovrebbe occuparsi direttamente il Jobs Act, così come coloro che avrebbero le carte in regola per la pensione prima del 2016 (requisiti precedenti alla riforma Fornero), quando si chiuderà l’iter di mobilità pilotata.

 

4 cose fondamentali da sapere

 

Ecco le 4 cose fondamentali da sapere per non farsi trovare impreparati di fronte agli eventi dei prossimi mesi.
- In primo luogo va detto che c’è tempo fino al 1 marzo per Province e Città metropolitane per individuare i dipendenti che dovranno essere coinvolti all’interno del processo di redistribuzione degli incarichi. A tal riguardo i limiti sono delineati in uno sfoltimento che va in riduzione del 30% e del 50% in base alla spesa per il personale.
- Ovviamente diventa importante a questo punto il bilanciamento degli equilibri con le funzioni che devono essere assegnate a Comuni o Regioni: queste ultime dovranno per prime allargare i propri organici, poiché saranno proprio loro a dover integrare una quota più ampia di lavoratori fuoriusciti dalle province stesse. Medesima linea che dovrà essere seguita da Stato e Comuni, gli altri due enti in cui saranno dirottati i lavoratori in esubero.
- Sarà prevista la possibilità di avvalersi di contratti di solidarietà, nel caso in cui dovessero esaurirsi le riserve per gli esuberi e rimanessero alcuni dipendenti da collocare in mobilità. In questa particolare circostanza orari e compensi dovranno essere ridefiniti in maniera specifica.
- Un’altra strada percorribile sarà quella del collocamento in disponibilità. Con la possibilità di vedersi riconosciuti due anni di stipendio ad una quota dell’80%, con l’eventualità successiva del licenziamento.

 

Marco Brezza

 

 

5 Incontri su questo avvincente tema con il biblista Mariano Coni ” Il Mistero dei Rotoli di Qumran”

 

gio, feb 5, 2015  Valentina
Giovani Medici. Futuro a Rischio 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Il parlamento ha ormai convertito in legge il DL 90/2014 sulla Pubblica Amministrazione, compresi i tagli previsti per la sanità. Per buona pace di tutte le coscienze istituzionali però il ricavo dei tagli nell’ambito sanitario rimarranno all’interno dello stesso settore.

In che modo non è dato sapere al momento, ci basti questa promessa. Chi ne esce con le ossa rotte e con poche speranze di sopravvivenza sono, tra gli altri, i medici più  giovani. Penalizzati prima di tutto dalla rumba sull’età pensionabile, dunque sul cambio generazionale ovvero su uno dei cardini del nostro sistema sanitario nazionale: il mancato ingresso dei giovani provocherà un collasso dell’intero sistema con inevitabili ripercussioni sui cittadini.

 

medici e infermieri in crisiE intanto il ministero pensa di aumentare i finanziamenti a quelle università che promuovono più di altre il progetto di studio all’estero Erasmus che “rappresenta una esperienza formativa importante nel percorso universitario, con riflessi positivi sia sulla crescita personale e professionale che sulle relazioni tra atenei” ma che mette a rischio la qualità della ricerca e della formazione degli studenti.

 

Concentrare i finanziamenti già ridotti a progetti universitari, per quanto importanti e necessari in un contesto europeizzato, è penalizzante per gli altri settori. Quello che il responsabile Nazionale Anaao Giovani Domenico Montemurro sottolinea con forza è che “da un Governo giovanilista evidentemente, almeno sulla carta, ci si sarebbe aspettato non qualcosa di più ma molto di più. Nella realtà la situazione risulta peggiore rispetto agli anni precedenti sino al culmine raggiunto attualmente, in cui è stato firmato in extremis il finanziamento dei contratti, 5505, numero del tutto insufficiente (…) Ci pare veramente poca cosa la promessa di un aumento dei posti senza che venga affrontato il problema in modo strutturale”.

 

 

 

L’Intero Universo Sanitario Ha Il Futuro Ipotecato

 

 

 

 

 

L’’articolo 49 del Codice Deontologico degli infermieri recita: “l’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera”.

Quando si parla di carenze e disservizi si intende nel contesto del personale e della struttura.

 

Probabilmente nessuno si sarebbe mai immaginato che nel corso degli anni la figura dell’infermiere professionale sarebbe stata così demansionata e così confusa con altre figure in rapida espansione nel panorama socio-sanitario.

 

A questo si aggiungono una serie di problematiche che di sicuro non aiutano il settore: la crisi occupazionale con circa 30.000 infermieri non occupati, il sovraccarico di lavoro, il mancato ricambio generazionale per la riforma pensionistica di cui ancora non si vede la fine.

 

Problemi risaputi, problemi conosciuti e al vaglio delle istituzioni che prima o poi prenderanno le giuste decisioni. O almeno qualche decisione. Intanto l’intero settore lentamente muore.

 

 

 

Fonte: quotidianosanita / quotidianoinfermieri / lanazione

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mar, feb 3, 2015  Marco Brezza
Pubblico impiego: i 3 cambiamenti più importanti per il 2015 2.60/5 (52.00%) 5 Vota Questo Articolo

Licenziamento impiegati pubblici: sentendo le ultime indiscrezioni, tutto parrebbe convergere verso una soluzione definitiva. Come affermato a più riprese dal premier Matteo Renzi la materia dei licenziamenti per coloro che lavorano all’interno della Pubblica Amministrazione sarà definita mediante una legge ad hoc, mentre la gestione delle malattie passerà all’Inps. Ma come si sta definendo il percorso di riforma che interessa la disciplina del lavoro per pubblici dipendenti? Scopriamolo in questo articolo.

 

Pubblico impiego

Riforma pubblico impiego: cosa cambia per i dipendenti statali

 

Pertanto parrebbe stare per giungere la parola fine alla “querelle” esplosa nelle scorse settimane in merito alla delicata materia: il Jobs Act verrà applicato solo ai dipendenti privati. Come affermato anche su queste pagine il mese scorso, il premier Renzi ha affermato che le nuove regole incluse nel decreto delegato del Jobs Act non saranno valide per i lavoratori di enti pubblici a livello generale. Ora sarà il Parlamento ad intraprendere il percorso di ridefinizione della materia del pubblico impiego mediante il disegno di legge di riforma della Pubblica Amministrazione. Quest’ultimo si occuperà di stabilire le novità occupazionali per coloro che sono impiegati nel pubblico.

 

Il Decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione: le novità

 

Ma cosa accadrà nelle prossime settimane? Il presidente Renzi ha affermato di voler affrontare l’argomento degli statali all’interno del Decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione, al momento fermo al Senato. Il centro della questione si colloca nell’articolo 13 del Decreto Madia, per il quale è stato elaborato un emendamento che affronta il licenziamento dei dipendenti pubblici. L’emendamento dovrebbe riguardare una semplificazione della Legge Brunetta, puntando ad una maggiore “applicabilità” soprattutto per quanto riguarda il suo concreto esercizio sui licenziamenti disciplinari. Per gli statali non vi saranno invece le tutele crescenti (previste invece dal Jobs Act per i dipendenti privati): in caso di licenziamento ingiusto, diversamente dal settore privato, il dipendente dovrà essere reintegrato completamente in servizio.

 

I 3 cambiamenti centrali per il pubblico impiego

 

Ma in concreto come andrà a delinearsi la situazione dei dipendenti pubblici nei prossimi mesi? Osservando le linee tematiche tracciate dal percorso della riforma si possono constatare 3 punti centrali: i lavoratori precari della pubblica amministrazione avranno la precedenza nei futuri concorsi pubblici (attualmente sono al 50%); l’Inps sarà gestore delle certificazioni per malattia anche nel settore pubblico; inoltre saranno poste modifiche sui provvedimenti disciplinari.
Tenendo in considerazione quest’ultimo punto, il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha affermato: “I procedimenti disciplinari devono avere una normativa che ne consenta un concreto e rapido esercizio. Su 6mila procedimenti disciplinari, circa un quarto si è chiuso con una sanzione grave, dalla sospensione al licenziamento”.
In ultima battuta va segnalato che, oltre a rendere più facili e veloci i procedimenti disciplinari nei confronti dei lavoratori pubblici, saranno previste nel provvedimento anche ulteriori norme che introducono controlli più severi in caso di assenza per malattia.
Il processo di cambiamento dovrebbe partire in queste settimane, con la discussione del provvedimento in Senato. Per un 2015 all’insegna delle novità all’interno della complessiva disciplina del pubblico impiego.

 

Fonte: corriere.it

 

Marco Brezza