Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
mar, ago 26, 2014  Valentina
Sindacati Contro Orlando. “No a Chiusura Carceri Di Iglesias e Macomer” 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

”La decisione di chiudere i due Istituti ci lascia delusi ed amareggiati perché tra le altre cose andrà a sottrarre ulteriori risorse economiche alle zone della Sardegna in cui i livelli di disoccupazione hanno raggiunto livelli drammatici (…) Ci dispiace dover constatare che tutto ciò accade nell’interesse più generale da parte della politica. (…) che non sono riusciti a garantire un minimo di presenza dello Stato in un territorio martoriato dalla crisi”.

 

Chiusura carceri sardegnaÈ una denuncia forte quella dei sindacati Fns Cisl, Fp Cgil, Sinappe, Ugl e Osapp alla luce della decisione del ministero della giustizia di chiudere i due istituti penitenziari di Macomer (Nu) e Iglesias, in Sardegna presa lo scorso 28 maggio e dopo una riunione con il provveditore regionale Gianfranco De Gesu.

 

Il decreto ministeriale è stato mosso dalla convinzione secondo la quale la concentrazione dei detenuti in Villaggi Penitenziari, ubicati in località distanti dai centri urbani possa migliorare il sistema e razionalizzare le spese.

 

In questo modo però si rischia solo di aumentare la pesantezza della pena per il recluso estendendola anche ai familiari, come sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”:“le strutture a dimensione umana creano un rapporto positivo con la comunità e con le istituzioni locali maggiormente attente a promuovere iniziative per rafforzare la funzione rieducativa della pena”.

 

 

Si Chiude Per Risparmiare? Esistono Altre Soluzioni

 

 

Ma non è solo un grido di allarme quello che viene lanciato dalle associazioni di rappresentanza della polizia penitenziaria  . Queste parole infatti racchiudono anche la potenziale soluzione sostitutiva alla chiusura dei due istituti che, a quanto pare, avverrebbe per mancanza di risorse economiche: il trasferimento degli uffici del Provveditorato di Cagliari e dell’ Ufficio esecuzioni penali presso la Scuola di Formazione e aggiornamento Polizia Penitenziaria di Monastir che risparmiando così un costo di gestione che ammonta a circa 700 mila euro annui e il conseguente mantenimento delle strutture carcerarie di Iglesias e Macomer.

 

 

Chiusura Carceri. E Con Il Sovraffollamento Come La Mettiamo?

 

 

In effetti, questo decreto ministeriale di soppressione delle due carceri, peraltro di recente costruzione nel caso di quello di Iglesias, è in controtendenza netta con il problema ben conosciuto del sovraffollamento degli istituti penitenziari.

 

Di particolare gravità sarà la chiusura dell’istituto appena citato che ospita detenuti condannati per reati di carattere sessuale e il cui reinserimento sociale deve avvenire in termini ben definiti e per il quale gli agenti di polizia penitenziaria sono stati formati attraverso corsi specifici.

 

Come mai invece di potenziare il sistema lo si riduce? Questa è una domanda a cui il governo Renzi è chiamato a rispondere quanto prima dalle associazioni sindacali e non solo di polizia, poiché i posti di lavoro che tremano riguardano l’intero indotto carcerario e non solo le guardie.

 

 

 

Fonte: uglpoliziapenitenziaria / sardiniapost / ristretti / sardegnalive

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

lun, ago 25, 2014  Marco Brezza
Statali, mobilità obbligatoria: il 2014 sarà un anno difficile? 3.33/5 (66.67%) 3 Vota Questo Articolo

Statali, mobilità obbligatoria: è uno dei temi più battuti in questa bollente primavera italiana. Da una parte le cesoie della spending review che tentano di sfoltire e snellire le spese, dall’altra la preoccupazione dei dipendenti pubblici per i venti di tagli che stanno spirando in questo momento.

 

Statali, mobilità obbligatoria

Fonte: previdenzacomplementare.finanza.com

 

Statali, mobilità obbligatoria: la proposta Madia

 

La proposta del Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia di incentivare i prepensionamenti nella Pubblica Amministrazione in modo tale da favorire i giovani (i quali stanno subendo più di tutti i morsi della crisi sulla contrazione dei posti di lavoro) ha suscitato un discreto clamore. Il Ministro si è infatti soffermato sulla questione degli 85mila esuberi previsti dal commissario Cottarelli: “L’idea – spiega Madia – sarà quella di provare ad avere uscite, anche con prepensionamenti: in questo modo si aiuterebbero i giovani a penetrare nel pubblico impiego”. Lo strumento per implementare ciò, nelle parole del Ministro, sembrerebbe configurarsi attraverso una mobilità obbligatoria rispettosa dei diritti del lavoratore e scevra da insidiosi e frenanti ostacoli di tipo burocratico. Statali, mobilità obbligatoria: sembrerebbe un percorso già pronto per essere avviato? Probabilmente non ancora.

 

Giovani, il tesoro maltrattato di questo paese

 

La questione prepensionamenti si mescola inevitabilmente con la questione della disoccupazione giovanile in Italia. Secondo la Madia il progetto di snellimento deve in primo luogo operare una azione di ringiovanimento della Pubblica Amministrazione: tuttora solo un dipendente su dieci nel pubblico impiego italiano ha meno di 35 anni. “Ci sono generazioni – spiega il Ministro – che non hanno avuto un canale sano di accesso nella Pubblica Amministrazione, vincitori di concorsi non assunti e precari vittime di uno Stato che non ha concesso canali sani e trasparenti di accesso, come invece afferma la nostra Costituzione”.
Il tutto va gestito considerando anche la variabile impersonata dai sindacati. Quella che si auspica è una rinnovata sinergia tra governo e parti sociali. Madia chiede ai sindacati un aiuto nel recuperare “risorse per la Pubblica Amministrazione, in particolare posizionando risorse sull’entrata di nuove energie, di ragazzi e ragazze”.

 

Statali, mobilità obbligatoria: sinergie e visioni

 

Già con almeno un mese di anticipo su queste dichiarazioni, non erano passate inosservate le visioni e le idee nel commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli, con particolare riferimento agli statali, mobilità obbligatoria: “Dal tavolo sul pubblico impiego – spiegava Cottarelli in febbraio – sono arrivati suggerimenti sulla possibilità di rafforzare gli attuali strumenti che regolano la mobilità senza ricorrere a un dispositivo nuovo di zecca. In altre parole in caso di vuoti d’organico, qualora risultasse impossibile percorrere la strada della mobilità volontaria per mancanza di richieste, che rimarrebbe prioritaria, scatterebbe automaticamente la mobilità obbligatoria su base regionale”. Insomma, a gestire la complessa e delicata questione sarebbe una nuova “cabina di regia” condivisa in coabitazione tra Ministero dell’Economia e Ministero della Funzione Pubblica.
Il dibattito impazza, e per ora rimangono ingenti dubbi sulle reali strategie d’azione che verranno implementate dalla compagine governativa per questo 2014. Statali, mobilità obbligatoria: la strada che conduce all’efficientamento del pubblico impiego è lunga e non facile. Si tratta soltanto di percorrerla tutti insieme.

 

Fonti: quotidiano.net, leggo.it, blitzquotidiano.it

 

 

 

 

gio, ago 21, 2014  Patrizia Caroli
Lavoro straordinario infermieri: è dovuta una giusta retribuzione 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Il lavoro straordinario infermieri assurge da qualche tempo a questa parte a tematica “bollente” sul fronte del pubblico impiego in Italia. In tale direzione non si può negare la rilevanza che da ormai diverso tempo sta assumendo la categoria degli infermieri all’interno del settore della Sanità nel nostro paese: una crescita di importanza e un prezioso contributo che però non si sono mossi di pari passo sul piano di tutele e gestione complessiva delle retribuzioni.

 

lavoro straordinario infermieri

Fonte: fimmg.bari.it

Lavoro straordinario infermieri: l’autorizzazione allo svolgimento

 

In merito alla delicatissima questione del lavoro straordinario infermieri non si può non fare riferimento ad una pratica spesso utilizzata dall’azienda ospedaliera nel districarsi dei rapporti di retribuzioni con gli infermieri dipendenti. Va premesso che per ciò che riguarda il pagamento dello straordinario non si può prescindere dalla autorizzazione (preventiva o “ex post”)  allo svolgimento delle prestazioni che eccedono l’orario d’ufficio. Questo atto configura, senza alcun dubbio, una assunzione di responsabilità (di tipo contabile, ma anche gestionale) per il dirigente che lo emana. Il principio appena citato è stato confermato in una pronuncia del Consiglio di Stato (il supremo tribunale amministrativo nel nostro ordinamento), ed assume notevole importanza ai fini della questione che tocca la categoria degli infermieri. Tale tipologia di autorizzazione proveniente dalla Amministrazione responsabile risulta indispensabile dal momento che solo attraverso tale modalità è possibile verificare nel rispetto dell’art. 97 della Costituzione, la effettiva esistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono opportuno il ricorso a prestazioni lavorative di tipo straordinario od eccezionale, cioè il lavoro straordinario infermieri. La causa dello scontro tra infermieri dipendenti e amministrazione risiede pertanto proprio sugli estremi regolamentari di questa “famigerata” autorizzazione preventiva.

 

L’autorizzazione preventiva

 

La giurisprudenza di merito ha esplorato in lungo e in largo la tematica afferente all’istituto della autorizzazione preventiva, senza mai riuscire però a definire univocamente le caratteristiche che la rendono perfetta e distinguibile da altre tipologie di nulla osta: l’unica cosa che emerge con sufficiente nitore dalle pronunce giurisprudenziali (in particolare dai tribunali amministrativi) è la definizione di un atto di tipo prettamente formale (necessariamente emesso dalla Pubblica Amministrazione) che deve includere l’indicazione per il dipendente allo svolgimento di lavoro straordinario infermieri. Questa indicazione possiede una struttura per così dire “bifronte”: da una parte è “strictu sensu” un ordine amministrativo, dall’altra si configura come una garanzia per il dipendente stesso (con riferimento ad esempio con la tutela Inail in caso di infortunio “in itinere”, ovvero nel tragitto di ritorno a casa).

 

Lavoro straordinario infermieri: cosa dice la legge

 

Il Decreto Legge 66/2003 disciplina il lavoro straordinario in ossequio ad alcune direttive dell’Unione Europea: tra i punti cardine della normativa vi è la necessità che il ricorso alle prestazioni di lavoro straordinario deve essere contenuto ed ammesso soltanto previo accordo (proprio quello di cui discutono gli infermieri)  tra datore di lavoro  e lavoratore per un periodo  che non superi le duecentocinquanta ore annuali.
Unendo i concetti espressi dalla giurisprudenza si giunge alla conclusione che la definizione formale di turno di lavoro contiene in sé gli estremi di quella autorizzazione di cui si parlava in precedenza, poiché caratterizzata dai requisiti della formalità e della ufficialità (se l’atto è compilato e prodotto secondo tutti i “crismi” dell’attività amministrativa dal datore di lavoro).
Emerge pertanto che, formalmente, il turno di lavoro, datato e firmato da un coordinatore, possiede le caratteristiche precipue di una preventiva autorizzazione allo svolgimento di lavoro straordinario:  al dipendente deve pertanto essere riconosciuto il diritto alla giusta ed equa retribuzione, riguardo il lavoro straordinario infermieri.
Fonte: infermieristicamente.it

 

Patrizia Caroli

mer, ago 20, 2014  Marco Brezza
Retribuzione accessoria scuola: un diritto degli insegnanti 5.00/5 (100.00%) 3 Vota Questo Articolo

Tempo di chiusura dell’anno scolastico, tempo di vacanze, ma anche tempo di retribuzione accessoria scuola? Il punto di domanda è d’obbligo su quest’ultimo interrogativo, anche se il suo concretizzarsi dovrebbe essere la chiara conseguenza dell’assunto di apertura. Ovverosia, vale il sillogismo: fine dell’anno scolastico, congrua corresponsione delle retribuzioni accessorie.
Infatti il momento della fine dell’anno scolastico è anche quello in cui si giunge alla convergenza del pagamento delle competenze accessorie al personale impiegato nella scuola pubblica. Ma andiamo ad osservare più da vicino l’argomento della retribuzione accessoria per il personale docente, soffermandoci sugli elementi che circoscrivono le possibililità ed i requisiti per ottenerla.

 

retribuzione accessoria scuola

Fonte: impresalavoro.eu

Retribuzione accessoria scuola: il diritto al compenso attività aggiuntive

 

Va in primo luogo affermato che le attività aggiuntive possiedono la medesima dignità ed importanza di quelle obbligatorie, dal momento che rientrano ordinariamente nel POF o comunque nel piano annuale relativo del Personale ATA. Inoltre le attività aggiuntive vengono assegnate dal preside (dirigente scolastico) mediante una lettera di incarico in cui è indicato anche il relativo compenso. Pertanto la retribuzione accessoria scuola, che costituisce il congruo corrispettivo per l’avvenuto compimento delle pattuite attività aggiuntive da parte del docente, deve essere assegnata una volta che la mansione è stata correttamente condotta a termine.

 

Il rifiuto del dirigente scolastico è illegittimo

 

Non ha pertanto nessuna valenza né efficacia reale il rifiuto manifestato dal dirigente scolastico al docente in relazione alla liquidazione dei compensi relativi alla retribuzione accessoria scuola, con la giustificazione della mancanza dei fondi o della non avvenuta verifica da parte dei revisori dei conti in merito alla situazione dei fondi: infatti, sotto il profilo amministrativo-scolastico, tutte le risorse che giungono alle scuole sono garantite o dal contratto oppure da leggi specifiche e l’amministrazione ha in questo senso l’assoluto dovere di ripartire e suddividere le stesse tra i singoli istituti in base ai criteri definiti nei provvedimenti che hanno disciplinato gli stanziamenti.
Va inoltre detto che l’amministrazione scolastica può certamente tardare ad accreditare i fondi (accade spesso), ma è altrettanto vero che il dirigente ha il dovere deontologico di sollecitare la direzione regionale ad inviare gli stessi per soddisfare le legittime pretese del personale docente, il quale ha diritto a vedersi riconosciuta la retribuzione accessoria scuola.

 

Retribuzione accessoria scuola: termini, scadenze e tutela legale

 

Elemento di eminente rilevanza in materia di retribuzione accessoria per il personale docente è quello inerente al termine entro cui corrispondere il compenso: infatti le retribuzioni di tipo aggiuntivo devono essere corrisposte entro la data che rappresenta la fine dell’anno scolastico. Ma cosa accade nel caso in cui questo termine viene oltrepassato? Non vi sono dubbi a riguardo: il docente ha infatti facoltà (e diritto) di dare avvio ad una procedura giudiziaria al fine di vedersi riconosciute le somme dovute. In tal senso, qualora l’azione giunga a buon esito, sono dovuti nei confronti del docente anche gli interessi legali. Le attività aggiuntive si configurano pertanto a tutti gli effetti come assolutamente degne di retribuzione, avendo la medesima valenza che permea le attività principali che i docenti esercitano nell’ordinario orario scolastico in sede di lezione frontale.

 

Fonte: uil.it

 

Marco Brezza

 

 

 

mar, ago 19, 2014  Roberta Buscherini
Spending review Carabinieri 2014: ecco soppressioni e accorpamenti 3.00/5 (60.00%) 3 Vota Questo Articolo

La questione della revisione della spesa che sta attraversando praticamente ogni settore della galassia Italia in questo 2014 non risparmia certamente l’Arma dei Carabinieri. Quella che si configura come una delle quattro forze armate italiane, con collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa, sta subendo, nella odierna temperie, alcuni decisi tagli che stanno diffondendo i loro effetti in diverse aree tematiche afferenti al sistema Sicurezza nel paese.

 

Fonte: oknotizia.com

Fonte: oknotizia.com

Blocco stipendi ed accorpamenti uffici

 

In tal senso il Cocer si occupato, in una nota diffusa negli scorsi giorni, di effettuare una sorta di bilancio dei tagli già operati muovendo lo sguardo verso quelle che potrebbero essere le “revisioni” che potrebbero caratterizzare questo 2014. Il discorso generale inserisce le sue basi sull’impatto che si assesta su una comunità nel momento in cui un presidio dell’Arma dei Carabinieri viene chiuso:  insomma, il personale di questa importante forza armata in questi tempi vive una forte demotivazione, sensazione causata sia dal blocco complessivo degli stipendi, sia dall’arresto del turn-over sulle assunzioni. Senza dimenticare le numerose azioni di chiusura o accorpamento di molti Uffici e Comandi in ogni parte del paese.

 

Carabinieri: la percezione diffusa

 

La nota emessa dal Cocer effettua una analisi anche di tipo emotivo sulla percezione diffusa dell’importanza dei Carabinieri in Italia: “Gli Italiani anche quest’anno si sono espressi in varie indagini demoscopiche. Il loro gradimento massimo va ai Carabinieri e a tutte le forze di Polizia, nonostante da 7 anni i bilanci delle Forze di Polizia si siano drasticamente assottigliati. Ne è palese dimostrazione la resistenza ostinata di ogni singola comunità che vede soppresso o ridimensionato il presidio dei Carabinieri che protegge quel territorio”. Sono infatti numerosi gli accorpamenti e le soppressioni di stazioni anche importanti nei vari angoli del paese: già 31 sono infatti le stazioni di Carabinieri accorpate.

 

Tagli Carabinieri 2014: dolorose soppressioni

 

Nel frattempo i tagli previsti per il comparto difesa nel suo complesso non sembrerebbero per questo 2014 colpire in maniera ulteriore colpire il personale: infatti i risparmi previsti dal Ministro Pinotti andranno ad essere creati tagliando sui programmi di investimento militare e non toccando quindi in alcun modo le risorse destinate ai dipendenti (e pertanto non verranno colpiti neanche i membri dell’Arma dei Carabinieri). Il taglio di spese sul fronte della Difesa si sostanzia in 400 milioni di euro ed entro i margini della riduzione è incluso lo spostamento del programma di spesa per gli F35, che garantirà 135 milioni di euro: quindi non si ravvisano, analizzando i dati provenienti dal Ministero, elementi negativi per la categoria qui interessata.
Tornando ad analizzare in maniera più ravvicinata la situazione dei tagli Carabinieri 2014, si nota che sono oltre 32 le Stazioni “sotto investigazione” per approfondimenti sull’opportunità di accorpare o addirittura sopprimere. Mentre sono i presidi soppressi presso scali ferroviari e aeroportuali, ed altri 2 quelli per cui è stata inoltrata richiesta per l’assenso Ministeriale al fine di procedere alla soppressione.
Riorganizzazione è la parola chiave che caratterizza la attuale situazione di “spending review”: un riordino complessivo e razionale del comparto Sicurezza da effettuare con grande attenzione senza pregiudicare le condizioni di un settore che possiede grandissima importanza dentro l’ordinamento del paese.

 

 

Fonte: grnet.it

 

Roberta Buscherini