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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mar, mar 15, 2016  Valentina
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Fonte: spoiledexpat.com

Fonte: spoiledexpat.com

Quando la realtà supera la fantasia si spera sempre che sia in meglio. Ma nella maggior parte dei casi non è così. E non lo è neanche in questo caso, di cui ben ci si guarda dal parlare in maniera diffusa.

 

Si tratta dell’ennesima vergogna dello stato italiano verso i suoi figli, divisi tra prediletti e di seconda scelta. Di questa ultima categoria fanno parte i carabinieri che, a Roma, per raggiungere il loro luogo di lavoro in centro città sono costretti a pagare di tasca loro la tassa ZTL.

 

Il delegato del Co.Ce.R Giuseppe La Fortuna non è andato per il sottile e ha dichiarato che “se da un lato il Governo sembrerebbe orientato a dare assoluto sostegno  e la massima importanza e alle Forze dell’Ordine, dall’alto, emerge l’atteggiamento ostile e incongruente posto in essere dalle Autorità competenti nei confronti dei Carabinieri”.

Ma andiamo con ordine.

 

Carabinieri. Quando l’esperimento costa caro

 

 

Vi abbiamo già raccontato a suo tempo che a Roma si sta svolgendo una fase sperimentale che prevede l’istituzione del 112 come numero unico di pronto intervento europeo.

 

Dal primo marzo scorso poi è entrato in azione anche il piano di controllo del territorio che divide la giurisdizione della capitale in tre maxi aree, assegnate una ai carabinieri e due alla polizia di stato a rotazione. Lo scopo di questo piano è quello di monitorare il territorio in modo molto più capillare evitando accavallamento di forze e competenze.

 

Di per sé il progetto è lodevole e si spera porti a un bilancio positivo, tale da poterlo estendere anche a tutte le altre città.

Non si può però accettare che chi deve recarsi nella propria sede di lavoro, fatta eccezione per i carabinieri che svolgono servizio presso la caserma Pogdora di Via Morosini, debba pagare di propria tasca la tassa sulla zona a traffico limitato.

Si tratta, per i rappresentanti della categoria di un tributo illegittimo che non trova un fondamento logico e che, qualora le cose non cambino, dovrà gravare sull’amministrazione militare e non sul singolo.

 

Il Co.Ce.R su questo punto è irremovibile e conclude la propria lettera di denuncia, ricordando come “gratificare, apprezzare e soprattutto riconoscere i diritti ai Carabinieri, significa rafforzare l’attaccamento alle Istituzioni e a quei valori che da secoli sono insiti nella mentalità trasfusa in quegli Uomini e in quelle Donne in divisa che presidiano, giorno e notte, tutti i territori del nostro paese nonché il centro urbano più importante e a rischio attentati dell’intera Nazione, i cui numerosi obiettivi sensibili, ruotano”.

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

lun, mar 14, 2016  Valentina
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Fonte: vita.it

Fonte: vita.it

Quando un programma televisivo dagli ascolti molto alti e destinato a un target di pubblico di ampio spettro pone l’accento su argomenti delicati e di interesse pubblico è sempre un bene per la società intera.

 

Quando lo fa non dando tutte le informazioni e rimane troppo da un solo lato della barricata rischia invece di fare non solo dell’informazione non corretta ma di mettere in pericolo un’intera categoria di lavoratori come quelli della polizia penitenziaria.

 

Il riferimento è al servizio mandato in onda dal programma “Le Iene”, il quale trattava lo scomodo tema delle violenze in carcere, descrivendo con l’aiuto dei racconti scioccanti di un detenuto e altrettanto forti di un ex agente di polizia penitenziaria, la condotta di una manciata di agenti dalla mano a dir poco pesante all’interno di un istituto penitenziario italiano di Asti tra il 2004 e il 2005.

 

 

Polizia Penitenziaria. La risposta del Sappe

 

 

Come era prevedibile, il sindacato autonomo di categoria Sappe non ha perso tempo, rispondendo con una lettera pubblica direttamente a Matteo Viviani, autore del servizio tv, con alcune precisazioni, tutte volte a non fare di tutta l’erba un fascio: “la responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana”.

 

Il sindacato poi non manca di ricordare che l’ex agente di polizia penitenziaria intervistato è stato “destituito dalla Polizia Penitenziaria, perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false”.

Dunque oltre ad avere dubbia attendibilità non è certo stato un agente modello.

 

 

Polizia penitenziaria. Arriva anche la precisazione del Dap

 

 

A riprova del fatto che non corrisponde al vero che i 5 agenti incriminati non abbiano subito provvedimenti, proprio a seguito della messa in onda del servizio, il dipartimento di amministrazione penitenziaria si è affrettato a chiarire subito che “ha intrapreso le azioni disciplinari non essendo ostative le pronunce giudiziarie e ha adottato due provvedimenti di destituzione dal servizio e due provvedimenti di sospensione dal servizio”.

 

Questo, nonostante la sentenza 78 del febbraio 2012 pronunciata dal tribunale di Asti assolveva uno degli agenti per non aver commesso il fatto, dichiarava di non doversi procedere per difetto di querela nei confronti di altri due agenti e il non doversi procedere nei confronti degli ultimi due a seguito del decorso del termine prescrizionale per il reato di cui all’art. 608 c.p.

 

Questa dichiarazione del Dap ha il solo intento di controbilanciare quanto divulgato nel servizio tv e a precisare ancora una volta con forza che i “singoli condannabili episodi, (…) non devono e non possono minimamente ledere l’onore e il prestigio dei singoli appartenenti e del Corpo nel suo insieme, cui va tributato il riconoscimento per il difficile compito al quale sono chiamati quotidianamente per la tutela dei diritti e delle garanzie dei principi costituzionali”.

 

 

 

 

Fonte: polpen / peoplexpress / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

mer, mar 9, 2016  Valentina
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Fonte: napoli.zon.it

Fonte: napoli.zon.it

Questa buona scuola conosce ancora troppi punti oscuri e in molti pensano che “buona” non sia proprio l’aggettivo giusto per descrivere questo provvedimento che senza dubbio risulta rivoluzionario.

 

Per questo il 16 marzo prossimo a Roma, nella sala Capranichetta in Piazza Montecitorio è stato organizzato dall’Associazione Docenti Art. 33 e dal sindacato Gilda degli Insegnanti il Convegno nazionale sul tema La Buona Scuola. Profili di Incostituzionalità.

 

L’obiettivo del convegno è quello di affrontare i punti di incostituzionalità che sembrano coinvolgere la legge 107/2015, con lo scopo di arrivare a proporre alcune modifiche normative e valutare anche la possibilità di intraprendere la strada di un referendum.

 

Come si legge sul manifesto del convegno infatti “La legge 107/2015 appare viziata da forzature normative che stravolgono alcuni dei cardini della Costituzione. Le criticità maggiori riguardano la creazione di ambiti territoriali, finalizzati alla chiamata diretta dei docenti, e la presenza di pesanti deleghe che danno al governo una discrezionalità normativa oggettivamente non coerente con il dettato costituzionale”.

 

Il convegno inizierà alle ore 9.30 del 16 marzo prossimo e la partecipazione viene riconosciuta come attività di aggiornamento con esonero dall´insegnamento (art. 64 CCNL 29/11/2007).

 

 

Scuola. Si avvicina l’opzione referendum

 

 

Al di là del convegno, la possibilità referendaria è sempre più tangibile per poter gridare tutto ciò che in questa legge non va e deve essere cambiato. A partire dagli aspetti considerati incostituzionali.

 

La nostra mobilitazione è partita quando la riforma era ancora soltanto un documento del quale abbiamo contestato subito l´impianto, scendendo in piazza il 23 novembre del 2014 (…) Dando voce al dissenso del mondo della scuola, da allora la nostra lotta non si è mai fermata e, coerentemente (…) la Gilda degli Insegnanti ha deciso di non firmare il contratto della mobilità che conferma ambiti territoriali e chiamata diretta da parte del dirigente scolastico, ovvero i pilastri della legge 107”.

 

A dirlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, spiegando senza indugi, che su questa posizione non si conosce mediazione.

 

L’aspetto di incostituzionalità è stato portato sotto i riflettori dal prof. Michele Ainis, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università degli Studi di Roma III ed editorialista del Corriere della Sera e dell’Espresso, il quale ha pubblicato nel numero di marzo di Professione Docente, bimestrale di informazione della Gilda degli Insegnanti un articolo che affrontava proprio questo tema.

 

 

Fonte: gildains / tecnicadellascuola / orizzontescuola

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

mar, mar 8, 2016  Valentina
Carabinieri. Tutti pronti per la Libia 2.67/5 (53.33%) 6 Vota Questo Articolo

Carabinieri-libiaEra solo questione di tempo. Non poteva che essere in questo modo. Lo dice la storia, gli interessi economici. E così un reparto delle forze speciali dei paracadutisti del 9^ Reggimento Col Moschin insieme ai carabinieri del Battaglione Tuscania, partiranno insieme dalle coste di Livorno verso la Libia con lo scopo di combattere l’Isis.

 

Insieme ai Carabinieri lascerà l’Italia anche un reparto della marina Militare composto da 50 marò. A dirigere le operazioni sarà il nostro servizio segreto per la sicurezza esterna AISE che pianificherà e controllerà ogni missione delle nostre forze speciali in terra libica.

I nostri militari saranno accolti a Tripoli da tre distinti team composti da 12 militari ciascuno, tutti appartenenti ai servizi segreti italiani, che già da tempo operano su quel territorio.

 

 

Carabinieri. Non solo garantisti in terra Libica

 

 

Già, perché se all’opinione pubblica si vuole far credere che l’azione dei nostri carabinieri in Libia sia finalizzata al solo mantenimento della sicurezza di n momento politico molto delicato, la verità non è certo questa.

 

La finalità dei carabinieri del Gis infatti prevede anche azioni di disturbo dietro le linee nemiche. Una sorta quindi di guerra non ufficiale coordinata dai servizi segreti in collaborazione con le forze speciali statunitensi, francesi e britanniche.

Questa decisione del governo italiano ha allertato anche i servizi segreti interni: un ruolo attivo dei militari italiani in Libia si traduce intuitivamente in un aumento del rischio di attentati e ritorsioni.

 

Considerando che per il califfato in Siria non si sta mettendo bene e che l’obiettivo è che il Libia la sorte sia la medesima, non va sottovalutata la possibilità i possibili infiltrazioni in occidente, insieme all’onda di immigrati, di terroristi con lo scopo di replicare le stragi di Parigi.

 

 

Carabinieri. Un pensiero va a Tonelli

 

 

È inevitabile. Si parte per la guerra. Bisogna avere la certezza di partire con il massimo delle protezioni. Sarà così? Speriamo.

Di sicuro però l’episodio che vede protagonista in questi giorni il segretario del sindacato autonomo di polizia SAP Gianni Tonelli non può passare in sordina. 43 giorni di sciopero della fame. Oltre un mese. 18 chili persi. Per caso qualcuno conosce le motivazioni di questo gesto? Se sì, il merito non può certo essere dei mezzi di comunicazione che, come spesso accade, per alcune notizie di rami scomodi, hanno ben taciuto l’azione di protesta del segretario Tonelli.

 

Il dolore più grande è stata l’indifferenza delle autorità di Governo ed in particolare del presidente del Consiglio Matteo Renzi e del ministro dell’Interno Angelino Alfano oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui è stato inviato, a più riprese, un accorato appello. Un silenzio sordo e preoccupante”.

Come dare torto a questa nota del sindacato di polizia a seguito del ricovero del segretario presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Roma dove è tutt’ora ricoverato. A onore del vero va riconosciuto ad alcune testate giornalistiche di aver reso noto il caso Tonelli a seguito del suo ricovero.

Informazione dunque scarsa e senza alcun senso logico.

 

Uno sciopero quello di Tonelli iniziato il 21 gennaio scorso contro i provvedimenti disciplinari presi dalla polizia nei confronti di un agente del Sap che aveva mostrato in un servizio tv un equipaggiamento ritenuto non idoneo e anche contro la sanzione a lui stesso comminata per aver indossato in tv una maglia con la scritta “I love Polizia”.

 

È bene ricordare anche che proprio l’episodio dell’agente di polizia è attualmente oggetto di una denuncia alla Procura della Repubblica contro il Capo della Polizia Alessandro Pansa e il Questore di Roma Nicolò D’Angelo per averlo sospeso con false motivazioni.

 

Le stesse infatti, si legge, sono scaturite “alla luce del grave pregiudizio arrecato dal predetto all’immagine e al prestigio dell’Amministrazione in ragione dell’ampia risonanza mediatica dell’episodio”. Poi ci si affretta a precisare che “che è in atto un generale ricambio ed ammodernamento delle dotazioni complessive, in particolare, dei giubbetti antiproiettile”.

 

 

 

 

Fonte: ilmessaggero

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

lun, mar 7, 2016  Valentina
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Fonte: direttissimaonline2.blogspot.com

 

Mentre si attendono gli esiti della riunione già una volta rimandata per un confronto sulla revisione degli ordinamenti e dei ruoli delle forze di polizia, trapelano alcune indiscrezioni su quanto verrà sottoposto al tavolo tecnico del ministero dell’interno.

 

Sebbene non ci sia alcuna ufficialità, analizziamole insieme per avere un’idea generale più chiara.

 

 

 

 

 

Polizia Penitenzia. I dettagli distinti per ruolo

 

 

Iniziamo questo excursus analizzando i ruoli, uno per uno.

Per ciò che riguarda gli agenti si parla dell’introduzione del diploma di scuola secondaria di secondo grado per accedere alla qualifica iniziale.

 

Sull’inquadramento degli assistenti capo invece nel ruolo di sovrintendenti dovrebbe esserci una semplificazione delle modalità e una permanenza nella sessa sede almeno nella fase di transizione. A coloro poi che hanno maturato almeno 13 anni in questa qualifica dovrebbe venire riconosciuto un assegno di responsabilità e la qualifica di sostituto sovrintendente.

 

Ragionamento simile anche per i sovrintendenti che conosceranno la semplificazione delle procedure e l’assegnazione di un assegno, insieme alla qualifica di sostituto ispettore. Anche per gli ispettori vale lo steso trattamento: semplificazione, assegno e qualifica di sostituto commissario.

 

Per ciò che riguarda invece la revisione della carriera dei funzionari, andrebbe prevista in un unico ruolo, il cui diritto di accesso sarebbe vincolato al possesso di una laurea specialistica, corso biennale e master. Si parla poi dell’introduzione dell’accesso per metà dall’interno e per l’altra metà con concorso pubblico, senza distinzioni di ruoli e funzioni.

 

Per i dirigenti la situazione rimane legata alle modalità di accesso con laurea triennale o specialistica, con l’unico scopo di valorizzare la progressione della carriera.

 

 

Polizia Penitenziaria. L’aspetto Economico rimane da rifare

 

 

In termini economici, la bozza contiene solo un accenno ai trattamenti dei dirigenti, nel quale si fa riferimento a “l’assorbimento delle risorse dei 13 e dei 23 anni, nonché del compenso del lavoro straordinario e delle altre indennità, da far confluire anche in un apposito Fondo, con la successiva redistribuzione delle stesse per legge (senza oneri aggiuntivi) anche nei confronti del personale già destinatario del predetto meccanismo dei 13-23 anni, e con rinvio ad un successivo DPCM, ovvero con l’eventuale introduzione di un’area negoziale limitata alle sole indennità accessorie e alla parte normativa del rapporto di lavoro”.

 

Come scritto in apertura si tratta solo di una bozza di documento ancora tutto da discutere definire, ma che senza dubbio, mostra le linee guida lungo le quali si dovrà rimanere per elaborare un documento concertato. Quando? Speriamo a breve.

 

 

 

 

Fonte: sappe

 

 

 

 

Valentina stipa