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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, gen 30, 2017  Valentina
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Fonte: infodifesa.it

Fonte: infodifesa.it

Quanta ilarità per una panda con le catene! Sì, è vero, appartiene all’arma dei carabinieri, ma tutto questo scalpore proprio non è giustificato. È dovuta intervenire addirittura la professionalità di autoblog.it per garantire che quanto mostrato in quella foto così scandalosa è del tutto normale.  “Non c’è nulla di sbagliato a montare catene da neve sull’asse posteriore di un’auto a trazione integrale. Questo poiché in alcuni casi le 4×4 possono necessitare di avere maggiore trazione sull’asse posteriore”.

 

Sul sito poi si legge una lunga dissertazione tecnica che spiega come anche l’analisi della foto mostri una situazione del tutto normale, considerate le condizioni del terreno e il contesto. Tale precisazione ha avuto lo scopo di far tacere almeno in parte l’onda immensa di commenti e sfottò diretti ai carabinieri, facili bersagli di situazioni comiche.

 

Questa pero non lo era. E non voleva esserlo. Né in quanto tale. Né considerato il contesto e la situazione nel quale è stata scattata la fotografia.

 

Il bello del web è che tutti hanno la possibilità di dire la loro in quasi totale anonimato. Questo però è che il punto debole. Dare parola a chi farebbe meglio a tacere po’ creare situazioni spiacevoli come questa ai danni di una categoria che di problemi di equipaggiamento e risorse ne ha da vendere. Ma sul serio. Non per ilarità.

 

 

 

Carabinieri. Dalle risate al dramma

 

 

 

Ci si concentra su una panda 4×4 con le catene e non si pensa invece al rischio di crollo della caserma dei carabinieri di Dueville, nel vicentino. Una vicenda iniziata molto tempo fa, ben prima della chiusura dei lavori di ristrutturazione e che oggi evidenzia vizi e difetti costruttivi che hanno reso indispensabile l’evacuazione immediata degli alloggi per garantire l’incolumità degli occupanti.

 

Quella caserma, c’è da dire, che non ha avuto vita facile fin dagli albori della sua nascita. Basta pensare alle difficoltà per la ricerca dei fondi, poi i ritardi dei costruttori e le indagini dei Ros di Padova, che hanno condotto all’assegnazione a una nuova impresa edile. E ancora la trepidante attesa per raggiungere il numero di carabinieri operativi e infine le polemiche per i canoni d’afflitto e per la gestione della manutenzione dei locali.

 

Fino a oggi. Fino alla richiesta di evacuazione per rischio di crollo dell’edificio. Ecco queste notizie stridono fortemente dopo gli sfottò per le catene sulla panda, non trovate? Si tratta di due facce della stessa medaglia. Quella dei figli dello stato che, nonostante gli sforzi quotidiani, vengono denigrati e derisi. A volte dai loro stessi padri.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiornaledivincenza  /nonsolomarescialli

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

gio, gen 26, 2017  Valentina
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Fonte: giurdanella.it

Fonte: giurdanella.it

È di pochi giorni fa l’approvazione da parte del consiglio dei ministri di 8 decreti facenti parte della riforma passata alle cronache come Buona Scuola, in tema di precariato.

 

 

Secondo le nuove regole cambieranno le condizioni per poter diventare docente all’interno degli istituti di primo e secondo grado. E’ stata infatti inserita la laurea come requisito obbligatorio, oltre al fatto di dover essere vincitori di un concorso.

 

 

La professione di docente però, anche in presenza di questi requisiti, non sarà immediata; ci sarà infatti un percorso formativo della durata di 3 anni, dei quali, i primi due si svolgeranno obbligatoriamente all’interno della scuola. Allo scoccare del terzo anno ci sarà l’immissione in ruolo a tempo indeterminato.

 

 

 

Scuola. Possibile riapertura Gae

 

 

 

Che cosa ne sarà dei dicenti precari inseriti nelle graduatorie d’istituto? Secondo quanto previsto dalla normativa dovranno attraversare una fase intermedia e non si esclude che possano essere inseriti in coda nelle graduatorie a esaurimento.

E proprio nell’ottica di aggiornamento delle Gae, l’inserimento dovrà coinvolgere i docenti precari iscritti alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto e anche cloro che si iscriveranno negli elenchi della prossima primavera.

 

 

In effetti la riapertura delle Gae non sarebbe poi una sorpresa. Fin dai suoi primi discorsi il nuovo ministro all’istruzione Valeria Fedeli, ha fatto trapelare la volontà, pur nel rispetto dei principi della riforma, di adattare la stessa almeno ad alcune delle esigenze del corpo docente.

Lo stesso ministro aveva riassunto in 4 punti gli obiettivi del 2017 e il secondo recitava proprio così: “valorizzazione dei docenti, anche tramite il rinnovo del contratto statale“.

 

 

 

 

 

Scuola. Presidi vicini alla protesta

 

 

 

 

L’approvazione di questi 8 decreti attuativi della Buona Scuola non è stata però affatto digerita dai presidi, attori principali per ciò che concerne la pratica della chiamata diretta.

Per il presidente Anp, associazione nazionale presidi e alte professionalità, Giorgio Rembado il quale afferma che “se la riforma della Buona Scuola non va avanti, con la chiamata dagli ambiti territoriali dei docenti e la permanenza triennale nella stessa sede di servizio, salta anche la valutazione dei dirigenti: si sono pregiudicate le condizioni per arrivare a una giusta valutazione del preside”.

 

 

Nonostante i buoni propositi iniziali, si mette male dunque per il neo ministro; è probabile infatti che la povera Fedeli sia costretta a ricorrere alle sue arti diplomatiche per evitare il blocco di attuazione alla riforma. Le prossime settimane saranno senza scampo decisive in questo senso.

 

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / tecnicadellascuola

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

mar, gen 24, 2017  Valentina
Vigili Del Fuoco. Gli Eroi incompresi
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Fonte: meteoweb.eu

Fonte: meteoweb.eu

La tragedia dell’hotel Rigopiano ha riportato in prima pagina la situazione lavorativa dei vigili del fuoco con tutte le sue falle e le sue contraddizioni. Facile chiamarli eroi perché, in una situazione come quella della slavina, mettono a repentaglio la loro vita e a frutto le loro competenze per salvare quante più persone possibili.

 

I vigili del fuoco non sono eroi per questo. Sono eroi perché fanno questo, anche senza la ribalta della tv, quotidianamente, nel silenzio più assoluto dei media e dello stato. E lo fanno per una retribuzione e un trattamento stipendiale e contrattuale che fa acqua da tutte le parte. Ecco perché sono eroi.

 

 

 

 

Vigili Del Fuoco. Cancellato il bonus Renzi

 

 

 

 

È facile far volare la mente, in questi giorni, nei quali i vigili del fuoco vengono acclamati come eroi, alla notizia di pochi giorni fa che vede esclusi sia loro che polizia e baschi blu dall’attribuzione del bonus degli 80 euro del defunto governo Renzi.

 

Vero è che i sindacati di categoria avevano a suo tempo criticato il provvedimento con cui veniva erogata la detrazione fiscale definendolo come una “elargizione non contrattata” e “priva di alcun effetto sul trattamento previdenziale e di quiescenza”. Da qui a vederlo cancellato però, avrebbe dovuto esserci un minimo di contrattazione.

E invece no.

 

 

 

 

Vigili Del Fuoco. La rabbia del Conapo

 

 

 

 

 

La drammatica notorietà che il corpo dei vigili del fuoco ha ricevuto in questi giorni, a causa della tragedia dell’Hotel Rigopiano ha di fatto però messo in luce ancora una volta una serie di problematiche ancora irrisolte e che il governo si guarda bene dal prendersi in carico.

 

I sindacati di categoria, Conapo in testa, hanno approfittato dei riflettori per ricordare a tutti le loro condizioni lavorative e quanto queste incidano sull’efficienza delle operazioni che sono chiamati a gestire.

Dalle pagine del Corriere di Rieti, Antonio Brizzi, segretario generale del Sindacato autonomo Conapo, si sfoga senza riserve, ricordando come “A Roma, politici e alti dirigenti non hanno la benché minima cognizione del soccorso e si sono rivelati incapaci di prevenire per tempo queste criticità e di rappresentare per tempo al Governo che non si può amministrare la sicurezza solo con tagli”.

 

A questa accusa se ne aggiunge un’altra altrettanto assurda che riguarda l’appena soppresso corpo forestale dello stato, i cui elicotteristi sono passati all’interno dei vigili del fuoco.

 

Peccato che siano tutte al momento inutilizzati in attesa di direttive da parte della dirigenza delle vigili del fuoco. La loro competenza e professionalità sarebbe indescrivibilmente preziosa in questo momento di emergenza globale. Ma la burocrazia non conosce emergenza e mette i bastoni tra le ruote comunque.

 

 

 

 

 

 

Fonte: conapo / investireoggi

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

lun, gen 23, 2017  Valentina
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Fonte: poliziapenitenziaria.it

Fonte: poliziapenitenziaria.it

La parola fine su questo processo, pagina tra le più buie per le forze armate italiane, è ben lontana dall’essere messa. Per buona pace della famiglia Cucchi e di tutti gli altri attori coinvolti. Siamo lontani dal chiudere definitivamente il capitolo e tra polemiche, post sui social e dichiarazioni fuori posto, anche i vertici dell’arma hanno deciso di dire la loro.

 

Lo fanno attraverso la più alta carica che li rappresenta, il generale del Sette. Lo stesso generale aveva già espresso la sua posizione, e quella di tutta l’Arma nel 2015, all’indomani dell’apertura dell’inchiesta sui carabinieri coinvolti nell’episodio della morte di Stefano Cucchi, in quei maledetti giorni del ottobre del 2009. “Siamo, io, l’Arma dei Carabinieri e tutti i carabinieri accanto alla magistratura con forza e convinzione, come sempre, per arrivare fino in fondo alla verità, per poi poter adottare con tempestività, con giustizia trasparente, equanime e rigorosa, i dovuti provvedimenti, giacché è gravissimo, inaccettabile per un carabiniere, rendersi responsabile di comportamenti illegittimi e violenti”.

 

 

   Carabinieri. La procura indaga per omicidio preterintenzionale

 

 

 

Il dovere di cronaca impone di ricordare che la procura di Roma ha accusato di omicidio preterintenzionale tre carabinieri che arrestarono Stefano Cucchi. La procura ha concluso l’inchiesta – che è la seconda – dicendo che Cucchi fu picchiato dai tre carabinieri che lo arrestarono e che morì in seguito a quelle lesioni.

 

L’inchiesta era stata avviata nel dicembre del 2015 ed era separata dai processi già stati a carico di agenti di polizia e medici: a questo punto si prospetta la possibilità concreta di un nuovo processo.

Ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco in servizio all’epoca dei fatti presso il Comando Stazione di Roma Appia oltre all’omicidio preterintenzionale viene contestato anche l’abuso di autorità, per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge con l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento”.    

 

 

 

Carabinieri. Del Sette difende i suoi uomini

 

 

 

 

Nelle ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa dopo la chiusura del processo però il generale ci tiene a difendere comunque gli uomini dell’arma. “Nessuna delegittimazione può derivare da notizie e iniziative mediatiche, legittime e comprensibili (…) non sfugge a nessuno, credo, che decine di migliaia di carabinieri assolvono quotidianamente, in Italia e apprezzatissimi anche all’estero, la loro missione a tutela della legge e della gente, con professionalità, impegno, abnegazione, rischio continuo per la loro incolumità, come attestato dalle decine di infortunati, contusi e feriti di ogni giorno, e profonda umanità nelle migliaia di servizi, interventi, investigazioni di ogni giorno, nelle decine di migliaia di arresti ogni anno, dei quali tutti i cittadini possono avere conoscenza grazie ai mezzi di informazione“.

 

A difensa dei carabinieri è stato anche creato un movimento on line che aspira a divenire una onlus e ne ha tutti i requisiti, dal momento che in meno di un giorno di vita ha raccolto qualcosa come 1400 like. L’intento dei promotori è più che chiaro: “smontare ogni qualsivoglia processo mediatico nei confronti dei militari prima indagati, ora imputati, ma ancora formalmente innocenti fino a prova contraria” poiché la stessa carta costituzionale sancisce che “tutti sono innocenti fino a prova contraria. A maggior ragione per il caso Cucchi dove già le sentenze ottenute sono state di assoluzione. Per esempio per gli agenti penitenziari, oltre a ciò non è peregrino qui ricordare il dovuto rispetto alle forze dell’ordine”.

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica / ilfattoquotidiano / ilpost / brindisireport

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

gio, gen 19, 2017  Valentina
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Fonte: forzearmate.org

Fonte: forzearmate.org

Anno nuovo. Nuovo governo. Ma i problemi non cambiano. Le questioni spinose rimangono e le prospettive continuano a non essere per nulla rosee. Almeno questo è quanto emerge ad oggi, dopo l’approvazione di una legge di stabilità in un’ottica di assoluta coerenza con l’esecutivo precedente.
Il tema del riordino delle forze armate, con i relativi contratti di lavoro e bonus retributivi è tutt’altro che chiaro, ma proviamo comunque a fare insieme il punto, analizzando tutti questi aspetti, uno per volta.

Riordino Forze Armate. Punto Per Punto

Iniziamo questa analisi parlando del bonus retributivo, oggetto di forti discussioni nei mesi scorsi. Il bonus è stato confermato, verrà erogato a partire dal mese prossimo e comprenderà anche gli arretrati.
Cattive notizie invece sul fronte del vero e proprio riordino delle carriere. Si parla addirittura di un possibile rinvio della famigerata Legge Madia, legato proprio al cambio di esecutivo appena avvenuto.

 

 

 

Il Governo Gentiloni sembra infatti intenzionato a emanare decreti attuatiti della Legge Madia per i soli punti riguardanti l’accordo raggiunto con i sindacati di categoria lo scorso 30 novembre in tema di rinnovo del contratto.

 

 

 

Riordino Forze Armate. Il Cocer Vuole vederci Chiaro

Proprio prima di fine anno, la commissione interforze Sergenti e Sovrintendenti, si era riunita per affrontare il tema delle risorse finanziarie  in tema di riordino carriere, concludendo che “con il senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto le azioni della Commissione Interforze della categoria, pur non avendo ricevuto il testo coordinato tra le diverse amministrazioni per dare concretezza al ruolo negoziale delle Rappresentanze, è stato chiesto un urgente incontro con le Autorità di Vertice delle Amministrazioni di Polizia e delle Forze Armate”.
Il nodo da sciogliere secondo la commissione riguarda il mancato riconoscimento delle anzianità giuridico-economiche nella fase transitoria, ai fini sia dell’avanzamento che delle progressioni economiche, il quale avrebbe come conseguenza quella di generare disparità all’interno del medesimo ruolo.
La commissione tuttavia non si nasconde dentro a una critica sterile e, comprendendo che tale diniego sia legato alla mancanza di risorse di carattere economico, propone la dirigenzializzazione, basata sull’effettivo merito.
Le prossime settimane saranno certamente decisive per capire le intenzioni dell’esecutivo attualmente in carica e il destino di tutte le promesse del precedente Governo Renzi in tema di riordino.
Staremo a vedere. Molti di noi, con le dita incrociate.

 

 
Fonte:  forzearmate / difesaonline

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa