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Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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ven, ott 28, 2016  Roberta Buscherini
Manovra 2017, sblocco contratti dipendenti pubblici: di che cifre parliamo?
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Prosegue senza sosta il “braccio di ferro” tra Governo ed Unione Europea in merito ai contenuti della Manovra 2017 (Legge di Bilancio 2017, già Legge di Stabilità): i tecnici di Bruxelles stanno controllando in maniera meticolosa il testo, sanzionando ciò che non è in linea con i cardini europei, mentre Matteo Renzi ostenta fermezza affermando che il testo non cambierà. Lo scambio di lettere fra il Governo e la Commissione europea lascia affiorare un sottile margine di trattativa: sembra infatti ormai inevitabile una modifica del testo della Legge di Bilancio in più parti. Insomma ciò che era stato affermato negli scorsi giorni sembrerebbe destinato ad andare incontro a cambiamento. ma cerchiamo di comprendere quali potrebbero essere gli sviluppi più probabili per il rinnovo dei contratti di coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione italiana.

 

Manovra 2017

Sblocco contratti dipendenti pubblici; le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2017

 

Sul combattuto fronte del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici si profilano gli estremo di un ulteriore scontro tra Governo Renzi e sindacati: lo stanziamento prospettato nella legge di Bilancio 2017 volto ad aumentare gli stipendi degli statali, pari a 900 milioni di euro (ma su questo dato non vigono ancora certezze, e per comprenderlo consigliamo di proseguire nella lettura dell’articolo), viene infatti giudicato eccessivamente insufficiente, al di là delle modalità di distribuzione di questa cifra. La situazione è talmente delicata che le organizzazioni sindacali parlano esplicitamente di “dare battaglia per un contratto vero e innovativo”. Come conseguenza di tale situazione è già stata proclamata per la giornata del 12 novembre a Roma la maratona del lavoro pubblico.
Si tratterebbe soltanto della prima tappa di un “tour” di contestazioni di rilevanti dimensioni: le organizzazioni sindacali parrebbero pronte ad andare avanti con ogni forma di mobilitazione, fino alla firma di un contratto “che investa nelle persone e nella partecipazione dei cittadini al cambiamento dei servizi pubblici per il Paese”.

 

Dipendenti pubblici: radiografia delle risorse disponibili

 

Ma la situazione è molto più complessa: gli stanziamenti previsti dalla Manovra si inseriscono in una questione, quella dello sblocco e del rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego, molto delicata. Lo sblocco infatti, pur imposto dalla sentenza della Corte costituzionale 178/2015, non sembrerebbe così vicino, a sentire il parere degli esperti. Ad impedire una reale riapertura delle trattative affiora un grande problema. La concreta scarsità delle risorse utilizzabili. Nella bozza per ora dichiarata della Legge di Stabilità le risorse davvero previste ammonterebbero a 600 milioni, che si aggiungerebbero ai circa 300 già stanziati lo scorso anno con la legge 298/2015. A questi devono messere aggiunti i circa 400 milioni a carico di Regioni ed Enti locali: ammonterebbe pertanto a 1,3 miliardi la cifra deputata a innescare lo sblocco per il triennio a venire.

 

Cifre che consentono uno sblocco solo parziale

 

Con tale cifra complessiva gli incrementi sullo stipendio pro capite di un dipendente statale si configurerebbero in 35 euro in più al mese, non idoneo a recuperare la perdita di salario accumulatasi dal 2009 (momento del congelamento degli stipendi causa recessione) ad oggi. Inoltre un incremento contrattuale di tal guisa metterebbe a repentaglio i redditi che si aggirano intorno ai 26mila euro annui: per i soggetti il cui stipendio si aggira intorno a questa soglia, il rischio reale è quello di oltrepassare lo sbarramento oltre cui si perde la possibilità di fruire del bonus 80 euro garantito dal Governo. Con il risultato finale di ritrovarsi con un incremento contrattuale neutro, o, nel peggiore de casi, negativo.

 

Roberta Buscherini

 

 

 

mer, ott 26, 2016  Valentina
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Fonte: supu.com

Fonte: supu.com

La notizia è del 13 ottobre scorso e come molte notizie scomode è passata in sordina alla società civile. La cassa di previdenza delle forze armate nel 2022 inizierà la sua lenta discesa verso un irrecuperabile declino. Ad annunciarlo è stato lo stato maggiore della difesa durante una riunione con i membri del Cocer.

 

Serve un intervento normativo mirato, senza il quale la previdenza complementare per il personale militare – esercito, polizia, carabinieri – andrà a terminare lentamente a partire dal 2022. È stata una notizia shock sia per i carabinieri che per tutto il resto del personale appartenente alle forze armate

 

 

 

 

Carabinieri. Eppure era nata per ottimizzare

 

 

 

 

L’importanza della cassa di previdenza delle forze armate, nata nel 2010, fu creata accorpando le preesistenti casse militari risalenti agli anni 30. È direttamente controllata dal ministero della difesa che può esercitare tale controllo attraverso il capo di stato maggiore o attraverso dirigenti delle singole amministrazioni competenti in settori tecnico amministrativi.

 

L’idea di creare una cassa unica fu del Governo Prodi, ma venne realizzata sotto l’esecutivo di Berlusconi, che rivedendo l’intento iniziale di ottimizzazione, optò per unificare le preesistenti 6 casse i un unico ente organizzativo, riducendo di fatto organi collegiali e di gestione.

Il ministro Larussa, all’epoca capo del ministero della difesa, giustificò tale operazione con la volontà di “razionalizzare l’organizzazione e il funzionamento del settore previdenziale complementare del personale delle Forze armate, inclusa l’Arma dei carabinieri, operando al fine di ridurre gli oneri di funzionamento ed incrementare l’efficienza gestionale degli organismi in argomento”.

 

Anche la corte dei conti è intervenuta di recente per spiegare le ragioni di questa insostenibilità improvvisa, attribuendo in parte la responsabilità al fatto che l’ultima retribuzione, base del calcolo dell’indennità, ha conosciuto incrementi troppo superiori al tasso di rendimento, “portando quindi a un divario sempre maggiore tra gli oneri per le prestazioni e le entrate contributive”.

 

 

 

Carabinieri. I possibili scenari senza Cassa

 

 

 

Quello che è emerso durante la riunione tra lo stato maggiore e i membri del sindacato Cocer è di fatto l’insostenibilità di questo sistema previdenziale, che si basa sul contributo degli iscritti, i quali versano il 2% della retribuzione tabellare, in cambio di liquidazioni e indennità calcolate sull’ultima retribuzione per ogni anno di servizio effettivo di iscrizione alle casse. Agli ufficiali poi viene riconosciuto anche un assegno vitalizio che variano però a descrizione del ministero della difesa.

 

La preoccupazione del personale militare a seguito di questa notizia è chiaramente alto. E lo è ancora di più per i 270 mila militari attualmente iscritti ai fondi di previdenza integrativa.

Il dubbio maggiore riguarda chiaramente le indennità supplementari e l’assegno speciale, entrambi messi seriamente in pericolo, rendendo ancora più debole una posizione economica già deficitaria.

 

 

 

 

Fonte: supu / formiche

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

lun, ott 24, 2016  Valentina
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Fonte: poliziadistato.it

Fonte: poliziadistato.it

Lo si aspettava per settembre. Arriva invece con un mese di ritardo. Ma arriva. Si tratta del bando di concorso pubblico valido per l’assunzione di 429 allinei agenti per la polizia di stato, aperto anche al personale civile.

Con l’articolo 10 del decreto legislativo del 28 gennaio 2014 infatti è stata inserita la possibilità di accesso al concorso pubblico anche ai civili, togliendo l’esclusività al personale VFP.

 

Sarà il primo concorso pubblico organizzato sulla base di questo decreto. Entro fine novembre poi è prevista l’uscita di un altro importante concorso: quello riservato al reclutamento di 600 agenti di polizia penitenziaria.

A confermarlo è proprio il sindacato Sappe. I requisiti per poter partecipare ai concorsi sono: cittadinanza italiana, maggiore età e titolo di studio di scuola media. A questo si dovranno poi aggiungere le prove fisiche e psico-attitudinali relative ai singoli bandi.

 

 

 

Concorso Polizia. Bisogna avere determinazione e coraggio per fare carriera

 

 

 

Coraggio e determinazione devono essere insiti in chiunque, civile o militare, voglia fare carriera all’interno della polizia. E in particolare all’interno de corpo dei baschi blu.

 

Lo dimostrano anche gli ultimi fatti di cronaca avvenuti ad Ancona, dove uno sconosciuto continua a perpetrare atti intimidatori contro le vetture della polizia penitenziaria.

Donato Capece e Nicandro Silvestri, rispettivamente segretario generale e segretario regionale Marche del sindacato Sappe, hanno già espresso il loro pensiero in merito a questi fatti: “la polizia penitenziaria non si fa intimorire e svolge, come sempre con professionalità e umanità, il suo duro e difficile lavoro (…) l’impegno del nostro sindacato, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una ‘casa di vetro’, cioè un luogo trasparente. Negli ultimi vent’anni, abbiamo salvato la vita, in tutta Italia, ad oltre 19.000 detenuti che hanno tentato il suicidio e ai 124mila per atti autolesionistici”.

 

 

Concorso Polizia. Buone possibilità di aumento stipendio

 

 

La prospettiva però oltre al concorso pare rosea anche per gli agenti di polizia penitenziaria. Almeno a sentire le promesse fatte dal ministro Alfano, che riguardano la prossima legge di stabilità, nella quale 1729 euro in più all’anno saranno garantite per ogni singolo poliziotto. Alla manovra della legge di stabilità manca ancora molto.

I progetti ci sono. Le dichiarazioni di intenti anche.

Non ci resta che sperare che tutto vada, almeno per una volta, nel verso giusto.

 

 

 

 

 

 

Fonte: irpinianews / ilrestodelcarlino /polpen

 

 

 

 

Valentina stipa

mar, ott 18, 2016  Patrizia Caroli
Legge di Stabilità 2017: le novità per Pubblico Impiego e forze dell’ordine
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La Legge di Stabilità 2017 (che a partire da quest’anno si chiama Legge di Bilancio) è stata varata lo scorso weekend (sabato 15 ottobre) dal Governo Renzi, tra le critiche di sindacati ed opposizione ed i plausi moderati di alcuni tra gli addetti ai lavori. Ora la lunga la corsa verso l’approvazione nel dibattito presso la Camera dei deputati. Un percorso che non sarà scevro da ostacoli. Ma vediamo immediatamente i punti chiave della Manovra 2017 per Pubblico Impiego e forze dell’ordine.

 

Legge di Stabilità 2017

Pubblico Impiego: novità dalla Legge di Bilancio 2017

 

La cifra (ovverosia lo stanziamento previsto) relativa al Pubblico Impiego da mettere in evidenza ammonta a quota 1,9 miliardi: un dato coerente con quanto definito in ambito di principi guida nelle slide (in attesa vista dei documenti ufficiali che sono invece in via di definizione, ieri è stato inviato alla Unione europea il Documento programmatico di bilancio 2017). Al centro dell’attenzione, oltre al rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione, sono collocati anche gli interventi sulle forze dell’ordine (500 milioni di euro) e le 10mila assunzioni annunciate dal premier Renzi nei giorni scorsi. Quest’ultima misura, in realtà, non dovrebbe pesare troppo sulle dinamiche di finanza pubblica, perché si tradurrà soprattutto in stabilizzazioni nel settore sanitario, interessando quindi personale che già riceve uno stipendio dalla Pubblica Amministrazione.

L’agognato rinnovo dei contratti sarà accompagnato con tutta probabilità da una revisione delle regole sul salario accessorio. Tuttavia per raggiungere l’obiettivo sarà necessario ritoccare le griglie rigide introdotte dalla riforma Brunetta del 2009 e rimaste inattuate. “Ora confronto aperto su regole e priorità”, afferma il ministro per la Funzione Pubblica Marianna Madia. Un confronto che non sarà affatto facile, con i sindacati sulle barricate.

 

Legge di Stabilità 2017: Cosa cambia dal 2017 per le forze dell’ordine

 

Con il varo della nuova Legge di Stabilità arriva anche il momento della riorganizzazione della carriera di militari e agenti di polizia? Sembrerebbe proprio di sì. Il disegno di Legge di Bilancio varato dal Governo riapre la prospettiva. Vengono stanziati 390 milioni di euro, da sommare a 119 milioni già disponibili. Si tratta del cosiddetto “rifinanziamento del riordino”. Sono presenti i fondi indispensabili per rimodulare gli scatti, gli avanzamenti e le promozioni, i titoli richiesti nelle qualifiche, i passaggi dai ruoli dei sottufficiali, nel caso specifico del personale militare, a quelli dei sottoufficiali.

 

Legge di Stabilità 2017: Aumenta la busta paga per le forze dell’ordine?

 

Ma quanto denaro in più entrerà in busta paga a partire dall’anno prossimo? In una bozza di ipotesi distribuita ai sindacati di polizia dal dipartimento di Pubblica Sicurezza, guidato dal prefetto Franco Gabrielli, si delinea una possibile modifica dei parametri di stipendio. Ecco gli aumenti che dovrebbero concretizzarsi dal 1 gennaio 2017: per gli agenti l’incremento sarà del 3%, per l’assistente capo con cinque anni di anzianità del 5%, mentre per un sovrintendente capo con otto anni di qualifica ammonterà al 5,5%. A parere del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, con il finanziamento il nuovo riordino delle carriere sarà “una vera e propria legge sul merito”, aggiungendo che sono stati “resi strutturali gli 80 euro” di bonus. Misure di rilevo per tutto il personale impiegato presso le forze dell’ordine.

 

Fonte: Sole 24 Ore

 

Patrizia Caroli

 

 

 

mar, ott 18, 2016  Valentina
Vigili del Fuoco. Ennesima delusione dalle Istituzioni
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Beati gli ultimi perché saranno i primi! Ma quando?! Perché in effetti l’attesa ormai sembra senza fine per i vigili del fuoco. Categoria di lavoratori socialmente importante, presente nel quotidiano di ognuno di noi e in prima linea ad ogni emergenza. Eppure per la politica sembrano essere diventati una universo invisibile.

 

 

 

Di fatto è accaduto proprio questo in tema di pensioni. La più assoluta indifferenza ed esclusione per questa categoria, a dispetto di un tanto pubblicizzato accordo – e non potrebbe essere altrimenti dato che le trattative hanno superati i 4 mesi –  tra sindacati  confederali e governo circa le modifiche al regime previdenziale da introdurre nella prossima legge di stabilità. A nulla sono serviti i moniti del sindacato autonomo Conapo, da sempre attento alle esigenze della propria categoria. I vigili del fuoco sono stati semplicemente ignorati sia dalle sigle sindacali chiamati al tavolo di discussione che dalle istituzioni.

Fonte: ilgiornale.it

Fonte: ilgiornale.it

 

 

VVF. Ecco le loro richieste

 

 

 

Nonostante questa ennesima batosta, perché di questo si tratta, i vigili del fuoco non si arrendono e per voce del sindacato autonomo più rappresentativo Conapo, ricordano ancora una volta alle istituzioni quali sono le necessità di questo corpo e quali le azioni da mettere in atto per renderlo quantomeno uguale agli altri corpi dello stato.

 

 

Ricordiamo un solo dato che rende l’idea di questa differenza ingiustificata: rispetto ai cugini delle forze di polizia a ordinamento civile per esempio sul piano retributivo si conta una sperequazione di oltre300 euro mensili.  Evidente che tale disparità debba essere sanata. Il corpo dei vigili del fuoco non essendo parte del comparto sicurezza non gode degli stessi diritti di cui godono gli altri corpi dello stato chiamati alla difesa dei valori fondamentali della Repubblica. Il sindacato Autonomo Conapo promuove da sempre l’inserimento dei vigili del fuoco nel comparto sicurezza, fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti al fine di equipararne le condizioni economiche e non si spiega questa disparità di trattamento in termini di retribuzione ma non solo rispetto alle altre forze in campo.

 

 

Vediamo meglio nel dettaglio quali sono le rcihieste avanzate e quindi anche le differenze rispetto agli altri corpi dello stato.

La prima richiesta riguarda l’introduzione dello scatto dell’assegno funzionale ai 17, 27 e 32 anni di servizio come già previsto dal lontano 1987 per gli agenti di polizia a ordinamento civile.

 

 

La seconda richiesta è quella di pareggiare tutti gli importi di indennità di rischio almeno a quelli dell’indennità pensionabile che viene corrisposta, a parità di qualifica, agli appartenenti alla polizia di stato a ordinamento civile.

 

 

Servirebbero poi sei scatti aggiuntivi sull’importo della pensione e l’aumento di un anno ogni cinque di servizio ai fini della pensione così come già previsto e regolamentato per gli agenti di polizia a ordinamento civile. Anche il personale direttivo e dirigente necessita di un aumento retributivo scagionato ai 13 e 23 per il primo caso e 15 e 25 per i dirigenti.

 

 

Anche in questo caso si tratta solo di equiparare la categoria dei vigili del fuoco ai poliziotti a ordinamento civile. Di fatto non si tratta di vere e proprie richieste, ma di un doveroso adeguamento che non può aspettare oltre.

 

 

 

 

 

VVF. Possibile tutta questa indifferenza?

 

 

 

Si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose”. A dirlo è Ivan Pedretti, segretario generale Spi-Cgil.

 

 

 

Certamente è un segno importante ma c’è chi legittimamente non condivide tutto questo entusiasmo. È Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato dei vigili del fuoco Conapo, il quale sottolinea come “anche questa volta sono stati dimenticati in materia di pensioni (…) Siamo il Corpo dello Stato più penalizzato, senza i dovuti riconoscimenti dei servizi operativi ai fini pensionistici. Ma, attenzione, non chiediamo privilegi ma solo ciò che è già riconosciuto a tutti gli altri Corpi, tra cui il meccanismo dei 6 scatti pensionabili che hanno tutte le forze armate di polizia, altrimenti diventeremo i pensionati più poveri. Da tempo lo chiediamo invano al premier Renzi e ai ministri Alfano, Madia e Poletti dai quali auspichiamo un incontro”.

 

 

 

 

 

Fonte: conapo / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa