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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
ven, set 26, 2014  Marco Brezza
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Nell’ambito del pubblico impiego riveste notevole importanza l’istituto del congedo straordinario (e relativi permessi) creato grazie alla legge 104 del 1992: questa tipologia di congedo assume discreto rilievo per gli insegnanti della scuola pubblica. Il congedo straordinario penetra nell’ordinamento italiano grazie al suddetto provvedimento di legge e subisce poi modifiche di tipo interpretativo mediante circolari dell’Inps e della Funzione Pubblica.

 

Congedo straordinario insegnanti: requisiti per fruirne ed eccezioni

Congedo straordinario insegnanti

 

Ma cerchiamo di comprendere meglio quali aspetti caratterizzano in maniera precipua l’istituto del congedo straordinario: possiedono infatti titolo a fruire di tale congedo retribuito della durata di due anni i lavoratori dipendenti (anche se a tempo determinato): questa particolare tipologia di permesso può essere utilizzata per il preciso scopo di assistere un parente che sia gravato da una disabilità. Ovviamente la situazione di gravità dell’handicap deve essere accertata dalla competente Asl ai sensi dell’art. 3, commi 1 e 3 legge n. 104/1992, attraverso il controllo effettuato da determinate commissioni mediche, integrate da un operatore sociale, da un esperto in servizio presso le aziende sanitarie locali e da un medico dell’Inps.

 

Congedo straordinario insegnanti: le modifiche intercorse negli ultimi anni

 

La legge 104 del 1992 è stata in tempi abbastanza recenti novellata (dalla legge 183/2010)  mantenendo comunque saldo il presupposto oggettivo consistente nella circostanza che il disabile da assistere non sia ricoverato a tempo pieno. Infatti, ai sensi delle circolari INPS e Funzione Pubblica, per ricovero a tempo pieno si intende quello (ricorrente per le intere ventiquattro ore) presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa.
È comunque necessario specificare che il ricovero rilevante ai fini della norma è quello che avviene presso le strutture ospedaliere o comunque le strutture pubbliche o private che assicurano assistenza sanitaria. A tal guisa non viene infatti considerato tale il ricovero in un ospedale in cui l’assistito deve effettuare un’operazione o per particolari condizioni definite”d’urgenza”, a causa della patologia cui è affetto, o comunque tutti quei casi di ricovero a tempo pieno che non rispondono ai requisiti specifici dell’assistenza sanitaria propriamente detta.

 

La definizione di portatore di handicap

 

Per portatore di handicap si deve intendere una persona che abbia delle minorazioni fisiche, sensoriali o psichiche (stabilizzate o progressive): questa disabilità fa sì che si concretizzino gli aspetti del requisito della “gravità” qualora le minorazioni siano state in grado di ridurre l’autonomia della persona in maniera tale da rendere indispensabile un intervento di assistenza di carattere continuo. I familiari del disabile grave che possono usufruire del congedo straordinario sono il coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle.
Tra i casi speciali rientranti nel novero delle situazioni che possono attivare il congedo straordinario insegnanti si colloca anche il ricovero a tempo pieno di un minore in situazione di handicap grave per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura la necessità di assistenza da parte di un genitore o di un familiare. Questo caso si configura come eccezionale e la sua ricorrenza deve pertanto essere verificata e “vidimata” attraverso congrua ed idonea documentazione medica che l’amministrazione di riferimento sarà tenuta a valutare con attenzione.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

gio, set 25, 2014  Valentina
Caso Cucchi. Nuova Querela In Arrivo 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

L’uomo che morde il cane fa molto più notizia del cane che morde l’uomo!”

E’ indignato Donato Capece, Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, dopo le dichiarazioni di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, il ragazzo morto nel 2009 contro gli agenti di polizia penitenziaria. Una lotta alle streghe, così la definisce Capece, alla quale una parte della stampa dà ampia visibilità, senza riservare lo stesso trattamento anche alle repliche ufficiali del corpo di polizia.

 

caso cucchiCaccia alle streghe o no, su una cosa non si può discutere: una sentenza di primo grado che ha condannato i medici e assolto gli agenti penitenziari.

 

Un altro dato incontrovertibile riguarda una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Roma a carico della sig.ra Cucchi, risalente a qualche mese fa, subito dopo la sentenza appena citata.

 

Ad accusare Ilaria di diffamazione è stato Franco Maccari, il più alto esponente del Coisp, Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia.

 

Dunque la querela che il segretario generale ha promesso contro la Cucchi arriverà e sarà la seconda a suo carico e per il medesimo motivo. “Il SAPPE ha deciso di dire basta agli attacchi strumentali e pretestuosi della signora Cucchi. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha dato mandato ai propri legali per adire le vie legali nei confronti della signora Cucchi a difesa dell’onore e del decoro della Polizia Penitenziaria”.

 

 

Il Malumore Del Sappe Va Ben Oltre Il Caso Cucchi

 

 

Ma lo sfogo di Capece non è rivolto solo e soltanto alla donna che, tutto sommato, ha le sue buone ragioni per esprimersi anche esagerando, considerata la sua perdita.

 

La sua rabbia va oltre e lamenta un’assenza perenne delle istituzioni a difesa del corpo della polizia penitenziaria che troppo spesso viene additato per episodi di violenza ch non trovano alcun fondamento nella realtà.

 

Non solo, ma il risalto mediatico di tali episodi fittizi ha un’eco ben maggiore delle repliche della polizia, delle associazioni di categoria e degli stessi agenti, i quali spesso vengono messi alla gogna ancora prima di poter dare la propria versione.

 

 

 

Fonte: sappe / ilfattoquotidiano /genova.erasuperba

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

mer, set 24, 2014  Valentina
Esercito. Nasce Il COMFOSE 4.33/5 (86.67%) 3 Vota Questo Articolo

 

Nasce sotto una pioggia battente il COMFOSE, il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito.

Un forte temporale ha infatti interrotto bruscamente la cerimonia di costituzione presso la caserma “Gamerra” di Pisa, sede del Centro Addestramento Paracadutismo proprio durante l’intervento del generale di brigata Nicola Zanelli Zanelli, a cui questo nuovo comando è stato affidato.

 

ComfoseIl compito di questo neonato dipartimento è quello di provvedere all’addestramento e alla validazione delle unità dipendenti, ovvero il 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin”, il 185° Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi e dal 1°luglio il  28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia” e il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, a cui si aggiungerà anche il 26° Reparto Elicotteri per Operazioni Speciali.

 

Lo scopo principale che ha portato alla creazione del COMFOSE è strettamente legato alla necessità di  avere uno strumento immediato e sempre disponibile che possa assolvere tutti i compiti delle operazioni speciali, razionalizzando però le esigenze delle forze armate.

 

 

 

COMFOSE. Un Adeguamento Allo Stato Di Allerta Internazionale

 

 

La creazione del COMFOSE ci avvicina anche agli alleati Stati Uniti, Francia e Germania, i quali già possiedono corpi di questo genere e con i quali aumenteranno necessariamente le interazioni.

In un contesto mondiale, nel quale la minaccia fondamentalista dell’Isis fa sempre più paura, la nascita di dipartimenti speciali non è altro che un adattamento ai mutamenti internazionali nell’ottica della massimizzazione dell’efficacia delle forze armate.

Come dichiara alla stampa il Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano durante la cerimonia, la creazione del COMFOSE è “una scelta strategica che permette all’Italia di predisporre al meglio una componente che si è dimostrata fondamentale in tutte le missioni internazionali e la cui importanza sarà ulteriormente accresciuta attraverso una maggiore e più stretta collaborazione con le Forze convenzionali nazionali ed internazionali”.

 

Non solo. La nascita di questo dipartimento in qualche modo va a colmare anche se solo parzialmente la sofferenza  delle forze armate italiane legata alla scarsità di risorse, in particolare per ciò che riguarda l’addestramento e la formazione del personale.

 

 

 

Fonte: analisidifesa /  esercito.difesa

 

 

Valentina Stipa

mar, set 23, 2014  Marco Brezza
Diritto allo studio infermieri: tutto quello che c’è da sapere 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

L’infermiere assunto a tempo indeterminato presso l’ente pubblico possiede il diritto inviolabile allo studio: un diritto davvero importante, necessario affinché quest’ultimo possa procedere con la formazione professionale durante la carriera lavorativa. Per ottemperare a tale diritto all’infermiere sono concessi permessi retribuiti nella misura massima di 150 ore all’anno, a cui vanno aggiunte le attività formative programmate dall’azienda. Il permesso può essere concesso al dipendente che abbia oltrepassato il periodo dei 6 mesi di prova.

 

diritto allo studio infermieri

Diritto allo studio infermieri: come ottenerlo

 

Tali permessi retribuiti contribuiscono a coprire la partecipazione a svariati corsi che consentono il conseguimento di titoli di studio universitari, post-universitari, di scuola di istruzione primaria e secondaria. Al fine di ottenere la concessione dei permessi di studio, gli infermieri dipendenti sono tenuti a presentare, precedentemente all’inizio dei corsi, il certificato di iscrizione, mentre in sede successiva (ovvero al termine dei medesimi corsi) devono mostrare l’attestato di partecipazione (o altra documentazione equiparata ed idonea). Ma cosa accede se tali certificazioni non vengono utilmente mostrate? I permessi già utilizzati vengono convertiti in aspettativa per motivi personali, oppure alla stregua di ferie o riposi compensativi per straordinari effettuati (qualora lo richieda l’infermiere).

 

Diritto di studio: i permessi per sostenere gli esami

 

Gli infermieri che fruiscono dei permessi di studio hanno poi diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami: a tal fine essi non hanno l’obbligo di svolgere lavoro straordinario, né lavoro nei giorni festivi o durante il riposo settimanale.
In tale direzione devono poi essere citati i congedi per la formazione: questi ultimi sono regolamentati dalla legge n. 53/2000. Agli infermieri, con anzianità di servizio di almeno cinque anni presso la stessa azienda o ente del comparto, possono essere concessi (a richiesta) congedi non retribuiti per la formazione. Questo può avvenire soltanto nella misura totale del 10% del personale delle diverse aree in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Va detto che la normativa generale che disciplina il diritto allo studio si colloca all’interno dei contratti collettivi di lavoro e  all’interno dell’art. 10 della legge 300/1970. Dentro questi strumenti normativi si afferma anche che il dipendente pubblico impiegato come infermiere possiede il diritto di chiedere dei permessi per il solo giorno in cui si svolge la prova d’esame: ciò al fine di sostenere gli esami relativi al corso di formazione che sta seguendo.

 

Diritto allo studio: chi paga? La risposta della Cassazione

 

Riveste importanza in materia di diritto allo studio una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21817 del 20 ottobre 2011) la quale afferma, in pratica, che il diritto allo studio non è a carico dell’azienda bensì è un dovere che grava sul professionista (quindi anche sull’infermiere). Si afferma che il “campo di attività e di responsabilità dei professionisti sanitari, che deve essere individuato anche mediante la formazione di base e post-base, rappresenta un elemento costitutivo della professionalità diretta ad assicurare un servizio adeguato ed esauriente al cittadino”. Rimane ovviamente spazio poi per particolari borse di studio o tutele per incentivare la formazione dei dipendenti. Ma questa è un’eccezione che non fa altro che confermare la regola.
Pertanto la formazione è un elemento che fa parte del novero dei diritti che appartengono alla categoria degli infermieri: ma ciò non significa che questi ultimi siano anche esenti dal costo della formazione.

 

Fonti: nurse24.it, ipasvi.it

 

Marco Brezza

 

mar, set 23, 2014  Valentina
Blocco Stipendi Sicurezza. La fine Anticipata al 2014 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

La situazione è talmente grave che per la prima volta nella storia Cocer e sindacati di categoria  delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e del Soccorso Pubblico si sono uniti in un’unica voce per gridare al presidente del Consiglio Renzi in modo compatto e deciso più che mai che sarebbe ora di sbloccare l’annata questione degli stipendi fermi da 4 anni.

 

blocco stipendi

blocco stipendi sicurezza

E il verbo “sbloccare” non è un verbo a caso: è diventato negli anni un termine tecnico, ma in realtà è un modo gentile per indicare i tagli agli stipendi in virtù dell’aumento di tasse nazionali e locali, beni, tariffe e servizi.

 

Il settore sicurezza, per le sue caratteristiche e le sue dinamiche, ha risentito della compressione degli stipendi più degli altri ambiti del Pubblico Impiego, sebbene la scure della spending review abbia colpito indistintamente tutti i comparti pubblici. All’interno del settore sicurezza poi è innegabile che vi siano categoria a cui spetterebbe una maggiore tutela, considerate le condizioni di lavoro a cui sono costretti: gli agenti di polizia penitenziaria.

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Un Incontro Decisivo

 

 

Le rappresentanze di categoria hanno tenuto a precisare in maniera chiara e senza sconti che l’auspicato anticipo dello sblocco degli stipendi per gli ultimi mesi del 2014, in vista del ripristino delle retribuzioni nel 2015 già stabilite dal D.E.F., è finanziato interamente con risorse interne delle Amministrazioni già destinate al personale dei Comparti e senza nessuna ulteriore spesa per la finanza pubblica.

 

Come a dire, in termini un po’ più maccheronici: evitiamo di trovare altre scuse, perché i soldi ci sono.

Questo blocco stipendiale, che doveva essere straordinario quindi temporaneo, ma che invece si sta perpetuando negli anni, sta lentamente distruggendo  l’operatività di un settore fondamentale per la sicurezza interna del paese, in termini di democrazia e libertà e anche in termini di dignità del lavoro, per ciò che riguarda ad esempio la polizia penitenziaria.

 

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Terreno Fertile Per Sindacati

 

 

Sarebbe un bel segnale politico se, nell’ambito della riforma della rappresentanza Militare attualmente in discussione presso la Commissione Difesa della camera, arrivasse il riconoscimento delle libertà Associative/sindacali anche agli appartenenti alle Forze Armate, recependo quanto sancito da convenzioni europee e carta dei Diritti “.

Parole di Gianna Fracassi, segretaria confederale della CGIL nell’ambito della conferenza stampa di presentazione del Dossier CGIl e SILP su “le condizioni di vita e di lavoro degli operatori di Polizia tra Spending-Review e domanda di sicurezza”.

 

Secondo questo studio, la situazione del comparto sicurezza è davvero allo stremo: ogni anno il personale diminuisce di circa 350 unità; in sette anni, dal 2006 al 2013, il totale delle forze in servizio è passato da 103mila a 95mila con un calo del 10% e gli stipendi hanno subito una riduzione mensile di circa 300 EURO lordi.

 

In una condizione di questo genere il desiderio di un’assistenza di carattere sindacale per un comparto che ne è escluso diventa sempre più forte, nella speranza che in futuro non si ripeta mai più un serie di provvedimenti di questo tipo che hanno minato alla base l’intero settore e dai quali riprendersi sarà davvero dura.

 

 

 

Fonte: forzearmate / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari /guidolanzo.blogspot

 

 

 

Valentina Stipa