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Pediatria, no al limite di sei anni



Pediatria, no al limite di sei anni
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“L’assistenza della Pediatria di libera scelta non è garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, pertanto vanno modificate le norme convenzionali che regolano i parametri relativi agli assistiti in carico, prevedendo di assegnare ai Pls unicamente i bambini da 0 a 6 anni “. (Fonte: blog.ok-salute.it)

 

È questo punto 10  previsto nella bozza di Riordino delle Cure Primarie del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, insieme ala Conferenza Stato-Regioni in vista del prossimo Patto sulla salute 2013-2015, che ha creato scompiglio e preoccupazione tra i pediatri che parlano di un tentativo di smantellamento del sistema di assistenza pediatrica.
La CIPe – confederazione italiana pediatri – basa le proprie critiche acute alla bozza di riforma sull’instabilità che il distacco tra un bambino di 6 anni e il proprio pediatra può creare; l’instabilità avrebbe ripercussioni dirette non solo sui bambini che si troverebbero purtroppo presto a rapportarsi con un medico diverso e “sconosciuto”, ma anche sulle loro cure: dovendo infatti ricostruire la storia clinica del paziente, potrebbero nascere ritardi nella somministrazione delle cure.
Il lavoro del pediatra non consiste solo nella prescrizione di farmaci al manifestarsi di una patologia, ma è un vero e proprio percorso, durante il quale il bambino impara a seguire un regime alimentare e uno stile di vita sani che lo accompagnerà fino all’adolescenza e poi all’età adulta.
Questo percorso, sostiene la CIPe, non può essere affidato ai medici per adulti, poiché non posseggono le capacità cognitive adatte, in quanto indirizzati appunto verso pazienti adulti, che necessitano di tutt’altra tipologia di assistenza.
Se si pensa al fatto che molte delle patologie che si manifestano in età adulta dipendono dalle cure ricevute durante l’infanzia, si ha il polso di quanto questa bozza di riforma sia potenzialmente pericolosa se approvata così come si presenta adesso.
L’opposizione dei medici a questa ipotesi di proposta è unanime; il direttore dell’Istituto di Igiene dell’università Cattolica di Roma Walter Ricciardi ha dichiarato: “Spero che sia solo un’ipotesi di lavoro quello che emerge dal rapporto è che già oggi c’è un’eccessiva ospedalizzazione dei bambini, che al sud è doppia rispetto al resto d’Europa, e questo è dovuto allo scarso filtro fatto dai pediatri che non sono ben distribuiti sul territorio. La soluzione è fare in modo che ci siano più pediatri, che già oggi scarseggiano, non certo diminuirne il lavoro “. (Fonte: Unaspirantemamma.my-blog)

La bozza, oltre alla riforma sulla pediatria, prevede anche una serie di altre decisioni destinate a suscitare polemiche, come ad esempio la possibile chiusura di tutti i nosocomi con meno di 120 posti letto o l’introduzione di nuovi ticket per dispositivi medici particolari come pannoloni o ossigeno.
Pediatri e genitori sono fortemente contrari all’approvazione della riforma così come si presenta e chiedono un tavolo di discussione per un confronto reale sulle possibili alternative.

 

 

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2 Commenti a “Pediatria, no al limite di sei anni”

  1. Un padre Says:

    Ottimo articolo, condivido assolutamente. Il pediatra conosce il bambino e deve seguirlo finché non sarà adolescente, come ha sempre fatto.

  2. Dipendenti statali -il Blog- » Blog Archive » Patto di stabilità: scuole materne a rischio chiusura Says:

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