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Pensionamenti d’ufficio Pubblico Impiego: i requisiti



Pensionamenti d’ufficio Pubblico Impiego: i requisiti
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Un paio di novità rilevanti sono affiorate in questi ultimi giorni con specifico riferimento al tema delle pensioni dei dipendenti pubblici. Un tema che solleva sempre importanti conseguenze su un settore in cui le risorse umane possiedono un’età media piuttosto elevata. D’altronde, quello della progressiva uscita dal mondo del lavoro di un cospicuo numero di dipendenti pubblici che hanno maturato il diritto ad andare in pensione, costituisce una grande sfida a livello di gestione della complessa macchina previdenziale e pensionistica dello Stato. Ma andiamo ad analizzare queste due novità in sintesi.

 

Pensionamenti d'ufficio Pubblico Impiego

 

Ricezione pensione dipendenti pubblici: cambiano le date?

 

Pensioni dipendenti pubblici: novità in merito alla ricezione della pensione da parte di coloro che la pienamente hanno maturata. A delineare la novità è la circolare n. 1763/2016 dell’INPS, nel quale si afferma che a partire da questo mese di maggio anche per le pensioni liquidate nell’ambito delle gestioni prima amministrate dall’INPDAP, il primo pagamento potrà essere effettuato, oltre che il giorno 1, anche il giorno 7 del mese, o il giorno “bancabile” immediatamente successivo, nel caso in cui l’1 o il 7 sia festivo o non bancabile. Il calendario risulta identico indipendentemente dal mezzo di pagamento prescelto dall’avente diritto alla prestazione.
Queste scadenze fino ad ora erano state attivate per le sole pensioni delle gestioni private, mentre per le pensioni della gestione pubblica risultava operativa la sola scadenza del giorno 1 per la liquidazione della pensione. Pertanto, in sintesi, a partire da questo mese di maggio, nelle gestioni pubbliche, il primo pagamento relativo alla pensione potrà essere effettuato, oltre che il giorno 1, anche il giorno 7 del mese.

 

Pensionamenti d’ufficio per i dipendenti pubblici

 

L’altra novità giunta in questi giorni riguarda i dipendenti pubblici rimasti incagliati nelle secche della Riforma Fornero datata 2011: entro la fine di quest’anno infatti, tutti i dipendenti pubblici che avevano maturato un diritto alla pensione entro il fatidico anno 2011 (quello che ha partorito il “monstrum” giuridico dei Quota 96) verranno collocati in pensione d’ufficio per raggiungimento del limite ordinamentale. Ad ufficializzarlo è l’ufficio parlamentare di Bilancio della Camera dei deputati che la scorsa settimana ha emesso un interessante report sul trend quantitativo dei pensionamenti d’ufficio all’interno del Pubblico Impiego (ovverosia, dentro le varie amministrazioni dello Stato).

 

Pensione d’ufficio: i requisiti di età e contributi

 

Ma cosa viene sancito con precisione? Il seguente concetto: gli statali che avevano raggiunto la cosiddetta Quota 96 entro il mese di dicembre 2011 (ovvero 60 anni e 36 di contributi oppure 61 e 36 di contributi) entro la fine di quest’anno raggiungeranno l’età ordinamentale massima per restare in servizio (65 anni), valicando conseguentemente i confini oltre i quali scatta il meccanismo automatico di collocamento a riposo d’ufficio (da parte dell’amministrazione statale di appartenenza). Nel report si conferma che nel corso del 2015 sono stati già collocati in pensione d’ufficio 5.201 dipendenti pubblici che avevano validamente raggiunto un diritto a pensione al compimento del limite ordinamentale per la permanenza in servizio. Per l’anno in corso si prevede un andamento numerico simile nell’uscita dal servizio, con circa ulteriori 5mila uscite di scena tra coloro che sono impiegati nel Pubblico Impiego.

 

Fonte: pensionioggi.it

Patrizia Caroli

 

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