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Pensioni Carabinieri. Ecco Quando Andare



Pensioni Carabinieri. Ecco Quando Andare
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Fonte: forzearmate-org

Fonte: forzearmate.org

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 luglio scorso, il decreto del 22 giugno sulla “revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo” emanato dal ministero di Giuliano Poletti,  si tradurrà in pensioni  ulteriormente ridotte per tutti coloro che accederanno al regime previdenziale a partire da gennaio 2016.

 

Questo adeguamento diverrà poi, secondo quanto stabilito dalla legge Fornero, biennale e non più triennale. La sintesi è che i carabinieri, e tutti i dipendenti statali, che accederanno alla pensione a partire da gennaio 2016 vedranno una leggera flessione delle proprie entrate.

 

 

Pensioni Carabinieri. Riepiloghiamo I Requisiti

 

 

Con tutte queste riforme e controriforme, decreti e sentenze, anche andare in pensioni può diventare un percorso ad ostacoli. Cerchiamo quindi di focalizzare l’attenzione sui requisiti che servono per accedere a questo servizio se si appartiene all’arma dei carabinieri.

 

Per la pensione di anzianità per i carabinieri, i requisiti anagrafici richiesti sono:

 

• 40 anni e 7 mesi di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica;

 

• 35 anni di contributi versati e 57 anni e 7 mesi di età anagrafica;

 

• 40 anni di contributi versati entro il 2011 e 53 anni e 7 mesi di età anagrafica;

 

 

Per la pensione di vecchiaia con almeno 35 anni di servizio invece i requisiti richiesti sono diversi e variano sulla base della qualifica raggiunta nel momento in cui il lavoro cessa.

 

• Dirigente Generale = 65 anni

 

• Dirigente Superiore = 63 anni;

 

• Qualifiche inferiori = 60 anni

 

 

Nel caso in cui non si siano raggiunti gli anni di servizio, a queste soglie appena descritte vanno aggiunti 7 mesi.

 

 

 

Pensioni Carabinieri. Un Percorso Che Dura Dagli Anni 90

 

 

 

L’origine della situazione attuali risale al governo Dini, che introdusse per a prima volta il concetto di quota contributiva, legando indissolubilmente la pensione ai contributi effettivamente versati nel corso della propria carriera.

Tali contributi venivano rivalutati con cadenza annuale sulla base del Pil.

Nel 2007 il ministro Damiano introdusse un concetto che è poi divenuto focale con la legge Fornero ovvero l’incremento della speranza di vita che incide in maniera negativa sui coefficienti per la trasformazione dei contributi.

 

Il decreto pubblicato qualche giorno fa, si basa proprio su queste due ultime leggi citate e ricalcola gli assegni della pensione proprio sulla base dei parametri in esse contenuti. Meglio non pensare dunque al dato incontrovertibile secondo il quale la quasi totalità delle pensioni del comparto sicurezza avrebbe avuto un importo pari quasi al doppio di quanto è previsto oggi se si fosse mantenuto il calcolo contributivo.

 

 

 

 

Fonte: supu / repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

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