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Pensioni comparto difesa: ecco le novità in arrivo



Pensioni comparto difesa: ecco le novità in arrivo
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Aria di terremoto in materia pensionistica nel nostro Paese. Tra annunci epocali di Matteo Renzi e crisi congiunturale che tocca inevitabilmente la materia previdenziale, la situazione è in assoluto divenire. Nel frattempo risulta interessante analizzare in che modo si struttura la Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) con specifico riferimento ai dipendenti pubblici impiegati presso il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Per comprenderlo in maniera più accurata è necessario analizzare “Porte Aperte”.

 

Comparto difesa

 

Il trattamento pensionistico per il comparto difesa

 

Che cos’è concretamente “Porte Aperte”? Si tratta della cassa dedicata ai trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) istituita nel 1996, in applicazione della legge 8 agosto 1995, n. 335, alla stregua di gestione separata dell’INPDAP. Successivamente, a partire dall’anno 2012, si è concretizzata la soppressione dell’INPDAP che ha determinato il trasferimento dei Fondi gestiti dall’ex INPDAP all’INPS. Alla cassa CTPS sono iscritti i dipendenti dello Stato, della scuola, dell’università e le forze armate: nel complesso si giunge ad un totale di oltre 1 milione e mezzo di iscritti alla cassa previdenziale (per la precisione 1.581.000 iscritti). All’interno di questa nutrita mole ci sono gli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria) che giungono a circa 536mila unità.

 

Pensioni comparto difesa: Il diritto alla pensione di anzianità

 

Coloro che sono impiegati presso il comparto sicurezza (ovverosia Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo nazionale dei vigili e Corpo Forestale dello Stato) in che momento maturano il diritto alla pensione di anzianità? La risposta: a 57 anni e tre mesi con 35 anni di anzianità contributiva. In alternativa (a prescindere dall’età anagrafica) al raggiungimento dei 40 anni e 3 mesi di contributi. Esiste un’eccezione: coloro i quali, alla data del 31 dicembre 2011, abbiano già raggiunto la massima anzianità contributiva prevista (cioè aliquota massima di pensione pari all’80% della retribuzione pensionabile), possono accedere alla pensione di anzianità all’età di 53 anni e tre mesi.

 

Novità Renzi e pensione ausiliaria comparto difesa

 

Nel frattempo, in materia pensionistica si stanno concretizzando diversi cambiamenti di non poco rilievo: è proprio di questi giorni l’annuncio da parte del premier Matteo Renzi della possibile istituzione dell’APE (il nuovo Anticipo Pensionistico) che potrebbe permettere nei prossimi anni ai nati tra il 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del tempo debito. Ma tale novità sarà applicabile al Pubblico Impiego. Ancora non è chiaro, nei prossimi giorni forniremo informazioni in merito.
Tornando ad analizzare da vicino la materia delle pensioni per i dipendenti pubblici, risulta utile effettuare un rapido focus sull’istituto della pensione ausiliaria: quest’ultimo si applica in maniera esclusiva al personale militare (e quindi Forze Armate, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Il collocamento in ausiliaria si concretizza nella possibilità, al raggiungimento dell’età pensionabile, di essere congedati dal servizio attivo, con la disponibilità ad un eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni. Al dipendente collocato in ausiliaria, a decorrere dal mese di gennaio 2015, spetta, a complemento del trattamento di quiescenza, una indennità annua lorda, uguale al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico che spetta al pari grado collocato in servizio.

 

Fonte: inps.it

 

Roberta Buscherini

 

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