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Pensioni Dipendenti Pubblici: Età, Requisiti e Parità di Trattamento



Pensioni Dipendenti Pubblici: Età, Requisiti e Parità di Trattamento
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Novità in arrivo per i dipendenti pubblici che si apprestano a giungere alla (sospirata?) soglia della pensione: una nota proveniente dal Ministero della Pubblica Amministrazione infatti afferma che coloro che hanno meno di 65 anni e già entro il 31 dicembre 2011 si trovavano in possesso dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico, posso permanere in servizio nella Pubblica Amministrazione. A questo assunto consegue che diviene obbligatorio per tutti i dipendenti che si trovano in possesso dei requisiti precedenti al concretizzarsi della Riforma Fornero (maturati sempre entro la data del 31 dicembre 2011) andare in pensione.

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Fonte: www.soldiblog.it

Fonte: www.soldiblog.it

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Dipendenti pubblici: quando andare in pensione?

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La nota si inscrive nella complessa situazione che si è venuta a creare negli ultimi mesi a proposito della regolamentazione della disciplina dei trattamenti pensionistici, con interventi incrociati di Tribunali Amministrativi che avevano annullato alcuni atti governativi. La sintesi che fuoriesce dal diradarsi delle nebbie regolamentari è la seguente: al fine di conservare il posto di lavoro pubblico risulta necessario avere meno di 65 anni. Il riferimenti normativo è qui incarnato dall’art. 2 comma 4 del Decreto Legge 101/2013 (convertito dalla legge 125/2013), il quale recita: “Al lavoratore pubblico dipendente, che ha maturato il diritto al trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2011, si applica il regime di accesso alla pensione e la decorrenza della stessa in base alla riforma pensionistica precedente rispetto all’entrata in vigore della legge Fornero (ovvero dell’art. 24 del decreto legge 201 del 2011)”.

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Pensioni: nel 2018 parità di trattamento tra uomini e donne

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E a proposito di pensioni pare interessante fare un breve cenno alla questione dei requisiti per il pensionamento delle donne: infatti a partire proprio da quest’anno diviene, per le lavoratrici dipendenti pubbliche di sesso femminile,  più lontano il momento del pensionamento Inps per vecchiaia. Sta infatti proseguendo a brevi falcate il percorso delle donne per raggiungere la più elevata età maschile: la marcia proseguirà fino a 31 dicembre 2017, momento in cui ci sarà il totale pareggio anagrafico tra i due sessi, e tutti, uomini e donne, a partire dalla data del primo gennaio 2018 andranno in pensione con i medesimi requisiti.

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Pensionati ex Inpdap: decurtazioni dolorose

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Per ciò che riguarda invece i pensionati della previdenza pubblica (ex Inpdap) giungono cattive notizie: infatti l’Inps ha, nelle scorse settimane, affermato che ci saranno immediati tagli e trattenute sulle pensioni degli ex lavoratori pubblici che si sono spostati sotto la tutela dell’Istituto di previdenza sociale a seguito della chiusura dell’Inpdap. Entrando nei meandri della questione si scopre che i prelievi in questione sono relativi alle somme versate dalla gestione pubblica nell’arco dei mesi tra gennaio e agosto 2013: il debito accumulato viene diviso in due rate distinte e spalmato sugli assegni di gennaio e febbraio 2014. In soldoni, pertanto, il sistema opera in questo modo: gli ex dipendenti pubblici che ricevono mediamente una pensione di 626,73 euro si vedranno corrispondere una somma di 501,38 euro, pari, cioè, al minimo Inps per il 2014; coloro i quali, diversamente, percepiscono una pensione che non oltrepassa la soglia dei 626,73 euro, subirà una trattenuta pari a un quinto dell’importo complessivo. L’ennesima beffa per gli ex dipendenti italiani vessati da un sistema fiscale troppo gravoso ed un apparato previdenziale in grave difficoltà.

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Fonti: The Blasting News, www.leggo.it, www.businessonline.it

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Marco Brezza     

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5 Commenti a “Pensioni Dipendenti Pubblici: Età, Requisiti e Parità di Trattamento”

  1. Ivo Frigione Says:

    PROPOSTA SHOCK:
    Mandare in pensione i dipendenti pubblici che accettano di rinunciare al TFR in cambio dell’assunzione dei loro figli.
    Si risparmierebbero € € 40.000.000.000 (1.000.000 di dip. X € 40.000 TFR);
    Si rinfrescherebbe la forza lavoro, over 50,che a fatica sopporta l’informatica;
    Le contribuzioni dei figli pagherebbero le pensioni dei padri;

    Si sanerebbe il bilancio pubblico.

  2. Riccardo Says:

    Ottima idea, anche quella di fare entrare i figli part-time, insieme a noi anziani, che faremmo da scuola fino alla pensione “anticipata di qualche anno”, anche noi in part-time,per un risparmio dello Stato, con un acquisire velocemente forza giovane, non abbandonata al tirocinio fai da te. Certamente poi loro giovani dovranno essere assunti full-time, al nostro ritiro.
    Togliere la buona-uscita, se ne può anche parlare, in parte, penso al 50%.
    Grazie

  3. Salvatore Says:

    quante stupidaggini , girano intorno ai problemi anziché risolverli , iniziando dai tagli agli sprechi non ai servizi della collettività tutta .

  4. Buonaiuto Angelo Says:

    come sempre i dipendenti pubblici devono sempre subire da parte del governo e di quanti anno a cuore le sorti dei lavoratori dello stato mi vergogno di voi che sapete solo decidere chi deve vivere o morire di fame con le decurtazioni che fate e solo a noi dipendenti pubblici e con le pensioni di fame che date a noi vergognatevi ! voi governo italiano mi meraviglio ancora di voi cambia il governo ma non il pelo per rubare siete fatti apposta mi domando io ma quando qualcuno con le palle fa qualcosa ?? ma!!

    da arrabbiato grazie e ancora continuate così a rubare Vergognatevi voi del Governo , non vi basta quanto percepite ?? no ! ?

  5. luigi Says:

    ma perché mi devo decurtare quello che ho aquisito da anni? ma perché i dipendenti enel fs Telecom acea prendono stipendi spropositati, a parità di lavoro dei dipendenti pubblici? ma non è sempre lo stato che ha pagato queste persone’ Anzi anche buone uscite da capogiro x gli Operai enel e fs!!

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