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Polizia Di Stato, Tanzi (SAP): “Che Non Si Faccia Di Tutta L’Erba Un Fascio”



Polizia Di Stato, Tanzi (SAP): “Che Non Si Faccia Di Tutta L’Erba Un Fascio”
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Violenza di Stato o no? Ha colpito molto l’opinione pubblica il caso di Michele Ferulli, il facchino di 51 anni morto a Milano nell’estate 2011 a seguito di una colluttazione con alcuni agenti della Polizia di Stato. Ferulli, in quel maledetto 30 giugno 2011, si trova non lontano da casa (periferia est di Milano) e sta bevendo e chiacchierando con alcuni amici: verso le ore 22 giunge una volante a seguito di alcune lamentele per uno stereo tenuto a volume troppo altro, e accade la tragedia: Ferulli viene picchiato e muore nel lasso di tempo di due ore con le manette strette sui polsi. Il Pubblico Ministero nella sua requisitoria, successivamente, parlerà di “negligenza, imprudenza ed imperizia nell’ingaggiare una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento percuotendo ripetutamente la persona offesa in diverse parti del corpo, pur essendo in evidente superiorità numerica e continuando a colpirlo anche attraverso l’uso di oggetti contundenti”.

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Polizia di Stato, caso Ferulli: parla il segretario del SAP

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I quattro poliziotti sono stati rinviati a giudizio dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano: il caso si inserisce con evidenza nella drammatica scia di eventi che hanno coinvolto spesso le forze dell’ordine negli ultimi tempi (tra le altre anche il caso Aldrovandi, a Ferrara). Il tema ha scatenato un ampio dibattito sia sui “media” sia all’interno del settore della Polizia di Stato: un dibattito in cui spesso si è stigmatizzata in maniera eccessiva tutta la categoria dei poliziotti, senza porre alcun distinguo e senza entrare nei particolari della questione. Anche RadioRai ha dedicato ampi stralci delle sue trasmissioni di cronaca alla questione. E proprio all’interno della programmazione di RadioTre dello scorso 8 gennaio è intervenuto Nicola Tanzi, segretario del Sindacato di Polizia SAP, proprio a proposito di questi casi di violenza. Tanzi si è inserito nell’argomento dicendosi in primo luogo orgoglioso di fare parte della Polizia di Stato (tra l’altro dopo aver rischiato più volte la vita durante gli “anni di piombo”); ha poi sfiorato la delicata questione del disagio del poliziotto e delle difficili situazioni che si trovano ad affrontare coloro che praticano questo mestiere durante ogni turno di lavoro.

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“Anche nella Polizia ci sono mele marce: ma non bisogna generalizzare”

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Tanzi ha affermato di essere stato presente ad alcune udienze del Processo Ferulli: a suo modo di vedere le cose si sono svolte in una maniera diversa da quella narrata da quasi tutte le fonti di informazione (ed al processo stanno affiorando evidenze in questo senso). Imbeccato sulla (quasi) analoga questione Aldrovandi, ha affermato che in quel caso i poliziotti condannati per omicidio colposo sono stati trattati come cittadini di serie C, in quanto sono stati i primi in Italia ad andare in galera per un reato colposo.

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Il segretario SAP si è poi soffermato sulla questione del rientro in servizio dei poliziotti condannati per il caso Aldrovandi, affermando che il regolamento disciplinare della Polizia di Stato non prevede il licenziamento per reati colposi: occorrerebbe modificare la legge e ciò non può essere fatto così su due piedi, la procedura legislativa, come si sa, è lenta e farraginosa. Anche se una modifica in tal senso sembrerebbe auspicabile.

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Tanzi ha concluso muovendo l’auspicio che non si faccia di tutta l’erba un fascio: le mele marce esistono in ogni parte della società, compresa la Polizia di Stato (che è anch’essa uno spaccato della nostra società): queste vanno eliminate, senza dubbio. Ma la Polizia, a suo parere, deve continuare a lavorare con serenità, senza sentirsi sotto il mirino minaccioso della società e dell’opinione pubblica. Insomma il segretario del Sindacato SAP chiede rispetto nei confronti delle Forze dell’Ordine, all’interno ovviamente di una prospettiva di autocritica.

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Marco Brezza     

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