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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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Archivi per la categoria 'Polizia di Stato'

gio, lug 17, 2014  Roberta Buscherini
Pensioni Polizia di Stato: Tutti i requisiti per il trattamento 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Tempo di spending review e di tagli alla spesa pubblica, tempo di modifiche dei trattamenti pensionistici. Tra flessibilità, superprelievi e penalizzazioni per uscite anticipate, la materia sembrerebbe essere divenuta molto complessa. Ma all’interno di questi argomenti terremotati dall’attuale situazione storica, come si conforma la situazione inerente alle pensioni Polizia di Stato? Il trattamento pensionistico garantito al personale dipendente della forza di polizia che possiede la competenza sulla gestione dell’ordine pubblico nel nostro paese si configura attraverso uno schema non diverso da quello che sovrintende la struttura delle pensioni dei dipendenti pubblici in genere.

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pensioni polizia di stato

Fonte: www.ternioggi.it

Pensioni Polizia di Stato di vecchiaia: i requisiti

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Va innanzitutto citata, tra le pensioni Polizia di Stato, la pensione di vecchiaia: hanno diritto ad usufruire di questa tipologia di trattamento i dipendenti che hanno raggiunto l’età massima per la permanenza in servizio così come fissata dai singoli ordinamenti: i limiti di età sono delineati nel compimento dei 65 anni di età per i dirigenti generali, 63 per i dirigenti superiori e 60 per ciò che concerne le qualifiche inferiori. Ovviamente il requisito minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia è costituito dal raggiungimento dei 20 anni di anzianità contributiva.

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La pensione di anzianità

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Per ciò che riguarda invece la cosiddetta pensione di anzianità ovviamente il discorso cambia: possono accedere a questa tipologia di trattamento pensionistico i dipendenti della Polizia di Stato che possiedono i seguenti requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica: 57 anni e 3 mesi di età uniti a 35 anni di anzianità contributiva, oppure 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva utile. In ulteriore istanza si può accedere alla pensione di anzianità, tenendo ovviamente in considerazione la specificità del rapporto di impiego e le obiettive peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività, al raggiungimento della massima anzianità contributiva fissata dagli ordinamenti di appartenenza, ovvero raggiungendo i 53 anni e 3 mesi di età e possedendo la massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento di appartenenza. In questo senso la legge stabilisce che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012 venga calcolata attraverso il sistema contributivo.

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Per quel che riguarda le pensioni Polizia di Stato di anzianità resta fermo il regime delle decorrenze previsto dalla Legge n. 122 del 2010: va qui rammentato che nel caso di accesso alla pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione indipendentemente dal dato dell’età anagrafica (con congruo adeguamento agli incrementi della speranza di vita a partire dal 1 gennaio 2013), occorre tenere presente che l’accesso al trattamento pensionistico subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per quanto riguarda i requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per i requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal corrente anno.

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Pensioni Polizia di Stato: uno sguardo generale

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Osservando, da un angolo visuale più ampio, la materia delle pensioni Polizia di Stato, si può constatare che la gestione dei trattamenti pensionistici dei dipendenti delle Amministrazioni statali è stata affidata al Servizio Trattamento di Pensione e di Previdenza della Direzione Centrale per le Risorse Umane: quest’ultimo, oltre a svolgere attività di programmazione, indirizzo, raccordo in materia di trattamento di quiescenza e di previdenza del personale della Polizia di Stato, si occupa anche di predisporre gli atti istruttori propedeutici alla concessione del trattamento privilegiato diretto ed indiretto da parte dell’Inpdap al personale della Polizia di Stato cessato dal servizio a decorrere dal 2005. Inoltre il suddetto Servizio si occupa del contenzioso pensionistico, in particolare prendendosi cura della rappresentanza nei giudizi pensionistici di fronte al giudice unico e alle sezioni d’Appello della Corte dei Conti.

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Fonti: www.poliziadistato.it, www.forzearmate.org

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 Roberta Buscherini

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mer, giu 4, 2014  Roberta Buscherini
Pensioni Comparto Sicurezza, Continuano I Tempi Difficili? 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Tempi difficili quelli attuali per il comparto sicurezza in Italia: come se non bastasse la tendenza che si sta concretizzando attraverso le mosse dell’attuale Governo Renzi verso la revisione di spesa orientata a 600 milioni di tagli per il settore nell’arco temporale dei prossimi tre anni, giungono ulteriori (e confuse) notizie sulla questione inerente alla armonizzazione delle pensioni comparto sicurezza.

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Fonte: vigilidelfuoco.usb.it

Fonte: vigilidelfuoco.usb.it

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Pensioni comparto sicurezza, per chi ha maturato i requisiti prima del 2010

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Risalgono allo scorso anno, il 2013, alcuni chiarimenti diffusi dalla Direzione Centrale Previdenza dell’INPS in merito alla corrente disciplina per l’accesso alle pensioni comparto sicurezza, con particolare riferimento al pensionamento del personale afferente ai settori della difesa e del soccorso pubblico. Per quella fascia temporale riprendono vita i requisiti previsti dalla previgente normativa, per cui rimangono invariati sostanzialmente i requisiti necessari, sia per il il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia che di anzianità, a cui andranno aggiunti, per il personale interessato che al 31 dicembre 2010 non aveva raggiunto i requisiti di accesso al pensionamento di anzianità, la cosiddetta “finestra mobile”, ovvero 12 mesi di ulteriore permanenza in servizio ai fini della decorrenza del trattamento, senza dimenticare gli incrementi connessi all’aumento della speranza di vita.

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Pensionamenti Polizia Penitenziaria: la circolare chiarificatrice

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Venendo al 2014 balza invece all’occhio il Decreto del Presidente della Repubblica n. 157 del 28 ottobre 2013, che disciplina il Regolamento di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico del personale del comparto difesa-sicurezza e del comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico. Il suddetto decreto, pubblicato lo scorso 16 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale n. 12, si presta a non facili interpretazioni: in questo senso pare utile fare affidamento su una circolare del Dipartimento per le Relazioni Sindacali del Ministero della Giustizia (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) rivolta ai sindacati, che sfoltisce le nebbie intorno ad una questione che investe anche le pensioni comparto sicurezza. La circolare afferma che il regolamento di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico contenuto nel Decreto “non fa alcun riferimento al comparto sicurezza e difesa”. Le preoccupazioni suscitate tra il personale dipendente a causa della pubblicazione del provvedimento vanno pertanto fatte rientrare: infatti nella stesura iniziale del suddetto regolamento il personale militare e delle forze di polizia era incluso. Successivamente, dopo il passaggio alle commissioni parlamentari, è però sopravvenuto lo stralcio di tali categorie dal testo: quindi, all’attuale stato dei fatti, per gli appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria, sebbene citati dall’intestazione del regolamento riguardante le pensioni comparto sicurezza, continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nella circolare n. 54520 del 12 febbraio 2013.

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Pensioni comparto sicurezza: falso allarme?

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Per completezza di informazioni va detto che il sopracitato regolamento si pone l’obiettivo di armonizzare i requisiti minimi di accesso al sistema pensionistico per alcune tipologie di lavoratori per le quali la riforma del 2011 non aveva trovato immediata applicazione. Tra le categorie investite dal provvedimento vanno sicuramente citate quelle relative al personale viaggiante dei servizi di trasporto, alcuni lavoratori marittimi, gli sportivi professionisti, i lavoratori dello spettacolo: queste categorie per la particolarità dell’attività svolta, necessitano di una declinazione specifica dei requisiti pensionistici di tipo generale. Tutti ciò non deve trarre in inganno il personale afferente al reparto difesa e sicurezza alle dipendenze dello Stato: la situazione delle pensioni comparto sicurezza non viene infatti toccata da questo strumento.

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Fonti: silpcgiltoscana.it, polpenuil.it, grnet.it

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Patrizia Caroli

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ven, mag 30, 2014  Roberta Buscherini
Ricorso Blocco Stipendi Forze Di Polizia: Una questione aperta 2.50/5 (50.00%) 4 Vota Questo Articolo

C’è grande fermento attorno al ricorso blocco stipendi forze di polizia che sta tenendo banco in questi ultimi mesi. È infatti dell’ottobre 2013 il Decreto che contiene il “Regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti”. Tale Decreto (nello specifico Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2013) disciplina la questione introducendola nel seguente modo: il blocco degli stipendi inerente ai pubblici dipendenti (ed anche riguardante magistrati, avvocati dello Stato, personale militare e forze di polizia) viene prorogato fino al 31 dicembre 2014.

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Fonte: forzearmate.org

Fonte: forzearmate.org

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Ricorso blocco stipendi forze di polizia: tutti fermi al 2010

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Pertanto gli stipendi delle forze di polizia nel nostro paese rimangono fermi alla quota raggiunta nel corso del 2010: un blocco doloroso per tutti coloro che lavorano per le forze dell’ordine. In questo senso il grado del malcontento interno ai corpi delle forze dell’ordine si è fatto pesante: perciò va affrontata la tematica del ricorso blocco stipendi forze di polizia. A questo riguardo interessante è il ricorso elaborato dal Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, il quale ritenendo non giusto il blocco di ogni aumento contrattuale ha elaborato appunto un ricorso blocco stipendi forze di polizia con l’ausilio di una consulenza legale. La prima fase dell’atto di ricorso si delinea attorno all’assegno di funzione relativo ai poliziotti che abbiano maturato scatti stipendiali o di tipo “parametrale” a seguito di avanzamento di carriera. Per questa tipologia di dipendenti ricorrenti si tratta di rivendicare il pagamento per intero delle indennità, mediante il calcolo integrale effettuato sulla struttura centrale costituita dalla base pensionistica.

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Dentro il dettato della legge

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Analizzando analiticamente al questione del blocco stipendiale attinente ai pubblici dipendenti si possono notare alcuni particolari. L’art. 9 del Decreto Legge n. 78 del 2010, al comma 1, afferma testualmente: “Per gli anni 2011, 2012 e 2013 (ed ora anche il 2014 grazie alla proroga, ndr) il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non può superare, in ogni caso, il trattamento in godimento nell’anno 2010 ordinariamente spettante per l’anno 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno, fermo in ogni caso quanto previsto (…)  per le progressioni di carriera comunque denominate, maternità, malattia, missioni svolte all’estero, effettiva presenza in servizio”.

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Ricorso blocco stipendi forze di polizia: cosa dice la Consulta?

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La situazione, pertanto, fino al 2015 rimane congelata alla radiografia dei trattamenti economici risalenti all’ormai lontano 2010: già nel 2012 la Corte Costituzionale (attraverso la sentenza n. 223) aveva bocciato un precedente ricorso blocco stipendi forze di polizia affermando la necessità, in tempi di ingenti difficoltà per il bilancio statale, di contenere e razionalizzare la spesa pubblica anche attraverso gravosi sacrifici per i dipendenti pubblici (compresi i membri delle forze dell’ordine ovviamente). La Corte, in particolar modo, si era soffermata sulla non trascurabile lunghezza del periodo all’interno del quale sarebbe stato possibile effettuare il congelamento stipendi: i 5 anni che si stanno concretizzando probabilmente cominciano a diventare un intervallo di tempo molto ampio. Cosa accadrà nel 2015?

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Fonti: poliziapenitenziaria.it, jobfanpage.it

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Roberta Buscherini

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gio, mag 29, 2014  Marco Brezza
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Tempo di primavera avanzata, tempo di avvicinamento delle scadenze per quanto riguarda l’indennità autostradale Polizia di Stato: ci si trova infatti innanzi in questi mesi di maggio e giugno di fronte all’importante momento della ridefinizione degli importi relativi all’indennità autostradale.

 

indennità autostradale polizia di stato

Fonte: alternativasostenibile.it

Indennità autostradale Polizia di Stato: il rinnovo della convenzione

Nel corso degli anni si ripetono ormai perpetue le polemiche da parte di sindacati e dipendenti pubblici afferenti alla Polizia di Stato in merito al sistema (definito anche perverso, ad esempio, dalla Uil Polizia) delle riassegnazioni dei fondi destinati dalle società che gestiscono i servizi pubblici al Ministero dell’Interno da parte di quello dell’Economia e Finanze, con ritardi non tollerabili per ciò che inerisce alla corresponsione dell’indennità autostradale Polizia di Stato.
Per quello che riguarda il 2014 la scadenza della convenzione siglata dal Ministero dell’Interno (Dipartimento della P.S. e la Società Aiscat) in merito all’attività di vigilanza ed ai servizi di polizia stradale lungo le tratte autostradali in concessione è in procinto di scadere: la data che rappresenta la “deadline” dell’accordo è il 1 luglio. Per comprendere meglio come si configura la situazione intorno al complesso rinnovo contrattuale sembra utile analizzare le richieste di un importante sindacato di settore in materia, ovvero l’Ugl.

 

La nota dell’Ugl in merito all’indennità

L’Unione Centrale del Lavoro (Ugl) Polizia di Stato ha infatti emesso una nota (datata 14 aprile 2014) in cui getta sul tavolo il delicato tema della abrogazione del tetto massimo di cui all’art. 18, coma 3 della legge 232/90 unito a quello della necessità di ridefinizione degli importi di indennità autostradale Polizia di Stato. L’Ugl, nel testo inviato presso il Ministero dell’Interno (Direzione Centrale per la Polizia Stradale ecc.), auspica che la convenzione sia rinnovata, senza attendere che si interrompa alla scadenza: nella nota si spiega che “la convenzione in argomento, tra l’altro, regola l’importo giornaliero da corrispondere al personale della Polizia Stradale impiegato nei servizi autostradali a titolo di indennità”. In questo senso la legge 119/2013 (recante rubrica “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza, contrasto della violenza di genere, protezione civile e commissariamento delle province”) ha sancito l’abrogazione del limite che era posto in precedenza sull’indennità autostradale Polizia di Stato, stabilendo che l’importo giornaliero non possa, comunque, essere inferiore a quanto stabilito nelle attuali convenzioni in corso di validità e rimettendo integralmente la determinazione di tale indennità alle convenzioni stesse, permettendo in tal modo di ottenere dalle società concessionarie una contribuzione congrua e maggiormente aderente al valore e alla professionalità della prestazione fornita.

 

Indennità autostradale Polizia di Stato: verso un congruo adeguamento

Il centro del discorso intrapreso dall’Ugl si assesta sul fatto che al personale impiegato presso la Polizia di Stato compete in via esclusiva il ruolo di “assicurare la vigilanza e garantire la sicurezza della circolazione in ambito autostradale nonché la prevenzione e la repressione dei reati commessi lungo le arterie autostradali, operando con notevole disagio e grande sacrificio quotidiano a fronte di condizioni lavorative ed economiche tutt’altro che esaltanti”.
È proprio partendo da questo assunto che l’Unione ritiene che sia proprio questa l’occasione che può permettere al personale della Polizia Stradale (impiegato in un’attività usurante e spesso retribuita in maniera non proporzionale agli sforzi compiuti) “il legittimo riconoscimento economico”, attraverso la corretta rivalutazione (con annesso adeguamento agli standard Istat) dell’indennità autostradale Polizia di Stato, misurata sul parametro base dell’effettivo onere e rischio lavorativo di coloro che operano in un ambito peculiare come quello autostradale.

 

Fonti: uglpoliziadistato.it

 

Marco Brezza

 

 

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gio, mag 1, 2014  Marco Brezza
Spray al peperoncino in dotazione alle forze dell’ordine: parte la sperimentazione 2.50/5 (50.00%) 2 Vota Questo Articolo

Nuove insidie ed inediti pericoli a fronte di diminuite garanzie di tipo normativo per quello che riguarda le forze dell’ordine nel nostro paese: è questo uno dei temi all’ordine del giorno con riferimento a coloro che svolgono una delle professioni più delicate e talora pericolose. Quale dovrebbe essere il corretto comportamento di poliziotti e carabinieri in caso di estrema necessità o di utilizzo della legittima difesa?

 

Fonte: ilprimatonazionale.it

Fonte: ilprimatonazionale.it

Spray al peperoncino: lo strumento giusto?

 

Non si può negare che i membri delle forze dell’ordine sono troppo spesso penalizzati e puniti dalla giustizia per qualsiasi tipo di errore compiuto nell’adempimento del proprio dovere: una delle cause più rilevanti va sicuramente ravvisata nella mancanza o carenza di efficaci ed idonei mezzi di equipaggiamento al fine di contrastare nel migliore modo criminali e malviventi.
In questo senso pare essere finalmente arrivato un momento di svolta sulla questione attraverso  la introduzione di una nuova misura che potrebbe, contemplando e bilanciando diversi punti di vista (tra cui la tutela dell’integrità fisica e la legittima difesa), creare una soluzione alle problematiche sopracitate: infatti , dopo anni di infiniti interrogativi sull’adeguatezza, costituzionalità e fattibilità di tale misura è stata approvata la sperimentazione degli strumenti di dissuasione e autodifesa all’Oleoresin Capsicum (OC), ovvero lo spray al peperoncino. Questi strumenti saranno utilizzati nei servizi di controllo del territorio, e sono stati inseriti nella cornice normativa dell’ordinamento tramite un Decreto del Capo della Polizia del 31 gennaio scorso.

 

La sperimentazione è già partita

 

A partire da quest’anno infatti carabinieri e poliziotti saranno muniti di uno spray al peperoncino che nebulizza il suddetto principio attivo a base di sostanza irritante: tale strumento sarà inizialmente assegnato in via sperimentale ai poliziotti della Polfer Stazione e Volanti di Milano, oltre che ai carabinieri dei reparti operativi di Roma e Napoli. Sono esclusi per il momento i reparti mobili, ma qualora la sperimentazione dovesse risultare positiva, la dotazione potrà essere estesa a tutti i reparti.
Grossi dubbi avevano attraversato la materia: resisteva una incertezza sulla pericolosità insita nella sostanza, con diverse commissioni di lavoro che si erano succedute per elaborare pareri sull’utilizzo dello spray per le forze dell’ordine a scopo dissuasivo: lo spray che verrà usato nella sperimentazione contiene un modesto contenuto di principio attivo (il “capsicum” è infatti disciolto in una soluzione che non supera il 10%) ed è stato assicurato dagli esperti che non ha impatti duraturi sulla salute della persona colpita.

 

Un mezzo di dissuasione già utilizzato in Europa

 

Va detto che a livello europeo lo spray viene già utilizzato in molti paesi: in questa direzione sono significative le parole di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp (ovvero il sindacato indipendente di polizia), il quale spiega: “Oggi, così come avvenuto in passato, ci aspettiamo che l’armamento dei colleghi venga immediatamente adeguato e modernizzato o, altrimenti, ci venga spiegato pubblicamente perché l’utilizzo dello spray antiaggressione sia consentito alle Forze di Polizia europee, cui permette di ridurre in maniera drastica la necessità di giungere al contatto fisico per vincere una resistenza o evitare il concretizzarsi di una violenza, garantendo così un alto grado di incolumità fisica dei poliziotti, e non sia invece fino ad ora consentito a coloro che prestano servizio in Italia”. Ora la sperimentazione parte, con l’auspicio che il rimedio possa avere un effetto deterrente, minimizzando al massimo le conseguenze fisiche, derivanti dagli scontri, che fino ad oggi si erano cagionate sia sui membri delle forze dell’ordine che sui criminali.

 

 

Fonti: carabinieriditalia.it, ilfattoquotidiano.it

 

Marco Brezza

 

 

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