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ven, dic 12, 2014  Marco Brezza
Pensioni Polizia di Stato: tutto quello che è necessario sapere 4.75/5 (95.00%) 4 Vota Questo Articolo

Il trattamento pensionistico della Polizia di Stato viene definito dal diverse variabili: alcune fisse ed impresse nella metaforica pietra della legislazione nazionale, altre caratterizzate dalla contingenza dei tempi e quindi soggette ai fisiologici (a volte purtroppo patologici) mutamenti della temperie storica ed economica. Ecco un rapido affresco che tratteggia i margini della materia delle pensioni per il personale della Polizia di Stato.

 

Pensioni Polizia di Stato

 

Le variabili che definiscono le pensioni per la Polizia di Stato

 

Tra flessibilità, superprelievi e penalizzazioni per uscite anticipate, la materia delle pensioni della Polizia di Stato sembrerebbe essere divenuta molto complessa: da una parte la spending review e gli ampi tagli alla spesa pubblica che hanno caratterizzato questo 2014 di lacrime e sangue; dall’altra le cospicue modifiche che hanno colpito la normativa nazionale in materia. Il trattamento pensionistico garantito al personale dipendente della forza di polizia che possiede la competenza sulla gestione dell’ordine pubblico nel nostro paese si configura attraverso uno schema non troppo differente da quello che sovrintende la struttura delle pensioni dei dipendenti pubblici in genere. Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, ecco un tratteggio della disciplina: hanno diritto ad usufruire di questa tipologia di trattamento i dipendenti che hanno raggiunto l’età massima per la permanenza in servizio (così come fissata dai singoli ordinamenti). I limiti di età sono i seguenti: al compimento dei 65 anni di età per i dirigenti generali, a 63 per i dirigenti superiori e a 60 per ciò che concerne le qualifiche inferiori. A livello di cornice disciplinare non va dimenticato che il requisito minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia è costituito dal raggiungimento dei 20 anni di anzianità contributiva.

 

La pensione di anzianità: requisiti

 

Con riferimento invece al regime della pensione di anzianità per il personale impiegato presso la Polizia di Stato, va detto che la disciplina si configura in maniera differente: sono autorizzati ad accedere a questa tipologia di trattamento pensionistico i dipendenti che abbiano maturato i seguenti requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica: 57 anni e 3 mesi di età combinati con 35 anni di anzianità contributiva, oppure 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva utile. Inoltre si ottiene il lasciapassare per la pensione di anzianità nel momento del raggiungimento della massima anzianità contributiva fissata dagli ordinamenti di appartenenza, ovvero raggiungendo i 53 anni e 3 mesi di età e possedendo la massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento di appartenenza. In tale circostanza è necessario però tenere in considerazione la specificità del rapporto di impiego e le obiettive esigenze del proprio settore di attività.
Va inoltre sottolineato in rosso che la legge stabilisce che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012 venga calcolata attraverso il sistema contributivo.

 

Pensioni Polizia di Stato: conclusioni

 

Questi in breve i requisiti che definiscono, cesellano ed informano la complessiva disciplina inerente al trattamento pensionistico per coloro che sono impiegati presso la Polizia di Stato. Per le eventuali novità in prospettiva 2015 vi consigliamo di continuare a consultare nelle prossime settimane questo sito, ovvero dipendentistatali.org.

Marco Brezza

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dom, dic 7, 2014  Valentina
Caschi Numerati Polizia. Ancora Polemiche, Ma l’Iter Legislativo Prosegue 4.40/5 (88.00%) 5 Vota Questo Articolo

caschi numerati polizia

Fonte: repubblica.it

Una organizzazione sindacale della sinistra apre a nuove regole utili solo ai promotori di caos, venendo così meno alla propria funzione. Staneremo anche questi traditori della gente in divisa, che ha bisogno di sostegno non di boicottaggio” è la dichiarazione del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri in merito al disegno di legge a vaglio del Senato in questi giorni che, tra le altre cose, prevedrebbe l’inserimento dei caschi numerati per gli agenti della polizia di stato.

 

Il ministro chiede tra le altre cose che vengano ascoltati in aula anche Cocer e sindacati di categoria che fino ad ora non hanno potuto esprimere la loro opinione e le loro perplessità in merito a questa innovazione.

 

 

 

Caschi Numerati Polizia. Le Posizioni Dei Diretti Interessati

 

 

 

In realtà le associazioni di categoria a tutela della polizia di stato non hanno bocciato in via assoluta l’introduzione del numero sul casco degli agenti nei casi di manifestazioni di piazza.

 

Gianni Ciotti, segretario provinciale del Silp Cgil Roma, ad esempio, ha sottolineato come in realtà gli agenti siano già identificabili attraverso un codice che compare sui tetti delle volanti e che permettono di risalire ai nominativi della pattuglia.

In generale la posizione dei sindacati di polizia non è del tutto contraria all’identificazione degli agenti tramite il numero sul casco, ma ci sono dei vincoli precisi da rispettare. Come ad esempio, che l’identificazione dei poliziotti sia rigorosamente riservata all’autorità giudiziaria, nel massimo rispetto della privacy degli agenti stessi.

E, cosa ancora più importante, che di pari passo che l’identificazione degli agenti ci siano dei manifestanti obbligati a scendere in piazza a volto scoperto.

 

Esistono poi alcuni frange estreme e non ufficiali dei poliziotti che rivendicano il diritto di usare il manganello in piazza contro i violenti, con una motivazione educativa e correttiva, legata a una giustizia lenta e spesso non punitiva verso coloro che mettono a ferro e fuoco le città.

Ma su queste opinioni del tutto marginali non ci sentiamo di esprimere opinione né di approfondire le tesi di fondo. Per dovere di cronaca, semplicemente ve ne segnaliamo l’esistenza.

 

 

 

Caschi Numerati Polizia. Ecco Come Funziona Fuori Dall’Italia

 

 

Se in Italia, così come in Grecia, si discute ancora sulla possibile classificazione degli agenti di polizia tramite un numero identificativo, il resto del mondo è già oltre.

Nel Regno Unito e in Canada ad esempio, senza distinzioni di ordine e grado, ogni agente riporta sulla propria divisa un numero identificativo.

In Spagna Invece solo con la direttiva n. 13 del 2007 del ministero degli Interni, si è obbligato ogni agente della Guardia Civil a indossare sulla divisa un numero di riconoscimento personale e in una posizione visibile ovvero entro la così detta “respect distance” di 1,20 metri circa per permettere ai cittadini di leggerlo.

 

 

 

Fonte: ilvelino / repubblica / fainotizia

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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lun, nov 24, 2014  Valentina
La Polizia Di Stato E’ In Mutande! 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

È proprio il caso di dirlo e purtroppo non è soltanto una provocazione questa volta.

Agli Allievi Agenti del 191° Corso ed alla Polizia Stradale di Alessandria infatti non viene fornito il vestiario, come denuncia il sindacato di categoria Coisp, attraverso la voce del suo segretario generale Franco Maccari: “forse alla maggior parte degli italiani non importerà assolutamente nulla che i Poliziotti vadano in servizio senza poter disporre delle necessarie uniformi, e ne dubitiamo perché è la divisa ciò che ci identifica agli occhi della gente, ma al Capo della Polizia non può non importare”.

 

fonte: TG 24 Sky

fonte: TG 24 Sky

L’accusa è precisa e ben mirata. Sotto l’occhio del ciclone c’è Alessandro Pansa, il Capo della polizia di stato, che, a quanto pare non è al corrente di questa grave carenza, la quale, in ogni caso, rappresenta una mancanza grave da parte dell’amministrazione, non solo in termini materiali, ma anche di considerazione verbale.

In altre parole, nessuna parola né di scuse né di rassicurazione è arrivata dai vertici del corpo.

 

 

 

Ma Quali Poliziotti Sono Rimasti In Mutande?

 

 

Pietra dello scandalo sono 400 Allievi Agenti del 191° Corso in atto da due mesi presso la Scuola di Alessandria, ma anche il Personale della Polizia Stradale della stessa provincia  a cui non sono stati consegnati i capi necessari per le diverse attività, fatta eccezione per gli anfibi, i quali però, paradosso dei paradossi, sarebbero disponibili, ma non vengono comunque consegnati, in quanto non esiste vestiario sui quali abbinarli.

 

Il sindacato non si risparmia e considera questa vergogna “lo specchio di un generale modo di trattare e concepire il nostro lavoro, il rispetto che è dovuto alle persone che siamo ed al servizio che rendiamo allo Stato (…) Si tratta del decoro di un intero Corpo di Polizia, non solo ridotto agli stracci ed alla fame, in senso operativo quanto in senso retributivo, ma soprattutto ridotto a subire la vergognosa indifferenza ed inattività proprio di chi è preposto a curarsi di loro”.

 

Nonostante la mancanza di vestiario adeguato però, tanto per essere chiari,  nessuno dei poliziotti ha pensato di rimanere a casa e tutti sono regolarmente in servizio, dopo essersi pagati con i loro stipendi – sui quali è meglio glissare – il necessario per svolgere il loto compito.

 

 

 

 

Fonte: grnet / maremmapress / coisp

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mer, nov 12, 2014  Valentina
Nuove Regole Di Ingaggio Per La Polizia 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Le cariche agli operai durante la manifestazione davanti alle acciaierie di Terni sono state, loro malgrado,  il giusto acceleratore per portare avanti un progetto da tempo in cantiere, ovvero le nuove regole di ingaggio per la polizia di stato, da discutere coi sindacati di categoria, che mirino a disciplinare la gestione dei cortei da parte delle forza dell’ordine.

 

nuove regole poliziaLe manifestazioni di piazza ormai non possono più essere sottovalutate, poiché, come dimostrano gli avvenimenti delle ultime settimane, in diverse parti d’Italia, le possibili infiltrazioni dei violenti tra i manifestanti pacifici rischiano di provocare gravi conseguenze di ordine pubblico e anche a livello di incolumità personale degli agenti e dei civili.

 

Secondo il segretario generale del SIAP Giuseppe Tiani,  questa nuova regolamentazione “rappresenta certamente un salto di qualità nella filosofia culturale delle Autorità di Pubblica Sicurezza e dei suoi operatori, che dimostra quanto profondo e radicato sia il processo di democratizzazione all’interno della nostra Amministrazione”.

La speranza però è quella che “il Governo metta a disposizione delle Forze dell’ordine le risorse necessarie per una formazione che sia adeguata alle rinnovate esigenze della società oltre che alla dotazione di strumenti volti a limitare il rischio di contatto fisico ed a consentire la documentazione degli interventi operativi attraverso le microtelecamere”.

 

 

 

Ecco Le Nuove Regole Per La Polizia

 

 

 

Lo scopo di questo provvedimento, nelle parole del capo della polizia, Alessandro Pansa, è quello di evitare il contatto tra cortei e forze dell’ordine, evitare lo scontro fisico insomma, garantendo un “area di rispetto” tra i reparti mobili e i partecipanti ai cortei. Affinché questa area di rispetto possa esistere però è necessario che ai lati di chi sfila non ci siano agenti in divisa e che venga seguito un percorso autorizzato, in modo da poter lasciare i reparti antisommossa e i loro mezzi lontano dai manifestanti.

Tutti gli agenti dovranno essere dotati di telecamera, che ad oggi viene fornita invece solo a campione e in molti casi rimane spenta.

Infine al manganello dovranno essere preferiti altri tipi di dispositivi come ad esempio gli idranti o il Capsicum, lo spray urticante al peperoncino. Anche per questo punto, di fondamentale importanza sarà l’analisi preventiva della manifestazione, al fine di scegliere con le giuste intenzioni il dispositivo di sicurezza da impiegare.

 

Il governo, nella persona del ministro Alfano, ha già dato il suo bene placido a questo provvedimento.

L’ultima parola però spetta chiaramente ai sindacati, i quali, alla luce dell’analisi del testo che è stato loro consegnato pochi giorni fa, dovranno fare le loro valutazioni.

Non sarà un iter semplice questo delle nuove regole d’ingaggio, considerando che gli stessi sindacati, al loro interno sono divisi. Se da una parte Cgil, Siulp e Associazione funzionari invitano alla moderazione, Sap, Coisp e altre sigle minori buttano benzina sul fuoco.

 

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / liberoquotidiano / corriere / articolotre

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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mar, set 23, 2014  Valentina
Blocco Stipendi Sicurezza. La fine Anticipata al 2014 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

La situazione è talmente grave che per la prima volta nella storia Cocer e sindacati di categoria  delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e del Soccorso Pubblico si sono uniti in un’unica voce per gridare al presidente del Consiglio Renzi in modo compatto e deciso più che mai che sarebbe ora di sbloccare l’annata questione degli stipendi fermi da 4 anni.

 

blocco stipendi

blocco stipendi sicurezza

E il verbo “sbloccare” non è un verbo a caso: è diventato negli anni un termine tecnico, ma in realtà è un modo gentile per indicare i tagli agli stipendi in virtù dell’aumento di tasse nazionali e locali, beni, tariffe e servizi.

 

Il settore sicurezza, per le sue caratteristiche e le sue dinamiche, ha risentito della compressione degli stipendi più degli altri ambiti del Pubblico Impiego, sebbene la scure della spending review abbia colpito indistintamente tutti i comparti pubblici. All’interno del settore sicurezza poi è innegabile che vi siano categoria a cui spetterebbe una maggiore tutela, considerate le condizioni di lavoro a cui sono costretti: gli agenti di polizia penitenziaria.

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Un Incontro Decisivo

 

 

Le rappresentanze di categoria hanno tenuto a precisare in maniera chiara e senza sconti che l’auspicato anticipo dello sblocco degli stipendi per gli ultimi mesi del 2014, in vista del ripristino delle retribuzioni nel 2015 già stabilite dal D.E.F., è finanziato interamente con risorse interne delle Amministrazioni già destinate al personale dei Comparti e senza nessuna ulteriore spesa per la finanza pubblica.

 

Come a dire, in termini un po’ più maccheronici: evitiamo di trovare altre scuse, perché i soldi ci sono.

Questo blocco stipendiale, che doveva essere straordinario quindi temporaneo, ma che invece si sta perpetuando negli anni, sta lentamente distruggendo  l’operatività di un settore fondamentale per la sicurezza interna del paese, in termini di democrazia e libertà e anche in termini di dignità del lavoro, per ciò che riguarda ad esempio la polizia penitenziaria.

 

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Terreno Fertile Per Sindacati

 

 

Sarebbe un bel segnale politico se, nell’ambito della riforma della rappresentanza Militare attualmente in discussione presso la Commissione Difesa della camera, arrivasse il riconoscimento delle libertà Associative/sindacali anche agli appartenenti alle Forze Armate, recependo quanto sancito da convenzioni europee e carta dei Diritti “.

Parole di Gianna Fracassi, segretaria confederale della CGIL nell’ambito della conferenza stampa di presentazione del Dossier CGIl e SILP su “le condizioni di vita e di lavoro degli operatori di Polizia tra Spending-Review e domanda di sicurezza”.

 

Secondo questo studio, la situazione del comparto sicurezza è davvero allo stremo: ogni anno il personale diminuisce di circa 350 unità; in sette anni, dal 2006 al 2013, il totale delle forze in servizio è passato da 103mila a 95mila con un calo del 10% e gli stipendi hanno subito una riduzione mensile di circa 300 EURO lordi.

 

In una condizione di questo genere il desiderio di un’assistenza di carattere sindacale per un comparto che ne è escluso diventa sempre più forte, nella speranza che in futuro non si ripeta mai più un serie di provvedimenti di questo tipo che hanno minato alla base l’intero settore e dai quali riprendersi sarà davvero dura.

 

 

 

Fonte: forzearmate / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari /guidolanzo.blogspot

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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