Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Polizia di Stato'

mer, ago 13, 2014  Marco Brezza
Scatti E Automatismi Stipendiali Comparto Sicurezza: Come Tutelarli? 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

Un baluardo posto a difesa degli scatti e automatismi stipendiali comparto sicurezza: è l’obiettivo che si stanno ponendo numerose sigle sindacali afferenti alle Forze dell’Ordine (tra cui, in particolare, alcuni sindacati afferenti a Polizia di Stato e Vigili del Fuoco) in questo particolare periodo. Tra sit-in davanti alla Camera dei Deputati a Roma ed altre manifestazioni di genere analogo, i rappresentanti del comparto sicurezza si stanno adoperando per difendere gli stipendi dei membri, lo sblocco della contrattazione e degli automatismi inerenti alla tematica della progressione di carriera e degli scatti di anzianità.

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Fonte: cronachecittadine.it

Fonte: cronachecittadine.it

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Scatti e automatismi stipendiali comparto sicurezza: cosa accade in Italia

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In tema interviene il segretario della Silp Cgil, Daniele Tissone, il quale affronta la questione affermando che “la notizia secondo cui il disegno di legge relativo alla riforma delle carriere non sarebbe, a parere della Ragioneria di Stato, in linea con la spending review costituisce, qualora confermata, l’ennesima beffa nei confronti delle donne e degli uomini occupati ogni giorno in servizio all’interno del comparto sicurezza”. Diverse sono le manifestazioni organizzate nel territorio italiano per protestare nell’obiettivo comune di salvaguardare scatti e automatismi stipendiali comparto sicurezza: tra di esse anche una organizzata da Fp Cgil Comparto sicurezza dei Vigili del Fuoco. “Dopo il blocco dei contratti e degli automatismi stipendiali ulteriormente prorogato a tutto il 2014 – prosegue Tissone con parole perentorie – la notizia di un’altra (l’ennesima) battuta d’arresto in punto di revisione delle carriere del personale della Polizia di Stato, strumento che garantirà una migliore funzionalità degli apparati in favore della collettività, appare assolutamente non giustificabile, né, in ulteriore misura, oltremodo accettabile”.

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La lettera dei sindacati

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In questa direzione si presenta sintomatica la lettera inviata ai capogruppo della Camera dei Deputati da parte dei sindacati di Polizia, Polizia Penitenziaria e Vigili del Fuoco proprio in materia di congelamento scatti e automatismi stipendiali comparto sicurezza: la richiesta è quella di un incontro urgente per risolvere quanto prima i problemi e limitare l’estensione di una metaforica emorragia di risorse e di denaro in capo al pubblico impiego del comparto sicurezza nel nostro paese. In un estratto da questa lettera si può leggere che “per quanto concerne il Comparto Sicurezza e Difesa vi sono problematiche (…) in merito al reperimento di fondi connessi al soddisfacimento dei propri automatismi stipendiali e per le progressioni di carriera ove, in passato, si è attinto con risorse proprie oggi insufficienti a coprire, per intero, il periodo 2012-2014”.

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Scatti e automatismi stipendiali comparto sicurezza: la protesta prosegue

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Il cosiddetto blocco del tetto salariale ed il congelamento di scatti e automatismi stipendiali comparto sicurezza non fa altro che determinare situazioni operative di disagio per personale ed Uffici, con effetti discutibili sia a livello normativo che a livello esecutivo, con ingenti danni e difficoltà sul piano dell’efficienza e della funzionalità del sistema sicurezza e difesa: insomma, per il personale vi sono maggiori oneri ed impegni a fronte di una retribuzione inferiore.

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La protesta incarnata dalle rappresentanze sindacali si va ad innestare su una tematica che già nella scorsa estate aveva sollevato polemiche e rivendicazioni, con il blocco dei trattamenti stipendiali dei membri del comparto sicurezza al fine di elaborare una strategia per il contenimento dei costi e il risanamento dei bilanci statali. Le voci della protesta si sollevarono alte allora come adesso: quale soluzione proporre?

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Fonti: ansa.it, alsippe.it, grnet.it

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Marco Brezza

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mar, ago 12, 2014  Marco Brezza
Polizia di Stato Pensione Privilegiata: Ecco come si configura 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Assume molta importanza nel settore pubblico italiano la tematica inerente alla Polizia di Stato pensione privilegiata: quest’ultima è infatti rivolta al dipendente della Polizia di Stato che abbia subito menomazioni dell’integrità personale le quali abbiano reso quest’ultimo inabile al servizio. Più precisamente, ha diritto alla prestazione il dipendente afferente alla Polizia di Stato, collocato a riposo per qualsiasi causa, che sia affetto da infermità oppure da lesioni dipendenti da fatti di servizio ascrivibili a categorie inserite in una tabella regolamentare (allegata ad una risalente legge inerente al settore pubblico, la n. 313 del 1968).

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Fonte: cronachecittadine.it

Fonte: cronachecittadine.it

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Polizia di Stato pensione privilegiata: il parere della Corte dei Conti

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Proprio a proposito del tema Polizia di Stato pensione privilegiata, la Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per la regione Lazio), attraverso una importante sentenza del 2006, ha confermato che possiede il diritto ad usufruirne il dipendente che, per infermità determinate unicamente da causa ovvero da concausa necessaria e preponderante di servizio, abbia subito menomazioni dell’integrità personale che lo abbiano reso inabile al servizio. Per ciò che inerisce all’accertamento della necessità del requisito della “inabilità al servizio” sembrerebbe necessario, secondo la Corte, fare riferimento all’art. 67 del Decreto presidente della Repubblica n. 1092/1973, all’interno del quale è disposto che al dipendente “le cui infermità o lesioni dipendenti da fatti di servizio, siano ascrivibili ad una delle categorie della Tab. A annessa alla 313/68 e non siano suscettibili di miglioramento , spetta la pensione”.

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La liquidazione dell’assegno

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Pertanto, secondo il dettato della suprema corte tributaria italiana, “al  personale della Polizia di Stato continuano ad applicarsi, ai fini dell’acquisizione del diritto al trattamento di pensione privilegiata, le norme previste per il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamenti militari”.

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Per ciò che riguarda la durata del trattamento Polizia di Stato pensione privilegiata, l’assegno viene liquidato per un periodo che va dai 2 ai 4 anni, eventualmente rinnovabile per l’assegnazione a vita (ovviamente previo congruo accertamento sanitario). Esiste inoltre una pensione privilegiata ordinaria che viene assegnata a vita, qualora l’infermità che ha colpito il dipendente del corpo di polizia non sia suscettibile di miglioramento. In questi due casi le infermità in questione devono essere inserite nella Tabella A annessa alla legge 313/1968 e successive modificazioni. Qualora tali lesioni dovessero invece far parte della Tabella B (sempre allegato allo stesso strumento normativo), al dipendente spetta una indennità “una tantum” parametrata su una o più annualità afferenti alla pensione di ottava categoria.

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Polizia di Stato pensione privilegiata: la domanda

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La domanda per ottenere la prestazione deve essere rivolta all’Inps. È importante sottolineare come la misura inerente alla pensione di privilegio sia stabilita dall’articolo 67 del D.P.R. n. 1092 del 1973: quest’ultimo stabilisce un’articolazione di importi determinati in funzione delle varie categorie di ascrivibilità relativi a infermità o lesioni. La decorrenza del trattamento parte nel momento in cui il dipendente pubblico viene posto a riposo. Gli effetti inerenti alla questione Polizia di Stato pensione privilegiata si diffondono ampiamente nell’ordinamento italiano, facendo assurgere l’istituto ad importante passaggio nella disciplina del pubblico impiego inerente a questa forza di polizia.

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Fonti: siulp.it, poliziadistato.it

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Roberta Buscherini

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ven, ago 1, 2014  Marco Brezza
Trasferimenti Polizia di Stato: Tutti i requisiti per usufruirne 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

I trasferimenti Polizia di Stato costituiscono una importante garanzia per tutto il personale impiegato alle pubbliche dipendenze della Polizia di Stato: infatti il trasferimento di sede che riguarda il personale occupato presso la stessa Polizia può essere disposto su domanda dell’interessato, a patto che quest’ultimo, però, abbia prestato servizio nella medesima sede ininterrottamente per il periodo di quattro anni (termine che si comprime fino a due anni per coloro che prestano servizio nelle sedi disagiate).

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trasferimenti polizia di stato

Fonte: reteiblea.it

Trasferimenti Polizia di Stato: riferimenti normativi

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Gli estremi normativi della materia inerente ai trasferimenti Polizia di Stato si radicano nelle pieghe del D.P.R. 335 del 1982, in particolare all’art.55 del suddetto strumento normativo: proprio qui è stabilita la perentoria necessità che il richiedente presti servizio nella medesima sede per almeno quattro anni consecutivi, ridotti a due nel caso in cui la sede in questione sia nell’elenco di quelle considerate “disagiate” dal Ministero dell’Interno attraverso un apposito decreto a scansione annuale.

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Ad illustrare altri importanti punti-chiave della disciplina dei trasferimenti è poi la circolare n. 333-A/9802.B.B.5.4 emessa il 28 ottobre 1993 dal Ministero dell’Interno: all’interno di quest’ultima è precisato che in materia di trasferimenti del personale della Polizia di Stato, l’Amministrazione, nell’adozione dei relativi provvedimenti, deve perseguire preminenti fini di pubblico interesse: pertanto la medesima Amministrazione è tenuta a considerare come prevalenti le esigenze di servizio che fungono da elemento di valutazione prioritario nei confronti di altri interessati.

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Di conseguenza i criteri seguiti nel disporre e definire i trasferimenti tendono teleologicamente ad assicurare il migliore andamento e l’ottimale organizzazione degli uffici cercando di bilanciare e contemperare, qualora sia possibile, le esigenze di servizio con quelle dei dipendenti impiegati nella Polizia di Stato.

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Trasferimenti Polizia di Stato: gli altri criteri

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Oltre al sopracitato criterio della durata della prestazione del servizio presso una precisa sede, al fine di poter accedere ai trasferimenti Polizia di Stato è necessario ottemperare ad altri tre fondamentali requisiti: in primo luogo, infatti, va detto che la graduatoria dei trasferimenti è legata a doppio filo al requisito dell’anzianità di servizio e di sede, a cui fanno eccezioni i periodi di aspettativa ed i periodi in posizioni di comando o fuori ruolo. In seconda battuta è necessario considerare la situazione familiare (e lo stato civile) del dipendente di Polizia, il numero dei figli a carico e la possibilità di un ricongiungimento familiare. Infine è necessario che la richiesta di trasferimento coincida con la domanda da parte dell’ufficio di destinazione di quel ruolo e della sua precipua competenza.

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Eccezioni: le situazioni oggettive di rilevante pericolo

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In ulteriore istanza, la materia dei trasferimenti Polizia di Stato si chiarisce meglio anche alla luce del fatto che il trasferimento può essere disposto qualora la permanenza del dipendente nella sede contribuisca a nuocere al prestigio dell’Amministrazione o qualora si sia venuta a determinare una situazione oggettiva di rilevante pericolo per il dipendente stesso: in queste ipotesi il trasferimento può essere disposto anche in soprannumero all’organico dell’ufficio o reparto.

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L’istituto dei trasferimenti si configura, pertanto, quale importante tutela nei confronti del personale impiegato presso la Polizia, affinché il dipendente possa lavorare anche in un clima di serenità e contemporaneamente garantire l’efficienza e il buon andamento dell’attività amministrativa in questione. Un’importante tutela nell’ordinamento delle forze dell’ordine del nostro paese.

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Fonti: www.silpbari.altervista.org

Marco Brezza

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gio, lug 17, 2014  Roberta Buscherini
Pensioni Polizia di Stato: Tutti i requisiti per il trattamento 2.83/5 (56.67%) 6 Vota Questo Articolo

Tempo di spending review e di tagli alla spesa pubblica, tempo di modifiche dei trattamenti pensionistici. Tra flessibilità, superprelievi e penalizzazioni per uscite anticipate, la materia sembrerebbe essere divenuta molto complessa. Ma all’interno di questi argomenti terremotati dall’attuale situazione storica, come si conforma la situazione inerente alle pensioni Polizia di Stato? Il trattamento pensionistico garantito al personale dipendente della forza di polizia che possiede la competenza sulla gestione dell’ordine pubblico nel nostro paese si configura attraverso uno schema non diverso da quello che sovrintende la struttura delle pensioni dei dipendenti pubblici in genere.

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pensioni polizia di stato

Fonte: www.ternioggi.it

Pensioni Polizia di Stato di vecchiaia: i requisiti

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Va innanzitutto citata, tra le pensioni Polizia di Stato, la pensione di vecchiaia: hanno diritto ad usufruire di questa tipologia di trattamento i dipendenti che hanno raggiunto l’età massima per la permanenza in servizio così come fissata dai singoli ordinamenti: i limiti di età sono delineati nel compimento dei 65 anni di età per i dirigenti generali, 63 per i dirigenti superiori e 60 per ciò che concerne le qualifiche inferiori. Ovviamente il requisito minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia è costituito dal raggiungimento dei 20 anni di anzianità contributiva.

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La pensione di anzianità

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Per ciò che riguarda invece la cosiddetta pensione di anzianità ovviamente il discorso cambia: possono accedere a questa tipologia di trattamento pensionistico i dipendenti della Polizia di Stato che possiedono i seguenti requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica: 57 anni e 3 mesi di età uniti a 35 anni di anzianità contributiva, oppure 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva utile. In ulteriore istanza si può accedere alla pensione di anzianità, tenendo ovviamente in considerazione la specificità del rapporto di impiego e le obiettive peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività, al raggiungimento della massima anzianità contributiva fissata dagli ordinamenti di appartenenza, ovvero raggiungendo i 53 anni e 3 mesi di età e possedendo la massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento di appartenenza. In questo senso la legge stabilisce che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012 venga calcolata attraverso il sistema contributivo.

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Per quel che riguarda le pensioni Polizia di Stato di anzianità resta fermo il regime delle decorrenze previsto dalla Legge n. 122 del 2010: va qui rammentato che nel caso di accesso alla pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione indipendentemente dal dato dell’età anagrafica (con congruo adeguamento agli incrementi della speranza di vita a partire dal 1 gennaio 2013), occorre tenere presente che l’accesso al trattamento pensionistico subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per quanto riguarda i requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per i requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal corrente anno.

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Pensioni Polizia di Stato: uno sguardo generale

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Osservando, da un angolo visuale più ampio, la materia delle pensioni Polizia di Stato, si può constatare che la gestione dei trattamenti pensionistici dei dipendenti delle Amministrazioni statali è stata affidata al Servizio Trattamento di Pensione e di Previdenza della Direzione Centrale per le Risorse Umane: quest’ultimo, oltre a svolgere attività di programmazione, indirizzo, raccordo in materia di trattamento di quiescenza e di previdenza del personale della Polizia di Stato, si occupa anche di predisporre gli atti istruttori propedeutici alla concessione del trattamento privilegiato diretto ed indiretto da parte dell’Inpdap al personale della Polizia di Stato cessato dal servizio a decorrere dal 2005. Inoltre il suddetto Servizio si occupa del contenzioso pensionistico, in particolare prendendosi cura della rappresentanza nei giudizi pensionistici di fronte al giudice unico e alle sezioni d’Appello della Corte dei Conti.

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Fonti: www.poliziadistato.it, www.forzearmate.org

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 Roberta Buscherini

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mer, giu 4, 2014  Roberta Buscherini
Pensioni Comparto Sicurezza, Continuano I Tempi Difficili? 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Tempi difficili quelli attuali per il comparto sicurezza in Italia: come se non bastasse la tendenza che si sta concretizzando attraverso le mosse dell’attuale Governo Renzi verso la revisione di spesa orientata a 600 milioni di tagli per il settore nell’arco temporale dei prossimi tre anni, giungono ulteriori (e confuse) notizie sulla questione inerente alla armonizzazione delle pensioni comparto sicurezza.

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Fonte: vigilidelfuoco.usb.it

Fonte: vigilidelfuoco.usb.it

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Pensioni comparto sicurezza, per chi ha maturato i requisiti prima del 2010

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Risalgono allo scorso anno, il 2013, alcuni chiarimenti diffusi dalla Direzione Centrale Previdenza dell’INPS in merito alla corrente disciplina per l’accesso alle pensioni comparto sicurezza, con particolare riferimento al pensionamento del personale afferente ai settori della difesa e del soccorso pubblico. Per quella fascia temporale riprendono vita i requisiti previsti dalla previgente normativa, per cui rimangono invariati sostanzialmente i requisiti necessari, sia per il il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia che di anzianità, a cui andranno aggiunti, per il personale interessato che al 31 dicembre 2010 non aveva raggiunto i requisiti di accesso al pensionamento di anzianità, la cosiddetta “finestra mobile”, ovvero 12 mesi di ulteriore permanenza in servizio ai fini della decorrenza del trattamento, senza dimenticare gli incrementi connessi all’aumento della speranza di vita.

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Pensionamenti Polizia Penitenziaria: la circolare chiarificatrice

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Venendo al 2014 balza invece all’occhio il Decreto del Presidente della Repubblica n. 157 del 28 ottobre 2013, che disciplina il Regolamento di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico del personale del comparto difesa-sicurezza e del comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico. Il suddetto decreto, pubblicato lo scorso 16 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale n. 12, si presta a non facili interpretazioni: in questo senso pare utile fare affidamento su una circolare del Dipartimento per le Relazioni Sindacali del Ministero della Giustizia (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) rivolta ai sindacati, che sfoltisce le nebbie intorno ad una questione che investe anche le pensioni comparto sicurezza. La circolare afferma che il regolamento di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico contenuto nel Decreto “non fa alcun riferimento al comparto sicurezza e difesa”. Le preoccupazioni suscitate tra il personale dipendente a causa della pubblicazione del provvedimento vanno pertanto fatte rientrare: infatti nella stesura iniziale del suddetto regolamento il personale militare e delle forze di polizia era incluso. Successivamente, dopo il passaggio alle commissioni parlamentari, è però sopravvenuto lo stralcio di tali categorie dal testo: quindi, all’attuale stato dei fatti, per gli appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria, sebbene citati dall’intestazione del regolamento riguardante le pensioni comparto sicurezza, continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nella circolare n. 54520 del 12 febbraio 2013.

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Pensioni comparto sicurezza: falso allarme?

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Per completezza di informazioni va detto che il sopracitato regolamento si pone l’obiettivo di armonizzare i requisiti minimi di accesso al sistema pensionistico per alcune tipologie di lavoratori per le quali la riforma del 2011 non aveva trovato immediata applicazione. Tra le categorie investite dal provvedimento vanno sicuramente citate quelle relative al personale viaggiante dei servizi di trasporto, alcuni lavoratori marittimi, gli sportivi professionisti, i lavoratori dello spettacolo: queste categorie per la particolarità dell’attività svolta, necessitano di una declinazione specifica dei requisiti pensionistici di tipo generale. Tutti ciò non deve trarre in inganno il personale afferente al reparto difesa e sicurezza alle dipendenze dello Stato: la situazione delle pensioni comparto sicurezza non viene infatti toccata da questo strumento.

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Fonti: silpcgiltoscana.it, polpenuil.it, grnet.it

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Patrizia Caroli

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