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Polizia Penitenziaria. La minaccia Jihadista dietro le sbarre



Polizia Penitenziaria. La minaccia Jihadista dietro le sbarre
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Minaccia Jihadista

Che il rapporto tra Isis e polizia penitenziaria esistesse lo sapevamo già. Purtroppo. Abbiamo infatti già affrontato il tema di come le nostre carceri siano poco tsrutturate per affrontare l’emergenza del terrorismo internazionale così come sono strutturate adesso, ovvero sotto organico e con personale che non riceve la corretta e giusta formazione come dovrebbe.

 

Forse proprio dalla consapevolezza di questa mancanza è nata la circolare dello scorso 22 luglio firmata dal ministero della giustizia che affronta il tema di “azioni ostili nei confronti di rappresentati delle forze dell’ordine, quali obiettivi da parte dello stato islamico”.

 

 

Dunque se fino ad oggi il problema era evitare che i detenuti creassero dei punti di formazione e proselitismo all’interno delle mura carcerarie, oggi la priorità diventa esitare che questi stessi detenuti portino avanti vere e proprie azioni violente ai danni degli agenti di custodia.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Cambia la prospettiva di allarme Isis

 

 

Questo cambio di rotta ha ricevuto una spinta forte a causa del un video, nel quale Abou Mohammed Al Adnani, uno dei portavoce dello stato islamico, annunciava che le guardie penitenziarie sono “un obiettivo da colpire”.

 

Un annuncio preoccupante, non c’è dubbio, ma che è stato immediatamente volto a sensibilizzare tutto il personale e i vertici dei baschi blu, affinché non solo non sottovalutino il problema, ma prendano le dovute precauzioni per prevenire eventuali azioni terroristiche, isolando i potenziali autori.

 

È lo stesso Franco Gabrielli, capo della Polizia, a invitare a non sottovalutare il problema: “la dinamica del terrorismo jihadista si prefigge infatti (…) di colpire anche chi abbia una valenza simbolica, in modo da amplificare l’effetto, generativo di insicurezza, movente principale delle loro azioni”.

 

 

 

 

Polizia Penitenziaria: Problema tutt’altro che Italiano

 

 

Il problema non riguarda solo l’Italia. Basti pensare che gli attentatori degli ultimi episodi accaduti in Francia provenivano proprio dalle carceri Francesi e belghe. Proprio per questo motivo, la Gran Bretagna ha deciso di scegliere la strada delle pene alternative proprio per evitare situazioni di proselitismo all’interno degli istituti penitenziari.

 

A ricordarlo è anche Andrea Orlando, ministro della Giustizia durante una trasmissione televisiva sulla rete nazionale, nella quale, dopo aver ricordato gli enormi sforzi, non ancora sufficienti, per migliorare la situazione delle carceri italiani, proprio in favore di un minor astio dei detenuti, ha anche sottolineato come questo allarme proselitismo non vada sottovalutato, ma affrontato nei giusti modi evitando estremizzazioni.

 

 

 

 

Fonte: poliziapenitenziaria / la stampa

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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