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Polizia Penitenziaria. Lo scandalo carceri violente



Polizia Penitenziaria. Lo scandalo carceri violente
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Fonte: vita.it

Fonte: vita.it

Quando un programma televisivo dagli ascolti molto alti e destinato a un target di pubblico di ampio spettro pone l’accento su argomenti delicati e di interesse pubblico è sempre un bene per la società intera.

 

Quando lo fa non dando tutte le informazioni e rimane troppo da un solo lato della barricata rischia invece di fare non solo dell’informazione non corretta ma di mettere in pericolo un’intera categoria di lavoratori come quelli della polizia penitenziaria.

 

Il riferimento è al servizio mandato in onda dal programma “Le Iene”, il quale trattava lo scomodo tema delle violenze in carcere, descrivendo con l’aiuto dei racconti scioccanti di un detenuto e altrettanto forti di un ex agente di polizia penitenziaria, la condotta di una manciata di agenti dalla mano a dir poco pesante all’interno di un istituto penitenziario italiano di Asti tra il 2004 e il 2005.

 

 

Polizia Penitenziaria. La risposta del Sappe

 

 

Come era prevedibile, il sindacato autonomo di categoria Sappe non ha perso tempo, rispondendo con una lettera pubblica direttamente a Matteo Viviani, autore del servizio tv, con alcune precisazioni, tutte volte a non fare di tutta l’erba un fascio: “la responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana”.

 

Il sindacato poi non manca di ricordare che l’ex agente di polizia penitenziaria intervistato è stato “destituito dalla Polizia Penitenziaria, perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false”.

Dunque oltre ad avere dubbia attendibilità non è certo stato un agente modello.

 

 

Arriva anche la precisazione del Dap

 

 

A riprova del fatto che non corrisponde al vero che i 5 agenti incriminati non abbiano subito provvedimenti, proprio a seguito della messa in onda del servizio, il dipartimento di amministrazione penitenziaria si è affrettato a chiarire subito che “ha intrapreso le azioni disciplinari non essendo ostative le pronunce giudiziarie e ha adottato due provvedimenti di destituzione dal servizio e due provvedimenti di sospensione dal servizio”.

 

Questo, nonostante la sentenza 78 del febbraio 2012 pronunciata dal tribunale di Asti assolveva uno degli agenti per non aver commesso il fatto, dichiarava di non doversi procedere per difetto di querela nei confronti di altri due agenti e il non doversi procedere nei confronti degli ultimi due a seguito del decorso del termine prescrizionale per il reato di cui all’art. 608 c.p.

 

Questa dichiarazione del Dap ha il solo intento di controbilanciare quanto divulgato nel servizio tv e a precisare ancora una volta con forza che i “singoli condannabili episodi, (…) non devono e non possono minimamente ledere l’onore e il prestigio dei singoli appartenenti e del Corpo nel suo insieme, cui va tributato il riconoscimento per il difficile compito al quale sono chiamati quotidianamente per la tutela dei diritti e delle garanzie dei principi costituzionali”.

 

 

 

 

Fonte: polpen / peoplexpress / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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