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Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Storia Infinita



Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Storia Infinita
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Oltre al danno la beffa. Questa volta è proprio il caso di dirlo per centinaia di servitori dello stato, appartenenti alle forze di polizia che per anni hanno cercato di farsi riconoscere il mancato avvio della previdenza complementare.

 

Sono stati infatti condannati dalla corte d’appello di Perugia al pagamento di una sanzione di mille euro per, si legge nella sentenza, “aver intentato una lite temeraria”, evidentemente basata su pretese infondate e chiamando in causa un Giudice non competente per giurisdizione (il Tar anziché la Corte dei Conti)”. Ma andiamo con ordine.

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Cronistoria

 

 

 

pensioni comparto sicurezzaTutto nasce a causa della legge 335/95, la Riforma Dini, che sancì il passaggio dal sistema retributivo al quello misto in termini di pensione per chi al 31/12/1995 non aveva ancora maturato almeno 18 anni di contribuzione.

Per coloro che invece erano stati assunti dal primo gennaio 2016, il passaggio era verso un sistema contributivo puro. Inutile dire che questo cambiamento di calcolo è peggiorativo in termini economici e ha creato una distanza tra i vecchia e nuova guardia che in qualche modo avrebbe dovuto essere colmata. Come? Con la previdenza complementare, finanziata attraverso il TFR e con delle quote paritetiche mensili volontarie stabilite dal contratto di lavoro, ripartite tra il dipendente ed il datore di lavoro.

 

Se per tutti i lavoratori tale ancora si salvezza tardò ad arrivare – ad esempio per i dipendenti pubblici – per i dipendenti del comparto difesa e sicurezza non fu mai attivata, creando un danno economico di notevole portata.

Tanto per dare un’idea in termini numerici di quanto questa riforma ha inciso sulle tasche dei pensionati vi basti pensare che coloro che sono stati assunti dopo il 1196, percepiranno una pensione che non supererà il 50% del loro ultimo stipendio.

Per questo la previdenza complementare è tanto importante. Per questo l’inadempienza dello stato è altrettanto importante.

 

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. Il Paradosso Dell’Iter Giudiziario

 

 

Per portare alla luce proprio l’inadempienza statale, il personale del comparto sicurezza le ha provate tutte: scioperi, manifestazioni, ricorsi sindacali. Fino all’estrema ratio della giustizia intrapresa nel 2009 con un ricorso al Tar del Lazio. La sentenza che ne è derivata – pubblicata peraltro con un ritardo ingiustificato – si limitava esclusivamente a ritenersi non competente in materia indicando invece la competenza della Corte dei Conti.

 

Il vero problema è arrivato con l’istanza di appello presentata alla corte di Perugia per l’eccessiva durata del procedimento processuale, che è rimasto attivo per quasi il doppio degli anni consentiti dalla legge: sei invece che tre.

Da qui la richiesta di indennizzo, in base alla legge Pinto  non inferiore ai 500 e non superiore ai 1500 euro per ciascuno. Questo smacco non mette certo la parola fine alla battaglia del comparto sicurezza sulla previdenza complementare. Anzi. Regala ulteriore sprint per la prossima battaglia sempre a colpi di ricorsi che si giocherà prossimamente sempre al teatro di Perugia.

Staremo a vedere chi vincerà.

 

 

 

 

Fonte: supu

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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