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La previdenza integrativa dipendenti pubblici: a chi conviene e a chi no



La previdenza integrativa dipendenti pubblici: a chi conviene e a chi no
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Previdenza integrativa dipendenti pubblici:  A priori la convenienza è di tutti. Ovviamente parliamo della possibilità che viene offerta da alcuni fondi pubblici chiusi di recente istituzione ( vedi fondoperseo per le autonomie locali e fondoespero per la scuola ) di integrare la pensione che verrà erogata dallo stato con quella integrativa quella derivante dal cosiddetto terzo pilastro.

previdenza integrativa pubblico impiegoParlavo prima di convenienza a priori per tutti almeno per quanti sono certi e sono la stragrande maggioranza che percepiranno un assegno di quiescenza inferiore ai 1500 euro. Allora la domanda che ci si pone è la seguente: tutti coloro, dipendenti pubblici al momento in regime di trattamento di fine servizio e non di trattamento di fine rapporto hanno o no la convenienza ad aderire a tali fondi?

 

La previdenza integrativa dipendenti pubblici: aderire ai fondi oppure no?

 

Dal punto di vista sindacale la mia propensione è sempre stata quella di consigliare a tutti quanti sono stati assunti a far data dall’1.1.1996 ed a seguire dall’1.1.2000 di aderire prontamente a tali fondi . Non consigliavo la medesima cosa a quanti invece erano stati assunti prima della suddetta data. Tuttavia le norme e le situazioni nel tempo si modificano inesorabilmente.

Ad oggi  non me la sento più di consigliare la non adesione a tali fondi da parte dei dipendenti pubblici con molti anni di servizio alle spalle per un motivo ben preciso: dall’anno 2013 c’è stata un’ulteriore riduzioni dei coefficienti che vanno a calcolare l’assegno di pensione per cui questo significa che il medesimo assegno  anche in presenza di un cospicuo numero di anni di servizio va nel tempo sensibilmente a ridursi. Ecco perché  non me la sento più ad oggi di consigliarne la non adesione. Immagino che in particolare i dipendenti delle autonomie locali, sanità,  province e regioni con qualifica medio bassa avranno un assegno di quiescienza inferiore ai 1500 euro ragione per cui ritengo consigliabile a questo punto pensare ad una eventuale adesione ai fondi integrativi.

 

Previdenza integrativa per dipendenti pubblici: cosa significa aderire al fondo ?

 

Ricordo a quanti non lo sapessero che aderire ai fondi pensione integrativi significa pagare una minima cifra sulle competenze mensili che in genere si aggira su un minimo di 15 euro ma la sua entità dipende ovviamente dalla percentuale di adesione personale ( si va da un minimo di 0,50 ad un massimo del 10%) a questa ed è utile ricordarlo va aggiunta la parte obbligatoria che dovrà versare per legge l’amministrazione dalla quale si dipende.

Detto questo c’è da aggiungere che quanto viene versato dal dipendente e dall’amministrazione di servizio, viene gestito da una società pubblica con relativo statuto la quale ha l’obbligo di rendere il più possibile fruttuoso quanto si versa ed è per questo che da parte dei suddetti fondi viene richiesto ai dipendenti circa la cifra che si versa che tipo di gestione vuole che si venga fatta dei propri soldi ossia una gestione soft oppure più vivace.  Con l’iscrizione nell’area privata del fondo a cui si aderisce il dipendente può rendersi direttamente conto di tutto ciò che mese per mese anno per anno va maturando.

 

Previdenza integrativa dipendenti del pubblico impiego

 

I fondi ovviamente si differenziano gli uni dagli altri. Ad esempio il fondoespero per la scuola richiede un’adesione minima di otto anni per accedere alla previdenza integrativa mentre il fondoperseo per le autonomie locali ne richiede ben quindici.

Previdenza integrativa dipendenti pubblici : I benefici a cui si accede sono : la rendita vitalizia vita natural durante, rendita vitalizia + trattamento di fine rapporto ( la percentuale viene stabilita dall’interessato ) solo trattamento di fine rapporto in aggiunta a quello erogato dallo stato.

 

GIANCARLO  RANALLI

 

 

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2 Commenti a “La previdenza integrativa dipendenti pubblici: a chi conviene e a chi no”

  1. LEO Says:

    RITENGO CHE L’ADESIONE A UN FONDO DA PARTE DI UN DIPENDENTE PUBBLICO SI PREFIGURI DA UN CERTO PUNTO DI VISTA IN QUALCHE MANIERA COME INDISPENSABILE, DAL MOMENTO CHE CON IL SENNO DI POI SI PUO’ PREVEDERE A LUNGO MA ANCHE A BREVE TERMINE, LO SCIPPO DELLA LIQUIDAZIONE DA PARTE DELLO STATO (COSA E’ SUCCESSO IN MERITO IN GRECIA, PORTOGALLO E SPAGNA?), CIOE’ IN PERIODO DI CRISI NERA E CRESCENTE SI PUO’ PENSARE CHE I NOSTRI SOLDI ACCANTONATI POSSONO ESSERE UN BOCCONE APPETIBILE, INOLTRE NOI, PENSO, NON SI POTREBBE FARE NULLA PER IMPEDIRLO DATO CHE LA NOSTRA FORZA CONTRATTUALE E’ ORMAI PROSSIMA A ZERO. ADERIRE A UN FONDO POTREBBE ESSERE CONVENIENTE NEL SENSO CHE LA LIQUIDAZIONE PROSSIMA A SCOMPARIRE VERREBBE CEDUTA A UNA SOCIETA’ PRIVATA, SE SUCCESSIVAMENTE CI FOSSE LA POSSIBILITA’ DI RISCUOTERLA IL CERCHIO SI CHIUDEREBBE E NOI NON SI PERDEREBBE NIENTE, PURTROPPO I MECCANISMI DI RISCOSSIONE SONO IDENTICI A QUELLI PER OTTENERE L’ANTICIPO DELLA LIQUIDAZIONE (GRAVI MALATTIE, PRIMA CASA E ALTRO) ED INFINE PER ESPERIENZA POSSO GARANTIRE CHE LE SOCIETA’ PRIVATE ALLE QUALI CONFERISCI IL DENARO NON OTTEMPERANO MAI LE PROMESSE FATTE ALL’INIZIO O ADDIRITTURA , IN CERTI CASI SONO DEL TUTTO INSOLVENTI.
    QUINDI A NOI LA SCELTA: O LA PADELLA O LA BRACE.

  2. valerio Says:

    mi spiace deluderti ma di fatto fino alla cessazione dal servizio i tuoi denari del tfr/tfs restano sempre in mano allo Stato,cioe’ al tuo Ente o all’ex Inpdap.Solo a cessazione avvenuta vanno conferiti al fondo,quindi il problema resta tale e quale.
    saluti. Valerio Vaccaro -funzionario ex inpdap

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